Peklenska noč 2010! (2010)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: R'N'R pub / Zeleni gaj (Dornberk) / Slovenia
Data del concerto: 31.07.2010
Numero di spettatori: 550
Prezzo del biglietto: 5,00€ (dopo le 21.00)
Anche quest’anno si è fatto baldoria sotto lo Zeleni gaj, vicino alla graziosa borgata di Dornberk. Dornberk? Se punti a occhi chiusi il dito sulla mappa, non è mica chissà dove, e nemmeno dannatamente lontano da Nova Gorica. Infernale, non c’è che dire! Già a metà giornata. Anime nere in marcia! Quest’anno l’organizzatore ha chiamato al festival band i cui membri si sono sciroppati una bella fetta di chilometri di carriera musicale. Se cominciamo a elencare nomi come Requiem, Lene kosti, Železobeton, allora forse hai già capito dove va a parare il discorso. E nomi così sono una garanzia di buona affluenza, perché ti offrono, oltre a ottima musica dal vivo, anche un ottimo festone! Garantito, insomma! Solita storia. Noi sloveni siamo dei prudentoni che si accendono solo se la qualità è garantita in anticipo.
I piani iniziali spesso e volentieri si ribaltano all’ultimo minuto. Così i Dawn Patrol, giovani metallari promettenti, hanno di nuovo annullato la loro esibizione. Perché la cordata Lubiana – Ajdovščina stavolta non abbia colto la bella occasione di aprire le danze come primo act incandescente, a scaldare le zucche metalliche, non lo so. Peccato però che i Dawn Patrol non capitalizzino il loro talento e le loro capacità proprio nel momento in cui ne hanno più disperatamente bisogno.
Anche stavolta in questo “serenissimo giorno del Signore, ultimo di questo luglio” mi sono ritrovato a vestire più ruoli, quelli che di solito mi legano alla scena rock e metal della mia vita di tutti i giorni. Così ho dovuto saltare l’esibizione dei thrasher old school del Prekmurje, i Železobeton, saliti sul palco poco dopo le dieci di sera. Con il leader della band Tadej Repoša sono riuscito a vedermi solo dopo il concerto, e abbiamo chiuso la chiacchierata con qualche notizia bollente dal campo base della band. Pare che di materiale ne sia già saltato fuori così tanto che, in condizioni ideali (leggi: se per il metal scorressero latte e miele), i Železobeton avrebbero già potuto tirare fuori tre album in studio. Quello nuovo, intanto, sta prendendo forma con vera veemenza nell’incubatore dei Železobeton, quindi lo aspetteremo già quest’anno. Il capo della band, sempre positivo, non ha nascosto la sua grande soddisfazione per l’esibizione riuscita, né per la risposta del pubblico.
Sul posto sono arrivato di nuovo verso le undici e mezza di sera. Sul palco stavano scatenando l’inferno i cloni italiani dei Black Sabbath. Suono molto buono. Vale anche per la ricostruzione del “gear chitarristico di Iommi”, a cui si sono avvicinati con dignità. C’è solo una cosa che non capisco. E la colpa è di tutta la squadra di questa formazione. Come fanno a tollerare un’interpretazione vocale di pezzi di culto di una band di culto, che ha influenzato in modo rivoluzionario lo sviluppo del rock e del metal, con un cantante che non ne azzecca nemmeno un solo, singolo verso? Vale perfino per un pezzo dei Black Sabbath trito e ritrito come Paranoid. E questo sarebbe “Ozzy”! Bleah! Alcuni di noi si tappavano le orecchie come ossessi, mentre i festaioli metallari senza pensieri si sono staccati dal mondo sotto il palco e si sono divertiti. Da questo punto di vista l’esibizione è perfino giustificabile. Per gli appassionati dall'”orecchio più fino”, invece, metto la mano sul fuoco che hanno sofferto da morire per quei 45 minuti, il che ci porta a concludere che il bluff non può durare per sempre. In Italia, dove l’inglese o non lo capiscono o se lo interpretano a modo loro (il loro inglese suona al meglio quando si mangiano la lettera “H”), queste gravi magagne del Black Sabbath tribute ai loro concerti ovviamente non le nota nessuno.
