Channel Zero verso l’infinito (2013)

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Autore: Aleš Podbrežnik

Luogo: Lubiana / Channel Zero (Metelkova) / Slovenia
Data del concerto: 08.02.2013
Numero di spettatori: 80
Prezzo del biglietto: 0,00 € (ingresso libero)

Timotej Kotnik ha venduto l’anima al jazz. Su questo non ci sono dubbi. Il musicista e visionario sloveno è un artista molto stimato all’estero. La sua Via Ad Infinitum è infatti una formazione a sette elementi, un combo »mescolato a livello internazionale« che di solito opera nei Paesi Bassi. È proprio lì che oggi vive, perlopiù, il genio musicale di Timotej Kotnik. Eppure è capitato che certi impegni lo riportassero in Slovenia. Così si è presentata l’occasione di fare qualche concerto sloveno con Via Ad Infinitum in una line-up un po’ adattata, tra cui quello che ci siamo potuti godere nel giorno della festa della cultura slovena, in piena »baldoria rock generale« per il concerto di Saul Hudson – pardon, Slash – alla Hala Tivoli, nel nostro classico rifugio, la cara »Metka«. Cioè al Channel Zero.

L’otto febbraio ha di nuovo fatto scoppiare le cuciture a tutti gli eventi culturali in Slovenia e, ovviamente, nella sua capitale! Rimbombava la Hala Tivoli, rimbombava la Gromka, la Gala hala, l’Orto bar e chissà quanti altri posti. E, non ultimo, rimbombava anche Prešernov trg  (sappiamo perché e speriamo non sia stato invano)! L’ora tarda era voluta, per lasciar liberare la Gala hala (e magari qualche altro locale vicino) e portare così qualche spettatore in più al Channel Zero.

A fare compagnia a Timotej sul palco, dalla versione olandese della band, c’erano i due pilastri perfetti della sezione ritmica!  Il bassista camerunese Benson Itoe e il batterista bulgaro Stefan Goranov. L’adattamento della formazione al suolo sloveno ha portato un arricchimento notevole: oltre al chitarrista Jure Prapr e al sassofonista Samo Kolar, sul palco si è unito a Timotej anche il piccolo prodigio Vid Jamnik, al momento uno dei vibrafonisti europei più promettenti. Insomma, la serata si annunciava rovente.

Le undici di sera sono scoccate e i musicisti sono saliti sul palco. Il sestetto attacca affondando nel cuore della buona scuola del suono jazz rock fusion tradizionale. Si capisce subito che i ragazzi hanno fatto una montagna di prove e che le dita corrono come se fossero oliate. Che si trattasse di maestri del mestiere e di professionisti veri lo confermava anche la vista della strumentazione costosa che ornava il palco quella sera. Questi tizi hanno messo in scena un mix straordinariamente pittoresco di dialogo jazz rock dal simbolismo unico, che rivela le gite sperimentali della pionieristica era elettrica di Miles Davis dei primi anni Settanta, mentre la comunicazione tra i membri della squadra, durante l’esibizione, ha più volte regalato qualche sprazzo delle storie dei Weather Report (anche se senza tastiere!!!). In tutto questo libero »dribbling« di note, il sestetto ha infilato impronte in carne e ossa della world music, soprattutto deviazioni nella melodia balcanica,… a un certo punto Timotej si è lanciato in una sequenza di assolo di tromba, tranquilla, in un susseguirsi di note che quasi ricreavano la melodia dell’adattamento di Miles Davis del »Concierto de Aranjuez«, quello che aveva rielaborato per il suo celebre classico »Sketches Of Spain« nel lontano 1960.

La storia di Via Ad Infinitum si è srotolata sul palco in modo imprevedibile dall’inizio alla fine, nello spirito della spontaneità, con cambi di linea ritmica da shock, ma a lasciare davvero il segno è stata soprattutto la presenza del giovane Vid Jamnik, che toglieva il fiato con quattro bacchettine in mano e uno straordinario »giocoliere« tra vibrafono e xilofono sintetizzatore. Il suo contributo ha infatti compensato in pieno la mancanza di tastiere di questa sera. I musicisti si sono passati i momenti di improvvisazione con sicurezza, nello spirito di una ricca esperienza, con fiducia e ormai quasi per routine. Nelle dita hanno infatti accumulato un sacco di chilometri. Di spazio per aprirsi nei loro »solismi« ce n’era a volontà. Ha lasciato a bocca aperta anche Benson Itoe, che nella prima parte si è limitato a lavorare diligentemente dietro le quinte, per poi, a metà concerto, in uno dei suoi »esposé bassistici«, dare una piccola lezione della scuola di basso di Stanley Clarke e T.M Stevens. Un bassista morbidissimo (come burro spalmato sul pane) ma velocissimo, velenoso, che ha piazzato la sua dose di calore organico, piacevolmente carezzevole, dei toni bassi nel modo più bello possibile. Un ottantina di teste ogni tanto si è lanciata nel libero dondolio dello stacco mentale, soprattutto nei pezzi in cui i ragazzi mollavano le sequenze più impegnative dell’esperimento musicale, quei pezzi cioè che offrivano più concretezza melodica, con i piedi per terra grazie al profilo rock dei riff di chitarra d’accompagnamento e alla linea di groove voluminosa del basso. In ogni caso non possiamo trascurare nemmeno la forte incisione »funk groove« che si tiene stretta alla densità musicale concisa della storia jazz di Via Ad Infinitum.

Kotnik alla tromba, Kolar al sassofono e l’incredibile Jamnik al vibrafono, perfettamente in sintonia, durante il concerto si sono trasformati più volte in una vera orchestra scatenata, che non ha lesinato sul mitragliare sequenze di note tagliate al volo; hanno anche creato, più volte, motivi guida armonizzati a strati, con cui alleggerivano con efficacia i passaggi più impegnativi del loro gioco.

La parte regolare è volata via in un attimo. Un Timotej un po’ sorpreso, che stavolta si occupava da solo dei recital tra un pezzo e l’altro sul palco, per la straordinaria reazione del pubblico affascinato, non la smetteva più di ringraziare la platea, mentre il sestetto è passato, naturalmente, al bis obbligatorio. La reazione del pubblico ha confermato che i Via Ad Infinitum sono una potente attrazione live jazz rock fusion, nobilitata, ovviamente, dall’impronta autoctona di un vero artigianato musicale!

Spero che Timotej Kotnik, che nella sua visione musicale stratificata segue le orme del genio immortale di Miles Davis, pubblichi presto un album in studio con Via Ad Infinitum e che sui palchi si possa assistere ancora molte volte a una tale perspicacia espressiva, a una libertà art senza confini, quella che ti regala l’inimitabile magia universale di un messaggio fatto di musica.

L’unica nota acida va a carico del tecnico del suono. Il tizio, che durante il concerto si è occupato più delle funzioni del suo cellulare che dei »cursori« del mixer, ha tenuto decisamente troppo »basso« la chitarra di Prapr, così come il vibrafono e il sintetizzatore xilofonico di Vid Jamnik, tanto che eri costretto a trascinarti sul lato sinistro del locale (verso il bancone) e quasi fino al palco per seguire come si deve il lavoro di entrambi i musicisti. Anche Kotnik, durante il concerto, ha fatto più volte capire dal palco, con gesti »teatrali«, che con il suono non andava tutto per il meglio! Summa summarum, una serata bellissima per gli amanti del jazz e del generale »strappo musicale« che non riconosce il gioco stereotipato: riuscita in pieno!

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