Uno scossone devastante dalla belva urlante sulle rive della Sava (2010)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Močvara / Zagabria / Croazia
Data del concerto: 25.09.2010
Numero di spettatori: 250
Prezzo del biglietto: 12,00€ / 15,00€
Eccolo qui, quello che succede quando Tim “Ripper” Owens, l’uomo che oggi è considerato uno dei migliori cantanti dell’heavy metal, se non il migliore in assoluto, se ne va a spasso per i palchi. A “Ripper”, che si è beccato questo soprannome per la sua “urlosità” estremamente pulita e melodica, visto che evocava un’approssimazione unica del cantante ideale dei Judas Priest, è bastato farsi notare a metà anni Novanta, quando si è unito agli autori della Bibbia del metal di Birmingham e con loro ha registrato i dischi “Jugulator” e “Demolition”. Più tardi lo ha voluto con sé il chitarrista e boss degli Iced Earth, Jon Schaffer. Anche con gli Iced Earth Tim Owens ha fatto tutto il suo lavoro in maniera eccelsa. Una mossa particolarmente azzeccata è stata quella di rimettere in piedi i Beyond Fear. Con il debutto del 2006 hanno ricordato ancora una volta come si forgia in studio l’heavy metal più autentico. Alla fine su Owens ha messo gli occhi anche lo Vivaldi svedese della chitarra elettrica, Yngwie J. Malmsteen, e Owens, ovviamente, gli ha dato una mano con il massimo piacere, sia sul palco che in studio. Quanto alla mossa più recente e attuale di Tim “Ripper” Owens, è l’uscita del suo album solista “Play My Game” (2009). Ci ha radunato una banda di ospiti musicali eccezionali, che hanno dato un ulteriore tocco di spezie al disco.
Per un po’ si è addirittura parlato di un “Ripper” pronto a portare in tour la formazione dei collaboratori del disco, tra cui ci sarebbero stati: Simon Wright (batteria, ex-AC/DC, ex-DIO), Chris Caffery (chitarra, Savatage, Trans Siberian Orchestra), Davdi Eleffson (basso, Megadeth) e John Comprix (chitarra, Beyond Fear, Ringworm). Ma la fetta di torta del budget ha deciso altrimenti, costringendo questo ottimo urlatore a rivolgersi a una band più economica, nota per aver accompagnato in tour l’ex cantante degli Iron Maiden, Paul Di’Anno. I suoi membri suonano anche negli Absolute Steel e nei Queenstreet. Parliamo di Andy Boss (chitarra), Jon Vegard (chitarra), Are Gogstad (basso) e Rick Hagan (batteria). Ragazzi esperti e collaudati sul palco, che nell’esecuzione dei classici dei Judas Priest, i quali costituiscono la maggior parte del repertorio live di “Ripper”, semplicemente non sanno sbagliare.
Ma andiamo con ordine. Il club Močvara sorge sul Trnjanski nasip, a un tiro di schioppo dalla sponda sinistra della Sava a Zagabria. In questo giorno del giudizio la location era praticamente sott’acqua. Di nuovo pioveva, pioveva e pioveva senza pietà. Per il 2010 una scena abbastanza familiare per un abitante del vecchio continente. Niente da dire. Dopo aver perso completamente l’orientamento, perché ero partito alla volta di Močvara dal Dom sportova di Zagabria in una compagnia piacevolissima a cui ho rinunciato a fatica, a Zagabria, logicamente, mi perdo di nuovo. Ma la testardaggine mi porta sul posto esattamente alle nove e mezza. Bisognava cercare Roger, il tour manager di Tim “Ripper” Owens. RockLine ha fatto un’intervista (Sì! È vero. Quindi restate duri e impazienti!). Tutto si è incastrato per il meglio. Contatto stabilito. Sul palco salgono proprio in quel momento i revivalisti norvegesi dell’heavy metal old school Thunderbolt, che si sono rivelati una soluzione ottima come band di supporto a Tim “Ripper” Owens e che quella sera al Močvara si sono definitivamente guadagnati una marea di fan. Purtroppo avevamo altri impegni, quindi è stato possibile seguire solo l’inizio e la fine dell’esibizione della band spalla. Mi è bastato per capire che si tratta di una combinazione di stalloni perfettamente affiatati, che impastano e maltrattano i propri strumenti con enorme foga e slancio. Per di più la formazione ha un cantante eccellente, che domina con sicurezza registri alti e bassi. I Thunderbolt sono un nome che ridà speranza che il mondo non abbia ancora dimenticato cosa sia il vero, sano e genuino approccio alla predica del metal. Veemente e senza freni. E anche se sono stati solo pochi minuti, quelli che ho avuto l’onore di condividere con la band, posso garantire che i Thunderbolt si sono portati dalla loro parte un altro testone metallaro (peraltro molto schizzinoso).
