Scontro tra titani del thrash della Bay Area e di quello teutonico al Thrashfest 2010!
Autore: Rok Klemše
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Cvetličarna MediaPark / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 16.12.2010
Numero di spettatori: 1100
L’estate scorsa i festival sono stati dominati dalla grande quattro del thrash metal: Metallica, Megadeth, Slayer e Anthrax. Anche se questi quattro nomi sono davvero i più riconoscibili e i più venduti del genere, (con l’eccezione di Slayer e Megadeth) hanno perso da un pezzo la loro vera missione di thrash schiacciasassi e ammazzatutto. Per fortuna, però, esistono ancora band che, nonostante vent’anni di carriera, suonano thrash metal con il cuore e sì, con la vera polvere da sparo. Tre di queste – Death Angel, Exodus e Kreator – si sono unite per il tour invernale Thrashfest 2010, che nel periodo prenatalizio si è fermato anche a Lubiana.
La nostra prima tappa è stata la greca Atene, da dove arrivano i thrasher Suicidal Angels, che al Thrashfest 2010 presentavano il loro ultimo disco, Dead Again. I greci sono saliti sul palco senza compromessi e con sicurezza e si sono lanciati nel loro set, ma purtroppo il thrash che propongono è soprattutto generico e già masticato cento volte. I ragazzi si danno visibilmente da fare sul palco, headbangano come se ci fosse una scommessa in ballo e cercano di essere il più “old-school” possibile anche nell’abbigliamento, ma il loro thrash è per lo più senz’anima e vuoto. I Suicidal Angels suonano come un thrash buttato insieme alla bell’e meglio da ogni dove, con l’influenza più forte di Slayer e Kreator, ma come gruppo spalla di tre band leggendarie ci sarebbe stata meglio una qualche band thrash moderna più convincente.
I Death Angel, attrazione thrash della Bay Area, sono stati invece tutta un’altra storia rispetto ai thrasher da gyros Suicidal Angels. La formazione americana dalle radici filippine aveva già entusiasmato al Metalcamp 2009, e nel 2004 al Metelkova aveva suonato uno dei migliori concerti thrash che i nostri palchi abbiano (so)vissuto. Per questo l’attesa per la loro esibizione di stavolta era pesante e altissima. Ma questi gatti da palco, scafati ed energici, anche stavolta hanno onorato il nome di una delle più grandi thrash metal band del momento. Nonostante l’uscita di membri chiave (i fratelli Papa e il batterista Andy Galeon) qualche anno fa, che aveva scatenato voci di declino e scioglimento dei Death Angel, con il nuovo disco Relentless Retribution la band ha chiuso la bocca agli increduli con un album thrash ultra convincente e ha dimostrato che nel 2010 i Death Angel sono più forti che mai. Sotto l’occhio vigile del frontman Mark Osegueda e dei chitarristi Rob Cavestany e Ted Aguilar, nella band si è assestata la nuova sezione ritmica, con il bassista poser e showman Damien Sisson (il bellimbusto allampanato si preparava all’esibizione nel backstage con addominali e “sollevando” mini pesi) e il cannoniere Will Carroll dietro le pelli. Nonostante la squadra ringiovanita, i Death Angel hanno dimostrato di essere una band con un invidiabile chilometraggio, con tutta l’esperienza da palco che ne consegue, e soprattutto con la competenza e la passione per l’ottimo thrash metal. L’esibizione degli americani non sarebbe stata la stessa senza il carismatico cantante Mark Osegueda, che dominava ogni centimetro del palco e che con simpatia e complimenti al pubblico si è ingraziato in un attimo la Cvetličarna gremita; con la sua voce devastante, capace sia di urla che di strilli e latrati thrash, e non ultima di un fantastico canto pulito, ha dimostrato che gli anni non gli hanno fatto nemmeno un po’ di male. Mark, con un’energia incredibile che dal palco filtra a galloni, fa alzare in piedi anche il pubblico più duro e i mosh si sono susseguiti uno dietro l’altro. Come giravano i dreadlock lunghi un metro sulla testa di Mark, così girava il pubblico in un “good friendly violent fun”! Ma anche per carica energetica il duo di chitarre non è stato da meno, e in più ha messo in campo una vera tavolozza di riff unici e assoli sfavillanti, un vero piacere per occhi e orecchie. Con un’esibizione energica, viva e piena, i Death Angel danno così al pubblico quello per cui era venuto: un thrash che è solo dei Death Angel, un thrash che non ha paura di mostrare a volte influenze punk e altre volte di rallentare il ritmo. Il vero e unico neo dello show dei Death Angel è stato stavolta la brevità, visto che purtroppo ci hanno regalato solo nove pezzi. Ma la setlist ha girato con grande successo in un valzer tossico, composta dai nuovi killer dell’album Relentless Retribution, mescolati a classici ultra violenti. Purtroppo non c’è stato il tempo per gli inni Thrashers, Kill As One o addirittura per l’EP strumentale The Ultra Violence suonato per intero (il cui inizio stavolta è servito solo da introduzione alla conclusiva Thrown to the Wolves), ma attenzione: i Death Angel tornano a Lubiana a marzo! Promettono uno show da headliner di almeno un’ora e mezza! Fino ad allora, Relentless Retribution in cuffia e dentro la “relentless revolution”!
Per il resto della serata continueremo ancora per un po’ il nostro giro in trenino panoramico nella zona della Bay Area di San Francisco. Alla vostra sinistra vedrete tra poco la famosa Alcatraz, a destra il celebre Golden Gate Bridge. Restate ai vostri posti e non sporgete le mani oltre la protezione, perché potrebbero strappartele gli Exodus con il loro thrash metal bestiale. Ops, troppo tardi! Più o meno così suonerebbe una guida turistica del pianeta Exodus, ed è esattamente così che suonava il concerto di questa leggendaria band americana, che insieme ai giovani Metallica ha fatto nascere, fiorire e salire il thrash metal nei primi anni Ottanta. Il loro album d’esordio di culto, Bonded By Blood, è uscito nel 1985 e oggi è considerato uno degli album più influenti del genere, e gli Exodus, dopo 25 anni, sono ancora una forza thrash da temere. La band guidata dall’unico e inimitabile Gary Holt è salita sul palco sulle note dell’intro acustico del primo pezzo del nuovo disco Exhibit B: The Human Condition, The Ballad of Leonard and Charles, e ci ha scaraventati nella sanguinosa storia dei serial killer Leonard Lake e Charles Ng. E il sangue è schizzato e gli arti volavano da tutte le parti già al primo colpo sulle corde, quando sotto il palco si è scatenato un mosh apocalittico che non si è placato fino all’ultimo secondo del dominio degli Exodus sul palco. In tre quarti d’ora gli Exodus ci hanno azzannato con un’energia incredibilmente cruda, con un thrash a velocità da tempesta, riff assetati di sangue e ritmi devastanti, e ci hanno fatto capire come ci si sentirebbe a tuffarsi in un acceleratore di particelle. La squadra Exodus del 2010 è fenomenale e non mostra segni di invecchiamento o di cedimento; il capo Gary Holt sul palco si trasforma in una vera belva, che con attacchi spietati strappa le corde tra riff taglienti e seghe aggressive, e quando al suo fianco arriva il fratello d’armi, l’ottimo Lee Altus, e insieme fanno correre le dita in assoli chilometrici da togliere il fiato, ti rendi davvero conto che il duo Holt/Altus è in questo momento uno dei migliori duetti di chitarre del metal. L’H-team è morto, lunga vita all’HA-team! Ma gli Exodus non si fermano al tagliare a colpi di riff: ti lasciano nella pozza di sangue anche con i colpi dosati al millimetro della sezione ritmica. Il fenomenale Jack Gibson ha dimostrato ancora una volta come si serve il tempo dei dannati, con linee di basso variegate e un inconfondibile tintinnio metallico, mentre Tom Hunting ha giustificato di nuovo il nome di uno dei migliori batteristi del thrash. Le fondamenta del VPK (e degli edifici circostanti) tremavano sotto un’infilata di passaggi vari e dinamici, casse che sparavano siluri e ritmi thrash veloci e precisi. Rob Dukes è stato fin dal suo arrivo negli Exodus il pomo della discordia tra i fan, ma con Exhibit B Rob ha registrato il miglior album degli Exodus con lui alla guida e stavolta ha dimostrato che anche dal vivo sta diventando un frontman e un cantante sempre migliore, e si è persino trattenuto dalle sue sfuriate da cafone. Questa esibizione senza compromessi e aggressivamente energica, Rob, con addosso una figata di maglietta dei Dead Kennedys (!), l’ha incoronata con l’invito al probabilmente più grande “wall-of-death” che la sala del VPK abbia mai visto. La band ha attraversato di corsa in tre quarti d’ora una setlist rappresentata dal nuovo disco con due pezzi (anche se, senza dubbio, al posto di Beyond the Pale sarebbero state meglio Hammer and Life , Class Dismissed o The Sun is My Destroyer), mentre il grosso lo hanno demolito gli immortali classici thrash, con l’inno Bonded By Blood in testa. Peccato davvero che dischi come Pleasures of the Flesh, Fabulous Disaster e Impact is Imminent restino ancora in gran parte ingiustamente ignorati. Ma comunque, l'”Exodus attack” è ancora brutale, senza compromessi e da strapparti i pantaloni di dosso come venticinque anni fa!
