Quando Frank Zappa risorge dai morti! (2010)

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Autore: Peter Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Piazza Unita d'Italia / Trieste / Italia
Data del concerto: 31.07.2010
Numero di spettatori: 800
Prezzo del biglietto: ingresso libero

La seconda giornata del festival rock estivo di Trieste ha regalato un sacco di gioie a tutti gli amanti dell’immortale compositore, chitarrista, cantante, satirico e regista americano Frank Zappa. Il leggendario compositore se n’è andato “tanto tempo fa”, nel 1993, ma la sua eredità continua a vivere anche attraverso varie band formate da ex membri dei suoi numerosi gruppi di accompagnamento. The Grande Mothers Re:Invented sono l’unica formazione tra quelle che suonano i pezzi del ricco repertorio di Frank che può vantarsi di avere in line-up due membri dei The Mothers Of Invention originali, cioè due musicisti che hanno collaborato con il leggendario artista fin dagli inizi della sua carriera in studio.

Il bassista e cantante Roy Estrada suonava con Frank fin dalla nascita della storica band ed è comparso già su “Freak Out” (1966), l’album d’esordio dei Mothers, mentre il tastierista e cantante aggiuntivo Don Preston può vantare una collaborazione attiva con Frank dal secondo album “Absoulutely Free” (1967) fino allo scioglimento della formazione originale, alla fine degli anni Sessanta. Tra i musicisti leggendari che hanno avuto l’onore di lavorare personalmente con Frank, nella line-up c’è anche il carismatico sassofonista, flautista e cantante Napoleon Murphy Brock, che fa pure da frontman delle Grande Mothers. Murphy Brock ha collaborato attivamente con Frank tra il 1973 e il 1976, uno dei periodi più fertili in assoluto. Il leggendario batterista originale Jimmy Carl Black, purtroppo scomparso l’anno scorso, è stato sostituito da Christopher Garcia, che durante lo show ha dimostrato di essere un degno erede dell’indimenticabile “Indiano”. Il giovane chitarrista Robert Mangano aveva il compito più duro e ingrato, quello di prendere il posto di Frank alla chitarra, eppure ha scioccato il pubblico con assoli da pazzi e con una comprensione eccellente della tecnica chitarristica di Frank, quella che Steve Vai, in una versione un po’ più lucidata, ancora oggi vende con successo.

Le tribune della piazza principale quella sera erano visibilmente meno piene, il che non è stata una grande sorpresa, visto che le opere perlopiù d’avanguardia di Frank non sono proprio per tutti i gusti. Le Grande Mothers, nella più pura maniera del loro grande maestro, sono perfezionisti del suono senza pietà: anche dopo essere saliti sul palco hanno aspettato ancora diversi minuti prima di attaccare, finché il suono non è stato ottimale per le loro esigenze altissime. Il concerto si è aperto con il tema principale, di culto, del doppio album concettuale “Uncle Meat” (1969), che è stato anche il primo film di Frank. In generale “Uncle Meat” ha avuto un ruolo importante quella sera: nel prosieguo dello show hanno suonato da lì anche il classico “The Air” e delle variazioni riconoscibili, a cui, come si conviene, hanno aggiunto qualcosa di completamente nuovo. Lo stesso valeva per la maggior parte degli altri classici della serata, che nei nuovi abiti improvvisativi erano piuttosto difficili da riconoscere, ma non suonavano per questo peggio degli originali.

Il leggendario album “Hot Rats” (1969), per molti seguaci di Zappa addirittura il capolavoro del maestro, era rappresentato da “Gumbo Variations” e dall’immortale classico strumentale “Peaches En Regalia”, che è anche una delle creazioni più riconoscibili di Frank e il brano “d’iniziazione” con cui tanti hanno cominciato a conoscere l’eredità musicale “infinita” dell’artista. Con l’esecuzione del classico prog rock di culto “Andy”, il pezzo migliore dell’album “One Size Fits All” (1975), hanno regalato una piacevolissima sorpresa. Ha fatto particolarmente bene l’assolo iconoclasta di Preston al sintetizzatore a metà della parte centrale, che ha fatto impazzire tutti gli amanti del prog rock sinfonico e della fusion. Alla voce solista si sono alternati in armonia Estrada, Preston, il batterista Garcia e il cantante principale Murphy Brock, che più volte, soprattutto nei pezzi più veloci e dal groove funky, si è anche messo a ballare. Napoleon, dopo tutti questi anni, è ancora un cantante eccellente, capace di portare in certi classici una bella dose di respiro soul e funk. Quella sera ha entusiasmato soprattutto con le sue acrobazie vocali su “I’m the Slime”, classico di “Overnite Sensation” (1973), di cui peraltro è il cantante originale.

