Our World Died Yesterday

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Autore: Sandi Sadar Šoba

Artista: Nikki Louder
Etichetta: Moonlee Records
Uscita: 2011
Durata: 36:43
Voto: 4.5/5

Impossibile giudicare a colpo d’occhio o riempire le pagine di elogi o stroncature da manuale: per valutare Our World Died Yesterday serve un po’ più di impegno e di tempo, se vuoi capire tutto quello che ti viene offerto negli strati elettrici di uno dei dischi più rumorosi dell’anno. I Nikki Louder sono portabandiera avanguardisti del rumore? Forse, ma di sicuro questi garage rocker di Kamnik sono di anno in anno un fattore sempre più importante nel definire la qualità della scena club slovena, che peraltro semina con successo anche fuori dai confini di una patria troppo stretta e poco abituata al rumore. Per una band di questo calibro, l’underground di casa propria è semplicemente troppo angusto e troppo poco aperto.

Dal 2007, quando il cantante e chitarrista Blaž Sever e la coppia di fratelli formata dal batterista Luka e dal bassista Peter Cerar hanno rotto per la prima volta il ghiaccio della creazione musicale, i ragazzi di Kamnik possono vantare un EP molto apprezzato, Silent Bird, un album uscito due anni fa, Alain, I’m Sorry, e ora questo freschissimo portatore di rumore caotico, Our World Died Yesterday. La combinazione catartica tra la visione del punk dei Nirvana, la passione di Sonic Youth e At The Drive in e la voglia di decibel per coprire il mondo intero genera una base tutta sua di rock godibile e saturo di suono. Forse ricordano l’età dell’oro degli anni Novanta, quando il mondo veniva scolpito da quegli anticonformisti musicali ormai mezzi dimenticati. Il tempo per l’alternativa rock era maturo, le norme del lecito saltavano con aria di sfida, e la musica, attraverso il concetto tutto sommato benigno di grunge e alternative, si liberava dalla schiavitù delle forme pure e delle mode, mentre sotto un aspetto apparentemente trasandato, di minimalismo visivo, si scriveva la storia della sperimentazione sonora, che dura ancora.

La musica degli anni Novanta e del tardo Ottanta è solo l’impalcatura a cui si appendono i contorni del nuovo millennio, in modo testardamente autoctono. I Nikki Louder sono l’equivalente sloveno di queste correnti e, nonostante il salto temporale, la loro espressione musicale è ancora come non mai attuale e al passo coi tempi. È rivolta e insieme tentativo artistico di servirti qualcosa di fresco, anche se ti ricorda qualcosa di mezzo dimenticato, ma attenzione: i Nikki Louder hanno un paio di palle tutte loro e un’identità tutta loro, che non imita il passato per il gusto di imitare!

Tre lavori in studio sono senza dubbio un buon biglietto da visita per considerare i Nikki Louder un fattore più credibile nel cielo musicale sloveno, anche se la quantità non è sempre garanzia di qualità: spesso accade esattamente il contrario. I Nikki Louder, nonostante tutto, hanno confermato di avere ancora qualcosa da dire dopo l’esordio sulla lunga distanza Alain, I’m Sorry. La prova è questo lavoro post punk, Our World Died Yesterday, un disco di un tipo particolare. Dosi ancora più massicce di rumore suonano a prima vista anarchiche, rumorose e sgangherate, mentre gli sfoghi energici della libido musicale dimostrano che per un suono eccezionale bastano una chitarra ben accordata, una distorsione grassa e rombante, un bel set di casse e amplificatori e una testa piena di idee non censurate. I Nikki Louder sono surrealisti che, abbandonandosi in modo compatto agli impulsi interiori, tessono un velo sperimentale di riff eccezionali e, nel peggiore dei casi, di un tuono comunque molto ascoltabile; sotto gli strati di fischi e fruscii si nasconde uno strato musicale eccezionalmente godibile. Da questa serie di nove brani sprizzano passione ed eruttiva inventiva istintiva. E la chimica si intreccia fin dal primo istante della febbre crescente di Hyperchimp, a cui segue una serie di brani eccezionali come Hipsters, Elephant, il già ben collaudato nei club Yo Voy, l’inno all’attrice Audrey Horne e, tra i meno devoti al rumore, senza dubbio il cerotto per nulla pretenzioso sulla tua anima: il brano conclusivo Quiet Buzz. I candidati a più grande hit del disco sono tanti quanti i brani, ma più che i frammenti singoli, quello che ti porta avanti durante mezz’ora di volo sulle ali della creatività è l’insieme, che sta in piedi solido e organicamente collegato. I Nikki Louder suonano compatti e fluidamente legati, e già la serie di accordi di apertura di Hyperchimp dimostra che in questi due anni i ragazzi hanno rinunciato anche all’ultima briciola di, se proprio vuoi, commerciale, mentre l’orgasmo sonoro duro e puro incolla un enorme cerotto sull’anima altrimenti piuttosto annoiata di ogni amante dell’estetica controversa. Oltre al classico CD ti danno la scelta anche del classico vinile, caro ai collezionisti e più caldo. Su entrambi c’è lo stesso carico di energia devastante e di prepotente aggressività primordiale. Per un cazzotto in testa perfetto basta un set minimalista dei ritmi più elementari, che non martellano, non straparlano e non si dilungano. Il suono è devastante e sfacciatamente sporco e dolce, adatto sia a un ascolto a rate sia a una sbronza immediata, tutta d’un fiato, mentre il disco si chiude sul piano lirico in un equilibrio perfetto tra buio e luce, e oltre alla sordità ricevi una penetrazione sonora semplice e completa.

L’apocalisse non ci stanca mai, vero? Stavolta, però, la fine del mondo si presenta in modo per nulla alla R.E.M., un po’ più cupa e sinistra. Con il loro secondo lavoro sulla lunga distanza, i Nikki Louder hanno confermato di essere una band a cui vale la pena restare attenti e a cui riconoscere più del semplice successo per uno sbarco azzeccato sui tuoi sensi e sulle tue sinapsi. Con il sudore e il sangue del loro imperativo DIY hanno costruito un lavoro grazie al quale la loro stella può brillare ancora più luminosa e orgogliosa. Le ragioni sono l’autoctonia, l’efficacia, la ribellione, l’energia, la pienezza e l’innovazione nel ridefinire il concetto di garage del XXI secolo. Senza gonfiature, arroganza e pose da artistoidi, migliorano di anno in anno, e la prova empirica di un gradino in più sulla scala della crescita personale è senza dubbio il loro miglior album finora: Our World Died Yesterday.

Formazione

Blaž Sever – chitarra, voce
Peter Cerar – basso, tastiere
Luka Cerar – batteria

MUSICISTA OSPITE:
Gredoč – armonium in Quiet Buzz

Produzione

Gredoč & Nikki Louder

Tracklist

1. Hyperchimp
2. Elephant
3. Hips Like Elvis
4. Hipsters
5. Oversized Sunglasses
6. Yo Voy
7. Audrey Horne
8. Attacked
9. Quiet Buzz

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