I signori di Planet starcev, portavoce della giovane Slovenia! (2012)

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Luogo: Menza pri koritu / AKC Metelkova / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 01.12.2012
Spettatori: 150 – 200
Prezzo del biglietto: 15 €

Lo so, mi ripeterei a ricordarti che in questo nostro piccolo paese sperduto sono pronto a sanguinare e a riporre le mie speranze su pochissimi musicisti sloveni, eppure è così – dopo decenni di innamoramento per il groove, per la poetica fuori dal comune di testi tutt’altro che ingenui e soprattutto per l’incredibile presenza scenica di questi oratori del piacere, gli oligarchi del mio mondo sono i veterani di Brežice della festa più autentica, i Demolition Group, e in pochissimi riescono ad avvicinarsi! Nella loro categoria non c’è concorrenza, lo so, ma è proprio per questo che in tanti torniamo con lo stesso slancio e lo stesso fuoco negli occhi nei luoghi della rivelazione e sosteniamo i nostri prediletti come se ne andasse della vita e della morte, ed è proprio questo a dare speranza e forza alle parole: nella corazza della rivolta, nella ruvidezza da garage di chitarre succose e nella lirica sottile, il pungiglione di una rivolta più che giustificata è ancora qui. I Demolition Group lo hanno sempre dimostrato, e la passione non ha fatto che crescere; così, per placare ancora una volta la voglia di quello che ci fa gola, la prima sera di dicembre mi sono rimesso in marcia verso l’ombelico pulsante di Lubiana – a Metelkova, alla Menza pri koritu, dove, il giorno dopo un concerto da record, sold out e durato la bellezza di due ore e mezza per il vitale quintetto, si annunciava una replica o meglio – un upgrade, la scrittura di un nuovo capitolo della storia di un’indissolubile simbiosi tra il quintetto e il sesto, pardon, settimo membro della formazione: il pubblico.

Le lancette strisciavano come lumache verso le dieci e mezza di sera, la bolgia del tempio alternativo lubianese non scoppiava più dalle cuciture, ma tutti i presenti sapevano benissimo che sarebbe arrivato qualcosa di straordinario, qualcosa che valeva la pena di sfidare il freddo e centinaia di chilometri verso la capitale slovena. Alle dieci e mezza gli eletti del popolo sono usciti dalle quinte e si sono piazzati in prima linea. Sulla parte sinistra del palco ha preso posto con la chitarra Bojan Fifnja, virtuoso delle sei corde e delle distorsioni che arrivano al cuore. Sulla destra si sono sistemati strategicamente il sangue fresco, la trasfusione più che necessaria per la band, i fratelli Gregel: con Tomi al basso e Ivica alla batteria i Demolition Group hanno ottenuto una cambiale per i prossimi trent’anni di rivolta attiva. Lo sciamano del sax Jože Pegam, ornato dei suoi leggendari e insostituibili baffi, si è messo al fianco di Bojan, e per ultimo è entrato, sulle prime battute del pezzo d’apertura dell’album Neovangelij, Friški. »Prevare poganjajo svet / laži, brezobziren pohlep / Brez milosti in brez solza / Požrešna moč čustva tepta / Vstani in dvigni glavo!« sono parole che hanno arato terreno vergine, e con il sottofondo antineoliberista della nuova alleanza i testi, anche dopo 14 anni, si innestano nel beat e nei pensieri del corpo compatto sotto il palco, che è caduto subito in trance davanti alla ritmica potente e a un suono eccezionale, quello della musica che viene dal cuore. Le chitarre di Bojan erano dolcemente affilate, il sudicio regolamento di conti sassofonistico di Jože, tra bocchino e polmoni pieni, è stato completato in modo più che eccellente dalle fondamenta ritmiche del duo di fratelli Ivica e Tomi, e con la sua danza da palco inconfondibile, nel sudore dell’attesa e nella voglia di perfezione, ci ha messo il suo anche Friški, fin dal primo istante. È passato un anno dall’uscita del nuovo lavoro in studio, il disco tanto atteso e accolto da un applauso fragoroso, Planet starcev, che si aggancia con acciaio proprio a questi tempi maledettamente amari, marchiati dalla recessione, di grigiore e di schiavitù moderna. Dopo la rivolta di Maribor, quest’anno le torce si sono accese a Lubiana e nelle altre città slovene; i sazi di miseria e affamati di tempi migliori si oppongono alla caccia ai colpevoli, mentre i Demolition Group, in perfetta sintonia con lo spirito del tempo, sono pronti a prendersi la loro parte di colpa. Kriv sem za vse è un gioco di ritmi danzanti e di testi volutamente ambigui, nel vortice di un battito accelerato, del fumo di sigaretta e di una ritmica birichina si mette in movimento tutto l’auditorium, e dopo l’attacco urlato di Dan dolgih sanj l’estasi non fa che salire. I Demolition Group sono maestri nel manipolare a colpi secchi i contrasti più netti, e la sporca ruvidezza dei pezzi nuovi a tratti è perfino più forte, più spietata dei colpi sonori del dolce, buon Neovangelij! Sul palco si comunica senza parole – solo con gli sguardi, e in quegli sguardi si specchiano la soddisfazione, il buonumore e la consapevolezza che senza quello che fanno questi uomini sul palco non potrebbero vivere, e che senza di loro anche il vuoto d’aria delle nostre vite sotto il palco sarebbe più vuoto. Goran saluta con un sorriso i presenti al rito collettivo e, a promessa di godimento, dice che ci aspetta ancora una discesa di due ore sullo scivolo dell’esplosiva genialità.