Tim “Ripper” Owens è salito sul palco con i suoi aiutanti alle 23.00. Con un cappellino che pubblicizza lo sponsor del tour, la ditta di energy drink “Monster”, occhiali da sole e, ovviamente, una voce assassina! Si può volere di più che aprire la serata con il demolitore dei demolitori dei Judas Priest? Painkiller! Eccotelo qua! Una scarica dritta in testa! Il pubblico, scarso, di 300 teste, si scatena. In aria iniziano a volare oggetti curiosi e “Ripper” parte come un carrarmato, senza pietà, sull’uditorio! Chiariamo subito la questione audio. Non era l’ideale. Ovviamente questo non ha fermato minimamente l’espressività della voce di “Ripper”. Che si è sfogata senza briglie e ha brillato nel piccolo spazio del club. Il suono delle chitarre era un po’ soffocato e i riff un po’ meno distinti di quanto mi aspettassi. Ma non importa. La cosa funzionava brillantemente su tutta la linea, grazie ovviamente alle capacità uniche e irripetibili di acrobazia vocale di “Ripper”, che aveva nella culla e che ha (ri)capitalizzato. Di dimensioni inimmaginabili. Per i profani, per gli intenditori. Quando guardi “Ripper” in azione sul palco, ti si ferma automaticamente il fiato. Urla assassine acutissime di diversi secondi si sono susseguite come su un nastro trasportatore, e Ripper è rimasto per un’ora e quaranta fresco e senza un briciolo di usura!
La squadra ha impastato soprattutto classici dei Judas Priest. Quelli che Tim cantava ancora nei tour con i Judas Priest. “What’s my name?!?!” chiede. Il pubblico risponde: “Ripper!”. Tim aggiunge: “You’ve got it!”, e i ragazzi tirano fuori il sempreverde dei Judas Priest da “Sad Wings Of Destiny” (1976), oggetto di rifacimenti da parte di tante band metal, The Ripper. Si sono incastrati alla grande i brani Burn In Hell e One On One da “Jugulator” (1997) e “Demolition” (2001), mentre la vera chicca è stata il classico da “Point Of Entry” (1981) Desert Plains, che già di suo è il punto più alto di quell’album dei Judas Priest. I tipi sul palco sono stati trionfali su tutta la linea, e la loro parte l’ha fatta un pubblico splendido, che impazziva di conseguenza.
Il momento della serata in cui le emozioni sono venute a galla in modo particolarmente intenso è stato l’esecuzione del classico dei Black Sabbath Children Of The Sea, che “Ripper” ha accompagnato dicendo che è il suo brano preferito dei Black Sabbath e che lo dedica per l’occasione a Ronnie James Diu. Ebbene, il defunto gigante Dio ha vissuto più tardi un’altra breve reincarnazione con la sorpresa della serata: il brano Gates Of Babylon (Rainbow). Allo stesso tempo “Ripper” non ha dimenticato gli ottimi picchiatori metal dei Beyond Fear, con Sream Machine, che già dal titolo incarna l’integrità canora di “Ripper”, e subito dopo Save Me. Ha avuto la sua presentazione anche il disco “Play My Game”, con It Is Me, Death Race e, nel bis, Starting Over. Per tenersi ancora più stretto il pubblico, il tipo ha deciso di rovistare anche nel repertorio degli Iron Maiden. La band di accompagnamento ha mostrato subito le sue qualità suonando l’introduzione strumentale del disco “Killers” (1981), The Ides Of March, che poi, come previsto, si è trasformata in Wrathchild.
Il concerto è stato carico dal primo all’ultimo secondo di un’energia a voltaggio altissimo, che non ha vacillato né calato nemmeno per un attimo. La sicurezza ribolliva attraverso l’esecuzione magistrale di classici diabolici, e “Ripper” intanto ha versato per tutto il concerto anche una bella quantità di litri di sudore. La serata è stata evidentemente tutta di “Ripper”. Il posto, come anche la folla, gli sono piaciuti tanto che ha deciso di suonare un brano che la band in tour non aveva ancora eseguito dal vivo. Così, apposta per Zagabria, dopo il bis obbligatorio i ragazzi hanno attaccato un altro sempreverde dei Judas Priest. Un ottimo viatico per il proseguimento dei bagordi notturni. Living After Midnight. Cosa aggiungere per finire. Tim “Ripper” Owens ci ha spazzato via la testa al Močvara. E la sensazione era di nuovo quella che l’avesse fatto un tipo con la mano sinistra, o a occhi chiusi. Quando lo guardi sul palco farsi strada con facilità (a orecchio) tra registri inavvicinabili, tutte le risposte di ammirazione e rispetto verso questo cantante sono chiare come il sole. Rimane nella ristrettissima cerchia del meglio che l’heavy metal possa offrire oggi. Un urlatore unico e inafferrabile, il cui canto non provoca solo intensi brividi sulla pelle. Fa un effetto stupefacente, difficile da descrivere. Un cantante che dovete assolutamente verificare di persona andando a un suo concerto!
foto: Aleš Podbrežnik
Scaletta
1. Painkiller 2. The Ripper 3. Burn In Hell 4. Sream Machine 5. Running Wild 6. It Is Me 7. Death Race 8. Children Of The Sea 9. The Ides Of March 10. Wratchild 11. Save Me 12. One On One 13. Gates Of Babylon 14. Desert Plains 15. Breaking The Law —bis— 16. Hell Bent For Leather 17. Starting Over 18. Hellion / Electric Eye 19. Living After Midnight
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