Brutal Assault 2011 (primo giorno): un inizio di festival brutale
Autore: Rok Klemše
Foto: Nina Grad
Luogo: Fortezza militare di Josefov, Jaroměř, Repubblica Ceca
Data del concerto: 10.08.2011
Numero di spettatori: 15
È passato un altro anno ed è di nuovo tempo di andare a trovare uno dei più grossi festival europei specializzati in metal estremo. Il Brutal Assault ceco, che si tiene nella location unica dell’ex fortezza militare di Josefov, a un tiro di schioppo da Jaroměř. L’edizione di quest’anno, la sedicesima, ci ha chiamati ancora una volta con un cartellone di band estreme di tutto rispetto, bevande e cibo a prezzi stracciati e l’esperienza unica di un festival ceco. Prima dell’inizio ufficiale di giovedì, per il secondo anno di fila gli organizzatori hanno messo in piedi un warm-up la sera prima, che ha confermato ancora una volta che i cechi il metal proprio non lo sanno suonare. Band più clichè, generiche e prive di idee di Čad, Stiny Plamenu, Silent Stream of Godless Elegy non avrebbero potuto sceglierle nemmeno volendo. La serata di mercoledì è stata quindi un momento di relax prima di tre giorni tosti: dopo ore di viaggio ci stavano bene giusto una birra o due e poi il comfort della tenda.
Il primo giorno di festival è partito presto, visto che la prima band interessante è salita sul palco già all’ora di colazione. Al posto delle uova strapazzate, i Nervecell degli Emirati Arabi Uniti ci hanno servito una porzione bella abbondante di death/thrash metal vario, dinamico e brutale. Ed è un piacere vedere e sentire che anche in Medio Oriente sanno suonare un thrash vario, tecnicamente complesso e maledettamente incisivo, sostenuto da parti death metal blasfeme e dai growl brutali del frontman James. Nei Nervecell si sente bene che vengono dalla vecchia scuola di band come Exodus, Slayer e Morbid Angel, ma si inchinano con rispetto alle loro influenze e non suonano come una banale copia dei loro padrini. I Nervecell hanno dato più spazio all’attuale album Psychogenocide, che rispetto al debutto segna un progresso notevole per la band, e con buone esibizioni come questa al Brutal Assault i ragazzi si stanno costruendo sempre più saldamente la strada verso un futuro che, a quanto pare, è promettente. I Nervecell ci hanno regalato una bella ginnastica mattutina e ci hanno scaldato alla grande per tre giorni di attacchi brutali ai nostri timpani… che aspettavamo con gioia.
La band successiva, a cui ho dato solo una sbirciata veloce con occhi e orecchie, perché queste ultime non ce la facevano più, ha confermato le mie basse aspettative. I nintendocore metallari Horse the Band hanno messo in scena una delle esibizioni più strane (nel senso peggiore possibile) del festival, con il loro metalcore disperato che “migliorano” ulteriormente con forzati suoni di tastiera pseudo 8-bit. Una sodomizzazione peggiore le mie orecchie non la subivano da un bel pezzo.
Per fortuna la scatenata esibizione degli americani Skeletonwitch ha rimediato in modo deciso al saporaccio di vomito che i Cavalli mi avevano lasciato in bocca. Gli Skeletonwitch hanno suonato un concerto indimenticabile e tempestoso, che ha fatto a pezzi i colli di tutti i presenti sotto il palco. Gli americani questa volta hanno puntato solo su pezzi dritti in faccia, sparati come se niente fosse, e l’energia della band sul palco ha contagiato subito anche il pubblico, che seguiva con occhi e orecchie ben aperti. Gli Skeletonwitch nella loro musica mescolano alla grande la melodia rabbiosa del thrash e dell’heavy metal con aggressivi attacchi black metal, per lo più affidati al vocione grezzo di Chance Garnett. Gli Skeletonwitch hanno spremuto il massimo dai loro tre quarti d’ora, hanno suonato un’ottima scelta di pezzi e hanno presentato anche qualche brano del prossimo album Forever Abomination, in uscita tra un mese per la Prosthetic.
