Tarja – collisione vocale tra opera e metal (2012)
Location: Lubiana, CUK Kino Šiška, Slovenia
Data: sabato, 22 gennaio 2012
La straordinaria cantante finlandese Tarja Turunen, per i più la prima e ormai ex voce dei power metaller sinfonici finlandesi Nightwish, continua a costruire con dedizione la sua carriera solista. A metà estate 2010 ha pubblicato il nuovo album in studio “What Lies Beneath”, il terzo in totale, promosso anche da tre singoli: Falling Awake, I Feel Immortal e Until My Last Breath.
Con questa visita Tarja è arrivata dalle nostre parti per la terza volta. La prima volta si è esibita in Slovenia il 18 settembre 2005, insieme ai Nightwish a Križanke; la seconda il 14 ottobre 2009, sempre a Križanke, ma già da solista.
Da quando Tarja se ne va in giro per il pianeta da solista, i fan dei Nightwish sono praticamente costretti ad andare ai suoi concerti, oltre che a quelli dei Nightwish. Semplice. Anche se Tarja non suona nemmeno una cover dei Nightwish nei suoi show, è la sua voce, quel mezzosoprano unico, angelicamente carezzevole, a far scattare il nocciolo di nostalgia nei fan dei Nightwish, perché Anette Olsson con il suo approccio da “bambolina” non arriva nemmeno alle caviglie del carisma di Tarja. Né per presenza scenica, figuriamoci per voce. È un fatto importantissimo per Tarja: i Nightwish saranno anche il suo passato, ma è proprio questo a darle una mano a sopravvivere nel crudele mondo dello showbiz musicale.
Le band di supporto, stavolta, erano poco conosciute! I Sylpheed, un sestetto con un mix da nuova generazione di elementi gothic, death e power: due chitarristi, un batterista, un bassista, una violinista e una cantante alta e slanciata che si occupa sia del growl che del canto pulito e melodico. Purtroppo il suono complessivo, ruvidissimo e cupamente compresso, con i bassi che sfondavano in modo terrificante, ha tolto il giusto piacere di goderseli dal vivo. La band è giovane e ha bisogno di fare live. Non ha ancora pubblicato un album di debutto in studio e ha in tasca solo qualche demo. Magari alla prossima occasione ci godremo più autenticità dal vivo. Anche se l’impressione lasciata è stata pallida, la band non è chiaramente da buttare: nel 2010 si è esibita al Sweden Rock Festival, prima formazione italiana di sempre.
Un po’ più di energia l’hanno lasciata nella sala i successivi! Scala Mercalli. Anche loro dall’Italia. Power metal generico con un cantante iperattivo, “all’elio”, che ha abbaiato alla sala in lungo e in largo con la sua presenza scenica furiosa e scatenata. Il problema dell’audio, però, è rimasto lo stesso. Pochissima chiarezza, tanto che era difficile capire cosa stesse facendo la band sul palco. Suono di nuovo completamente impastato. Ma musicisti solidi. Lo hanno dimostrato soprattutto i due chitarristi, con qualche acrobazia da brivido lungo il manico. Musica rigorosamente per chi ingurgita qualsiasi power metal e non va fuori di testa per le voci miagolanti.
Sono le 10 di sera. Un velo trasparente di leggiadra verginità copre la vista del palco. La sala si riempie di buio, mentre sull’intro registrato salgono sul palco, uno dopo l’altro, i membri della band di accompagnamento di Tarja Turunen. Elenchiamoli subito. Il primo nome è senza dubbio uno dei migliori batteristi metal al mondo, l’americano Mike Terrana (Axel Rudi Pell, ex-Rage, ha collaborato anche con Y.J. Malmsteen, Masterplan, Gamma Ray, Steve Lukather…), seguono l’ex violoncellista degli Apocaliptycin Max Lilja (grande amico di Doug Wimbish dei Living Colour, che in passato ha suonato anche per Tarja), i tedeschi Alex Scholpp (SInner) alla chitarra e Christian Kretschmar alle tastiere, e il bassista americano Kevin Chown, che ha partecipato all’album solista di Mike Terrana “Man In Machine” (1998). Insomma, tutti assi. L’intro è quasi andato a farsi benedire quando la sala esplode. Anzi, partono salve di urla di euforia senza freni, come se sul palco stessero arrivando i Beatles in persona. Ovviamente con noi c’è Tarja. Sembra scappata da un ballo di carnevale. Con la maschera.
L’iniziale Anteroom Of Death, contro ogni previsione, non sfocia in Until My Last Breath come sul nuovo album, ma in Lost Northern Star dal disco precedente “My Winter Storm” (2007). La prima parte è servita da pura “fusione” di opera e metal. I primi cinque pezzi, col culmine nell’hit ormai “popolare” I Walk Alone, hanno fatto salire la temperatura nella sala. Il suono all’inizio non era proprio il massimo, soprattutto le chitarre non si sentivano di nuovo distintamente, ma più avanti la situazione è stata sistemata in modo soddisfacente.
