Un vortice malinconico con The Raveonettes (2013)

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Luogo: Katedrala / Kino Šiška / Lubiana
Data del concerto: 14.02.2013
Spettatori: 550
Prezzo del biglietto: 18 EUR in prevendita, (studenti e pensionati) 14,40 EUR, 23 EUR il giorno del concerto

Prima del concerto dei The Raveonettes bisogna pensarci due volte: ci vai con o senza la dolce metà? Soprattutto a San Valentino. Sì, la festa degli innamorati (e (sempre più) dei commercianti, khm) al Kino Šiška di Lubiana è stata celebrata con il concerto del duo danese, famoso per le melodie malinconiche, la rassegnazione e il racconto del lato oscuro dell’amore. Queste etichette diventano più comprensibili quando scopri che l’autore dei pezzi, chitarrista e cantante Sune Rose Wagner soffre di depressione clinica. L’altra metà del duo è Sharin Foo, una bellezza dal carattere misterioso, con una presenza calda e una voce fragile da angelo.

Anche se vari media musicali li hanno spesso incoronati i Bonnie e Clyde dell’indie rock, la famigerata coppia di gangster distruttori degli anni Trenta del secolo scorso, nel caso dei The Raveonettes al concetto di ”distruzione” andrebbe aggiunto soprattutto il prefisso ”auto-”. L’autodistruttività si vede nel mantra ripetuto di descrivere sensazioni, momenti e storie tragiche, amare e infelici. I loro pezzi sono pieni di dolore, delusione, tendenze suicide, nostalgia ”agrodolce”, di smarrimento nel grigiore della giornata e nel proprio volto / nella propria espressione. Canzoni che stanno bene con una tranquilla giornata di pioggia. Queste sensazioni sono ancora più marcate negli ultimi album, compreso Observator, il disco presentato in tour. Le influenze su quest’ultimo periodo creativo sono note: Velvet Underground, Sonic Youth, The Smiths… o, detto altrimenti: riff melodici, fuzz di chitarra, distorsioni, uno shoegaze più cupo, ma sempre con pezzettini da 3 minuti. Una cosa che non è cambiata dai tempi della nascita della band. A dargli forma, del resto, sono stati soprattutto i musicisti degli anni Cinquanta e Sessanta, per esempio Buddy Holly (il nome del duo è preso da una sua canzone), il cosiddetto surf rock, i pionieri del garage rock e i noise rocker alla Jesus and The Mary Chain.   

E il concerto, nella Katedrala ben piena, è partito proprio con l’ultima fase creativa. Fino alla jangle atmosferica ”Observations”, arrivata come nona, si sono susseguiti quattro pezzi del nuovo disco e altri cinque un po’ più vecchi, che si sono incastrati magnificamente in questo blocco d’apertura monolitico (qualcuno direbbe (a tratti) monotono) e ”deprimente”. Il concerto è iniziato in punto all’ora annunciata (22:15 – fine 23:30) con la sonica ”Hallucinations”. Questa massa sonora cosmica, ovvero questo feedback, è stata proseguita come terzo pezzo da ”Blush”, che si potrebbe definire anche una variazione sul trucchetto d’apertura. Nel mezzo si è infilato anche l’hit dell’ultimo disco, ”She Owns The Street”, di sapore smithsiano, che per la prima volta nella serata ha svegliato il pubblico e ottenuto una reazione un po’ più rumorosa. Prima era stata una reazione parecchio tiepida, ma anche sul palco i musicisti (al duo si è aggiunto un batterista) non hanno brillato per comunicativa. Ma non ce l’aspettavamo nemmeno. Fa semplicemente parte dell’estetica dei The Raveonettes. Fino all’ottima ”The Enemy” (un richiamo nostalgico di un amore perduto) sono sfilate la morbosa ninna nanna ”Dead Sound” e la ballatina rilassante ”Lust” (non lasciatevi ingannare da tutte queste etichette apparentemente contraddittorie: l’ambivalenza è parte integrante di certi disturbi depressivi).

La seconda metà del concerto è stata aperta e segnata dal loro hit più celebre, ”Love In A Trashcan”. Un riff sporco e distorto ha sollevato i presenti nella Katedrala e ci ha fatto capire in che direzione sarebbe andato il concerto. Dinamica, febbre, movimento. Dopo la fusione anni Sessanta di garage, surf e ”mod” in ”That Great Love Of Sound”, è arrivato il momento acustico del concerto (due pezzi), e il batterista ha lasciato il palco per qualche minuto. Sono rimasti solo i protagonisti della serata: a destra, Wagner assorto in sé stesso, a sinistra l’incantevole ma timida Foo. Come primo pezzo hanno eseguito un successo dell’ultimo album, la velvet-undergroundiana ”Young and Cold”, come secondo la suicida ”Love Can Destroy Everything” (prima di suonarla Wagner ha pronunciato queste parole significative, che in un giorno così simbolico hanno risuonato con forza particolare: ”…here is a lot of suicide lovers”). Eh già, non possiamo che dare ragione ai suoi pensieri sulla forza distruttiva dell’amore. Finito il siparietto acustico, con ”Attack Of The Ghost Riders” e ”My Tornado” hanno chiuso la parte regolare a giri dinamici altissimi, tornando così all’atmosfera che aveva segnato l’inizio della seconda metà del concerto. Nel bis ci hanno servito ancora la vecchia ”Bowels Of The Beast” e la vecchissima ”Aly, Walk With Me”, che è stata il primo pezzo della serata (e anche l’ultimo) a spazzarmi davvero via dalla posizione cementata, avvolgendomi con il suo fuzz di chitarra bombastico in un incredibile colpo sonico. Catarsi tutta d’un fiato. Un pezzo degno del finale! Com’erano saliti sul palco, timidi e in punta di piedi, così ne sono scesi. Con modestia, garbo e riserbo. Ma evidentemente soddisfatti di com’era andata. Un sorriso è comparso persino sul volto del burbero Wagner. Grazie The Raveonettes, e alla prossima.

A scaldare il pubblico come gruppo spalla è stata la cantautrice zagabrese Nina Romić, stavolta rinforzata da una squadra di cinque ottimi musicisti. Romić si distingue per un’interessante fusione di folk, rock e tradizione etnica croata, che si è vista soprattutto nella sua canzone più nota, Neoni, magnificamente condita dal suono sofisticato della fisarmonica. La sua splendida voce autoriale, intensa, è emersa ancora di più nell’ultimo pezzo dell’esibizione (quando era sul palco completamente da sola, nuda e vulnerabile), che ha dedicato a tutti i festeggianti di San Valentino. Un’esibizione come si deve, il futuro è luminoso.  

Un concerto all’inizio piuttosto composto, che alla fine si è rivelato una vera mini esplosione di spirito e mente. L’onnipresente volto odierno della malinconia del mondo occidentale può trasformarsi in forma musicale in modo davvero interessante. Lo dimostra con la maggior parte della sua produzione il duo The Raveonettes. Anche se dopo il bell’EP d’esordio ”Whip It On” e il disco ”Chain Gang of Love” per un paio d’anni sono usciti dai radar di qualità ed emozione, con l’ultimo lavoro dimostrano che a volte bisogna aspettare un bel po’, fino alla fine, per vedere l’insieme compiuto, il risultato nella sua interezza. E si è visto anche al concerto di Lubiana. La prima parte, densa e ipnotico-malinconica, ha rapito e fatto sognare la gente, quella finale l’ha risvegliata, liberata e, con un po’ di fortuna, ripulita per bene. Persino band così monolitiche sanno evocare un arcobaleno di sfumature e un’esplosione nel cuore. Come si dice: la musica fa miracoli?! Gioia, gioia, gioia! Clyde, a te buona fortuna!  

         

Setlist

THE RAVEONETTES:
1.) Hallucinations
2.) She Owns The Street
3.) Blush
4.) Dead Sound
5.) Lust
6.) Curse The Night
7.) Gone Forever
8.) The Enemy
9.) Observations
10.) Love in a Trashcan
11.) That Great Love Sound
12.) Young and Cold
13.) Love Can Destroy Everything
14.) Attack Of The Ghost Riders
15.) My Tornado
bis:
16.) Bowels Of The Beast
17.) Aly, Walk With Me

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