Anche il cielo piange, quando un lamento stregato porta il gelo sul pianeta silenzioso…(2011)

0 5

Autore: Rok Klemše

Luogo: Channel Zero, Lubiana
Data del concerto: 06.06.2011
Numero di spettatori: 0

Per cominciare, chiariamo che l’autore di questo report ascolta piuttosto regolarmente due delle tre band che hanno suonato nella serata raccontata qui sotto, durante i viaggi quotidiani in autobus da casa al lavoro e ritorno, che in totale fanno quasi due ore. Se tra i lettori c’è qualcuno che si sposta ogni giorno coi mezzi pubblici, probabilmente può confermare che 50 minuti di viaggio (con la colonna sonora giusta) ti portano in uno stato quasi trascendentale, a metà strada tra sonno, meditazione e viaggio (mentale) per le distese dell’universo…

Torniamo col pensiero a quella sera, quando, organizzati dai nostri cari “Smrdljivkčov” a Metelkova, nel tradizionale tempio black metal Channel Zero sono approdati gli americani Abigail Williams, i tedeschi Thulcandra e i norvegesi del nord Iskald. Visto che, qualunque sia la stagione, il black metal col sole e il bel tempo c’entra poco, quel pomeriggio il cielo sopra Lubiana e dintorni ha rovesciato acqua senza pietà, come se volesse lavare via tutta la sporcizia del mondo e permettere un viaggio pulito e indisturbato attraverso le sfere della (stra)ordinarietà musicale. Nonostante il maltempo, il fatto che fosse martedì e che le band in cartellone da noi non abbiano proprio un pubblico sterminato, per Metelkova si aggirava (a occhio) una quarantina di metallari.

Poco dopo le nove di sera, davanti al pubblico radunato in sala, ha attaccato il duo Iskald, formato da Simon Larsen (chitarra, voce) e Aage Andre Kleking (batteria), che per il tour si è ovviamente armato di un altro chitarrista e di un bassista. Il duo, che già dal nome fa capire di venire più o meno dal nord della Norvegia, è una band black metal molto atipica. La musica è varia, con influenze di altri generi del metal, in una certa misura perfino positiva e quasi allegra, ma allo stesso tempo estremamente fredda, distaccata e oscura in modo ultraterreno. Davanti a un pubblico di una trentina di teste, tranquillo e silenzioso durante l’esibizione e che tra un pezzo e l’altro premiava la band con applausi quasi accademici, i ragazzi ci hanno cullati nell’abbraccio di un gelo davvero glaciale che arriva da mondi lontani, che ognuno può interpretare a modo suo e che alla lunga pochi sopravvivono senza conseguenze. Con una carrellata sulla discografia dei quattro dischi usciti (con un occhio di riguardo per “The Sun I Carried Alone”, di quest’anno, un’ode metal al freddo e a un mondo disumanizzato) ci hanno portato a Lubiana un pezzetto di nord che ha toccato tutti i presenti in sala e che per una buona mezz’ora, sulle onde di chitarre brutali, basso martellante e batteria mitragliante, ha spazzato via tutta la porcheria del mondo. La voce bestiale, capace di spaventare persino un branco di lupi affamati in mezzo a una bufera di neve, è stata la ciliegina sulla torta di riff black, death e thrash metal che i ragazzi impacchettano in un pacco sostenuto da una batteria fantasiosa e da un basso deciso, e lo servono con una freddezza tale che chi è al concerto sente tutta l’energia che mettono nello scrivere i pezzi. Secondo me alla band non importa granché della reazione del pubblico, perché la musica è più che evidentemente scritta perché piace a chi la suona, e a chi ascolta resta la scelta: o ti godi o te ne vai. Tranquilli, noi ci siamo goduti tutto!

Come secondi sono saliti sul palco i tedeschi Thulcandra, che si sono presi il nome dal Pianeta Silenzioso della Trilogia Cosmica di fantascienza dello scrittore britannico C.S. Lewis, che già mezzo secolo fa prediceva che il futuro dell’umanità è possibile solo su altri mondi, sia mentali che fisici. Dal punto di vista musicale il gruppo (progetto?), di cui fanno parte anche membri dei maghi del technical death metal Obscura e dei melodic black metaller Dark Fortress, si ricollega alla straordinaria eredità che Jon Nodtveidt ha lasciato a questo mondo con la sua band di culto Dissection. La musica di Obscura la descrive molto bene un commento letto su uno dei forum metal: “Thulcandra so fuknjeni. Če bi bil Jon od Dissection še živ bi še enkrat naredu samomor. (by Haliaetum)”. I ragazzi ci hanno suonato la maggior parte dell’unico album finora, Fallen Angels Dominion, e per chiudere il set di 40 minuti hanno sparato anche il classico dei Dissection The Somberlain, lasciando senza parole il pubblico più numeroso della serata (cinquanta di noi), con la bava che colava dagli angoli della bocca, mentre volevamo continuare il viaggio musicale verso pianeti sconosciuti e sfere mentali per almeno un altro anno. Decisamente la band vincitrice della serata, con tutti i membri che padroneggiano i loro strumenti alla perfezione. È difficile descrivere l’atmosfera in sala, dove si spandeva un profumo di erba e la maggior parte del pubblico era piuttosto statica, ma solo a livello fisico: nella testa eravamo sicuramente tutti lontano, lontanissimo, sulle onde della musica, e tra un pezzo e l’altro ci risvegliavamo un po’ stralunati dalla trance, premiando la band con applausi e urla. Sicuramente una band da piccoli palchi e piccoli club, perché suona una visione del black metal troppo intima per poter prendere vita appieno e senza sbavature sui grandi palchi dei festival. Chi non c’era può leggersi un libro sulla meditazione e mettersi ad allenarsi; noi altri ci mettiamo in MP3 un pezzo qualsiasi dei Thulcandra, le cuffie nelle orecchie, premiamo “play” e, in stato di trance totale, partiamo per un viaggio nelle profondità dell’anima…

Per chiudere una serata veloce e precisa sono saliti sul palco gli Abigail Williams, che tra tutte le band sentite quella sera sparano il black metal più “classico”, che si rifà in buona parte alla tradizione della scuola scandinava. Anche se ero scettico su cosa potessero mostrare questi ragazzi dopo due esibizioni così perfette come quelle delle band di supporto, si è visto che anche gli americani dal vivo sono musicisti davvero eccellenti, e la loro musica era l’ideale per riportarci con i piedi per terra dopo i viaggi musicali a cui abbiamo assistito quella sera. La band, che finora ha pubblicato solo due dischi e un EP, per fortuna ha lasciato in pace il materiale davvero degli esordi, in cui flirtava anche con altri generi del metal (beh, se vogliamo essere un po’ clementi e metterci dentro anche il metalcore), e ha tirato fuori un’esibizione molto energica. Dal vivo la loro musica prende vita molto meglio ed è più varia che su disco, e anche se la band probabilmente si aspettava una reazione più rumorosa, il pubblico, ormai già un po’ diradato, ha seguito il concerto in modo piuttosto tranquillo, in perfetto stile con tutta la serata, premiandoli tra un pezzo e l’altro con applausi corretti, così alla fine di questa passeggiata tra i due dischi della band erano sicuramente soddisfatti tutti, band e pubblico.

Abbiamo assistito a un pacchetto ideale per una serata di martedì, che posso descrivere con una sola parola: perfetto. Sicuramente erano contente anche le band, che fuori dalla sala si sono fermate a lungo a chiacchierare con chi era venuto al concerto, e non possiamo che sperare di avere ancora la visita di gruppi che suonano black metal in modo così interessante e vario, che cercano ispirazione per i testi nella psiche umana (probabilmente anche nella propria) e che dimostrano ogni volta che il metal può essere anche una musica estremamente intelligente.

Foto: Nina Grad

Galleria fotografica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie