Riverside, la Gala hala si trasforma in una sala dei sogni (2013)

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Fotografije: Aleš Podbrežnik

Kraj: Lubiana / Gala hala / Slovenia
Datum koncerta: 06.06.2013
Število obiskovalcev: 100
Cena karte: 15,00€ (in prevendita) / 18,00€ (la sera del concerto)

La scena progressive rock è in piena fioritura. Fiorisce così tanto che si avvicina seriamente ai suoi anni d’oro, cioè i Settanta del secolo scorso; se non altro, al momento è di sicuro la più forte da quando, con gli anni ’80, è finita l’era progressive. Il primato delle band esclusivamente germaniche si è spartito tra gli scandinavi e i paesi dell’Europa orientale, e a tenere viva la scena sono soprattutto i polacchi; la Polonia, del resto, non è solo una fucina di band fantastiche, ma, insieme ai paesi scandinavi e forse all’Italia, è sicuramente una delle più forti sostenitrici e paladine del progressive rock. E noi fan sloveni della scena abbiamo avuto stavolta un onore enorme, perché ci sono venuti a trovare proprio gli alfieri polacchi del progressive – i Riverside.

Ovviamente sapevamo che i Riverside non arrivavano per caso – proprio quest’anno hanno pubblicato il loro fantastico album Shrine Of New Generation Slaves, che stavolta li ha segnati come musicisti estremamente atmosferici, sensuali e un po’ più pacati, visto che quel tipico accento tecnico da prog l’hanno scambiato con paesaggi sonori meravigliosi, atmosfere malinconiche e un’impronta emotiva. La recensione dell’album su RockLine la puoi leggere qui, mentre Aleš Podbrežnik sull’album ha scritto anche questo: »È un album che con la sua originalità immacolata nel trasmettere il messaggio musicale ti lascerà letteralmente a bocca aperta.«

Ovviamente l’album non è stato (l’unico) motivo di gioia per i fan sloveni. È stato solo la ciliegina sulla torta dopo l’annuncio che i Riverside sarebbero arrivati alla Gala hala di Lubiana. Saremmo stati entusiasti comunque, ma con uno dei (migliori) album dell’anno l’euforia era ancora più alta. O almeno, così pensavo.

I Riverside sono probabilmente tra i musicisti più professionali che abbia mai visto, eppure nemmeno loro sono riusciti a nascondere la delusione per l’affluenza, che contava appena un centinaio di persone (e metà erano pure stranieri). Il frontman Mariusz Duda ha mascherato più volte la delusione, un filo goffamente, con qualche battuta, ma sapevamo tutti che la band si aspettava di più. E a ragione. Perché quello che i Riverside hanno messo in piedi stavolta (e non dubito che ci riescano sempre) riesce a pochissime band.

Già dall’inizio Duda non ha permesso alla delusione di rovinare la serata – anzi, ha sciolto l’intera band e il pubblico in un modo tutto suo, creando fin dall’apertura un’atmosfera ottima. Poi è andata solo in crescendo, grazie alla bravura sovrumana della band, a un concerto davvero impeccabile, a un’energia dal vivo pazzesca… i superlativi non finiscono più. I Riverside hanno suonato, come si addice a un tour fatto apposta per l’album, praticamente tutto il nuovo disco, e la maggior parte dei pezzi, da veri progsters, l’hanno allungata a dovere con improvvisazioni virtuosistiche. Con la maestria di tutti i membri della band era difficile seguire e scegliere chi spiccasse – Duda, con la sua voce sempre piacevole, che spesso ricorda Steven Wilson, se la cavava senza problemi tra falsetto e complesse linee di basso, e a tratti col suo carisma ha ricordato Geddy Lee dei Rush; il chitarrista Piotr Grudziński, con la naturale leggerezza del suo modo di suonare, ha richiamato i giorni migliori di David Gilmour, e buona parte delle improvvisazioni aveva proprio quel feeling bluesy da space rock; Michal Łapaj, su ben cinque tastiere diverse, analogiche e digitali, saltava senza problemi dall’una all’altra, creando cocktail di basi sonore e assoli fuori dal comune; Piotr Kozieradzki, invece, in ogni momento di improvvisazione spinta è sempre riuscito a tenere il ritmo, anticipando di continuo le mosse dei compagni e legando il tutto, senza fatica, in un insieme coerente e tonante. Tra i membri non c’era proprio una via di mezzo. Anzi – non c’è stato nemmeno un singolo errore.

Ovviamente il concerto non è stato solo pacato e sensuale-atmosferico, come l’ultimo disco della band. Hanno proposto anche un bel po’ di pezzi da tutta la carriera, soprattutto quelli che stanno agli antipodi dei nuovi – quelli più pesanti, più cupi e più potenti, quelli in cui Duda si trasforma in una belva ringhiante, e poi quei brani più sperimentali dove tutto si intreccia in modo così intrigante, ma allo stesso tempo tutto scorre troppo veloce perché l’ascoltatore medio riesca a sciogliere tutti i nodi tecnici complessi della musica dei Riverside. Soprattutto, è stato incredibile con quanta disinvoltura la band attraversa tutto il suo percorso creativo, come domina ogni minimo dettaglio di ogni brano e come, infine, giri a proprio favore tutti i pezzi già rifiniti in una febbre da improvvisazione. Qui vorrei di nuovo puntare i riflettori su Duda e su come ha fatto tutti i passaggi dalla voce piacevole, pacata, »wilsoniana« al ringhio metal con assoluta nonchalance e senza il minimo sforzo.

Ma col tempo nemmeno la perfezione è bastata a certi spettatori. Soprattutto durante il bis, da dietro si sentiva un gran vociare a voce alta, tra i tipici bagordi a base di birra – cosa che, d’altro canto, ha incontrato la reazione sentita dei veri spettatori e ascoltatori, che li hanno richiamati all’ordine più volte e con veemenza.

La perfezione è difficile da raccontare, perché la cosa più facile è scrivere degli errori e della conseguente umanità. Ma quella sera di errori non ce ne sono stati. C’erano solo quattro musicisti extraterrestri che, con una sensualità umanissima, in quasi due ore hanno tirato fuori dal pubblico tutto ciò che solo la musica sa tirare fuori, regalando a tutti una serata indimenticabile, di quelle che ci faranno sognare ancora per molto, molto tempo.

Setlista

Night Session – Part Two
Night Session – Part One
1. New Generation Slave
2. The Depth of Self-Delusion
3. Feel Like Falling
4. Driven to Destruction
5. Living in the Past
6. 02 Panic Room (Epilogue)
7. We Got Used to Us
8. Egoist Hedonist
9. 02 Panic Room
10. Escalator Shrine
—dodatek I.—
11. Left Out
—dodatek II.—
12. Conceiving You
13. Celebrity Touch

Galerija slik

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