Pivo in Cvetje 2014 (II. giorno): dal bancone al rock, la favola è tornata in vita!

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Autore: Urban Bolta
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Laško / Jagoče (palco Zlatorog) / Slovenia
Data del concerto: 18.07.2014
Numero di spettatori: 2000
Prezzo del biglietto: 20,00€

Il primo giorno del festival Pivo in cvetje era ormai alle spalle quando Laško si è svegliata in un fresco venerdì che prometteva un’altra bella scorpacciata di vere feste musicali! In giro per la città c’erano un sacco di palchi, ma la squadra di Rockline si è concentrata soprattutto su quello principale davanti al villaggio di Jagoče, di fatto il più lontano dal centro di Laško. Per anni il palco principale di Pivo in cvetje se ne stava in pieno centro, proprio lungo il fiume Savinja; ora, per il terzo anno di fila, è ospitato su un prato a una quindicina di minuti a piedi, che con i suoi spazi permette di accogliere ancora più gente. Come si è visto nel corso del festival, però, il pubblico non ha premiato un programma musicale così interessante con un’affluenza di massa. Da parecchie bocche si è sentita la solita lamentela: a Pivo in cvetje i palchi a pagamento non c’erano mai stati, mentre negli ultimi tre anni è diventata la norma. Ma il biglietto è solo un contorno di un programma musicale sempre più di qualità, quindi per i veri intenditori, ne sono convinto, non è un dramma mettere mano al portafoglio e sganciare venti euro per vedere musicisti che plasmano o hanno plasmato il volto del rock mondiale.

Il team di Rockline è arrivato sul posto nel tardo pomeriggio, dopo le esibizioni dei punk rocker Backstage e delle scatenate heavy rocker Hellcats – queste ultime tornate sui palchi dopo la turbolenta fine dell’anno scorso, quando nel bel mezzo di un mini tour italiano gli avevano rubato dal furgone chitarre e tutto il resto dell’attrezzatura. Terzi in scaletta sul palco di Pivo in cvetje sono saliti i San Di Ego. Si tratta di una squadra di musicisti esperti, che si porta ancora dietro la sindrome da supergruppo, quella per cui i membri sono più famosi della band stessa. Dopo il pezzo inedito Zadnji cent, i San Di Ego hanno fatto rotta verso le cover dei più grandi successi rock, durante le quali non si sono dimenticati di sfoggiare un bel po’ di varietà strumentale. Il batterista Jure Doles è sempre interessante da guardare per la sua tecnica mista, jazz e classica, nell’impugnare le bacchette, simile a quella di Mark Zonder (Warlord, ex-Fates Warning), che Rockline aveva incontrato qualche giorno prima. Le buone condizioni audio hanno ulteriormente rafforzato la magia delle straordinarie armonie vocali, base di partenza dei classici dei Queen riproposti con successo, con cui i San Die Ego hanno intrattenuto qualche centinaio di anime radunate sotto il palco.

Sono saliti sul palco subito dopo gli Happy Ol’ McWeasel, festaioli della Stiria che da noi hanno reso popolare il punk rock saltellante con le sue melodie celtiche. Ad essere sincero, non ho mai capito del tutto le band che prendono ispirazione dalla tradizione di culture totalmente estranee, ma finché la gente compra il tuo prodotto, ovviamente anche questo è permesso. Negli ultimi anni gli Happy Ol’ McWeasel riempiono con costanza locali e feste studentesche in tutto il paese, e le tante apparizioni e il duro lavoro gli portano una base di fan sempre più grande, che non li ha lasciati a piedi nemmeno a Laško. Le melodie saltellanti hanno fatto volare qualche bicchiere di birra, spargendo buonumore per tutta l’area del festival.

