Quando lo scontro tra opera e metal ti toglie il fiato! (2012)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Nina Grad

Luogo: Kino Šiška, Lubiana
Data del concerto: 21.01.2012
Numero di spettatori: 600
Prezzo del biglietto: 25,00€

L’ottima cantante finlandese Tarja Turunen, per i più nota come prima voce e ex gola d’oro dei power metaller sinfonici finlandesi Nightwish, sta costruendo con costanza la sua carriera solista. A metà estate 2010 ha pubblicato il nuovo album in studio “What Lies Beneath”, il suo terzo in totale, promosso anche da tre singoli: Falling Awake, I Feel Immortal e Until My Last Breath.

Con questa visita Tarja è arrivata dalle nostre parti per la terza volta. La prima volta in Slovenia è stata il 18.09.2005, insieme ai Nightwish alle Križanke; la seconda il 14.01.2009, sempre alle Križanke, ma già da solista.

Da quando Tarja se ne va in giro per il pianeta come solista, i fan dei Nightwish sono praticamente costretti ad andare ai suoi concerti, oltre che a quelli dei Nightwish. Semplice. Anche quando Tarja non piazza nemmeno una cover dei Nigthwish nei suoi live, è la sua voce, quel mezzosoprano unico, angelico e carezzevole, il fascino che risveglia il nocciolo di nostalgia nei fan dei Nightwish, perché Anette Olsson col suo approccio da “bambolina” non arriva nemmeno alle caviglie  del carisma di Tarja. Non per presenza scenica, figuriamoci per voce. Un fatto importantissimo per Tarja, anche se i Nightwish per lei sono ormai passato, ma che l’aiuta a sopravvivere nel crudele mondo dello show business.

Quanto alle band di supporto, stavolta poco conosciute! I Sylpheed sono un sestetto, una sorta di miscela moderna di elementi gothic, death e power: due chitarristi, un batterista, un bassista, una violinista e una cantante alta e slanciata che si occupa sia del growl che del canto pulito e melodico. Peccato che il suono complessivo fosse rauco e impastatissimo, con i bassi che sovrastavano tutto in modo terrificante, e questo ha impedito di godersi davvero l’esibizione. La band è giovane e ha bisogno di palco. Non ha ancora pubblicato un debutto in studio, in tasca ha solo qualche demo. Magari alla prossima occasione ci godremo più autenticità dal vivo. Anche se l’impressione lasciata è stata pallida, la band evidentemente non è l’ultima arrivata. Nel 2010 ha suonato allo Sweden Rock Festival, prima formazione italiana di sempre.

Un po’ più di energia l’hanno lasciata in sala i successivi: Scala Mercalli. Anche loro dall’Italia. Power metal generico con un cantante iperattivo e scalpitante, “all’elio”, che ha abbaiato alla sala in lungo e in largo con la sua furiosa presenza scenica. Il problema del suono resta lo stesso. Di chiarezza ce n’è pochissima, tanto che era difficile capire cosa stesse combinando la band sul palco. Suono di nuovo completamente impastato. Però musicisti solidi. Lo hanno dimostrato soprattutto i due chitarristi con qualche acrobazia da brivido lungo il manico. Musica rigorosamente per chi si sorbisce qualsiasi power metal e non va fuori di testa per le voci miagolanti.

Sono le 10 di sera. Un velo trasparente di virginale grazia nasconde la vista sul palco. La sala sprofonda nel buio e, sull’intro registrato, salgono sul palco uno dopo l’altro i membri della band di Tarja Turunen. Elenchiamoli subito. Il primo nome è senza dubbio uno dei migliori batteristi metal al mondo, l’americano Mike Terrana (Axel Rudi Pell, ex-Rage, ha collaborato anche con Y.J. Malmsteen, Masterplan, Gamma Ray, Steve Lukather,…), seguono l’ex violoncellista degli Apocaliptycin Max Lilja (grande amico di Doug Wimbish dei Living Colour, che un tempo suonava anche per Tarja), i tedeschi Alex Scholpp (SInner) alla chitarra e Christian Kretschmar alle tastiere, e il bassista americano Kevin Chown, che ha partecipato all’album solista di Mike Terrana “Man In Machine” (1998). Insomma, tutti assi. L’intro quasi si capovolge quando la sala esplode. Anzi, partono salve di urla di pura euforia sfrenata, come se sul palco stessero salendo i The Beatles in persona. Naturalmente con noi c’è Tarja. Come scappata da un ballo di carnevale. Con la maschera.

L’iniziale Anteroom Of Death, contro ogni aspettativa, non è sfociata in Until My Last Breath, come sul nuovo album, ma in Lost Northern Star dal disco precedente “My Winter Storm” (2007). La parte iniziale è stata pura “fusione” di opera e metal. I primi cinque pezzi, col picco nell’ormai “nazionalpopolare” hit I Walk Alone, hanno fatto salire la temperatura in sala. Il suono all’inizio non era proprio ideale, soprattutto le chitarre di nuovo non si sentivano distintamente, più tardi la cosa è stata sistemata in modo soddisfacente.

