Those Whom the Gods Detest: Nile, Melechesh e Dew-Scented al New Age (2011)

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Autore: Rok Klemše
Foto: Nina Grad

Luogo: New Age, Roncade, Italia
Data del concerto: 27.01.2011
Pubblico: 500

Abbiamo aspettato un bel po’ che i big americani del death metal passassero di nuovo da noi. Purtroppo l’attuale tour Those Whom the Gods Detest ci ha saltati ancora una volta, ma per fortuna ha fatto tappa in ben due posti qui vicino. Il giorno in cui noi ci scatenavamo al Kino Šiška con gli Helloween, i Nile e compagnia hanno demolito il Močvara croato, e il giorno dopo il tour si è fermato al New Age italiano. Il pacchetto Nile, Melechesh e Dew-Scented è una roba che semplicemente non si può perdere, a un lineup così non si resiste, quindi una capatina a Roncade, il giorno dopo l’invasione slovena al Močvara, era d’obbligo.

Ad aprire, davanti a un New Age completamente vuoto, sono saliti sul palco gli svizzeri DarkRise, brutal death metal, che hanno fatto il loro lavoro con totale sicurezza. Soprattutto la parte strumentale del quartetto ha dimostrato una preparazione tecnica eccellente, mentre un po’ meno convincente era la prova vocale, con voci da “copy-cat” cookie monster tutte uguali. Ma vista la roba che a volte ci tocca sorbirci prima degli headliner, i DarkRise erano una vera manna per le orecchie.

Hanno proseguito, più in linea coi gusti del pubblico italiano (almeno come look, eheh), gli svedesi Zonaria. La band sta covando da un bel po’ un nuovo disco, successore di The Cancer Empire del 2008, ma per quanto riguarda i concerti è molto più attiva che in fatto di registrazioni. In una buona mezz’ora questi bellimbusti impomatati ci hanno servito una sfilza di pezzi dei primi due dischi, che suonano ancora come un mix piuttosto generico di forti influenze Hypocrisy e Dimmu Borgir e di industrial metal come lo suonano i nostri Noctiferia. I ragazzi hanno avuto la sfortuna che poco prima dell’inizio del tour li ha lasciati il bassista Markus, ma hanno trovato in fretta un sostituto e rinforzato i ranghi con un nuovo chitarrista, l’americano Caleb Bingham (ex-Ascension, Five Finger Death Punch). Il cantante Simon ha così avuto campo libero per posare ancora di più, ma le forze fresche e i cambiamenti per ora (ancora) non portano una svolta sostanziale. La musica degli Zonaria resta per lo più monotona, i riff generici, i ritmi ripetitivi, e le faccette truccate dei membri sono cattive quanto i vampiri di Twilight. Insomma, niente. Sono curioso di sapere cosa avranno da dire gli Zonaria col terzo disco, in uscita a breve, ma stavolta gli svedesi in questo pacchetto non c’entravano granché.

Non c’è due senza tre, si dice, e la serata è decollata davvero solo con il terzo gruppo, a un ritmo e con uno stile assassini, come sanno farlo solo i pazzi del death/thrash tedesco Dew-Scented. I ragazzi hanno pubblicato da poco il loro ottavo colpo, Invocation (i titoli degli album dei Dew-Scented iniziano con la lettera I fin dall’esordio Immortelle), a dimostrazione che i tedeschi non conoscono pietà e non hanno nessuna intenzione di fermarsi. E se questo vale per la parte in studio, vale ancora di più per i live, una bomba energetica di thrash spietato. I tedeschi hanno sfoderato un fantastico blitzkrieg thrash in quaranta minuti che, tra l’energia dell’ottimo frontman Leif, la velocità adrenalinica e gli inni thrash folli e aggressivi, sono volati più in fretta di un Hans bavarese che si ingoia una salsiccia e si scola una birra. Anche i Dew-Scented, come gli Zonaria, prima del tour non hanno avuto fortuna, perché li ha lasciati il chitarrista Martin Walczak, ma nessun problema: da bravo collega è corso in aiuto dei fratelli del thrash il chitarrista di un’altra leggenda del thrash tedesco, Michael Hankel degli Holy Moses. Michael ha suonato tutti gli assoli con una sicurezza incredibile e sfornato una brutale collezione di riff, e la band ha curato un’ottima scelta di pezzi. Era il momento di presentare i nuovi brani (Arise From Decay), ma ovviamente i colli li hanno scossi di brutto anche i classici di ferro alla Cities of the Dead, Turn to Ash e la conclusiva Acts of Rage. Un concerto folle di una band folle, che meritava una reazione migliore dal pubblico italiano miserello, che qualche mosh ogni tanto lo ha pure fatto, ma sembrava più che altro dei bambini che giocano nella sabbiera. Ma i Dew-Scented dal vivo semplicemente non sanno essere brutti! Fenomenali!