Puntuale come un orologio si infila nella scaletta Gospodar, il brano che i DG dedicano ai sedicenti oppressori del mondo. Che sia più facile governare sudditi ignoranti e imbevuti di comandamenti lo scriveva già Machiavelli, molti anni fa. Friški lo interpreta a modo suo, con ironia: »Ne razmišljaj, ne sprašuj / Vera luč je dvom tema /Kaj je sreča, red in mir / Ve odgovor gospodar / Ne razmišljaj, ne sprašuj /Za bogastva in zlato / Vso pravičnost le pozna / vsemogočni Gospodar!«. L’aspro discorso della sezione musicale d’urto serve da sveglia, e con i Demolition Group la buona introduzione alla rivoluzione della coscienza si arricchisce di un elemento di rinforzo cardiovascolare, grazie al quale ci si dimentica di tutto ciò che sta attorno; il suono succoso dell’affiatamento supremo degli sciamani della serata mette in moto fino in fondo anche i rotori della coscienza di tutti quelli che la musica e il messaggio non si limitano ad ascoltarli, ma li sentono. In questo contesto Bič, luč in upanje è un’altra goccia di cherosene nei vaporizzatori della fusione totale nel punto d’incontro delle coordinate Qui e Ora! Siamo tutti timonieri del nostro destino. Siamo tutti portatori di luce, di dolcezza e di sofferenza nei nostri piccoli ma interconnessi mondi! Completamente stordito e consegnato al dettato del cuore, almeno io ho avuto la sensazione che i Demolition Group cantassero non solo alla folla, ma a ciascuno dei presenti. L’energia sul palco è indicibile e il sudore cola a fiumi. Nonostante lo sforzo organico e gli sforzi sovrumani per superare quanto fatto la sera prima, la forza vitale del collettivo di Brežice è al 110%! Resa dei conti marxista con Dio, trattato ateo di ritmo e di sale danzante, Nimam rad boga si intreccia con le gocce di pioggia della bellezza da ballata di Dež, in cui i DG mostrano il loro senso unico della fragilità, della sensibilità e, nonostante tutte le contraddizioni, anche di una virile delicatezza. Il ritorno a Planet starcev è, come promette il titolo, più rallentato; pur con meno giri di cuore, l’aria massiccia della Menza vortica con la stessa intensità e cento polmoni respirano l’aria intrisa di sudore con non meno passione. Il meraviglioso intreccio di corpi e di spirito e la perfetta calibrazione tra la musica e i desideri della folla presente si addensano e crescono, e nonostante il tono un po’ più pessimista di parole amare il momento è bellissimo. Il più leggero Nisva tu si trasforma in un dialogo monolitico di chitarra e sassofono con il brano Še in več, e dopo una breve introduzione nel petto si risveglia un altro vulcano dormiente di gioia appassionata. Il ritmo accelerato del cuore segue lo scambio asimmetrico dei ritmi di chitarra, le sincopi di basso e batteria, e nella stampede di sensazioni i DG intrecciano tutto il loro sapere in un conglomerato compatto che colpisce dritto come un pugno d’acciaio ogni tessuto molle lasciato scoperto; i colpi sonori non fanno male, anzi, flagellati dai decibel urliamo tutti in modo sadomaso: ancora! E cos’altro, visto che stavolta il concerto è una corsa a tutta velocità, come se il domani non esistesse!

Un po’ di Romantika ci vuole sempre, ma al posto delle ballate questi distruttori di stereotipi pescano piuttosto in una metrica che si troverebbe nella metrica degli Odpisani. I Demolition Group sono tutto fuorché da rottamare, niente paura: la macchina ben oliata macina come un carro armato appena uscito dalla revisione generale. In Romantika mi è piaciuto da morire il gioco di chitarra, basso, batteria e del dolce sax di Joc, e più che un sdolcinato bacetto, la splendida offerta somiglia a una splendida scopata sfrenata; sulle note di una musica che non s’inceppa, stavolta i fianchi li muovono con impegno sia le ragazze, le mogli e le amanti sia i loro appendici maschili!  Dopo la splendida microfonia di 100 Krat e di Amerika, che ruggiva sul leggendario disco Deep True Love, tempo e spazio sono dimenticati. »Love is OK!!!« rimbomba dalle gole dei presenti e, in linea con l’eccezionale disco dal vivo Na živo , i Demolition Group portano il loro rimescolio concertistico, il brusio del suono e dell’inatteso  in direzione dell’inquietudine neovangelica. »Ko se ti splazim v misli / poklekni na tla / Ko ti pobožam lica / Poljubi dlani / Ko te privijem k sebi / Objemi noge / Priznaj v znoju sreče / DA, ti si moj Bog!!!« sono le parole con cui DAF riassume splendidamente tutto quello che sento nel cuore e nella testa. Di dèi, stavolta, ce ne sono di più, e i tanti corpi della band e del pubblico sentono nel petto un unico, grande cuore! Kak dan è un malinconico intermezzo che impedisce alla Menza di prendere definitivamente fuoco e di bruciare fino alle fondamenta, e con i ritmi danzanti di una salsa alternativa si avvicina anche la prima parte, quella regolare, del concerto. La bellezza sensuale di Mesečina versa nelle mani dei fedeli della musica perle di morbidezza, e le anime romantiche accenderebbero senza fatica gli accendini a occhi socchiusi e ballerebbero anche nell’ultimo giorno di esistenza dell’universo. Dopo uno dei primi successi con cui in molti hanno conosciuto i Demolition Group, U tvojim očima, che ha impresso il sigillo del profondo amore sincero che spira sul disco Deep True Love, seguono ancora l’anima Gram e l’immancabile dedica agli stakanovisti asiatici che sorpassano da destra il resto del mondo, Japanci rade za nas; dopo un applauso fragoroso e indomabile, fischi e urla di «ancora!», i sempre pronti Demolition Group tornano sul palco per servire i dolci.

Per primo arriva lo straordinario Včasih tudi drugi, che il quintetto suona come se fosse appena salito sul palco, non come se si fosse già concesso al pubblico per quasi due ore! Il più diretto ed esplicito Crackhead ci sta e ci cade come il cacio sui maccheroni. »Roka drhti / Strdi se kri / Ko tvoja mehka rit spolzi mimo oči / Trese se svet / Uvene cvet / Ko tvoje trde prsi vklenejo pogled / DAJ POGLEJ MOJ NASMEH / MOJ POLJUB V LASEH / MOJ OBJEM V NOČEH / MOJO SOLZO V OČEH!«, dicono cento labbra, mentre gole riarse e solcate gridano parole di una schiettezza e di una sincerità sfrenate, così poco slovene! L’atmosfera era incandescente come brace rovente, e dai soffi dei mantici musicali verso il soffitto troppo basso della Menza salivano non solo le fiamme esaltate della gioia ma anche le mani di fedeli e fedeli, vecchi e giovani, incantati e stregati. Nirvana taglia come una lama d’acciaio nel formaggio, e il sudicio canto dell’immortale Zucco, dopo Model e un altro grido gutturale per il bis, si trasforma in una splendida dimostrazione di dominio, potenza e irripetibilità, sia del momento sia dei protagonisti di tutta la straordinarietà di questa serata di sabato. Temni angeli usode sono infatti conditi di assoli, e Ivica Gregel si presenta al pubblico come un vero virtuoso, padrone assoluto di tutte le pelli e i piatti attorno a lui; dopo l’assolo di batteria nelle orecchie si riversa il nettare incandescente di uno splendido rumore che, come un canto di angeli, abbatte i mondi, e nel fremito di tutto l’essere e del mondo intero, dopo Sving e il gran finale con il brano Like Night Before, la serata si chiude in un finale sudato, dopo il quale ci sarebbe in effetti ancora qualcosa da aggiungere, ma dopo più di due ore e mezza di esplosiva generosità sarebbe ingiusto dire che sia stato offerto troppo poco.

Se l’album Na živo è la prova che i Demolition Group riescono a saziare più che dignitosamente gli ingordi ossessi da concerto, lascia che ti dica che è altrettanto vero che così si sente solo una parte di tutta la verità. Il mosaico del suono va completato con l’incarnazione sul palco, e lascia che ti dica che finora ogni singolo concerto del quintetto di Brežice (sestetto, se aggiungo al tutto anche l’inseparabile componente del fonico eccezionale Matjaž Pegam) è stato una festa per le orecchie, l’anima e il corpo; nonostante il ritmo devastante di una combustione totale, nei serbatoi della band resta, anche dopo la lunga performance alla Menza di Lubiana e solo un giorno dopo una replica non meno esplosiva, ancora abbastanza cherosene perché i DG brucino tutti i templi del dubbio statico o della reticenza! Questo lo sanno fare in pochissimi, e i patriarchi dell’alternativa slovena, almeno da noi, sono veri maestri in questo mescolare elementale i mattoni di base del mondo. Dalle loro dita filano i fili dei sogni e, da maghi, realizzano e mettono in parole tutto ciò che ci resta in gola e in testa senza che sapessimo articolarlo. Qui c’è un geyser di idee e di musica che sputa frequenze meravigliose, con cui i castelli di cristallo degli oppressori e dei tiranni del mondo crollano, almeno per un attimo, in cenere e polvere, medicina quanto mai necessaria per il nostro piccolo popolo prealpino; per questo i Demolition Group sono sempre più necessari e sempre più desiderati. Dalla sintonia con la realtà si possono così progettare i passi successivi, e se mi faccio prestare e parafraso le parole del nostro primo presidente: »Sabato i sogni erano permessi, oggi è un nuovo giorno!« Come sarà dipende da noi, perché ognuno di noi è per sé Bič, luč in upanje!

Scaletta

DEMOLITION GROUP:

  1. Neovangelij
  2. Kriv sem za vse
  3. Dan dolgih sanj
  4. Gospodar
  5. Bič, luč in upanje
  6. Nimam rad Boga
  7. Dež
  8. Planet starcev
  9. Nisva tu
  10. Še in več
  11. Nujno ni
  12. Romantika
  13. 100 krat
  14. Amerika
  15. DAF
  16. Kak dan
  17. Mesečina
  18. U tvojim očima
  19. Gram
  20. Japanci

Bis:

  1. Včasih tudi drugi
  2. Crackhead
  3. Nirvana
  4. Zucco
  5. Model
  6. Ljubiva za svet
  7. Temni anglei usode
  8. Sving
  9. Like Night Before

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