Ed eccoci alle star della serata! I Requiem! Quest’estate sono attivissimi, soprattutto nell’angolo occidentale della Slovenia, e non è nemmeno così difficile beccarli su un palco. In combo con i Lene kosti, saliti dopo l’esibizione dei Requeim, ti aspetteresti un vero “scontro tra titani”. E invece l’accoppiata è venuta fuori più che riuscita e compatibile. Ma ne parliamo meglio più avanti. I Requiem sono comparsi sul palco per questa serata un po’ “spogliati”. Stavolta senza il cantante Primož Romšak. Un set adattato alla scena dei club, compresso in un’oretta. Un’ora abbondante! Il ruolo di cantante, come c’era da aspettarsi, l’ha preso Segej Škofljanec, con il suo basso a cinque corde a tracolla. Per Sergej è ovviamente roba da niente. Su questo musicista di grande talento, polistrumentista, arrangiatore eccetera… se n’è già detto, scritto e soprattutto assaggiato parecchio. “Sergio” ha risolto la situazione con semplicità. La figura e la presenza scenica di questo musicista, che possiamo chiamare “Mr. Everywhere”, sono altamente carismatiche. Sergej risolve un sacco di cose solo con le smorfie mentre canta, ma soprattutto, ovviamente, con un’ottima voce. È un approccio di livello superiore e totalmente padroneggiato, che non lesina sull’elemento melodico e sfrutta tutto il voltaggio delle caratteristiche vocali. Anche stavolta il cantante “di ripiego” dei Requiem ha suonato sicuro e ha fatto molto più che giustificare il suo comodo ruolo secondario, che la band evidentemente sfrutta spesso con abilità. I Requiem in quartetto! Come sempre, non si può non parlare anche del capo Marko Slokar. Stavolta il boss della band ha messo da parte il look “Ingwie”. La maggior parte dei soliti svolazzi “barocchi” della band è toccata stavolta al chitarrista Matjaž Marin. La figura granitica di Slokar sul palco resta però il punto fermo dei Requiem. Senza di lui non esistono, e anche il senso di “paternità” dei Requiem che la presenza di Marko trasmette non è mancato in questo incontro! Pezzi suonati con sicurezza, e le caratteristiche sonore del posto sfruttate al massimo.
Sotto il palco, all’inferno con i Requiem, girava una buona 300 di teste, fino a quel momento in piena forma da festa. Già belle brille e pronte a qualsiasi cavolata! I Requiem hanno confermato di essere ben rodati con un concerto filato liscio. La loro eredità hard rock, abilmente cucita su misura per la testa e i gusti dello spirito sloveno, è tornata a vivere a pieno, e dopo il concerto non c’era eroe che osasse dire di non essersi fatto, per caso, crivellare dalla vera, classica cannonata dei Requiem.
Lene kosti e Requeim, su richiesta di questi ultimi, hanno scambiato l’ordine di esibizione. Le cose si sono tirate parecchio per le lunghe prima dei Lene kosti, in parte anche per colpa della questione batterie. I Requeim avevano infatti le loro batterie, e i Lene kosti hanno dovuto montare in fretta le proprie davanti a quelle dei Requiem. Così sul palco c’era subito molto meno spazio. Questa “compressione” della disposizione della strumentazione ha di conseguenza influito anche sul suono. La batteria ha perso un po’ di tonalità basse e calde e suonava un filo “scatolosa”. Tutto il resto, invece, come si deve. La band ha tagliato l’intro registrato, altrimenti, per via dei limiti di tempo, sarebbe stata costretta a “sacrificare” qualche altro suo classico da palco. “Dr. Evil” ha confermato ancora una volta una forma vocale eccezionale, che lo accompagna per tutta questa estate. Ha capitalizzato di nuovo in pieno il suo grande carisma e le prime file mangiavano dalla sua mano. Sul contagio dello show di Dr. Evil non c’è nemmeno più bisogno di dilungarsi. Il pubblico, comunque, durante l’esibizione dei Lene kosti era già un po’ decimato. Alcuni di questi omaccioni erano già crollati sotto il peso dei derivati dell’alcol, e molti altri, sempre sotto l’effetto miracoloso dei liquori consumati, rotolavano senza controllo sotto il palco..I fratelli Kavaš addestrati a dovere a riff di pietra, Marc di nuovo eccellente negli assoli! La band ha saltato i brani Diamonds And Rust e The Sting, mentre il resto del materiale è stato portato a casa nella consueta maniera dei Lene kosti. Di nuovo le scintille maggiori sono volate con Russian Girl! Neanche stavolta ci sono stati cambi d’abito per “Dr. Evil”, quindi il termine di esibizione “spogliata” vale anche per i Lene kosti..
