Quando un’ora di concerto (dei Repetitor) basta e avanza (2012)

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Luogo: Lubiana / Gala Hala / Slovenia
Data del concerto: 14.12.2012
Numero di spettatori: 300
Prezzo del biglietto: 8 € in prevendita / 10 euro il giorno del concerto

Raramente una band che ha materiale per poco più di un’ora si fa un concerto tutto suo. Soprattutto su un palco un po’ più grande, come quello del Gala Hala. Ma il punto è che i Repetitor se lo meritano. Più che meritato. Da anni suonano a ripetizione in tutti i (sei) posti della Slovenia che ospitano band così sui loro palchi per il resto variegati. Si sono costruiti un fandom ottimo, fedele e piuttosto grosso, non solo da noi ma in tutta l’Europa sudorientale, quindi era chiaro che al Gala Hala la gente sarebbe stata più che abbastanza. E infatti è andata così: non eravamo proprio pigiati come sardine, ma più o meno era pieno.

Il concerto è partito, in puro »Metelkova-style«, un’ora buona dopo l’orario annunciato. Forse anche per questo si è radunata così tanta gente. Il concerto serviva a presentare il nuovo disco della band, »Dobrodošli na okean« (la recensione di RockLine puoi leggerla QUI), ma più o meno tutti quei pezzi li avevamo già sentiti in una forma o nell’altra, anche se magari non nella versione definitiva da studio. E non è che sul palco siano come su disco. Un’energia così non si riesce proprio a far entrare in un dischetto, anche se ai Repetitor è riuscito benissimo. Il fatto è che l’essenza dei Repetitor si rivela solo sul palco, davanti ai microfoni, con gli ampli al massimo, tra i salti in mezzo al pubblico, spruzzando sudore nelle prime file e facendo le smorfie più divertenti (e in generale regali) del mondo.

I concerti dei Repetitor forse sono più o meno sempre uguali. Soprattutto ugualmente belli. Con più o meno la stessa energia. Un’ora buona di materiale è sempre un’ora buona di materiale. Però i Repetitor si distinguono da molti altri perché ogni concerto è un’esperienza completamente nuova. Una nuova esplosione di energia. In fondo, in una certa misura ogni concerto è irripetibile, anche se in qualche modo somiglia tantissimo al precedente e al successivo. Un piccolo contributo lo dà anche l’elemento di improvvisazione nella loro musica, che non salta fuori proprio spesso, ma abbastanza da farsi notare.

All’insieme dell’esibizione, dell’immagine e dell’essenza della band contribuisce anche la formazione stessa – soprattutto la batterista, che rientra alla perfezione nella descrizione di prima sul »fare le smorfie più divertenti (e in generale regali) del mondo«. Anche stavolta non è stata da meno – ogni corpo che ballava e ogni testa che »headbangava« è stato accompagnato più di una volta da un sorriso, proprio grazie a lei. Anche la bassista ha quel qualcosa in più che hanno tutte le bassiste in band di questo tipo – qualcosa che i tipi semplicemente non hanno. Forse è una specie di »stereotipo« che dagli anni ’80 del secolo scorso si è trasformato in una sorta di coscienza scenica, ma le bassiste sono una bomba.

Il pubblico, come da copione, se l’è goduta alla grande. Nelle prime file addirittura N’Toko, che si è comprato pure la maglia dei Repetitor (se ci è concesso un po’ di gossip). Il bello è che i Repetitor hanno ormai uno show così »rifinito« (che in realtà non è rifinito, è solo questione di esperienza e di feeling nel suonare) da sapere esattamente quando cominciare a spingere più forte, quando portare la dinamica a un livello o a un altro; Boris Vlastelica sa benissimo quando saltare giù dal palco, quando spaccare una corda, quando giocare col feedback e infilare un elemento noise tra un pezzo e l’altro. La sua interpretazione dei testi dal vivo è, ovvio, completamente folle. Sentita, sincera, emotiva, potente. È difficile non immedesimarsi in lui. Anche se a volte non si capisce bene dove voglia andare a parare con le parole, se l’interpretazione personale ci abbandona, possiamo comunque immedesimarci. Anche se non vale proprio per noi, almeno vogliamo immedesimarci. Non è il classico carisma, il personaggio che appena sale sul palco ti illumina, ma ha quel qualcosa in più, quello che ne fa un frontman »alternativo«.

Chi va a un concerto dei Repetitor per la prima volta e non sa bene cosa aspettarsi (nonostante ogni amico gli dica che i loro live sono pazzeschi) resta di stucco. Chi ci va per la quinta volta e sa che il concerto sarà pazzesco, che ogni loro concerto è fantastico, resta di stucco. Ovviamente in senso del tutto positivo. I Repetitor sono semplicemente una band da palco, una band da pubblico – non perché facciano musica pensando ai desideri del pubblico, ma perché la loro musica fa nascere nel pubblico la voglia di sempre di più, e ancora di più.

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