A Zagabria gli HammerFall faticano a meritarsi lo status di stelle della serata (2009)
Band: Bloodbound, Sabaton, HammerFall
Luogo: Zagabria / Boogaloo / Croazia
Data: 08.04.2009
Il piazzale di cemento davanti al club Boogaloo di Zagabria, un’oretta prima del concerto, può essere un posto parecchio curioso e sorprendente. Dal cielo (ovvero dalla finestra del backstage che gli sta sopra) piovono plettri dei chitarristi degli HammerFall sulla testa di visitatori che non sospettano nulla, e in mezzo a roadie, tour manager e promoter che sfrecciano ognuno per i fatti suoi può capitare che ti si avvicini perfino il frontman dei Bloodbound e inizi a chiacchierare con te del più e del meno. Dopo l’intervista fiume con Pontus Norgren (HammerFall), io e Aleš ci siamo quindi buttati in una chiacchierata rilassata con Urban breed (il cognome con l’iniziale minuscola è voluto), che forse più che per i Bloodbound è famoso come ex cantante dei Tad Morose, e abbiamo scoperto un sacco di dettagli interessanti sulla vita di un musicista sempre in viaggio (leggi l’intervista). Dopo l’immancabile sessione fotografica, Urban si è praticamente lanciato sul palco direttamente dal tavolo al quale eravamo seduti, e lo spettacolo nel Boogaloo discretamente pieno è cominciato.
| BLOODBOUND: |
I Bloodbound sono una band svedese relativamente giovane, ma già piuttosto affermata, e il loro asso nella manica è proprio il già citato Urban. Il cantante carismatico non ha mostrato traccia delle corde vocali malconce di cui si lamentava durante la chiacchierata, e si potrebbe addirittura dire che quella sera la sua esibizione sicura ha messo vocalmente in ombra entrambi i frontman saliti sul palco dopo di lui.
Va lodato soprattutto il fatto che Urban, a differenza di per esempio Joachim Cans, non si è “tenuto indietro” e ci ha regalato più di una volta anche i registri alti, quelli che molti cantanti metal, soprattutto quelli di una certa età, per “risparmiare” la gola dal vivo preferiscono spesso evitare. Anche gli altri membri della band, per lo più musicisti rodati e vecchie conoscenze dei palchi di mezzo mondo (ne puoi leggere di più nel report di Rockline da Maribor), non sono stati da meno e, pur avendo suonato solo mezz’ora, hanno entusiasmato il pubblico sotto il palco, affamato di power metal genuino. Come il giorno prima nella capitale della Stiria slovena, il gruppo ha presentato cinque pezzi tratti dai suoi tre album, Nosferatu, Book of the dead e Tabula rasa, poi tra le urla è dovuto sgusciare via dal palco per far spazio ai tanto attesi Sabaton.
| SABATON: |
Il fenomeno Sabaton è difficile da spiegare in poche righe. Con una filosofia musicale ben costruita e un marketing intelligente, in meno di dieci anni di attività la band si è conquistata un’invidiabile schiera di fan fanatici in tutto il mondo, e l’effetto di questa strategia studiata a tavolino a Zagabria si è sentito eccome. L’euforia scatenata al loro ingresso sul palco è paragonabile a quella che accompagna solo le più grandi star del mainstream, e a concerti di questo tipo ne siamo testimoni di rado, almeno in questa forma. Se n’è accorto anche il frontman Joakim Broden, che tra un pezzo e l’altro ha dovuto interrompere la sua routine collaudata, fatta di monologo da intrattenitore e sfoggio del proprio pacco (cosa che già a Maribor faceva con grande soddisfazione), per ringraziare sinceramente il pubblico e il fan club zagabrese dei Sabaton.
L’entusiasmo ha toccato il picco con l’eroica Attero dominatus, con cui abbiamo rivissuto la battaglia di Berlino, con Primo victoria, che ha rievocato lo sbarco in Normandia, e con Metal machine, che nonostante il titolo eloquente, a differenza degli altri brani della band, non parla di scontri militari storici. Il suono era a un livello invidiabile, e le chitarre di Sunden e Montelius erano affilate come le baionette sui fucili dei campi di battaglia della prima guerra mondiale, dove ci hanno portati Cliffs of Gallipoli e Price of a mile. La formazione, che potremmo definire una sorta di risposta svedese ai Manowar, dopo tre quarti d’ora abbondanti ha raccolto un applauso fragoroso e scatenato un’ondata di ovazioni, di fronte alla quale gli HammerFall avrebbero potuto chiedersi, a ragione, se in futuro non sarebbe meglio lasciare il ruolo di headliner direttamente ai Sabaton. Ma non era l’unico problema con cui le stelle della serata hanno dovuto fare i conti.
