Laibach, seconda serata nel bacino minerario (2010)
Luogo: Dealvski dom Trbovlje
Data del concerto: 24.09.2010
Spettatori: 500
Nell’atrio del Delavski dom di Trbovlje, giovedì 23 settembre, Milan Kučan ha inaugurato in forma solenne la mostra Rdeči revirji + črn križ, dando il via a quattro giorni di eventi culturali e artistici per i trent’anni dei Laibach. Nel suo discorso l’ex presidente della Repubblica ha detto anche che i Laibach, pure in tempi e condizioni nuove, devono mantenere la loro missione, che si potrebbe riassumere nello smascherare il totalitarismo e nel chiamare alla rivolta contro di esso, e alla fine ha aggiunto: «Di totalitarismo nel mondo moderno ce n’è parecchio, anche in Slovenia.» Saprà bene lui, direbbero i burloni un po’ più attempati che ricordano ancora gli anni di piombo. Ma, siamo onesti, senza l’ex Stato e i suoi organi repressivi i Laibach probabilmente non sarebbero mai esistiti. Oggi una pubblicità così clamorosa non te la puoi comprare, e in quegli anni la sfruttarono a dovere anche altri patriarchi dell’avanguardia rock slovena: i Pankrti. Solo che questi ultimi sono crollati insieme allo Stato che li aveva creati, mentre i Laibach, grazie alla loro universalità e ai tanti strati di lettura, sono sopravvissuti.
Ma torniamo indietro di trent’anni. Il 27 settembre 1980 i Laibach annunciarono nella loro Trbovlje, sotto l’egida dello ŠKUC di Lubiana, la loro prima mostra, ma le autorità locali la vietarono insieme a tutto il programma collaterale. Rimettere in scena quell’happening e tornare sul luogo del delitto è quindi un omaggio più che azzeccato a quella che resta, per ora, la band (musicale) slovena di maggior successo. La simbologia totalitaria oggi non è più così convincente e inquietante come tre decenni fa, ma la musica (che ovviamente non va studiata fuori dal contesto dell’immaginario che la accompagna) resta unica e senza tempo.
Il concerto di sabato al Delavski dom era, come scaletta, una replica di quello di venerdì. Ci hanno trovato pane per i loro denti anche gli amanti delle opere giovanili, visto che già nella prima ora si sono sentiti (certo, un po’ rimaneggiati) i brani Država e Mi kujemo bodočnost dal debutto e Krvava gruda e Ti, ki izzivaš dal secondo album Nova akropola. Poi qualche rilettura degli inni dall’album Volk (Amerika, Turčija) e infine è toccato ai (diciamo così) hit Tanz mit Laibach e Alle gegen alle. Mancava soprattutto un po’ più di voce femminile, con cui i Laibach e Jadranka Juras ci avevano viziati nel tour di Volk. Mina Špiler, da un po’ voce d’accompagnamento ufficiale della band, è uscita da dietro la sua tastiera elettronica solo una o due volte, e anche allora la sua voce è stata coperta del tutto dalle alte frequenze del megafono con cui girava per il palco. L’effetto musicale è stato ridotto anche dall’assenza delle chitarre (la mancanza si è sentita di più in God is God), ma il fatto è che sul palco la band usa questo strumento solo di rado.
Anche il secondo concerto è stato quindi nello stile dei primi Laibach: cupo, statico alla Kraftwerk e soprattutto monumentale. Proprio come doveva essere trent’anni fa (a parte qualche aggeggio elettronico che allora ancora non esisteva). Un po’ più di musicalità se la sono probabilmente goduta i presenti al concerto di domenica, con cui i Laibach hanno chiuso la tre giorni nel bacino minerario. Eppure dalla sala del Delavski dom, che in quell’ora e quaranta era una specie di capitale spirituale dello Stato NSK, non siamo usciti affatto delusi, anche se non abbiamo ricevuto tutti i diritti civili. Con il suo passaporto, infatti, sono tornati a casa solo pochi eletti benemeriti, tra cui Milan Kučan.
foto: Martin Prezelj
Setlist
1. Boji 2. Mi kujemo bodočnost 3. Smrt za smrt 4. Brat moj 5. Krvava gruda 6. Ti, ki izzivaš 7. Država 8. America 9. Anglia 10. Francia 11. Turkey 12. Tanz mit Laiabch 13. Alle gegen alle 14. Du bist unser 15. Hell: Symmetry 16. Das spiel ist aus —bis— 17. Nova akropola 18. God Is God
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