I cowboy del turbo metal Pero Deformero tornano a Lubiana! (2012)
Autore: Rok Klemše
Luogo: Orto bar, Lubiana
Data del concerto: 05.05.2012
Numero di spettatori: 100
Il folk metal è una di quelle cose che fanno trasalire qualsiasi metallaro. Fisarmoniche, liuti, zufoli e un basso fatto con una pentola di coccio nel metal? No, grazie. Poi però i turbo folk metaller di Novi Sad Pero Defformero annunciano il loro ritorno a Lubiana e la scena metal schizza in aria come se in Slovenia stessero arrivando gli Iron Maiden o una band di calibro simile. Un fenomeno di tutt’altra pasta, ancora di più se assisti a un Orto bar pieno di metallari che si allenano col vibrato sugli schlager e che si sentirebbero a casa pure su Pink TV. Ma andiamo con ordine.
Unire l’apparentemente acusticamente impossibile – turbo folk serbo e heavy metal – è stata l’idea del chitarrista Saša Friš, che nei primi anni Novanta fondò i Pero Defformero, nome preso in prestito, e da dove sennò, da Alan Ford. Nel 1995 la formazione pubblicò l’esordio Pero Defformero e, dopo un cambio di membri e l’arrivo dell’icona della band, il cantante Goran »Biške« Biševac, anche il seguito, che però non uscì mai. Per via di tensioni interne la band smise di suonare nel 1997, ma nel 2003 si riformò e tre anni fa ha pubblicato l’album Undergrand.
I Pero Defformero fanno il giro d’onore e la band è tornata ancora una volta a Lubiana, stavolta all’Orto bar, dove il quartetto, tra l’entusiasmo oceanico del pubblico, è salito sul palco verso le dieci e mezza e ha avvolto Lubiana di melos e pathos del vero turbo folk e heavy metal serbo. Questo metal interdisciplinare è una roba che poteva nascere solo nelle teste malate dei metallari, una roba che sarebbe stata partorita se Headbanger’s Ball avesse ingravidato Pink TV. E la perfetta personificazione di questo bastardo, di questo seme del diavolo è l’unico, irripetibile frontman Biške, che è arrivato sul palco in smoking bianco e con una catena (che non sarebbe dispiaciuta nemmeno a Flavor Flav) come una grande star del Grand Show. E se qualcuno pensa che il turbo metal nella pratica non funzioni, si sbaglia di grosso. Sopra riff heavy metal d’impatto, assoli ultraveloci di Friš e una sezione ritmica schiacciasassi, Biške infilava testi da strappamutande cantati nello stile di Šaban Šaulić e degli altri veterani del turbo folk. In realtà i Pero Defformero sono, strumentalmente, heavy metal purosangue che si ispira ai pionieri Judas Priest e Iron Maiden, e dal punto di vista tecnico e compositivo a lasciare a bocca aperta sono soprattutto le linee di chitarra, che tagliano con precisione e violenza. E sopra, come una sirena antiaerea, Biške racconta di metal, di cowboy della Bosnia, di Gotičarke (con contagiose melodie alla Maiden e parti »sing-a-long« oooooo), di sette al lotto e di Silvana. Nel mezzo Biške sgancia battute che ti stendono – per esempio la mini guida per decerebrati metallari al vibrato folk, dopo la quale tutto l’Orto bar ululava come Mile Kitić o Ceca (ci si arriva grazie ai suoni di una Yugo che non ne vuole sapere di partire). E per una sera l’Orto si è trasformato in una zattera sulla Sava.
I Pero Defformero in effetti non sono roba che ti metteresti su volontariamente a casa (anche se sono musicisti eccellenti!), ma difficilmente troverai un’esperienza live (metal) più divertente. Alla perfezione assoluta mancavano solo una birra MB e una porzione di ćevapi di Leskovac. Heavy metallaro, quello sono io, jaaaaaaaaa!!!
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