Beyond Magnetic

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Autore: Rok Klemše

Artista: Metallica
Etichetta: Vertigo Records
Uscita: year_month
Durata: 29:08
Voto: 3.5/5

Il 27 settembre 1986 muore tragicamente il bassista Cliff Burton… e dissero che non si sarebbero più rialzati. Due anni dopo esce l’ottimo … And Justice For All, e per One girano il loro primo videoclip, che su MTV passa un bel po’… e dissero che si erano venduti. Nel 1991 arriva il Black album… e conquistano il mondo. Nel 1996 e nel 1997 i Metallica dimenticano le radici thrash metal e sfornano il doppio Load/ReLoad… e noi non sapevamo bene che pensare. Ma niente poteva prepararci al 2003 e all’orrendo pastrocchio St. Anger… e dicemmo che i Metallica come li conoscevamo erano finiti per sempre. E chi l’avrebbe mai detto che cinque anni dopo avrebbero tirato fuori un Death Magnetic perfino discreto… e noi dicemmo: soddisfacente, ma buffo che i Metallica girino di nuovo con il vento e pubblichino un disco thrash metal proprio quando il genere è di nuovo in cima alla popolarità. Solo che Ulrich non è riuscito a resistere un’altra volta alla sua anima da artfag e l’anno scorso la band, insieme a Lou Reed, ha partorito l’abominio musicale Lulu… e siamo rimasti senza parole.  

Dopo i litri di liquame rovesciati (a ragione) su Lulu, i Metallica hanno suonato una serie di concerti eccellenti per festeggiare il trentennale, e hanno pubblicato anche l’EP Beyond Magnetic, dove hanno raccolto quattro pezzi rimasti fuori da Death Magnetic. E anche se la ragione ufficiale dell’uscita sono i festeggiamenti per il trentennale, viene del tutto spontaneo chiedersi se Beyond Magnetic non sia in realtà una specie di scuse ai fan per Lulu. Se è così, queste scuse possiamo accettarle con l’animo in pace, perché il quartetto di brani è la cosa migliore che si sia sentita dai Metallica negli ultimi anni.

Per cominciare Hetfield ci invita sul treno dell’odio, che dopo un’intro un po’ goffa parte di brutto e con dei riff che ricordano addirittura tempi passati, migliori. Hammett piazza un bell’assolo già nel primo minuto, anche se continua a non saper suonare un solo senza il wah. Hate Train, con i suoi solidi riff groovy e un Hetfield che suona bene nei momenti più veloci e aggressivi, sembra una reinterpretazione thrashy di Fuel, e il problema più grosso del pezzo (e degli altri tre, tra l’altro) è la sua durata. Dai quasi sette minuti si potevano tagliare tranquillamente le parti morte che non offrono assolutamente niente, e il risultato sarebbe stato una bella dose di Metallica quasi old school, suonata in modo moderno. Se nei primi momenti dell’EP i Metallica accendono, musicalmente parlando, un barlume di speranza, i testi ti ricacciano nel buco più profondo. Già il verso »Hate! Is a Train!« è la prova che la qualità dei testi cala costantemente dai tempi del Black album, e le assurdità non finiscono più, perché in Just a Bullet Away Hetfield spara con una serietà mortale l’idiota »Suck on the barrel, suck until it’s gone dry…« Anche se il pezzo si avvita su se stesso e batte il passo sul posto, ci sono parti sorprendentemente buone, a cominciare dai riff mid-tempo al galoppo. Purtroppo l’insieme viene di nuovo rovinato dalla produzione disastrosa di Rick Rubin, e davvero la prossima mossa migliore della band sarebbe tagliare fuori Rubin (Lou su Lulu avrebbe gracchiato »I would cut his legs and tits off«) e trovare un produttore che sappia che i Metallica non possono suonare come una band da garage amatoriale. E già che siamo in tema di tagli, non sarebbe male se il futuro produttore abbassasse il più possibile le pelli di Ulrich. È vero che Lars è sempre stato un batterista al massimo nella media, ma qualcosa di più dell’eterno ripetere lo schema »snare-kick-snare-kick« avrebbe pur potuto inventarselo. Hell And Back parte in modo molto promettente, con linee di chitarra cupe e una sensazione morbosa che chiede a gran voce che il pezzo esploda in un’infusione di thrash metal. Purtroppo non succede, e ti viene la sensazione che i Metallica non sappiano più bene come far crescere un pezzo. Hell And Back infatti non ondeggia come un mare in tempesta, ma al massimo come una piscina termale piena di pensionati. Quando ormai pensi che i Metallica abbiano di nuovo servito un prodotto lasciato a metà, in chiusura piazzano l’epica Rebel of Babylon, che sostituirebbe facilmente più della metà dei pezzi di Death Magnetic. Il brano finale è finalmente qualcosa che cattura il vero spirito dei padri del thrash metal, perché tra le strofe suona arrabbiato, fresco e pestato. Le voci di Hetfield suonano furiose e convincenti, e il pezzo, grazie alle tante variazioni, è una bomba di energia dinamica e movimentata.   

A giudicare dalle reazioni, la strategia di Beyond Magnetic ha funzionato, perché i fan stanno già dimenticando lo scivolone di Lulu. L’EP è probabilmente il lavoro migliore dopo il Black album, ma purtroppo questo non significa che i Metallica siano tornati in tutto il loro splendore. Beyond Magnetic infatti offre ancora solo un pezzo eccellente, due solidi e uno del tutto nella media. Una rondine non fa primavera, e non vuol dire che i muscoli dei Metallica stiano tornando in forze: per questo Ulrich dovrebbe reimparare a suonare la batteria, il produttore andrebbe cambiato, ai pezzi andrebbe tagliato il grasso di troppo e a Hetfield bisognerebbe insegnare a cantare senza quegli stupidi rafforzativi sui versi (tomorrow-uh-ah). Però la luce in fondo al tunnel, anche se debole, è accesa.

Formazione

James Hetfield – voce, chitarra
Kirk Hammet – chitarra
Robert Trujillo – basso
Lars Ulrich – batteria

Produzione

Rick Rubin

Tracklist

1. Hate Train
2. Just a Bullet Away
3. Hell and Back
4. Rebel of Babylon

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