| HAMMERFALL: |
Il guaio tecnico più grosso e probabilmente più spiacevole che possa capitare a un cantante sul palco è che, dopo un’introduzione pomposa fatta di vari effetti laser e altri effetti audiovisivi, il microfono lo abbandoni proprio nel momento in cui varca eroicamente la tenda per attaccare il pezzo d’apertura. Ed è esattamente quello che è successo a Joachim Cans all’inizio dell’esibizione degli HammerFall, così i maestri del metal nordico, dopo il primo brano Punish and enslave, durante il quale lo sfortunato Cans correva impotente su e giù per il palco lanciando occhiate preoccupate verso il mixer, hanno dovuto interrompere il concerto per qualche minuto. I fan dei Sabaton ne hanno approfittato alla grande, provando a richiamare sul palco i loro beniamini, ma Dronjak e compagni, risolti i problemi, li hanno zittiti con la potente Crimson thunder. Sono seguite le ottime Legion, Blood bound, Renegade e la monumentale Hallowed be thy name, le cui conseguenze, come ha spiegato Cans, il pubblico di solito le sente il giorno dopo, e si chiamano “slayer neck”. Senza paura del cosiddetto colpo della strega, la folla dai capelli lunghi ha cominciato a scuotere e a far roteare la testa senza pietà, mentre davanti alla batteria dal soffitto è calata una cortina d’acqua, sulla quale un raggio laser da dietro dipingeva vari motivi legati alla band. Una trovata visiva davvero ingegnosa ed efficace, che ci ha fatto dimenticare del tutto la mancanza di pirotecnica di un tipo o dell’altro.
Durante lo strumentale Something for the ages si è presentato il nuovo chitarrista Pontus Norgren, che dopo l’addio di Stefan Elmgren ha preso in mano il ruolo principale in quel reparto, visto che è noto che l’esile Dronjak, sia in studio sia sul palco, si lancia solo di rado in escursioni soliste. Norgren ha portato nella musica degli HammerFall qualche approccio nuovo, che però resta ancora fortemente legato al più celebre velocista svedese della sei corde, Malmsteen, con il quale Pontus ha collaborato a lungo. Dopo gli hit Any means neccesary e Natural high, con cui la band ha promosso gli ultimi due album, poco prima della fine è arrivata anche la famosa Riders on the storm, in cui però l’ascoltatore attento è stato disturbato dalla già citata eccessiva cura di Cans per le sue corde vocali: prima dell’assolo, infatti, il cantante ha eseguito la parte acuta un’ottava più in basso rispetto all’album. Gli anni hanno evidentemente presentato il conto, come dimostra il fatto che Cans aveva fatto lo stesso già il giorno prima. Nel bis abbiamo sentito Lore of the arcane, trailblazers e la leggendaria Let the hammer fall, che coi suoi riff ci ha riportati ai tempi in cui sui palchi del mondo regnavano Accept e Judas priest, mentre a chiudere il concerto ci ha pensato il primo hit del disco Crimson thunder, Hearts on fire.
Gli HammerFall, nonostante i problemi, hanno portato a casa il compito con lode, ma ci si potrebbe comunque chiedere come se la sarebbero cavata dopo i Sabaton se, in quanto protagonisti dell’evento, non avessero avuto a disposizione un palco grande il doppio, il doppio del tempo ed effetti speciali davvero originali. Ma è una domanda secondaria. Molto più importante è la constatazione generale che concerti di questo tipo, nelle nostre vicinanze e anche un po’ più lontano, sono ancora ben frequentati e apprezzati, e che le nuove generazioni reagiscono agli stimoli della musica più dura ancora come venticinque anni fa, per cui sul futuro del metal non c’è proprio nulla da temere.
autore: Tomo Jurca
foto: Aleš Podbrežnik
BLOODBOUND:
1. Sweet Dreams
2. Metal Monster
3. Book Of The Dead
4. Take One
5. Nosferatu
SABATON:
1. Introjavel
2. Ghost Division
3. The Art Of War
4. 40:1
5. Cliffs Of Gallipoli
6. Attero Dominatus
7. Price Of A Mile
8. Primo Victoria
9. Metal Machine
10. Outrodevil
HAMMERFALL:
1. Punish And Enslave
2. Crimson Thunder
3. Legion
4. Blood Bound
5. Renegade
6. Hallowed Be My Name
7. The Abyss
8. Last Man Standing
9. Heeding The Call
10. Glory To The Brave
11. Something For The Ages
12. Any Means Necessary
13. Natural High
14. Keep The Flame Burning
15. Between Two Worlds
16. Riders Of The Storm
—bis I.—
17. Lore of the Arcane
18. Trailblazers
19. Let The Hammer Fall
—bis II.—
20. Hearts On Fire






















