Un Reich morboso all’insegna dell’inferno! (2011)

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Autore: Rok Klemše

Luogo: Menza pri koritu, Lubiana
Data del concerto: 07.12.2011
Numero di spettatori: 150

A Lubiana sono tornati gli araldi norvegesi del male, i Gorgoroth, e con loro la macchina polacca di death metal Vader. Anche se nessuna delle due band è una novità per i palchi sloveni, sono state un’ottima introduzione blasfema al periodo in cui ci violentano con Bela snežinka, Na božično noč e Last Christmas, e a confermarlo è stata anche la risposta del pubblico, che ha quasi riempito la Menza pri koritu.

Ma prima abbiamo dovuto farci largo tra i rovi e sopportare l’implacabile perforazione dei timpani da parte di, guarda un po’, altre band italiane (oh, quanto odio il sistema pay to play!). A sfondare i timpani ci hanno pensato per primi gli Aganis, che ancora prima di salire sul palco hanno messo in scena un loro rituale privato, tipo quasi-rituale, con bastoncini d’incenso fumanti e teschi. Probabilmente stavano solo giocando con la tavola ouija, ma appena sul palco ha scricchiolato il legno sono corsi a nascondersi sotto la gonna della mamma. Anche la loro musica suonava più o meno così, insicura: nel primo pezzo sembravano black metaller ortodossi, nel secondo volevano suonare pagan metal, nel terzo di nuovo doomer. E il tutto era assolutamente inascoltabile, come se Windows Media Player fosse impazzito e avesse ficcato in un unico pezzo Marduk, Count Raven e Tyr.

Non è andata molto meglio con gli Adimiron, che si erano già presentati al pubblico sloveno lo scorso marzo come spalla dei Death Angel. Thrash e Italia, a proposito, non si capiscono granché, quindi da questo punto di vista gli Adimiron hanno persino sorpreso un po’. I ragazzi in una mezz’oretta scarsa hanno presentato la loro visione del thrash metal, che non si discosta in nulla dalle linee guida del genere fissate già nel 1983. Anzi, gli Adimiron si presentano addirittura come band progressive thrash metal. Cosa ci fosse di preciso di progressivo nella loro musica non mi è chiaro: un paio di riff appena più complessi e qualche ritmo spezzato non fanno ancora progressività. Alcune linee di chitarra hanno persino sorpreso, anche il cantante non era male, anche se una voce thrash più aggressiva non era certo unica. Ma per essere una band thrash metal italiana, gli Adimiron sono stati addirittura molto solidi.

Il vero show è iniziato finalmente quando si sono spente le luci e dagli altoparlanti è rimbombato l’intro di Ultima Thule. Anche senza il respiro cupo si capiva che stava arrivando. Vader. La bestia polacca del death metal, che da un quarto di secolo semina per il mondo la sua visione di death metal devastante, senza pietà e senza fermarsi, sotto la guida dell’inarrestabile Piotr “Peter” Wiwczarek. I Vader hanno pubblicato quest’estate il loro nono album in studio, Welcome to the Morbid Reich, senza dubbio una delle uscite più potenti della discografia dei Vader e tema centrale anche di questo concerto. Peter si è di nuovo messo accanto una squadra fresca, ma così sicura e affiatata che sembra suonino insieme fin dall’esordio The Ultimate Incantation. Peter comanda la ciurma come un gran capo e con la sua voce ruggente, che non ha perso un briciolo di forza, critica religione e guerra e ti invita nei regni delle tenebre e delle creature tentacolari lovecraftiane. Proprio quei tentacoli ti accarezzano dolcemente, ma è solo un bel trucco: ti afferrano, ti trascinano nel mondo demoniaco e ti sussurrano “we have such sight to show you”, mentre abusano di ogni orifizio possibile, e i Vader fanno da fantastica “soundtrack” a questa agonia con schiacciasassi tettonici come Sothis, Wings, The Wrath e Cold Demons. Stavolta Peter ha messo insieme una squadra davvero di prim’ordine, come hanno dimostrato il batterista James Stewart, con un drumming animalescamente brutale e di precisione chirurgica, e il nuovo chitarrista Spider (Marek Pajak), che si è distinto con ottimi assoli e belle idee che portano ancora più varietà e freschezza nei Vader. Per di più fa un bel contrappunto al continuo menarsi di Peter a colpi di pinch harmonics e abusi di tremolo. Attraverso un set superbo i Vader ci hanno portati fino alla fine con il classico Helleluyah!!! (God Is Dead) e, grazie al grande sostegno del pubblico, sono tornati per il bis con il brutale capolavoro This Is the War. Si vis pacem, para bellum! Ave Vader!

I Gorgoroth avevano un compito davvero arduo, quello di succedere agli ottimi Vader, ma li ha aiutati un pubblico piuttosto misto, venuto o per i Gorgoroth o per i Vader, e solo in pochi strettamente per entrambe le band. I Gorgoroth hanno colpito senza pietà come una ghigliottina sui cristiani e, guidati dal nuovo/vecchio cantante Pest, hanno attraversato in poco meno di un’ora la loro infernale discografia. Purtroppo avevano un suono davvero pessimo, così plastico e soffocato che sembrava di far ascoltare i Gorgoroth a Ljudmila Novak, che si sarebbe tappata le orecchie con il cuscino, timorata di Dio, nascondendosi sotto le coperte. I norvegesi in tour stavolta presentavano l’album classico re-registrato Under the Sign of Hell, da cui hanno suonato un bel po’ di classici. Pest urlava e ringhiava come il cane infernale di Ade, e la squadra sotto lo sguardo severo di Infernus è affiatata e sicura. Pest collegava il programma in modo davvero originale… annunciando il titolo del pezzo successivo, però era davvero figo con la pelata, che non ha camuffato col corpse-paint. I Gorgoroth hanno scatenato come forze infernali tutto il loro set, che correva senza pietà e senza segni di stanchezza. La Menza pri koritu si è infiammata all’insegna dell’inferno con pezzi come Forces of Satan Storms, Satan-Prometheus, Incipit Satan e la conclusiva classica d’acciaio Unchain My Heart!!! E tutto è finito in meno di un’ora. I Gorgoroth avrebbero potuto mostrare rispetto per i loro fan, che gli avevano riservato una bella accoglienza, suonando almeno i 70 minuti annunciati, cosa che approverebbe anche Satana!

Foto: Nina Grad

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