Il Serpente Bianco sotto il Rožnik sonaglia a metà potenza (2011)

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Autore: Urban Bolta

Luogo: Hala Tivoli / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 29.11.2011
Spettatori: 6300
Prezzo del biglietto: 31€ (tribune) / 34€ (platea)

Ben cinque anni dopo la prima visita nel paese sul lato soleggiato delle Alpi, David Coverdale e soci sono tornati nella nostra capitale. A differenza dell’ultima volta, stavolta i Whitesnake avevano in tasca un disco recente più che dignitoso, “Forevermore”, che dopo il tiepido “Good To Be Bad” (2008) ha dimostrato che la forza in studio della band, anche negli anni dopo la reunion, non si è ancora del tutto esaurita.

Prima che le star della serata prendessero il palco, 40 minuti davanti a un’arena grande del Tivoli già quasi piena sono toccati ai giovincelli nordirlandesi The Answer. Questi ragazzi negli ultimi cinque anni sono stati un vulcano dal vivo. In questo periodo hanno pubblicato tre album in studio e diviso il palco con giganti del rock come Rolling Stones e AC/DC, l’anno scorso hanno suonato anche sul main stage del prestigioso High Voltage festival a Londra, insomma in dieci anni di attività hanno ottenuto più di quanto la maggior parte dei loro coetanei otterrà mai. The Answer puntano su una retorica blues-rock sgangherata sulla scia dei Led Zeppelin. Guidati dal carismatico frontman Cormac Neeson (che volente o nolente ricorda Robert Plant), gli irlandesi hanno portato sul palco uno show hard rock energico, con qualche tuffo ogni tanto in acque blues più calme. Il quadro sonoro è stato a tratti arricchito dall’armonica suonata dallo stesso Neeson, a dimostrazione chiara del fatto che la band cerca i suoi idoli tra i musicisti degli anni sessanta e settanta. In mezzo al materiale originale, insaporito dai brani del nuovo disco “Revival”, The Answer hanno infilato il classico Rock ‘n’ Roll Outlaw dei monelli australiani Rose Tattoo, scaldando così le chiappe dei fan più attempati. Questa giovane band irlandese si è rivelata una scelta azzeccata come spalla, ha svolto il suo compito con lode, quindi la birra bevuta dopo l’esibizione era più che meritata.

È seguita una lunga attesa, una buona mezz’ora, prima dell’inizio dello show dei Whitesnake, partito sulle note registrate del classico dei The Who My Generation. I musicisti si sono disposti al buio sul palco e, in pieno stile schiacciasassi hard rock, hanno aperto con le bombe Bad Boys e Give Me All Your Love, prima di riportarci al 1984 con il fenomenale Love Ain’t No Stranger.

David Coverdale è un uomo che merita rispetto, con un carisma vocale e scenico unico, ma è chiaro che a sessant’anni suonati le corde vocali non gli obbediscono più come vorrebbe lui. Già nella prima parte del concerto Coverdale, da vecchia volpe, lasciava i ritornelli al pubblico, e con le linee di cori gli altri musicisti gli davano spesso una mano, per non parlare del fatto che alcuni dei registri vocali più alti erano frutto di una base vocale registrata! Ma diciamocelo, alla maggior parte dei presenti simili trucchetti non hanno fatto né caldo né freddo. L’enorme palazzetto dell’hockey Tivoli, stracolmo, si è poi riempito del suono dei brani dell’ultimo disco “Forevermore”, Stel Your Heart Away e la title track Forevermore.