Dal momento in cui i Dew-Scented sono saliti sul palco è stato solo un crescendo, soprattutto quando è toccato alla band olandese di origini israeliane, maestri del “mesopotamian blackened thrash” metal, i Melechesh. La band guidata dal carismatico frontman Ashmedi ha regalato un’ora abbondante di viaggio mistico e occulto tra miti e leggende sumere e mesopotamiche, e in un modo che dal vivo spiega chiaramente perché negli ultimi uno-due anni questa band sia schizzata così in alto dall’underground. Se con i primi tre album i Melechesh nuotavano ancora nell’oscurità, con il disco precedente, il capolavoro Emissaries, sono saliti tra i nomi più grandi e rispettati del genere, e con il nuovo magnum opus The Epigenesis, uscito per Nuclear Blast, hanno consolidato la forma fenomenale e l’ascesa tra i grandi nomi del black metal. La band ha avviato senza pietà una macchina ben oliata che sputava una mazzata dopo l’altra. La scaletta era fatta per lo più di pezzi del nuovo album e di Emissaries, mentre il viaggio più lontano nel passato è arrivato fino all’album Sphynx con Triangular Tattvic Fire. Di sicuro ci sarebbe stato bene qualche pezzo in più, per esempio Genies, Sorcerers and Mesopotamian Nights, e su un’epica tipo Caravans to Ur possiamo probabilmente solo sognare (anche se la band promette che dal vivo ogni tanto suonerà anche l’EP di 11 minuti The Epigenesis). La band ha dimostrato che nei Melechesh contano davvero tutti gli strumenti; il batterista Xul ha riempito con dignità le scarpe del precedente batterista Proscriptor (Absu), le pelli sotto i suoi colpi soffrono come schiavi frustati. Sorprende che in una black metal band anche il basso abbia un ruolo importante, ma la cosa più bella è senza dubbio ascoltare le linee di chitarra mozzafiato di Ashmedi e del chitarrista che per questo tour ha sostituito il titolare Moloch (e sì, ecco la terza band con problemi di formazione). I due si passavano assoli fantastici e linee da calci in culo come niente fosse, e Ashmedi ha pure confezionato una prova vocale splendida. I Melechesh hanno davvero tenuto un concerto per cui il pubblico avrebbe dovuto mangiargli in mano, ma ancora una volta il pubblico italiano si è rivelato il più ingrato in giro. Per questo non si è meritato nemmeno il solito trucchetto di Ashmedi, in cui Xul gli passa la sua bacchetta e Ashmedi ci suona un assolo. Comunque sia, i Melechesh hanno dimostrato perché in questo momento sono uno dei nomi più rispettati del metal: musica, performance e attitudine sono a un livello così alto che in futuro si meritano solo e soltanto ancora più “gloria”.

