Symphony of Destruction, secondo round a Lubiana! (2012)

0 4

Autore: Rok Klemše
Foto: Nina Grad

Luogo: Kino Šiška, Lubiana
Data del concerto: 03.06.2012
Numero di spettatori: 800
Prezzo del biglietto: 29€/35€

Ah, fine del weekend: il caffè della domenica mattina scende già più a fatica, perché il prossimo sarà quello del rompiscatole lunedì di lavoro. Ma quella domenica fu diverso, il caffè scese più liscio, e tra il suono delle chitarre pesanti e il ringhio di Mustaine ci si scaldava per il concerto della sera. Chi l’avrebbe mai detto, Mustaine ha mantenuto la promessa e con la sua istituzione thrash Megadeth è tornato dopo due anni sul luogo del delitto, il Kino Šiška. Qualche dubbio c’era: questo concerto poteva davvero riuscire altrettanto bene, soprattutto considerando la sala sold out di allora e l’esecuzione integrale del cult Rust in Piece? Ma il viavai davanti allo Šiška faceva capire che ci si poteva aspettare almeno qualcosa di simile…

A scaldare l’atmosfera stavolta ci hanno pensato i campioni di casa del thrash metal, i Negligence. Non solo hanno meritato lo status di più grande thrash band del nostro paese, ma si sono rivelati anche un’apertura molto più azzeccata dei Prospect di quasi due anni fa. Non che quelli non abbiano fatto il loro con sicurezza, è solo che il genere e l’immagine complessiva dei Negligence stanno semplicemente meglio addosso ai Megadeth. Quello a cui abbiamo assistito è stato probabilmente il concerto più »tight«, suonato alla perfezione, che una band mi abbia mai regalato (almeno tra quelli a cui ho assistito): il gruppo ha sfruttato il palco come sanno farlo solo i più grandi. I rullanti thrash degli album Options of a Trapped Mind e Coordinates of Confusion si sono succeduti a ritmo supersonico, e i Negligence hanno fatto tremare lo Šiška con inni come War Machine, Mind Decay, The Q-Box (con un fantastico retrogusto Nevermore), Insane Asylum e Disharmony. Con un suono al punto giusto, potente, nitido e aggressivo, i Negligence si sono messi il pubblico in tasca in un attimo, guadagnandosi come premio una risposta spontanea e rumorosa da parte di diverse centinaia di persone. Alla resa strumentale eccezionale e all’esecuzione magistrale ha aggiunto il suo il cantante Alex, che ha mostrato ancora una volta un netto progresso vocale e in più si è scatenato aggressivo su tutto il palco. Per il voto pieno alla band manca solo una comunicazione migliore da parte del frontman, che zoppica ancora parecchio. Ciononostante, un’apertura migliore non avremmo potuto desiderarla, e spero che per i Negligence ci siano in futuro altre serate così, anche all’estero.