Il nome Whitesnake è da sempre sinonimo di una squadra di maestri della musica. Il suo mente Coverdale è sempre stato circondato da grandi talenti, che però in formazione girano con una certa frequenza. Da dieci anni gli fa compagnia un duo di chitarre eccezionale, composto da Doug Aldrich (ex-Dio) e Reb Beach (Winger), che già prima di metà show hanno sfoderato un vero arsenale di virtuosismi chitarristici e con mosse a dita veloci hanno fatto sognare il Tivoli. Poi la band è tornata sul palco, e con lei Can You Hear The Wind Blow, versione bella metallizzata e unico incontro di stasera con l’album “Good To Be Bad” (2008), che proprio per la produzione aggressiva all’uscita aveva trovato un’accoglienza gelida tra i fan giurati della band. In questo senso la cover di B.B. King Rock Me Baby è capitata a puntino, visto che le briciole di blues sono da sempre il marchio di fabbrica del gruppo. Caloroso benvenuto anche per il primo singolo dell’album attuale Love Will Set You Free, quando i riflettori si sono puntati sulla batteria e sul suo padrone Brian Tichy. Il tipo ha sfoggiato tutto il suo sapere e con veri trucchi da show ha entusiasmato la folla, mentre io mi chiedevo se un assolo di batteria di 15 minuti sia davvero quello che vorrei da un concerto dei Whitesnake. Direi di no.

È seguito un momento a sorpresa, una passeggiata tra i motivi delle melodie rock’n’roll più riconoscibili degli anni sessanta e settanta, fatta di classici di Free, Queen, Cream e Survivor, e come ciliegina sulla torta Coverdale e compagnia hanno condito il “medley” con mezza esecuzione di una delle loro canzoni più erotiche, Slow ‘n Easy. Il pacchetto di pezzi sulla band ha funzionato alla grande, molto rilassato, e i musicisti, di ottimo umore quella sera, si sono dimostrati non solo una macchina ben oliata, ma anche un collettivo capace di sostituire la routine con la spontaneità al momento giusto. Senza dubbio uno dei momenti migliori della serata.

Nel finale i Whitesnake hanno ripercorso i loro successi radiofonici più riconoscibili e mandato in estasi tutta la sala. Senza Is This Love, Fool For Your Loving o Here I Go Again, volente o nolente, non si può proprio. Quando il frastuono si è calmato, Coverdale con la voce un po’ arrugginita ha cantato senza accompagnamento l’immortale classico dei Deep Purple Soldier Of Fortune e insieme a tutta la band l’ha fatto scivolare in altre due perle polverose dei Purple, Burn / Stormbringer. Per salutare Lubiana ci hanno servito, come da copione, anche la solida creatura di melodic rock Still Of The Night, un pezzo vocalmente impegnativo a cui un Coverdale visibilmente provato è riuscito a tenere testa a fatica.

Che dire dopo uno spettacolo che ha attirato al Tivoli più di seimila anime, vecchie e giovani? Chi era venuto a divertirsi ha senza dubbio preso una bella dose di marce hard rock, mentre noi che seguiamo la band più da vicino sappiamo da tempo che la portata live dei Whitesnake è calata negli anni. Le corde vocali logore di Coverdale sono frutto di una realtà crudele a cui alla sua età non si sfugge, ed ecco che assoli fiume (di musicisti peraltro ben preparati) e simili “trucchetti” sono diventati una costante. Giudica tu se Coverdale, e con lui tutta l’eredità dei Whitesnake, sia già da pensione oppure no… ti ricordo che due o tre anni fa, dopo le critiche sulla sua forma, l’ometto offeso aveva già “minacciato” pubblicamente proprio questa possibilità.

Scaletta

1. Bad Boys
2. Give Me All Your Love
3. Love Ain’t No Stranger
4. The Deeper The Love
5. Steal Your Heart Away
6. Forevermore
7. assolo di chitarra
8. Snake Dance
9. Can You Hear The Wind Blow
10. Rock Me Baby
11. Love Will Set You Free
12. assolo di batteria
13. medley: All Right Now / Sunshine Of Your Love / Another One Bites The Dust / Slow ‘n Easy / Eye Of The Tiger
14. Is This Love
15. Fool For Your Loving
16. Here I Go Again
17. Soldier of Fortune / Burn / Stormbringer
18. Still Of The Night

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