Per un finale unico di una serata unica, mentre l’Egitto è scosso dalle proteste contro una leadership politica corrotta, ci hanno pensato i giganti del death metal Nile, che col tour Those Whom the Gods Detest Part II ricordano all’Europa i fasti dei potenti faraoni egizi. E potenti come faraoni sono saliti monumentali sul palco i membri di una delle death metal band più venerate di tutti i tempi. Caffèèèèèè!!!! Ups… Kafiiiiiiiir!!! ha urlato in modo fenomenale l’ottimo Dallas Toler-Wade, ora con la testa rasata, e l’ora di razzia dei faraoni egizi in Italia è cominciata con il brano d’apertura del nuovo disco Those Whom the Gods Detest. Una bella sorpresa già all’inizio l’ha data il bassista Chris Lollis, che dopo tre anni nella band (membro a pieno titolo dall’anno scorso) a quanto pare ha ottenuto un ruolo vocale alla pari di Dallas e Karl, visto che forse a lui sono toccate più linee vocali che al duo di chitarristi. Cosa non per forza negativa, perché Lollis ha un growl brutale e un po’ più alto, degno di un faraone. Così i Nile dal vivo, con tre voci che si alternano, garantiscono una varietà e una dinamica fantastiche, ma il posto centrale lo occupa comunque l’incredibile Toler-Wade, che oltre al growl degno del nome di Ramses cura anche linee di chitarra pazzesche e con il collega Karl Sanders forma una delle coppie di chitarristi death metal più uniche del momento. Le voci brutali, basse e profonde di Karl suonano come qualcosa uscito dai peggiori incubi di H.P. Lovecraft, e George Kollias pesta sulla batteria come se dettasse il ritmo a migliaia di persone che frustano gli schiavi durante la costruzione delle possenti piramidi. Purtroppo stavolta l’esibizione della band americana è stata breve, ma proprio per questo ancora più dolce: la maggior parte dei pezzi veniva dal nuovo disco, e il cuore era di certo la fantastica title track. Con gli altri pezzi i Nile ci hanno portato a spasso lungo le rive del gigantesco Nilo, suonando almeno un brano da ogni disco; io personalmente dell’album Ithyphallic avrei preferito sentire, al posto della title track, la bomba death metal di tre minuti Papyrus Containing the Spell to Preserve Its Possessor Against Attacks from He Who Is in the Water, e di sicuro non mi sarei tirato indietro davanti a qualche pezzo in più, per esempio almeno Ramses Bringer of War. Si sono fatti una sega in onore di tutti gli dèi, non solo di quello della guerra, e hanno mostrato cos’è una lezione di vero death metal. “We Are They Whom the Gods Detest!”

Cosa dire in chiusura? Questo pacchetto di tour valeva eccome la pena, il lineup era eccellente, e le esibizioni di Dew-Scented, Melechesh e Nile sono da leccarsi tutte e dieci le dita. Però non mi dà pace il pensiero di come sarebbe andato questo concerto da noi. Il pubblico sloveno avrebbe dato alle band una risposta tale che quello italiano, patetico, non potrebbe che nascondersi e d’ora in poi andare solo ai concerti delle power metal band italiane.

Foto: Nina Grad

Scaletta

Dew-Scented:
1. Intro
2. Downfall
3. Arise From Decay
4. Turn To Ash
5. Cities Of The Dead
6. Never To Return
7. Critical Mass
8. Soul Poison
9. Condemnation
10. Acts Of Rage

Melechesh:
1. Illumination – The Face of Shamash
2. Sacred Geometry
3. Deluge of Delusional Dreams
4. Ladders to Sumeria
5. Grand Gathas of Baal Sin
6. Triangular Tattvic Fire
7. Ghouls of Nineveh
8. Rebirth of the Nemesis

Nile:
1. Kafir
2. Sacrifice Unto Sebek
3. Hittite Dung Incantation
4. Serpent Headed Mask
5. Ithyphallic
6. Those Whom the Gods Detest
7. The 4th Arra of Dagon
8. Permitting the Noble Dead to Descent to the Underworld
9. Sarcophagus
10. Lashed to the Slave Stick
11. Black Seeds of Vengeance

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