Il grande John Waite sbarca a Trieste (2011)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Dom pristaniških delavcev (Teatro Miela) / Trieste / Italia
Data del concerto: 05.05.2011
Pubblico: 300 persone
Prezzo del biglietto: 26,00€
John Waite, grande voce AOR dell’età d’oro degli anni Ottanta, noto soprattutto per l’evergreen Missing You, per una solista di successo e per la breve parentesi nel super gruppo AOR Bad English, a gennaio di quest’anno ha pubblicato il nuovo album in studio “Rough And Tumble” (2011, Frontiers Records).
“Rough And Tumble” è un’ottima nuova prova per Waite, con cui John ha finalmente chiuso un lungo periodo di quattro anni trascorsi dal predecessore “Downtown: Journey Of A Heart” (2007). È passato un bel po’ da quando John si è trasferito dalla Gran Bretagna negli USA. Di quello che oggi lo lega ancora alle sue vecchie isole britanniche gli è rimasto soprattutto il vero accento inglese, come ha fatto notare alla conferenza stampa del pomeriggio, tenuta prima del suo show nel foyer della sala.
La prima parte della serata è toccata alla formazione di casa, gli AbbaZabba. Solo per l’occasione la band si è presentata in duo e, in versione “ridotta all’osso”, ha sorpreso alla grande. Per tutti gli amanti delle band dal sound “malinconico”, a partire dai R.E.M., passando per un Jeff Buckley, fino alle robe alter rock di oggi che “ricalcano” l’uso di chitarre semiacustiche dal suono organico, in stile “vecchia scuola alla The Byrds”. Voce eccellente, ottima padronanza dei versi in inglese. Per un italiano, davvero notevole. Una voce potente con una leggera sfumatura gutturale, che ha convinto con un’interpretazione intensissima e ha dominato per 40 minuti. Sono volati via in un attimo. A tutti gli amanti dell’indie rock contemporaneo consiglio di dare un ascolto a questa band. Non ve ne pentirete. Per l’Italia, quando si parla di indie rock, è sicuramente un livello superiore! Anche se a dirla tutta, gli AbbaZabba starebbero bene sul palco come gruppo spalla degli U2, non prima della musica di impronta rock melodico di John Waite.
John Waite si è presentato con un accompagnamento classico. Un quartetto, insomma. John Waite (voce), Kyle Cook (chitarra), Tim Hogan (basso) e Rodger Carter (batteria). In realtà la sezione ritmica è rimasta invariata. Con lei John si era già fatto vedere a Graz due anni fa, dove la squadra di RockLine, ovviamente, non se lo era lasciato scappare. Il nome nuovo della formazione è il chitarrista Kyle Cook, arrivato da John dai Matchbox Twenty e subentrato così al predecessore Jimmy Leahy.
La piccola sala è evidentemente pensata per spettacoli di marionette e burattini. Ha qualche lucina soffusa, così all’atmosfera intima da “cabaret” ci si è pensato. Per fortuna le sedie in platea erano belle piene, mentre la balconata, che di posti ne darebbe ancora per un centinaio di persone, è rimasta completamente vuota. Ma è bastato per dare un senso di calore e di voglia di esserci.
John attacca subito con il disco d’esordio “Ignition” (1982) e il brano Change. Dritto, senza giri di parole, con un atteggiamento rock diretto! Il colpo d’occhio era in realtà quello standard. John, a cui in due anni dal nostro ultimo incontro è ricresciuta una folta chioma, di nuovo in abito elegante! Alla sua sinistra il bassista Tim Hogan, che potrebbe sostituire uno qualsiasi dei fratelli Ramones, dietro il batterista Rodger Carter con il cappello e alla destra di John il “ragazzino rockabilly” Kyle Cook, che qualcuno potrebbe pensare capitato per sbaglio al concerto sbagliato (per via del look)! La band ha vissuto un piccolo trauma il giorno prima a Monaco di Baviera: dopo lo show i ragazzi sono rimasti senza due chitarre e due amplificatori. Già. Evidentemente anche in Germania si ruba ancora allegramente. Comunque, la Gibson Les Paul rosso ciliegia di Kyle a quanto pare non sono riusciti a fregargliela, visto che il chitarrista l’ha brandita con maestria anche al concerto di Trieste.