Dopo qualche birra, qualche bramborak, utopenec o langoš, su una pancetta piena e soddisfatta ci stava proprio bene una bella dose di death metal classico old school. Sul palco sono saliti i giganti olandesi del death metal, gli Asphyx. Ancora prima del primo vero colpo death metal, Martin Van Drunen si aggirava rilassato sul palco e si occupava del suono… naturalmente con l’immancabile sigaretta in una mano e la birra nell’altra. Il signor Martin Van Drunen era entrato nella storia del metal già con le sue urla sui primi due album dei leggendari Pestilence. Ma non è meno brillante il suo lavoro con la possente macchina da guerra olandese del death metal chiamata Asphyx, che ha suonato uno dei migliori concerti di questo Brutal Assault. Appena gli Asphyx hanno attaccato la prima nota del classico Vermin, ho avuto la sensazione che il cielo sereno e soleggiato si fosse oscurato in un attimo. In un’ora di esibizione gli olandesi hanno riportato la fortezza militare di Josefov ai tempi della sua piena prontezza al combattimento e, con riff apocalittici, voci malate di Van Drunen e una batteria a colpi di cannone, hanno dipinto d’un colpo la scena di un campo di battaglia apocalittico, devastato da una guerra totale. Le bombe cadevano da ogni parte mentre gli Asphyx infilavano un pezzo devastante dopo l’altro, dai classici M.S. Bismarck e The Rack fino alle macellerie brutali dell’album Death… the Brutal Way, Scorbutics e la title track. Il carismatico Van Drunen, che oltre a tirare fuori dalla gola i suoni più disumani in assoluto (che riesce a fare solo Tardy degli Obituary) è anche un frontman eccellente, si è mangiato il pubblico a colazione. Al punto che Van Drunen ha mostrato volentieri il dito medio al tempo strettamente contingentato, che gli Asphyx hanno sforato in chiusura con il classico Last One on Earth. Dopo il concerto degli Asphyx mi sentivo più o meno come se i ragazzi avessero lanciato una bomba a grappolo tra il pubblico e mi fossi beccato in testa un bel po’ di schegge. Meglio di come si descrivono gli Asphyx stessi nel pezzo Death… the Brutal Way non potrei chiudere: “Die by fucken Asphyx, ultra loud we slay. Skinned alive you humbly beg for, Death the brutal way!!!”
ASPHYX:
1. The Quest of Absurdity (Intro)
2. Vermin
3. Scorbutics
4. M.S. Bismarck
5. Death the Brutal Way
6. Wasteland of Terror
7. Asphyx (Forgotten War)
8. The Rack
9. Last One on Earth
Con gli Asphyx è partita anche la vera atmosfera da festival, che con le band successive è solo salita di livello, quindi valeva eccome la pena incollarsi sotto il palco. Dai suoni old school death/doom abbiamo fatto vela verso le acque del thrash classico di un terzo della sacra trinità del thrash tedesco, i Kreator. I tedeschi si sono portati dietro una scenografia imponente, così il palco si è illuminato in tutta la sua maestosità, che è esplosa ancora di più quando i Kreator hanno acceso la miccia con il primo riff di Hordes of Chaos. Lo scambio pirotecnico di riff aggressivi del duo Petrozza/Sami e il drumming brutale di Ventor hanno spinto fin dai primi momenti il pubblico sotto il palco in una danza altrettanto aggressiva. Tanto rispetto a Petrozza e alla sua banda, che dopo tanti anni di attività riescono ancora a vomitare tutta questa energia (creativa), che si vede al meglio proprio nel lavoro di chitarra dei Kreator. I tedeschi hanno proposto una scaletta che portano in giro da qualche anno, con l’aggiunta dei pezzi dei dischi nuovi ovviamente, ma è bello vedere che la band non vive solo di gloria passata, visto che la scaletta è arricchita abbondantemente da brani degli ultimi tre album, Violent Revolution, Enemy of God e Hordes of Chaos, e naturalmente non mancano gli eterni classici alla Pleasure to Kill, Phobia. Mille per fortuna stavolta non ci ha ammorbato con lunghi monologhi senza senso in un tedesco-inglese maccheronico, e il pubblico si è mangiato i tedeschi a colazione, visto che era la loro prima volta al Brutal Assault. La chiusura del concerto delle leggende tedesche è stata ovviamente classicissima, “time to raise zi flag of hate”, e la voglia di thrash rabbioso per il primo giorno era soddisfatta. I Kreator però potrebbero anche prendersi una pausa, una buona volta, visto che negli ultimi anni i palchi europei ne sono più che pieni.
