Il warm-up per il MetalDays di Tolmin stavolta ha preso d’assalto la Cvetličarna! (2013)

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Autori: Rok Klemše, Urban Bolta
Foto: Nina Grad

Luogo: Cvetličarna / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 06.06.2013
Presenze: 500
Prezzo del biglietto: ingresso gratuito

Manca ormai solo un mese abbondante all’inizio del più grande festival in terra slovena, il MetalDays di Tolmin, che quest’anno festeggia i dieci anni dal MetalCamp e che stavolta, per la prima volta davvero e fino in fondo, ci manda in estasi con un cast eccellente. A tenere alta la febbre fino al 21 luglio ci pensa anche la serie di concerti MetalDays Warm Up: quello di stavolta, complice probabilmente l’ingresso gratuito, si è svolto davanti a un pubblico numeroso che ha riempito per bene la Cvetličarna di Lubiana.

Alle otto e un quarto accademico (cioè col solito quarto d’ora di ritardo) i primi fiori a sbocciare sul palco sono stati i giovani death metaller di Kranj Armaroth, che appena un giorno o due prima del live hanno pubblicato il loro primo EP False Vision e ne hanno approfittato per promuoverlo. In una buona mezz’ora i ragazzi ci hanno fatto roteare la testa con un death metal dal suono infernale, che pesca soprattutto dal death americano alla Monstrosity e Immolation e da quello olandese, con in più una dose di »primitività« alla Bolt Thrower. Hanno sciorinato riffing tecnicamente complesso, una batteria dal ritmo polka e la voce piacevolmente marcia e brutale di Filip Košnik. Lui si è occupato di un growl davvero sicuro e ottimamente eseguito, ma l’ottima impressione l’ha rovinata con certi sproloqui da ubriaco tra un pezzo e l’altro. Vabbè, parli la musica, che nel caso degli Armaroth era sostenuta da un suono davvero bello grasso, soprattutto grazie alle chitarre “immolationish” del duo Klemen/Martin. Si sente che la band macina chilometri con costanza: sul palco sono molto più sicuri di sé e affrontano tutto con raffiche di promettente death metal dosate al millimetro. A dare una mano agli Armaroth stavolta c’era il fedele pubblico di Kranj, ma di sicuro si tratta di una delle formazioni death metal più promettenti che abbiamo in questo momento da noi.  

Seconda a salire sul palco è stata la BLACK DIAMOND, progetto di due chitarristi di cuore di Novo mesto, Igor e Nejc, che dopo anni di fatica e sudore in primavera hanno varato il tanto atteso debutto »Last Man Standing«. Dopo la presentazione in anteprima all’Orto bar di qualche settimana fa, questo live dei Black Diamond era appena il loro secondo in assoluto, quindi tra tutti quelli in scaletta rappresentava probabilmente la vera esclusiva. Il quintetto ha aperto con il singolo Power of Mind, che dentro la Cvetličarna ha attirato un numero sorprendente di orecchie curiose. Dico “sorprendente” perché i Black Diamond coltivano un heavy metal complesso, che per essere conquistati del tutto richiede ascolti ripetuti. Rispetto all’Orto bar, la band aveva molto più spazio sul palco, cosa che ha fatto bene soprattutto al frontman Žanil Tata – Žak, che per far girare il suo motore a pieni giri ha bisogno di condizioni cucite su misura. Si tratta di un perfezionista estremo, come ha dimostrato ogni istante dell’esibizione, anche nella vocalmente impegnativa composizione epica Edge of Sanity. I Black Diamond, essendo la loro esistenza legata a un progetto, un po’ zoppicano in sicurezza sul palco, ma dall’altra parte li salva la genialità strumentale di ciascun membro – a partire dall’infallibile sezione ritmica con Klemen alla batteria e Urban al basso. Sul palco la band ha avuto problemi tecnici e la mancanza di prove sul suono si è vista nelle fronti aggrottate. Le condizioni sonore sul palco erano pessime, il che, vista la natura progressiva del sound dei Black Diamond, era ancora più scomodo, eppure se la sono cavata da dio! Per via della fretta di tutta la serata sono stati costretti a sforbiciare di brutto il repertorio: la mezz’ora di set si è chiusa con una delle loro composizioni più imponenti, Dreams of Tomorrow. Un bel concerto, a cui per essere perfetto sono mancati solo dei minuti in più. Black Diamond, alla prossima!

La miscela di generi è proseguita anche con i terzi in scaletta, i Dead Dildo Drome, con cui ci siamo tuffati in sonorità metal decisamente più moderne. Nelle loro file contano membri (ed ex) di Leaf Fat, God Scard e Language of Thought Hypotesis, e come genere si muovono tra death e thrash metal, con dietro, sempre, solidi elementi moderni di metalcore. Altrettanto caotico è il loro show, soprattutto grazie al frontman sfrenato Robert “Šerot” Šercer, che anche stavolta si è infilato guanti neri e camice bianco da scienziato pazzo. Gli exploit psicotici (vocali e non) sono sempre un bel pasto per occhi e orecchie, e in più il quartetto è tecnicamente impressionante e può fare il culo a strisce a più di una band metal più ortodossa. I due chitarristi, energici e sempre in scapigliatura, snocciolano persino qualche riff death metal brutale, ma per lo più sparano passaggi melodici che ricordano il death melodico svedese o i gruppi americani più recenti alla Lamb of God o Shadows Fall. A chiudere alla grande il tutto c’è una batteria davvero devastante e piuttosto innovativa, piena di cambi vari e colorati e doppia cassa da artiglieria. I Dead Dildo Drome magari non sono per tutti, perché nonostante l’aggressività e la ruvidità del death metal prevalgono ancora gli elementi core, con breakdown rompiscatole in testa e voci pulite smielate, ma senza dubbio sono una band che sa esattamente come servire la musica che suona, perché lo fa a un livello qualitativamente alto.