La notte stava lentamente iniziando a mostrare i denti quando sul palco di Pivo in cvetje sono tornati i Dan D. Negli ultimi dieci anni la band ha fatto una strada incredibile. Dopo aver suonato per un bel pezzo ed essere stati vecchie conoscenze del sottobosco rock della Dolenjska, è stato solo con l’album »Katere barve je tvoj dan« che sono riusciti a spararsi in orbita tra le rock band slovene più popolari, dove restano ancora oggi. I Dan D si buttano su sfide sempre nuove: in questa estate hanno portato nei castelli sloveni il loro tour acustico di enorme successo, Tiho. Ma il pubblico di Laško era venuto per il divertimento puro e immediato, così i Dan D si sono attaccati alla corrente e con un’impronta rock essenziale hanno radunato sotto il palco, fino a quel momento, di gran lunga il maggior numero di persone. Tokac, maestro dei cambi d’atmosfera, nonostante la grande capienza dell’area è riuscito a regalare con gli hit Voda, Moj problem e Plešeš quei tocchi di intimità così tipici di questa band di Novo mesto. Anche dei Dan D si può dire che sono come il vino: ogni anno che passa migliorano!

Da anni i promoter di concerti sloveni ricorrono alla tattica collaudata di invitare i grandi nomi della musica della ex Jugoslavia, che continuano a godere di una popolarità enorme. In questo senso già l’annuncio dell’esibizione della leggendaria band croata Parni Valjak era un centro perfetto. I Parni Valjak sono una delle band più rodate della nostra zona, e così, con un approccio calcolato, riescono a tenere il pubblico sotto scacco per tutta la durata del concerto. Si è notata l’assenza dello storico chitarrista Hus, il cui destino per ora non è noto al pubblico – gli dà noia la salute, oppure dietro c’è un qualche screzio interno alla band? Quel che succedeva sul palco è così ricaduto, ancora più del solito, sulle spalle dell’icona della band Aki Rahimovski, che anche stavolta durante l’esibizione si è seduto sul bordo del palco a stringere la mano al pubblico delle prime file. La birra (come si addice a un festival) scorreva a fiumi, e i Parni Valjak, sulle ali dei loro più grandi successi Sunčanom stranom, Sve još miriše na nju e Jesen u meni, anche tra fugaci strizzatine d’occhio strumentali alla tradizione del rock mondiale, hanno costretto la platea a cantare. La melodia tradizionale jugoslava, condita a metà set con un’armonia di chitarra alla Eagles e con un salto ritmico alla Glory Days di Springsteen, si è dimostrata ancora una volta merce che in Slovenia va a ruba!

La mezzanotte era passata da un pezzo quando è arrivato il momento delle stelle principali della serata – gli hard rocker di Velenje rimessi di nuovo insieme, Šank Rock, il cui scioglimento all’ingresso del nuovo anno 2011 aveva lasciato un grande vuoto sulla scena hard rock slovena. Ad essere sinceri, il loro ritorno era atteso fin dal giorno dello scioglimento, solo che la forma era rimasta indefinita fino alla serata di venerdì. Gli Šank Rock sono saliti sul palco con la classica terna Matjaž Jelen (voce), Cveto Polak (basso) e Bor Zuljan (chitarra); il tastierista Klarič è stato sostituito da Sašo Gačnik, mentre il pomo della discordia e la figura meno amata dei classici Šank Rock dietro la batteria è stato rimpiazzato dal rodatissimo Roman Ratej.