Dopo la visita alla Bay Area, per finire ci siamo infilati anche il costume, ci siamo buttati nell’oceano come tronchi (stile Martin Strel) e abbiamo nuotato fino in Germania. Lì ci ha tirati fuori dall’acqua un terzo della sacra trinità tedesca del thrash metal, i leggendari Kreator. Senza lasciarci riprendere fiato, guidati dal portabandiera (insieme a Tom Angelripper dei Sodom e a Schmier dei Destruction, ovviamente) del thrash tedesco Mille Petrozza, i Kreator ci hanno scaraventati in una rivoluzione violenta di un’ora e mezza. Violent Revolution ha fatto alzare il battito come lo alzò nel 2001 l’omonimo album, che dopo qualche tentativo mediocre negli anni Novanta ha riportato i Kreator tra i sovrani viventi del thrash metal tedesco. Dal vivo i Kreator possono risultare un po’ statici, con l’eccezione di Petrozza, che entusiasma con l’headbanging continuo, una voce super aggressiva, assoli di grande mestiere e il suo inglese sempre sgangherato. Ma quando il grande capo ulula “eins, zwei, drei, vier” e i Kreator ti fanno sprofondare sempre più a fondo, davanti a te si apre un mondo di pezzi possenti, messaggi forti e un’energia splendida, attraverso brani epici come Betrayer e soprattutto la fantastica Voices of the Dead con un ritornello indimenticabile. E una volta che i Kreator ci hanno stretti nel loro pugno, non ci hanno più lasciati andare. La temperatura saliva sempre di più mentre viaggiavamo lungo una setlist assemblata alla grande, che stavolta non ha lasciato indifferenti né i vecchi né i nuovi fan. Gli occhi tornano di continuo sull’enigmatico e carismatico Petrozza, che non è un caso se è una delle personalità più rispettate del thrash metal, mentre Mille, con una sega magistrale sulle corde, tiene testa senza problemi allo statico e freddo finlandese Sami Yli-Sirniö, che passeggia con le dita sul manico in perfetto stoicismo anche tra gli assoli più complicati. Per la potenza d’urto e devastante della band bisogna rivolgersi soprattutto al fantastico batterista Ventor, che dalla sua piattaforma rialzata si è sottomesso fino all’ultimo pezzo del suo drum set. I Kreator si accendono al massimo nei pezzi più veloci e aggressivi, che per chiudere non sono mancati – dagli obbligatori Endless Pain, Pleasure to Kill e People of the Lie, fino alla splendida Coma of Souls, che ha chiuso la parte regolare. Ma stavolta i Kreator avevano ancora qualche asso nella manica. Mille è tornato sul palco con indosso una maglia da calcio dei Kreator e ci ha avvelenati con la peste – la devastante The Pestilence dal cult Pleasure to Kill. Era chiaro cosa ci aspettava quando Mille ha alzato in alto una bandiera. Era ora di alzare Flag of Hate e attraverso di lei, per finire, ci ha pestati a morte anche Tormentor. I Kreator hanno senza dubbio rimediato al saporaccio amaro che avevano lasciato dopo l’ultima esibizione al Metalcamp e hanno dimostrato che, dopo 25 anni di attività, sono ancora una delle band più forti della scena.
Nel Toxic Waltz siamo stati Throne to the Wolves e, come se laggiù ci avesse preso per mano anche Tormentor, siamo usciti dal Thrashfest 2010 sanguinanti e pieni di lividi, da vincitori appagati.
foto: Aleš Podbrežnik
La recensione è nata in collaborazione tra Rock Hard Slovenija e Rockline.
Setlist
KREATOR 1.The Patriarch(Intro) 2.Violent Revolution 3.Hordes of Chaos (A Necrologue for the Elite) 4.Phobia 5.Terrible Certainty 6.Betrayer 7.Voices of the Dead 8.Enemy of God 9.Destroy What Destroys You 10.Amok Run 11.Endless Pain 12.People of the Lie 13.Pleasure to Kill 14.Coma of Souls —bis— 15.Choir of the Damned(Intro) 16.The Pestilence 17.Flag of Hate 18.Tormentor EXODUS: 1.The Ballad of Leonard and Charles 2.Beyond the Pale 3.A Lesson In Violence 4.Deathamphetamine 5.Blacklist 6.Bonded By Blood 7.War Is My Shepherd 8.The Toxic Waltz 9.Strike Of The Beast 10.Good Riddance DEATH ANGEL: 1.I Chose the Sky 2.Evil Priest 3.Buried Alive 4.Mistress of Pain 5.Claws In So Deep 6.Seemingly Endless Time 7.Truce 8.River of Rapture 9.The Ultra-Violence / Thrown to the Wolves SUICIDAL ANGELS: 1.Reborn In Violence 2.Bleeding Holocaust 3.Dead Again 4.Violent Abuse 5.Beggar of scorn 6…. Lies 7.Final Dawn 8.Apokathilosis
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