Come nel caso dei Requiem, dove non si può ignorare il contrasto nei codici fiscali dei membri, anche lo sguardo sul palco durante i Lene kosti ha offerto spunti interessanti. L’energia irradiata da membri più grandi di 15 – 20 anni è tutta un’altra cosa. È un vero indicatore di maturità, esperienza, routine, sicurezza e leggerezza fuori dal comune. E in squadre così, giovani molto talentuosi e musicalmente ferratissimi come Miha Nedoh (batteria, Requiem), Matjaž Marin (chitarra, Requiem), Rok Večerin “W.U.K.O” (batteria, Lene kosti) e Grega Brenko (basso, Lene kosti) possono imparare ancora un sacco. Ai ragazzi citati non mancano certo conoscenze e talento, e la preziosa fase di accumulo di esperienza nella maturazione artistica e nella definizione musicale possono così prenderla di scorciatoia!
L’esibizione dei Requem e dei Lene kosti ha messo in luce un’altra cosa. Non solo l’accoppiata delle due band in sequenza è una combinazione musicale più che riuscita, ma le due si intendono anche alla grande. Sembrava che si fossero reincontrati due vecchi amici, tra i quali era scorso un oceano d’acqua di mare dall’ultima volta che si erano visti! Non ci resta che sperare che questo tipo di pacchetto concertistico in tandem Lene kosti – Requeim si ripeta in futuro sui palchi il più spesso possibile!
Poco dopo le due di notte sono saliti sul palco, ultimi, i Wild Ones. Questi ragazzi sono fatti proprio della pasta giusta. La figura centrale è il chitarrista Martin Favento, che si ispira a chitarristi come, tra gli altri, Paul Gilbert (Mr. Big), Eddie Van Halen (Van Halen) e/o Y.J.Malmsteen. Se la formazione manterrà la rotta tracciata nello sviluppo della propria arte musicale, per l’eredità dell’hard rock in Slovenia non c’è davvero da preoccuparsi. Alla compattezza di questa giovane band senza paura va assolutamente aggiunta un’ottima voce, che sviluppa una straordinaria forza scenica dell’espressione vocale nella sua pura base melodica. Purtroppo la band non sono riuscito a beccarla sul palco. Semplicemente, il ruolo del giornalista musicale ogni tanto va a sbattere contro il limite massimo delle capacità umane. Perciò spero che i Wild Ones diventino una presenza fissa dei palchi sloveni, così da poterli rincontrare al più presto.
Peklenska noč 2010 ha di nuovo superato con successo il suo consueto bailamme metallaro annuale! Si sono ritrovati ancora una volta i vecchi amici col cuore metal, hanno fatto follie e si sono confessati i peccati più profondi! Un ottimo cast di band, ottima affluenza e ottima energia, scorsa senza freni. E sono convinto che “botti” e “lampi” sotto lo Zeleni gaj siano andati avanti fino a tarda mattinata del giorno dopo!
foto (Železobeton, Black Sabath tribute, Requeim): Martin Prezelj
foto (Requiem, Lene kosti): Aleš Podbrežnik
Scaletta
ŽELEZOBETON BLACK SABBATH tribute REQUIEM LENE KOSTI WILD ONES REQUIEM scaletta: 1. Čarovnice 2. Pekel in raj 3. Amsterdam 4. Križarji 5. Pozabi na vse 6. Heroji 7. Zvezdno nebo 8. Dvanajst let 9. All Night Long 10. TV 11. Kaja 12. Rock ‘N’ Roll naj živi 13. Kraljica noči 14. Stare device LENE KOSTI scaletta: 1. I Got The… 2. Stones Of Death 3. Nightmare 4. Tube Snake Boogie 5. Time For Love 6. Iron Dragon 7. Uninvited Guest 8. Play With Fire 9. Russian Girl 10. Sunrise 11. Warrior 12. Rock Power 13. Do Or Die
Galleria fotografica



