Poi la tensione ha iniziato a salire, e l’attesa impaziente dei protagonisti della serata è stata amplificata dal coro con il nome della band. Megadeth! Dubitavo un po’ che sarebbero riusciti a ripetere l’ottimo concerto di due anni fa. Rust in Piece suonata per intero è qualcosa di praticamente impossibile da superare, eppure i Megadeth sono riusciti a migliorare il loro primo concerto a Lubiana. I teloni sono caduti dal fondale del palco, da cui sono spuntate due enormi pareti di amplificatori Marshall (sappiamo bene che almeno tre quarti non erano in uso, ma l’effetto è stato raggiunto), le luci si sono spente e i giganti del thrash hanno salutato Lubiana con Never Dead dal tredicesimo album in studio Th1rt3en, e si è ripresentato il più grosso difetto del concerto precedente. Il suono all’inizio era di nuovo del tutto confuso, impastato e, per un gruppo del calibro dei Megadeth, a dir poco approssimativo. Per fortuna, però, è migliorato gradualmente, in proporzione diretta alla qualità dell’esibizione della band e al volume del pubblico. Dave Mustaine, David Ellefson, Chris Broderick e Shawn Drover hanno dedicato più attenzione al disco attuale, hanno eseguito alla grande i classici d’acciaio senza cui un concerto dei Megadeth non si può immaginare, ed è stato ancora più bello sentire qualche splendida sorpresa. Nella prima parte del concerto Mustaine ha così ringhiato Head Crusher da Endgame, ci ha riportati nel passato con la sconvolgente In My Darkest Hour e ci ha portati a Roswell con Hangar 18, spiegandoci la teoria del complotto sull’atterraggio degli alieni in Nuovo Messico nel 1947. Purtroppo però Dave ha raccontato il tutto non con la forza di un bulldog rabbioso, ma con la debolezza di un fumatore da tre pacchetti di cicche, 57 al giorno. Proprio la voce di Mustaine è stata il difetto più grande del concerto di domenica: era più che evidentemente fiacca, rovinata e sempre seppellita sotto chitarre mixate molto più forte. Ginger ha cambiato in fretta la prima chitarra con una a doppio manico e almeno su questo fronte ha dimostrato che le dita, a differenza della voce, funzionano ancora alla perfezione, come ai tempi dell’esordio Killing Is My Business… An Business Is Good! Dopo una Trust eseguita in modo fantastico, a metà strada tra ballad e non, è arrivata la prima sorpresa con la rara Foreclosure of a Dream e, qualche minuto dopo, il classico da strapparsi i pantaloni Ashes in Your Mouth. Il pubblico sempre più bollente ha fatto sì che la band si sciogliesse, dimenticasse la routine (che aveva afflitto il loro primo concerto a Lubiana), mettesse più energia nel suonare e costruisse un ponte autentico tra sé e la sala piena. L’esecuzione strumentale superlativa è stata sostenuta dal magistrale palleggio di riff tra Mustaine e Broderick, che in pochi anni è diventato un membro a pieno titolo della band e uno dei migliori chitarristi che Mustaine abbia ospitato nelle sue fila. Stavolta Mustaine ha perfino mostrato soddisfazione per il pubblico, rivolgendosi a lui più volte, e insieme alla band ci ha messi al tappeto con qualche altra sorpresa assoluta – Angry Again (uscita in origine solo come singolo, registrato per il cult hollywoodiano d’azione »flick« Last Action Hero con Schwarzenegger), She-Wolf e Hook In Mouth, mentre in mezzo si sono accomodate bene anche le new entry Whose Life (Is It Anyways?) e Public Enemy No. 1. Il culmine, senza dubbio, lo abbiamo vissuto (noi come la band) quando Mustaine ha annunciato l’inno A Tout Le Monde, durante il cui ritornello per la prima volta è stato davvero sovrastato dal pubblico in vena, che si è rivelato ancora più bello durante Symphony of Destruction, con il canto, o meglio il coro »Megadeth, Megadeth!« a tempo con la base ritmica. Nemmeno Dave è rimasto indifferente e ha elogiato il pubblico dicendo che di noi sarebbero fieri anche i nostri fratelli argentini, riferendosi ovviamente al pubblico del DVD That One Night: Live in Buenos Aires. Durante la d’addio Peace Sells ci ha salutati dal palco anche Vic Rattlehead, e la band l’abbiamo richiamata sul palco un’ultima volta per Holy Wars… The Punishment Due. 

Tirando le somme, l’unica critica che si può muovere al concerto è il suono scadente, che i Megadeth non dovrebbero proprio permettersi per la seconda volta di fila, mentre un retrogusto peggiore lascia anche l’abbaiare zoppicante di Mustaine. Ma grazie alle presenze carismatiche, alle ottime setlist, al compagno d’armi Junior, alla chitarra ancora fenomenale e, non ultimo, al pubblico febbrile che ha portato il concerto un livello più su, Dave può ringraziare se continuiamo a chiudere un occhio senza fatica. Arrivederci alla prossima guerra. Deth ‘till Death!

Scaletta

MEGADETH:
1. Never Dead
2. Head Crusher
3. In My Darkest Hour
4. Hangar 18
5. Trust
6. Foreclosure of a Dream
7. Dawn Patrol
8. Poison Was the Cure
9. Guns, Drugs and Money
10. Ashes In Your Mouth
11. Angry Again
12. Sweating Bullets
13. She-Wolf
14. Hook In Mouth
15. Whose Life (Is It Anyway?)
16. Public Enemy No. 1
17. A Tout Le Monde
18. Symphony of Destruction
19. Peace Sells
—bis—
20. Holy Wars… The Punishment Due

Galleria fotografica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie