Janez Bončina Benč in mezzo alla splendida cornice di Kamnik! (2012)
Autore: Urban Bolta
Luogo: Mali grad / Kamnik
Data del concerto: 12.08.2012
Spettatori: 250
Prezzo del biglietto: ingresso libero
Ogni anno, a metà agosto, a Kamnik si respira un’atmosfera speciale! Questa cittadina medievale, con il centro storico splendidamente conservato e il Mali grad che domina dall’alto proprio nel cuore del paese, è uno degli angoli più suggestivi della Slovenia. Durante i mesi estivi Kamnik accoglie i visitatori con l’atmosfera piacevole di caffè invitanti, nascosti tra i vicoli antichi, che con il loro alone di mistero rendono ancora più bella la sensazione di passeggiare per una città dal grande passato storico.
In questi giorni a Kamnik si tiene il Kamfest, “festival con vista”, come recita lo slogan ufficiale. È un festival culturale e di socialità con laboratori, mostre, spettacoli teatrali e sportivi e, naturalmente, concerti. Questi si svolgono per lo più sul Mali grad, sull’altura di cui sopra, proprio in pieno centro, così il pubblico ha sempre davanti una cornice stupenda con vista su una parte del centro storico. L’unico neo di questa location pittoresca, senza dubbio una delle più belle della Slovenia, è la capienza limitata: il palco principale e la postazione del mixer si prendono già circa metà dello spazio disponibile, quindi tocca adattarsi a un terreno sconnesso o addirittura a sedersi su uno di quei muri del castello un po’ malconci per il tempo.
Il terzo giorno del festival sul palco principale è salito Janez Bončina Benč, storico promotore del rock sloveno che, con le sue tante formazioni, ha lasciato negli anni un segno indelebile sulla scena musicale slovena e, più in generale, jugoslava. Qualche minuto dopo le otto e mezza annunciate, un Benč di ottimo umore, con il suo inconfondibile cappello in testa, è entrato sul palco e già con le prime note di Navali narod na gostilne ha riempito per bene lo spazio. Durante il concerto, a occhio, sulla collinetta si sono radunati circa 200 amanti del rock di vecchia scuola, tra cui si notavano anche parecchi appassionati non più giovanissimi.
Dopo l’ouverture Benč ha presentato gli amici che quella sera lo hanno accompagnato musicalmente. I vecchi gatti di rango Jadran Ogrin e Marjan Malikovič, che di solito gli tengono compagnia, sono stati sostituiti da forze fresche: alla chitarra Jani Moder, dietro le pelli Žiga Baron, al basso Jan Gregorka.
Anche se si tratta di giovani musicisti, si sono dimostrati un collettivo estremamente funzionale e versatile e, nonostante non suonino insieme proprio ogni giorno, hanno saputo aggiungere al mosaico comune ognuno la propria tessera ben definita. D’altronde, come potrebbe essere diversamente, visto che sia Jani sia Žiga avevano già collaborato con Benč alle registrazioni del suo ultimo album »Sol, poper in sanje«, entrando subito in sintonia con il suo modo di intendere la musica. Nella prima parte del concerto Benč ha messo parecchio materiale nuovo: i brani Štipenzija, Sol, poper in sanje e I feel love sono serviti da riscaldamento prima della seconda parte, più scoppiettante, di questo ritrovarsi insieme.
Con Maja z biser e Kadar ognji dogorijo è iniziato un flirt più deciso con l’eredità settantiana di Benč. Il 64enne Benč ha legato i pezzi, nel suo stile di sempre, con piccoli aneddoti comici, che facevano da ponte tra pubblico e musicisti. I musicisti di accompagnamento, che giocavano in casa, a Kamnik, si sono inseriti alla perfezione nell’esibizione e davano l’impressione di essere da sempre parte dell’inventario di Benč. La potente linea di basso di Jan ha sottolineato per tutto il tempo la componente funk, e la sua tecnica di battere sul manico del basso era particolarmente interessante, segno di una strada evolutiva tutta personale per questo giovane musicista. Anche il chitarrista Jani ha manovrato con disinvoltura da camaleonte tra le sfumature di blues, funk e rock, sposando la filosofia di Benč dei lunghi passaggi strumentali, in cui anche la chitarra solista si unisce alla sezione ritmica nel tenere il ritmo e finisce così, di fatto, per fare da chitarra ritmica. Benč ha domato con mestiere le linee vocali più impegnative, adattandole alle sue possibilità attuali, ma bisogna ammettere che, per i suoi anni, è ancora molto vitale, sia fisicamente sia vocalmente! I più grandi successi della carriera di Benč, Na noge, Ob šanku e Ta noč je moja, facevano presagire l’imminente chiusura del concerto; in mezzo a questi pezzi i musicisti hanno infilato anche la cover dei September Luduj z nama, cavandosela più che bene con una sfida difficile, nonostante la mancanza di cori e tastiere. Dopo una breve pausa la combriccola è tornata sul palco e ha chiuso il viaggio musicale, durato un’ora e mezza, con Gvendolina, un altro brano antichissimo della band di Benč, Srce, originale del 1972.
Un altro incontro con Benč, un’altra bella serata! Stavolta a fare la differenza è stata la magnifica atmosfera di una sera d’estate sul Mali grad di Kamnik, che, insieme al linguaggio musicale di Benč, ha tirato fuori il massimo da questa domenica sera.
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