Le aspettative, dopo tre anni di pausa dai concerti, erano alte, così come era grande il desiderio degli Šank Rock di organizzare ancora una volta una vera festa rock nel posto che li ha segnati così tanto. Già il pezzo d’apertura, Rockerji, ha fatto capire che un bel po’ di spazio di manovra sarebbe toccato al virtuoso della chitarra Bor Zuljan, piazzato sul lato sinistro del palco. I suoi assoli sono stati i punti più alti dei pezzi suonati, soprattutto per la sua lunga assenza dagli occhi del grande pubblico, se togliamo la breve campagna promozionale per l’uscita del disco solista di quattro anni fa. Zuljan ha il carisma dei grandi musicisti, così nonostante i modi da star sul palco la sua esibizione non risultava respingente, anzi ha restituito agli Šank Rock quella componente dei fortunati anni Novanta che (la pure ottima) Roki Petkovič dopo l’addio di Zuljan non era riuscito a colmare. Il pubblico non vedeva l’ora dei ritornelli sempreverdi, e così Matjaž, cantando gli hit Ker te ljubim, Maček o Pravljica o mavričnih ljudeh, ha avuto un forte sostegno dai fan fedeli, che hanno accolto senza eccezioni, e con approvazione, il ritorno degli Šank Rock anche nell’ambiente più ampio (quello dei social). Vista l’anzianità della band, ai ragazzi di Velenje non è stato difficile riempire il repertorio di pezzi arcinoti, che alternano l’ossatura hard rock a quella da ballad. Una piccola sorpresa è stata l’esecuzione di Puščava sna, perché negli ultimi anni gli Šank Rock in genere non suonavano questo pezzo, mentre per chiudere la prima parte del concerto hanno servito anche la giocosa Le 17.

La seconda parte del concerto non è stata meno bombastica della prima, anzi, il contrario! Alla formazione si è unito sul palco il chitarrista di fama mondiale Steve Stevens, che dalle nostre parti, come parte irrinunciabile della squadra di Billy Idol, si era esibito l’ultima volta solo qualche settimana prima (il reportage è qui). Non è filato tutto liscio come l’olio, perché a causa della pioggia parte dell’attrezzatura tecnica ha boicottato la propria missione di base, e così la squadra, dopo il discorsetto improvvisato di Matjaž, è stata costretta a cambiare la scaletta pianificata con cura. Ma i ragazzi sono talmente esperti e ne hanno viste così tante che niente li fa uscire dai binari. Stevens ha mostrato la sua tecnica tutt’altro che modesta nel tema di Top Gun, in cui gli Šank Rock sono diventati la sua band di accompagnamento, che per l’ora successiva, con la chitarra di Stevens a cantare, ha passeggiato tra i classici rock di Led Zeppelin, AC/DC e ovviamente Billy Idol. Vista l’ora tarda, i motivi noti funzionavano come oppio per il popolo, che si godeva l’insuperabile senso di Stevens per la frase chitarristica, anche se il musicista cinquantacinquenne come presenza scenica sembra poco energico. È fatto così. Durante i preparativi del concerto Stevens ha imparato anche qualche pezzo degli Šank Rock e mentre li suonava gli ha fatto un complimento, buttando nel microfono le parole: »gre za jebeno dober rock’n’roll bend«! Il rispetto reciproco era evidente, e la serata, come si addice a una reunion, si è chiusa sui ritmi dei pezzi più belli e più riusciti degli Šank Rock: Metulj, Jaz nimam noč za spanje e, prima dei fuochi d’artificio finali, anche l’inno non ufficiale del festival, Laški pir.

Gli Šank Rock hanno risvegliato (almeno per una sera) la Favola che hanno scritto con successo per quasi trent’anni. Speriamo che restino ostaggi della loro chimica reciproca e che annuncino presto un ritorno di lunga durata. Le basi ci sono già!

Scaletta

ŠANK ROCK:
1. Rockerji
2. Pridite na žur
3. Ker te ljubim
4. Maček
5. Tih bod in igraj
6. Pravljica o mavričnih ljudeh
7. Lahka dama
8. Delam kar paše mi
9. Želim da si tu
10. Puščava sna
11. Hvala za vse
12. Le 17
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ŠANK ROCK & STEVE STEVENS:
13. Top Gun theme
14. Whole Lotta Love
15. White Wedding
16. Dancing With Myself
17. TV
18. Blue Highway 8solo)
19. Rebell Yell
20. Highway To Hell
21. Hočeš Nočeš (feat. Natalija Verboten)
22. Metulj
23. Jaz nimam noč pa spanje
24. Laški pir

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