Tarja ha incantato il pubblico subito, in un attimo. I suoi interventi tra un pezzo e l’altro, nei punti chiave anche in sloveno, hanno fatto sì che la gente le mangiasse letteralmente in mano per tutto il concerto. Conta ovviamente anche la sua figura vocale da palco, energica e costruita con maestria, con un’interpretazione unica che fa venire la pelle d’oca quando doma le altezze più indomabili. Tarja ha mantenuto nel suo modo di stare sul palco quel marchio “metal-rock” che impreziosiva le sue esibizioni anche con i Nightwish. Le piace ancora alzare la mano in aria e mostrare il “malocchio” (“occhio cattivo”) alla Ronnie James Dio, tipici sono i suoi flirt col pubblico, quando afferra la gonna e la sventola a ritmo, ecc…  

Uno dei picchi è ovviamente l’assolo di Mike Terrana. Che la festa abbia inizio! “The Troll”, come lo chiamano, l’uomo che non conosce riposo ed è perennemente sovraccarico di collaborazioni in mille progetti musicali, non è piazzato a caso sul lato destro, davanti al pubblico e proprio sul bordo del palco. Cresta da moicano, mazzate bestiali, sudore che schizza da tutte le parti intorno a Mike! Set di batteria particolare, con piatti altissimi e persino alcuni tom di passaggio sollevati in modo insolito. Mike ci si arrampica letteralmente. Di solito gli assoli di batteria sono piazzati a metà concerto per far riposare la band, e spesso sono tempo sprecato, senza contenuto concreto. Ma non nel caso del drumming di Mike Terrana. Anche se non sei fan di Tarja Turunen, vale la pena venire al suo concerto solo per questo assolo. Resti semplicemente a bocca aperta! Perfezione fino alla perfezione. Esplosività estrema e velocità ultrasonica. Precisione da cannone, che centra ogni bersaglio, per quanto ben nascosto e difficile da raggiungere.

Segue il riscaldamento strumentale di tutta la band in Little Lies, a cui nella seconda parte si riunisce sul palco Tarja. Dopo il pezzo completamente nuovo Underneath, che possiamo aspettarci sul nuovo album in studio annunciato per il 2013, arriva la cover The Phantom Of The Opera (orig Andrew Lloyd Webber), che Kratschmer apre con la “Toccata e fuga in re minore” di Bach. Quando il pezzo decolla, sul palco salta fuori una figura che conosciamo bene. Chi diavolo sarà mai? Nientemeno che il cantante dei Requiem, polistrumentista e musicista di grandissimo talento Sergej Škofljanec. Con testa e barba. In tenuta da rocker, con la maglietta dei Requiem. Per un attimo, vedendo Tarja in abito da festa, ti verrebbe da pensare: “Ehi Sergej! Hai mai visto come si veste per il palco Andrea Bocceli?”, ma poco male. Il bello è essere onesti col proprio cuore rock! Sergej si è spartito le linee vocali con Tarja, e il “crescendo” l’ha toccato ovviamente il ritornello, quando i due cantanti si sono fusi in un duetto. Škofljanec, che prima del concerto, in attesa dell’evento, correva visibilmente “su di giri” per gli spazi del Kino Šiška, ha giocato il suo ruolo in modo magistrale, e la fascinazione per l’ottima interpretazione di “Sergio” non l’ha nascosta nemmeno Tarja stessa. Una combinazione quasi da sogno. Magari non sarebbe una stupidaggine pensare che in futuro questo duo vocale  registri qualcosa insieme.

Segue un set acustico, che crea un’atmosfera completamente diversa nel sognante Kino Šiška, e la voce di Tarja scintilla di nuovo in tutta la sua forma eccezionale. La parte finale del set regolare va avanti in modo simile all’inizio. Sinfonico, power metal. Rock e operistico! Bisogna portare la cosa al culmine. Passa un’ora e venti quando la band saluta il pubblico.

Il bis sorprende con un medley di cover, aperto dalla versione di Where Were You Last Night, hit della popstar svedese Ankie Bagger, in cui si infilano inserti di altri due hit indimenticabili, cioè Heaven Is A Place On Earth (orig. Belinda Carlisle) e Living On A Prayer (orig. Bon Jovi). Il vero culmine arriva quando qualcuno dal pubblico passa a Tarja una bandiera slovena e lei se ne avvolge. Così Tarja si tuffa un’ultima volta, vorticosa ed energicissima, nel mare delle sue emozioni e sensibilità, mentre il concerto si chiude con Die Alive e Until My Last Breath.

Un’ora e quaranta di fascinazione che risponde subito di sì alla domanda se la strada solista di Tarja sia stata la scelta giusta. Una mini orchestra sinfonica in veste metal, carica di un’ottima interpretazione scenica, che non conosce incognite né trappole sul palco. La maggior parte di tutta la magia creata  va ovviamente a Tarja, che ha stregato la sala e l’ha portata nell’unico, inconfondibile mondo musicale della cantante. Dopo questo concerto è di nuovo chiaro che i Nightwish hanno perso più di quanto abbia perso Tarja dopo la separazione. Restano comunque più grandi, proprio grazie al periodo dei classici con Tarja alla voce, visto che i loro fan aspettano sempre febbrilmente di sentirli dal vivo. Tarja, dal canto suo, dimostra con la sua grandezza che i Nightwish li ha lasciati alle spalle da un pezzo. Sul suo percorso solista matura, cresce e si muove con più sicurezza che mai.

foto: Nina Grad

Scaletta

1.Anteroom of Death 2.Lost Northern Star 3.Naiad 4.I Walk Alone 5.Dark Star 6.Drum Solo (Mike Terrana) 7.Little Lies (band) 8.Little Lies 9.Underneath 10. The Phantom Of The Opera (orig. Andrew Lloyd Webber) 11.Rivers of Lust / Minor Heaven / Montañas de Silencio / Sing for Me 12.I Feel Immortal 13.Never Enough 14.In for a Kill —bis— 15.Where Were You Last Night (orig. Ankie Bagger, plus Heaven is A Place On Earth (Belinda Carlisle), Living On A Prayer (orig. Bon Jovi)) 16.Die Alive 17.Until My Last Breath

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