John Waite ha confermato che la sua voce ha conservato tutte le caratteristiche di un grande cantante rock. Timbro riconoscibile, sofisticatezza straordinaria, soprattutto espressiva nei momenti più quieti, come i cupi Sucide Life e Downtown, che John ha presentato come pezzi più pesanti, ma che la band suona molto volentieri dal vivo. Subito all’inizio ha buttato benzina sul fuoco la cover dei The Babys Back On My Feet Again, mentre l’album “Rough And Tumble” ha avuto la sua incarnazione con l’esecuzione di Evil, Mr. Wonderfull e Better Of Gone. Verso la metà la sala si è animata grazie al classico dei Bad English Best Of What I Got. Nella seconda metà del concerto John torna al nuovo album con Love’s Goin’ Out Of Style e If You Ever Get Lonely. Dopo l’assolo di batteria, che serviva più o meno a far prendere fiato al resto del trio, i ragazzi tornano sul palco. Ognuno con la sua bottiglia di birra, senza dimenticarsi di portarne una anche a Rodger Carter, che nel frattempo ansimava dietro i tamburi. Ouverture e via con il mega hit di John, Missing You. Interessante il fatto che Kyle abbia rielaborato il riff d’apertura alla chitarra, suonando l’accordo iniziale in minore. Appena John è entrato con la voce, anche Kyle ha piazzato l’accordo giusto. L’effetto ottenuto con questa variazione ha superato la prova a pieni voti! Come previsto, a quel punto abbiamo toccato il picco di rumore nella sala, che si è mantenuto anche con la successiva, ottima nuova Rough And Tumble. La sorpresa più bella della serata è stata Whenever You Come Around, che nell’originale appartiene al “countryista” americano Vince Gill. Ovviamente John l’ha affrontata in chiave rock. L’intensità del concerto ha mantenuto il suo ritmo incandescente anche nel bis d’obbligo, quando sono risuonate Every Time I Think Of You e la conclusiva Head First, dei The Babys di John.
Un’ottima scaletta, tutta al servizio della promozione del nuovo album, in un’atmosfera intima da club, con un’acustica eccellente. Un’ora e tre quarti di musica a pieno regime. Curioso che John non dia alcuna attenzione alle tastiere. Gli basta un accompagnamento rock n’ roll crudo. John è un interprete eccellente e uno straordinario attore da palcoscenico, che con carisma e movimenti dinamici conquista in un attimo. Regge ancora in modo convincente, all’altezza degli alti standard vocali richiesti, tutte le tessiture. Dosa benissimo i versi con emozione e fa salire con astuzia la teatralità dei brani. Di certo non rinuncia nemmeno alle spezie ereditate dagli acrobati del soul, con cui nobilita magistralmente i singoli versi e alza così la dinamica dell’esecuzione dal vivo.
È stata una di quelle rare serate in cui tutti gli amanti del rock melodico e dell’AOR hanno avuto pane per i loro denti. John Waite è oggi l’unico musicista che può far felici gli appassionati con esecuzioni dal vivo dei Bad English e dei The Babys. Già solo per questo, per un vero rocker andare a un suo concerto è un obbligo. Se poi ci aggiungi gli ottimi lavori da solista in studio, non c’è motivo al mondo per cui qualcuno dovrebbe mancare. Quest’anno dalle nostre parti non ci sono molti concerti di band di rock melodico, perciò la visita di John Waite ha portato un po’ di gioia ai pochi “ancora in vita” fan dell’AOR, tra i quali c’erano parecchi spettatori di questo concerto arrivati anche dalla Slovenia. John Waite resta dunque in forma straordinaria. Speriamo che continui con successo la promozione del suo nuovo lavoro in studio e che la strada lo riporti il prima possibile (almeno) vicino alle nostre contrade.
foto: Aleš Podbrežnik
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