Tarja ha stregato il pubblico fin dall’inizio. I gesti con cui si rivolge alla sala, nei punti chiave anche in sloveno, hanno fatto sì che il pubblico le mangiasse letteralmente in mano per tutto il concerto. E naturalmente conta la sua figura vocale e scenica, energica e costruita con maestria, con un’interpretazione unica che fa venire la pelle d’oca quando Tarja doma altezze indomabili. Nella sua performance Tarja ha mantenuto, ovviamente, quel marchio “metal-rock” che adornava le sue esibizioni anche con i Nightwish. Le piace ancora alzare in alto il braccio e mostrare il “malocchio” (“occhio cattivo”) alla Ronnie James Dio, e sono tipici i suoi flirt col pubblico, quando afferra la gonna e la sventola a ritmo, eccetera…
Uno dei picchi è naturalmente il pezzo solista di Mike Terrana. Che la festa abbia inizio! “The Troll”, come lo chiamano, un uomo che non conosce riposo ed è perennemente sommerso da collaborazioni in progetti musicali di ogni tipo, non è piazzato per caso sul lato destro, davanti al pubblico e proprio sul bordo del palco. Cresta da irochese, mazzate bestiali, sudore che schizza da tutte le parti attorno a Mike! Una disposizione della batteria particolare, con i piatti alzatissimi e persino alcuni tom di passaggio sollevati in modo insolito. Mike ci si arrampica letteralmente sopra. Di solito gli assoli di batteria sono piazzati a metà concerto per far riposare la band, e spesso sono tempo sprecato, senza contenuto concreto. Ma non nel caso del drumming di Mike Terrana. Anche se non sei fan di Tarja Turunen, vale la pena venire al suo concerto solo per questo assolo di batteria. Ti ritrovi a bocca aperta, senza parole! Perfezione fino alla perfezione. Esplosività estrema e velocità ultrasonica. Una precisione da cannone che centra ogni bersaglio, per quanto ben nascosto e difficile da raggiungere.
Segue il riscaldamento strumentale di tutta la band in Little Lies, nella cui seconda parte Tarja torna sul palco. Dopo il brano nuovissimo Underneath, che possiamo aspettarci sul nuovo album in studio di Tarja, annunciato per il 2013, arriva la cover The Phantom Of The Opera (orig. Andrew Lloyd Webber), che Kretschmar apre con la “Toccata e fuga in re minore” di Bach. Quando il pezzo si sviluppa, salta sul palco una figura che conosciamo. Il diavolo sa chi potrebbe essere? Nessun altro che il cantante dei Requiem, polistrumentista e musicista di grandissimo talento Sergej Škofljanec. Con testa e barba. In tenuta da rocker, con la maglietta dei Requiem. Per un attimo, davanti a Tarja vestita a festa, uno si sarebbe azzardato a pensare: “Ehi Sergej! Non hai mai visto come si veste Andrea Bocceli per salire sul palco?”, ma fa niente. Il bello è essere onesti col proprio cuore da rocker! Sergej ha diviso le linee vocali con Tarja, e il “crescendo” è arrivato col ritornello, quando i due cantanti si sono uniti in un passaggio a due voci. Škofljanec, che prima del concerto, visibilmente “agitato” dall’attesa, correva avanti e indietro per gli spazi del Kino Šiška, ha recitato la sua parte in modo magistrale, e la fascinazione per l’ottima interpretazione di “Sergio” non l’ha nascosta nemmeno la stessa Tarja. Una combinazione quasi da sogno. Magari non sarebbe stupido pensare che in futuro questo duetto vocale registri qualcosa insieme.
Segue il set acustico, che evoca un’atmosfera completamente diversa nel sognante Kino Šiška, e la voce di Tarja torna a scintillare nella sua forma eccezionale. La parte finale del set regolare si svolge in modo simile all’inizio. Sinfonico e power metal. Rock e operistico! Bisogna portare la cosa al culmine. Passa un’ora e venti, e la band saluta il pubblico.
Il bis sorprende con un medley di cover, aperto dalla rivisitazione dell’hit Where Were You Last Night della popstar svedese Ankie Bagger, in cui si infilano inserti di altri due hit indimenticabili, Heaven Is A Place On Earth (orig. Belinda Carlisle) e Living On A Prayer (orig. Bon Jovi). Il vero culmine arriva quando qualcuno dal pubblico passa a Tarja la bandiera slovena e lei ci si avvolge. Così, Tarja si tuffa un’ultima volta, vorticosa e carica di energia, nel mare delle sue emozioni e della sua sensibilità, nelle esecuzioni conclusive di Die Alive e Until My Last Breath.
Un’ora e quaranta di fascinazione che risponde subito di sì alla domanda se la strada da solista di Tarja sia stata la scelta giusta. Una mini orchestra sinfonica in veste metal, carica di un’ottima interpretazione scenica che non conosce incognite né trappole. La maggior parte di tutta la magia creata appartiene naturalmente a Tarja, che ha stregato e condotto la sala nell’unico, inimitabile mondo musicale di questa artista. Dopo questo concerto è di nuovo chiaro che i Nightwish hanno perso più di quanto abbia perso Tarja dopo la separazione. Restano comunque più grandi proprio grazie al periodo dei classici pubblicati con Tarja alla voce, visto che i loro fan aspettano sempre con febbrile impazienza di sentirli dal vivo. Tarja, dal canto suo, dimostra con la sua classe di essersi lasciata i Nightwish alle spalle da un pezzo. Sulla sua strada da solista matura, cresce e si muove con più sicurezza che mai.
autore: Aleš Podbrežnik
foto: Nina Grad
Scaletta:
1. Anteroom of Death
2. Lost Northern Star
3. Naiad
4. I Walk Alone
5. Dark Star
6. Drum Solo (Mike Terrana)
7. Little Lies (band)
8. Little Lies
9. Underneath
10. The Phantom Of The Opera (orig. Andrew Lloyd Webber)
11.Rivers of Lust / Minor Heaven / Montañas de Silencio / Sing for Me
12. I Feel Immortal
13. Never Enough
14. In for a Kill
—bis—
15. Where Were You Last Night (orig. Ankie Bagger, plus Heaven is A Place On Earth (Belinda Carlisle), Living On A Prayer (orig. Bon Jovi))
16. Die Alive
17. Until My Last Breath




























