Sulle tracce della polvere di stelle: chitarre che graffiano e voci di velluto (2012)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Boćarski dom / Zagabria / Croazia
Data del concerto: 15.02.2012
Pubblico: 2500 persone
Prezzo del biglietto: 270,00HRK (posti in piedi) / 290,00HRK (posti a sedere)

Christopher Anton Rea, per tutti (in breve) Chris Rea, uno dei cantautori inglesi più stimati, amati e di successo, che si riconosce soprattutto per quella voce inconfondibilmente brontolona, arrochita dal fumo, di registro medio-basso, con cui accarezza così piacevolmente ogni orecchio, e per il suo modo di suonare la chitarra, con un piede ben piantato nel blues e un uso generoso della slide. Si è stampato nella memoria degli ascoltatori con canzoncine amiche della radio dal pedigree da “evergreen”, soprattutto con alcuni grandi hit messi in fila quando, sulle isole britanniche e nel vecchio continente, era già un nome noto e rispettato da tutti. Beh, quando poi ha portato in classifica la sua “The Road to Hell (Part 2)”, non c’erano più dubbi: Rea gioca nella lega dei più grandi del mondo. In carriera ha venduto oltre 30 milioni di dischi.

Il 05.09.2011 è uscito il nuovo album in studio di Chris Rea, intitolato “The Santo Spirito Blues”. E questo lo ha rimesso in marcia con un nuovo tour. Stavolta però non si è fermato a Lubiana, come due anni fa, ma un po’ più a sud, per la precisione nella capitale croata Zagabria, dove ha riempito fino all’ultimo angolo la sala Boćarski dom (dove di solito si organizzano tornei di bocce), divisa in settore “posti in piedi” e settore “posti a sedere”. A occhio, quella sera in sala c’erano circa 3000 fan di Chris Rea.

Il nuovo tour era dunque dedicato alla promozione del nuovo materiale in studio, che Chris ha creato dopo una pausa di oltre 10 anni. Se ci soffermiamo ancora un attimo sulle particolarità della nuova uscita “The Santo Spirito Blues”, nella sua versione estesa comprende ben tre CD e due DVD, e va sotto il nome più ampio di “The Santo Spirito Project”. Include quindi l’album in studio completamente nuovo “The Santo Spirito Blues” e due film. Autore di musica e sceneggiatura dei film è naturalmente Chris Rea, che ne è anche il regista. Il primo film è una cronaca cruda e brutalmente sincera delle corride, accompagnata da musica neoclassica e da musica “gitana” spagnola, mentre il secondo mostra un uomo a Firenze alla ricerca dell’essenza della verità della propria vita, lungo un cammino che non si era nemmeno augurato, né immaginato, di trovarsi un giorno a percorrere.

Così si è aperta anche la parte introduttiva. Un’atmosfera che cresce lentamente con le proiezioni dal film, finché il gioco di colori e luci, in sintonia con la melodia e con l’effetto ipnotico, non ti catapulta in un mondo parallelo e, tra le scenografie ormai note con sagome di chitarre, sul palco compare il sestetto guidato da Chris, che sgancia il brano The Last Open Road dal nuovo album “The Santo Spirito Blues”. Chris e compagnia, però, non si sono attardati più di tanto sui pezzi del disco nuovo.  In un attimo ha portato i presenti ancora più a fondo, al cuore del suo carattere musicale, incantandoci soprattutto con un mix dei più grandi successi e delle delizie della sua colossale uscita da 11 CD del 2005, intitolata “Blue Guitars”.

Chris Rea con i raffinati musicisti del sestetto, che per il tour di “The Santo Spirito Blues” sono Anto Drennan alla chitarra, Sylvin Marc al basso, i tastieristi Max Middleton e Neil Drinkwater e il batterista  Kirt Rust, che si è unito alla squadra storica di Chris giusto prima del tour, hanno messo in piedi stavolta un’esperienza dal vivo ancora più potente di quella di due anni fa a Lubiana.

