Epitaffio o rinascita? – Judas Priest al Sziget festival (2011)

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Luogo: Sziget / Budapest (Obudai) / Ungheria
Data del concerto: 10.08.2011
Numero di spettatori: 60
Prezzo del biglietto: 45,00€ (prezzo del biglietto giornaliero)

Arriva un reportage in esclusiva dall’edizione di quest’anno del Sziget festival di Budapest, in Ungheria!  Limitato a un giorno e a un palco! Ma andiamo con ordine. Prima di tutto la presentazione, che suona così:

“Un’oasi in mezzo al Danubio. Un’isoletta che tra il 08.08.2011 e il 15.08.2011 diventa il cuore del caos urbano, quando da ogni angolo si riversa nella capitale ungherese una marea di migliaia di persone, pronte a godersi la festa e a staccare la testa!  Parliamo del tradizionale Sziget festival, le cui origini risalgono già al 1993. Al festival sono stati allestiti cinque palchi divisi per genere e un sesto palco, più piccolo, dedicato alla musica dei DJ.”

Uno dei palchi è dedicato ai suoni più pesanti. Se quest’anno la situazione ci ha costretti a rinunciare a malincuore ai Motorhead, il 10.08.2011, il giorno dopo la scena triste non si è ripetuta, quando sul Sziget festival hanno annunciato il loro show i padri fondatori del manuale dell’heavy metal (con tanto di usi e costumi) –  gli unici, inimitabili Judas Priest. Diciamocelo: sarebbe stato inammissibile! Era l’ultima apparizione della band su suolo europeo nell’ambito del tour “Epitaph”!

Verso le quattro del pomeriggio il piazzale del palco, dove i Judas Priest erano annunciati come headliner, si è finalmente animato. Sono saliti i pantaloncini corti del punk rock austriaco dell’era moderna, i 3 Feet Smaller, ragazzi che vantano tra l’altro un’esibizione al FreQuency festival 2007 a Salisburgo, in Austria.  Stavolta, però, con il loro show non hanno certo fatto un evento destinato a lasciare il segno. Anche il pubblico ha cominciato a radunarsi sotto il palco solo a fatica, e molti se ne stavano ancora per lo più a rinfrescarsi la testa  nelle zone con tanta ombra, risparmiando le energie per dopo. Loro, in divisa d’ordinanza: camicia bianca, cravatta e pantaloncini corti. Sicuri, rodati e corretti. Dal punto di vista del genere, probabilmente un colpo a vuoto, che non c’entrava niente con la fila di band in scaletta  sullo stesso palco quel giorno.

Tutta un’altra storia, invece, per lo spazio sotto il palco durante lo show dei Lord, leggende dell’heavy rock / old school metal ungherese. Con i testi in ungherese. Lo spettacolo era semplicemente affascinante. Il pubblico ha serrato le file in un sostegno compatto alla band leggendaria. Quando i Lord hanno suonato il loro repertorio, l’aria era elettrica, carica di questa partecipazione unica tra pubblico e gruppo. Il pubblico ha seguito tutti i pezzi dall’inizio alla fine dello show e ha cantato con una leggerezza da piuma. La sensazione era naturale come respirare. Atmosfera eccezionale, i classici della band hanno preso un’estensione atmosferica tutta particolare, il quintetto trasudava benessere e ha suonato il repertorio in modo impeccabile. Il quintetto incarna una specie di miscela vecchio stampo dei suoni classici dei Purple, grazie all’uso delle tastiere e all’interazione tra tastiere e chitarra, ma allo stesso tempo non si possono chiudere gli occhi davanti ai riff heavy metal essenziali, che a volte sanno persino di Accept in versione minacciosa. Insomma, vecchia scuola. Alla maniera ungherese!

Anche gli Helloween oggi rientrano tra le leggende. Fondatori dell’euro power metal. Eppure anche questo show, iniziato alle 19.00, ha mostrato che la barca della band è parecchio consumata e il ponte traballante. Nel 2011 gli Helloween sul palco non emanano alcuna freschezza, alcuna carica, alcuna voglia di suonare. Sembrano in modalità routine e anche la loro routine ben oliata, fatta di simpatici “attori dai mille volti”, non funziona più per mascherare. Anzi, rivela la figuraccia. Sono fin troppo facili da leggere. Il solito repertorio con due pezzi nuovi, il prevedibile terzetto finale dei brani più noti (Dr . Stein, Futire World, I Want Out), il medley dei pezzi Helloween più lunghi e, naturalmente, i simpatici classici March Of Time e I’m Alive. Andi Deris ha rifilato di nuovo al pubblico le solite frasi logore, come fa da gennaio di quest’anno, da quando è partito in giro per l’Europa il tour da headliner della band. Le prese in giro a spese del batterista, sempre ubriaco, discorsi anormalmente lunghi, di quelli che oggi non si concede praticamente nessuna band a parte, ogni tanto, i Manowar, con cui ammazza l’atmosfera e smorza il clima. È tutto troppo. La cosa incredibile è che, nonostante questo, il pubblico accetta ancora a braccia aperte lo show degli Helloween nel 2011. Fino a quando si lascerà guidare così facilmente da una band tedesca viziata e sazia di tutto è una domanda la cui risposta sta nascosta da qualche parte nella nuvola del futuro. Anche il resto del quintetto sembra del tutto spento, non solo Andi Deris. Quest’anno soprattutto sul groppone dei due chitarristi, con Gaersnter che fa quasi a gara per farsi proclamare il chitarrista dall’aspetto più bello del mondo, mentre  “Weiki” è ormai davvero sgradevolmente fastidioso e invadente, con le sue smorfie e le sue rondini su una gamba sola durante il concerto. Speriamo che la band si prenda una pausa più lunga e rifletta se suona ancora con piacere o solo perché a spingerla è il denaro. È vero che Andi Deris l’ultimo anno ha avuto qualche problema di salute, ma comunque. Se riesce a stare in piedi sul palco, vuol dire che è abbastanza in salute e fisicamente abbastanza in forma per cantare. Ma purtroppo la sensazione è che ultimamente parli sul palco più di quanto canti. Purtroppo il verbo non si è fatto carne.