Sono passati quasi due anni dall’ultima volta che Rockline ha incrociato i METALSTEEL di Medvode, una delle band più esperte della nostra scena heavy metal. In questo tempo i Metalsteel hanno chiuso la promozione dell’ultimo album »Entertainment« (2010) e hanno già la testa rivolta al nuovo progetto, come ha dimostrato anche il concerto alla Cvetličarna: oltre ad alcuni evergreen ci hanno servito anche nuove composizioni, che andranno a riempire l’album in lavorazione. Si tratta di una band con un’esperienza live enorme, per cui i ragazzi di Medvode, pur con un approccio rilassato, hanno tenuto il pubblico sotto il palco senza alcuna fatica. Uno dei momenti più monumentali del set è stata l’esecuzione di The Trip, con un tema di riff eccezionale uscito dalle dita del chitarrista Rok, che nella parte strumentale si è spostato verso Matej sul lato destro del palco, dove insieme hanno scapigliato alla classica maniera Status Quo. I pezzi nuovi, presentati per la prima volta dal vivo, hanno seguito sul piano sonoro lo stile più duro e incisivo del predecessore, e per tutti i fan del classico sound Metalsteel è senz’altro una notizia incoraggiante!  Verso la fine di questo (troppo) breve incontro, il materiale per lo più recente è stato addolcito dalla ballata Topla je smrt, in cui Beni ha ceduto il microfono alla batterista Daša, e per il saluto, ovviamente, hanno sparato ancora Novi svet. Non ho dubbi che due live di fila (già tra pochi giorni al Kino Šiška apriranno per i leggendari Saxon) faranno bene ai ragazzi di Medvode e daranno nuova forza creativa al loro impegnativo processo di composizione del nuovo album.

A chiudere in bellezza la serata di giovedì ci hanno pensato i veterani della scena metal di casa nostra, i Noctiferia. Negli ultimi tempi i ragazzi sono tornati a farsi vedere più attivamente sui palchi sloveni e così, a poco a poco, annunciano il prossimo disco in studio, che è in gestazione. Appena la band è salita sul palco, da lì è soffiato un forte vento di professionalità, e i Noctiferia sono davvero una formazione che per presenza scenica può giocarsela anche con i nomi metal stranieri più grossi. Che ci piaccia o no la miscela di generi che suonano al momento, chilometri ed esperienza si vedono da lontano. Il quintetto lubianese ha puntato di nuovo con decisione sullo spettro più recente della sua produzione, dall’album Slovenska morbida in poi, con ancora più enfasi sul disco tuttora attuale, Death Culture. L’ottimo suono ha spinto in primo piano il riffing profondo, ritmicamente spezzato e devastante del duo di chitarre Igor Nardin/Roman Fileš, e i sempre spettacolari assoli di Nardin, ma non sono stati da meno il basso profondo e tremolante dell’affidabilissimo Uroš e la batteria dinamica di Matjaž. Vocalmente Gianni ha ruggito in modo impeccabile e convincente, riempiendo con efficacia e sicurezza anche i silenzi tra un pezzo e l’altro, soprattutto con la dedica più che attuale del pezzo, e in particolare del ritornello (»Money Is Your God«), Demoncracy al nostro caro Janez. Stavolta l’attesa maggiore era per la piccola anteprima del disco in studio in arrivo, che i Noctiferia hanno offerto presentando un nuovo pezzo. Per l’occasione Igor si è messo a tracolla un’otto corde, e non è stato difficile capire chi sia al momento la più grande influenza sul lavoro dei Noctiferia. Sono senza dubbio i maestri svedesi Meshuggah, a cui i Noctiferia con il nuovo pezzo si sono purtroppo avvicinati sotto parecchi aspetti fin troppo. I riff massicci e grassi suonavano come qualcosa uscito dalle dita di Thordendal, e anche la batteria di Matjaž ha ricordato più volte quella di Haake. Sarà interessante sentire come suonerà il nuovo lavoro in studio nel suo insieme, ma non c’è dubbio che abbiamo assistito ancora una volta a un’esibizione di altissimo livello, che ha chiuso degnamente un riscaldamento ottimamente preparato per l’attesissimo paradiso di Tolmin, il MetalDays!

Testo Black Diamond e Metalsteel: Maja Kadunc
Testo Armaroth, Dead Dildo Drome, Noctiferia: Rok Klemše

Scaletta

BLACK DIAMOND:
1. Power of Mind
2. Opus 91 – 96
3. Edge of Sanity
4. Dreams of Tomorrow

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