KREATOR:
1. Hordes of Chaos (A Necrologue for the Elite)
2. Warcurse
3. Coma of Souls
4. Pleasure to Kill
5. Destroy What Destroys You
6. Voices of the Dead
7. Enemy of God
8. Phobia
9. Violent Revolution
10. Flag of Hate/Tormentor
Secondo me stavolta lo staff organizzativo del festival ha fatto un errore bello grosso, mettendo i tre nomi più grossi di questo Brutal Assault tutti nello stesso giorno e uno dopo l’altro. Organizzare un festival così monumentale non può certo essere facile, e gli organizzatori sono vincolati ai programmi delle band, che non di rado devono scendere dal palco e saltare direttamente sul bus per il festival successivo. Eppure forse band così grosse e influenti come il trio che segue si sarebbero potute distribuire in modo un po’ più ponderato, ma la leggendaria crossover band Suicidal Tendencies non l’abbiamo di certo schivata. Gli americani hanno portato al Brutal Assault la freschezza dello spensierato stile di vita americano da “eighties” e una fantastica energia da crossover positivo, in cui i padri del genere mescolano con tanto successo punk e thrash metal da decenni. Con l’inarrestabile colpo punk You Can’t Bring Me Down i Suicidal Tendencies hanno fatto capire subito al pubblico numeroso che ci aspettava uno dei migliori concerti del festival di quest’anno. E infatti Mike Muir e i suoi ragazzi hanno dimostrato che il tempo non li ha toccati nemmeno da lontano. L’ottima prova vocale di Mike è stata oscurata solo da lui stesso con i discorsi più fighi su fratellanza, unità e temi sociali, mentre Cyco Miko ha entusiasmato con un’energia esplosiva sul palco, dato che non è stato fermo un secondo. I musicisti che oggi formano la squadra dei Suicidal Tendencies sono ottimi strumentisti, che dimostrano di avere la musica nel sangue; sul palco, tra assoli heavy metal da capogiro, manca solo la folle presenza scenica del leggendario Rocky George, che comunque da anni viene sostituito con successo da Mike Clark. La sezione ritmica rodata ha garantito un groove contagioso e grasso come non mai, mentre i potenti cori gang vocal nei ritornelli hanno mostrato che i Suicidal Tendencies vengono dalla strada. Gli eterni classici del crossover thrash hanno creato un’indimenticabile atmosfera da “homie”, e con Possessed to Skate mi è venuta una voglia matta di rimettermi sotto i piedi quattro rotelline. E alla fine tutto quello che volevo era una Pepsi… ma purtroppo ho dovuto accontentarmi della Coca-Cola ceca, la Kofola (-non la consiglio-). SUICIDAL!
SUICIDAL TENDENCIES:
1. You Can’t Bring Me Down
2. Institutionalized
3. Join the Army
4. Subliminal
5. War Inside My Head
6. Assolo di batteria
7. Pledge Your Allegiance
8. Possessed to Skate
9. Two Sided Politics
Siamo diventati sardine sotto il palco quando è salito il nome più grosso del festival di quest’anno, i leggendari e inarrestabili Motörhead. Già durante il soundcheck, e quando sul palco si è srotolato l’enorme “backdrop” con Snaggletooth, la gente è andata in ebollizione e i cori di “Motörhead” e “Lemmy” sembravano non finire più. Il trio è avanzato sul palco nel buio e i timpani sono volati via quando Lemmy ha tirato le prime note sul suo possente Rickenbacker, rompendo denti e mascelle con il classico devastante Iron Fist. Le fondamenta della fortezza militare di Josefov sono state davvero sotto tiro, a rischio che tutta la fortezza crollasse su se stessa, perché un concerto più rumoroso quest’anno non l’avevamo sentito. E grazie a Lemmy che è così! I Motörhead si possono ascoltare solo a un volume tale che ti cola sangue dalle orecchie e ti si offusca la vista. I classici piovevano uno dopo l’altro, Lemmy, Phil e Mikkey li tiravano fuori dalle maniche come niente. A livello strumentale il trio è in forma smagliante: Phil Campbell sparava riff possenti e assoli mozzafiato con una leggerezza da piuma, mentre Mikkey Dee ha probabilmente fatto bollire da sola la birra nelle birrerie dei dintorni. Visto che i ragazzi non sono più giovanissimi, non c’era da aspettarsi chissà quali follie sceniche, ma il trio irradia una vera energia rock ‘n roll anche se se ne sta più stoicamente piantato in fondo al palco. L’icona Lemmy con la sola presenza incute timore reverenziale, e con l’ottima esecuzione di una bella scelta di brani da tutte le epoche dei Motörhead ha giustificato ancora una volta il nome di uno dei musicisti più rispettati e influenti di tutti i tempi. Del resto non potrebbe essere altrimenti per l’uomo che ha scritto i versi più metal e più fighi di sempre: “If you squeeze my lizard/I’ll put my snake on you”. Ovviamente si tratta strettamente delle inclinazioni erpetologiche di Lemmy. Nonostante il suo status, anche Lemmy è solo un essere umano e quest’anno compirà la bellezza di 66 anni. A questa età la maggior parte della gente è già due metri sotto terra a spingere su le margherite, mentre Lemmy con la sua macchina inarrestabile marcia avanti senza compromessi. Ma stavolta verso la fine del concerto al signor Kilmister l’energia è mancata, in modo visibile e udibile, e durante il ritornello di Killed By Death ha cantato la sua parte con parecchia fatica. Evidentemente i cechi non hanno provveduto all’immancabile Jack Coke e al pacchetto di Marlboro rosse. Ma per parafrasare le grandi sagge parole di Chazz dal film Airheads: Lemmy È Dio!