Per fortuna l’amaro in bocca degli Helloween è presto finito nel dimenticatoio, quando sul palco sono arrivati i signori dell’heavy metal – gli unici, i grandi Judas Priest . Nei giorni del tour “Epitaph” e fino all’arrivo dei Judas Priest a Budapest si potevano leggere un sacco di elogi sulle loro esibizioni scintillanti. Su questo benefico stato d’animo di attesa prima dello show ha pesato soprattutto la notizia che Rob Halford è tornato “tra i vivi” in grande stile, perché la sua voce funziona di nuovo come deve. L’altra bella notizia è che il sostituto del fuggitivo K.K. Downing non è soltanto un suo clone, ma un chitarrista davvero eccellente – Richie Faulkner, un vero compagno di banco dei Judas Priest, con cui i Judas Priest mantengono intatta tutta la credibilità dal vivo.

E infatti. Dal primo all’ultimo minuto. La magia di stare in compagnia degli dèi del metal. Rob Halford – un uomo dal carisma straordinario, sempre nel ruolo del vero comandante, con una postura , che ha un che di maestoso, di signorilmente raffinato, e tale è anche il suo elegante muoversi sul palco. Qualche urlo pazzesco ha confermato che Rob Halford è di nuovo in forma smagliante e che i classici dei Judas Priest tornano a colpire in pieno quando a dargli corpo è la performance sul palco del quintetto. Forma eccellente della band, senza un briciolo di spocchia. Contatto eccezionale con il pubblico da parte di Rob Halford, che univa i pezzi con un filo di simbologia storica, raccontando la nascita dei singoli brani e il loro significato per la band stessa. Continuo scambio di sguardi tra i due chitarristi. In un classico spettacolo da palco! Compreso, naturalmente, lo standard della scapigliata spalla contro spalla, e non è mancato nemmeno l’arrivo teatrale di Rob Halford in moto durante Hell Bent For Leather. Rob ha ovviamente sfoggiato il suo outfit, in cui sembra davvero una specie di saggio del metal, un guru, un mago del metal. Un carisma senza paragoni.

Suono fantastico! Esecuzione rifinita fino all’ultimo dettaglio, senza un passo falso. Atmosfera ipnotica, mentre ti scorrono davanti le immagini di una quasi reincarnazione dell’inferno in mezzo a Budapest. Un susseguirsi di effetti pazzeschi, tra detonazioni pirotecniche, luci di scena, salve di cortine di fumo sparate, fasci laser di luce verde,… Un repertorio eccezionale, che ha abbracciato tutti i periodi della storia dei Judas Priest con Rob Halford in formazione, con inserti di esecuzioni straordinarie, soprattutto per brani come The Sentinel, Blood Red Skies, Beyond The Realms of Death, Never Satisfied, Night Crawler, Rapid Fire, in combinazione con gli immancabili classici Breaking The Law, You’ve Got Another Thing Comin’, Painkiller, Metal Gods, Electric Eye, Living After Midnight, ha lasciato un uditorio di 12.000 teste in piena ipnosi, ma comunque insoddisfatte. Due ore e 15 minuti irripetibili di pionierismo Judas Priest!

Dopo questo show speriamo solo in una cosa. Che gli annunci non significhino davvero il ritiro della band, perché l’apparizione sul palco dei Judas Priest nel tour “Epitaph” incarna, nelle sensazioni, tutto fuorché  il ritiro del gruppo. Piuttosto una rinascita. Di dinamite in mano ai ragazzi non ne manca, e per fortuna la dinamite è tornata anche nella voce di Rob. La band suona di nuovo carica nell’esecuzione e nello stile dell’indimenticabile show del giugno 2004, quando sono stati a Budapest per l’ultima volta nell’ambito del loro tour di allora, “Angel Of Retribution” .  Se però lo show ha davvero significato l’ultima esibizione in carriera dei Judas Priest sul Vecchio Continente, resterà impresso come uno dei ricordi più belli dei Judas Priest. Quel tipo di ricordo. Che ti richiama sempre alla mente una sensazione di trionfo e immortalità! Tutto ciò che ancora oggi incarna l’intoccabile carisma da palco della leggendaria epopea dei Judas Priest.  

foto: Gyula Mészáros

testo tradotto e curato da: Aleš Podbrežnik

Scaletta

JUDAS PRIEST: 1. Battle Hymn (intro) 2. Rapid Fire 3. Metal Gods 4. Heading Out To The Highway 5. Judas Rising 6. Starbreaker 7. Victim Of Changes 8. Never Satisfied 9. Diamonds & Rust 10. Dawn Of Creation (intro) 11. Prophecy 12. Night Crawler 13. Turbo Lover 14. Beyond The Realms Of Death 15. The Sentinel 16. Blood Red Skies 17. The Green Manalishi (With The Two-Pronged Crown) 18. Breaking The Law 19. Painkiller —bis I.— 20. The Hellion 21. Electric Eye —bis II.— 22. Hell Bent For Leather 23. You’ve Got Another Thing Comin’ —bis III.— 24. Living After Midnight HELLOWEEN: 1. Are You Metal? 2. Eagle Fly Free 3. March of Time 4. Where the Sinners Go 5. Drum Solo 6. I’m Alive 7. Keeper of the Seven Keys / The King for a 1000 Years / Halloween 8. Future World 9. Dr. Stein —bis— 10. I Want Out

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