Il batterista Garcia, invece, ha sostituito con successo il leggendario Captain Beefheart nella burlesque blues rock “Debra Kadabra”, che in origine viene dall’album dal vivo “Bongo Fury” (1975). Nell’uso armonizzato delle linee vocali in falsetto si sono distinti benissimo tutti e tre gli ex collaboratori di Frank. Naturalmente, ogni concerto dedicato all’eredità di Frank è prima di tutto un divertimento rilassato con una bella dose di humour, guidato da una marea di battute cretine e da un umorismo da quattro soldi. Il ruolo di Frank come narratore principale delle burlesque da palco tra un pezzo e l’altro è stato ricoperto da tutti e tre i vecchi volponi, ma in questo campo, ovviamente, non potevano arrivare nemmeno alle ginocchia del loro geniale maestro. Dopo una partenza trattenuta, in cui non erano per niente soddisfatti del suono e si sono scusati più volte col pubblico per le attese fastidiose tra un pezzo e l’altro, nel prosieguo del concerto si sono scatenati alla grande e hanno messo in scena improvvisazioni jazz da mozzare il fiato, di cui sarebbe stato fiero anche Frank in persona.

Uno dei picchi dell’intero concerto è stato senza dubbio l’ottima versione del classico jazz fusion dal sapore burlesque “Big Swifty” (l’originale viene dall’album “Waka/Jawaka, 1972), famoso soprattutto per la sua sezione introduttiva “circense”, con un ritmo rombante e “balcanico” che rende davvero difficilissimo restare seri. A metà di “Big Swifty” hanno inserito un medley composto da vari brani accorciati della carriera di Frank, una mossa piuttosto azzeccata, visto che da un’eredità così vasta è praticamente impossibile tirare fuori tutti i momenti più celebri della sua carriera, soprattutto se ogni album è un periodo a sé. Le Grande Mothers hanno abbracciato con successo gli anni Sessanta e Settanta (qualcuno di noi, però, ha sentito la mancanza di un pezzo dal capolavoro concettuale “Joe’s Garage”, 1979), mentre agli anni Ottanta si sono avvicinati solo di sfuggita, con una versione accorciata del classico “I Come From Nowhere”, che faceva parte del medley di “Big Swifty”.

Naturalmente, quella sera non potevano mancare i pezzi dei primi anni dei Mothers Of Invention, per la precisione dai primi tre album, tra cui hanno scelto “Trouble Comes in Every Day”, “How Could I Be Such a Fool” e “I ain’t Got No Heart”, dove psichedelia, doo-wop e avanguardia si sono ancora una volta date la mano.  Una delle imprese più grosse della serata è stata l’esecuzione del capolavoro jazz fusion “Holiday in Berlin-Full Blown” dall’album “Burnt Weeny Sandwich” (1970), in cui, oltre a numerose improvvisazioni piene di spirito, hanno intrecciato anche il motivo principale di “Stormy Monday”, classico blues di T-Bone Walker. Per chiudere la parte regolare hanno suonato “Village of the Sun” (l’originale si trova sull’album dal vivo “Roxy & Elsewhere”, 1974), uno dei pochi classici più “radio-friendly” del tesoro di Frank.

Quando ormai il tempo cominciava a stringerli per davvero, sono tornati ancora una volta sul palco e con il bis hanno reso felici tutti i fan di lunga data. Per il gran finale hanno suonato il classico “Montana”, uno dei capolavori più noti di Zappa, che ha svegliato dalle sedie anche i più sonnacchiosi e ha spinto a cantare il ritornello perfino quelli che, mentre gironzolavano durante il concerto, non avevano capito niente di cosa stesse succedendo sul palco, visto che  MTV è da un pezzo il loro principale pastore musical-spirituale. Il verso “I’m moving to Montana” l’hanno, per tradizione, adattato un po’, sostituendo “Montana” con “Trieste”. Il più grande successo di Frank, “Bobby Brown (Goes Down)”, come previsto l’hanno evitato per via della sua commerciabilità, ma nessuno ne è rimasto deluso.

Nonostante al loro concerto fosse venuta molta meno gente che ai Focus, i custodi dell’eredità del leggendario compositore hanno dimostrato con uno show fenomenale perché fanno ancora parte dell’élite dei migliori strumentisti e che non hanno dimenticato proprio niente di ciò che ha insegnato loro il grande maestro, a cui sul palco hanno reso omaggio con rispetto anche con un breve discorso. Chi per caso si è perso l’esibizione delle Grande Mothers o per vari motivi non è potuto venire può a ragione mettersi le mani nei capelli, perché molto probabilmente ha bruciato una delle ultime occasioni di vedere, vicino al confine sloveno, uno dei membri dei The Mothers Of Invention originali e quindi dei collaboratori più stretti di Frank.

foto: Aleš Podbrežnik

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