La formazione è puro “veleno” dal vivo. Dal primo all’ultimo secondo di un’ora e tre quarti di concerto ha tenuto il pubblico in una morsa salda, dolce, inebriante e ipnotica, con una spruzzata di quell’amaro protettivo del vizio blues. Il pubblico si riscuoteva da quel dolce torpore praticamente solo davanti ai gesti con cui Chris, dal palco, lo incitava durante il concerto. Momenti in cui veniva fuori l’interpretazione unica di Chris, un intreccio sensuale di virilità, spavalderia, ma anche di dolore amaro e malinconia, in un viaggio verso la stessa “essenza” del carattere artistico del musicista: da brani come Easy Rider (con una comunicazione splendida di puro slide in stile Delta del Mississippi, coperto magistralmente sullo sfondo da Drennan), a Somewhere Between Highway 61 & 49 (l’intesa tra i due chitarristi funziona di nuovo a pieno regime!), fino all’inizio con Work Gang e Where The Blues Come From, tra le straordinarie improvvisazioni soliste di slide, che ha mandato in estasi soprattutto la parte maschile del pubblico. Questi punti ruvidi e diretti, di autentico blues, erano alleggeriti in scaletta dai pezzi da hit: Josephine (all’inizio), poi Julia a metà, Stony Road, verso la fine Stainsby Girls, The Road To Hell (pt II). Il bussare sempre più insistente ai cuori femminili ha raggiunto l’apice della serata soprattutto nella grande triade finale, con quei successi conditi da un bel pizzico di pop: On The Beach, Let`s Dance e It`s All Gone. Il tipo ci sa fare. Sa unire la presenza di una sincera passione per la musica a una vena da trovatore che sussurra all’anima del ggentil sesso. Ed è questa la sua strada verso il successo. Di nostalgia, quella sera, ce n’era un sacco. Tanti ricordi dei giorni tranquilli degli anni Ottanta, quando il mondo era ancora giovane e innocente. Immagini del passato che l’anima non cancella e che in momenti come questi tornano a nascere, sempre di nuovo.

Il sestetto è incredibilmente affiatato. Il suono in sala è stato ottimo dal primo all’ultimo secondo; in qualche punto gli assoli di Chris sui toni bassi si sentivano peggio, ma questo non ha intaccato la sensazione generale di perfezione creata da Rea e dalla sua squadra, che nemmeno per un attimo ha lasciato a piedi con la sua voce vellutata, calda e infinitamente seducente (da questo punto di vista Rea si piazza accanto a quelle voci “d’oro” ad altissima resa del calibro di Knopfler e Gilmour). L’esperienza si accendeva in modo molto più intenso perché stavolta l’atmosfera era particolarmente intima, e per questo possiamo ringraziare l’ambiente stesso, pieno fino all’ultimo angolo di pubblico fedele, senza alcun senso di dimensioni da arena (niente tribune). La location, infatti, si è rivelata estremamente adatta a concerti del tipo di quelli di Chris Rea. Qui potrebbero tranquillamente esibirsi in futuro anche altri tipi tosti come Joe Bonamassa, Jeff Beck, Jack Bruce, Peter Frampton, o (me lo stava quasi per scappare) Gary Moore (che riposi in pace), e anche le superband di nuova formazione Chickenfoot e/o Black Country Communion,…

Un concerto di Chris Rea? Magia da massaggio auricolare di prima classe, che non conosce altra ricetta se non la resa totale all’esoterismo di voce, presenza e sentimento della retorica retro blues, ricoperta da una morbida glassa di abbellimento pop.

foto: Aleš Podbrežnik 

Scaletta

1. The Last Open Road 2. Work Gang 3. Where the Blues Come From 4. Josephine 5. Easy Rider 6.`Til the Morning Sun Shines on My Love and Me 7. Looking for the Summer 8. Julia 9. Stony Road 10. Come So Far, Yet Still So Far to Go 11. Somewhere Between Highway 61 & 49 12. Stainsby Girls 13. The Road to Hell (Part 1) 14. The Road to Hell (Part 2) —bis— 15. On the Beach 16. Let`s Dance 17. It`s All Gone —uscita su base registrata— 18. Santo Spirito Blues – The Films (estratto)

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