MOTORHEAD:
1. Iron Fist
2. Stay Clean
3. Get Back In Line
4. Metropolis
5. Over the Top
6. One Night Stand
7. Rock Out
8. The Thousand Names of God (/w Guitar Solo)
9. I Know How to Die
10. The Chase Is Better Than the Catch
11. In the Name of Tragedy (/w Drum Solo)
12. Just ‘Cos You Got the Power
13. Going to Brazil
14. Killed by Death
15. Ace of Spades
16. Overkill
In tutt’altro genere di esperienza ci ha mandati, con un’esibizione di altissimo livello, la leggendaria macchina del death metal Morbid Angel, per una passeggiata attraverso tutti e nove i cerchi dell’inferno. La grande incognita era come se la sarebbero cavata sul palco i patriarchi del death metal, visto che l’album uscito da poco, Illud Divinum Insanus, è più blasfemo di quanto lo siano i Morbid Angel stessi… o meglio, il seguito dell’alfabeto atteso per tanti anni è un’enorme, disperata delusione. Preoccupava anche il fatto che, per un infortunio alla schiena (o forse per i ritmi techno del nuovo disco), fosse assente il grande batterista Pete “Commando” Sandoval, sostituito per ora dall’incredibilmente preparato dal punto di vista tecnico Tim Yeung. Ma tutti i dubbi che nel 2011 riescono a nascere attorno ai Morbid Angel sono stati spazzati via dai primi istanti del classico Immortal Rites, con cui i Morbidi ci hanno scuoiato vivi! I pionieri del death metal dal vivo suonano ancora devastanti come uno tsunami, infernali come LaVey e Crowley messi insieme e distruttivi come i pezzi di merda su Illud Divinum Insanus. Eeeeem… come un terremoto. I Morbidi, guidati dal carismatico cantante e bassista David Vincent, ci hanno spedito con un classico dopo l’altro sempre più in profondità nel sottosuolo e sempre più vicini all’abbraccio del diavoletto. Vincent vocalmente suona brutale, aggressivo e grezzo come su Altars of Madness, e per fortuna si è liberato della famosa maglietta in PVC e ha sorpreso con discorsi ultra fighi tra un pezzo e l’altro e con il carisma di un vero frontman. La scaletta era fenomenale, con l’eccezione del trittico dal nuovo disco, in cui a restare davvero in gola è stata solo la stupida I Am Morbid, e nel frattempo c’era giusto il tempo di correre a prendere una birra. Yeung ha giustificato la fama di uno dei migliori batteristi della nuova generazione, e il fantastico Trey Azagthoth con i suoi assoli demoniaci e unici ha dimostrato perché è uno dei chitarristi death metal più originali. La scelta divina, ehm, infernale dei pezzi non starò nemmeno a elencarla: guardatevi piuttosto la scaletta qui a destra e vedrete subito che è stato un vero paradiso di death metal old school. Se i Morbid Angel hanno deluso con il nuovo lavoro in studio, dal vivo giustificano il loro grande nome, perché sono inarrestabili, senza compromessi e professionali fino al limite delle possibilità umane.
MORBID ANGEL:
1. Immortal Rites
2. Fall From Grace
3. Rapture
4. Maze of Torment
5. Existo Vulgoré
6. Nevermore
7. I Am Morbid
8. Angel of Disease
9. Chapel of Ghouls
10. Dawn of the Angry
11. Where the Slime Live
12. God of Emptiness
13. World of Shit (The Promised Land)
La serata di giovedì è proseguita con qualche altra ottima band, ma purtroppo la stanchezza mi ha sconfitto, e visto che nelle prossime settimane a Lubiana arrivano sia i Septicflesh che gli Exhumed e i Tyr, ho saltato il trio citato e me ne sono andato a un meritato riposo. E al Brutal Assault di notte almeno si riposa, perché in giro non ci sono cechi che per tutta la notte mandano a palla musica popolare ceca, come amano fare gli austriaci o i tedeschi ovunque altrove.
Foto: Nina Grad
Scaletta
I Divine Nervecell Frontside Sworn Enemy Uneven Structure Comeback Kid Hecate Enthroned Sylosis Horse The Band Skeletonwitch Threat Signal Unexpect Asphyx Kreator Suicidal Tendencies Motörhead Morbid Angel Septicflesh Exhumed Týr Tsjuder
Galleria fotografica




















































































