Blasfemia di un blues da matti alla Bluesiana (2014)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Velden Am Wörthersee / Bluesiana Rock Cafe / Austria
Data del concerto: 27.08.2014
Numero di spettatori: 100
Prezzo del biglietto: 34,00€

Ryan McGarvey è un altro dei prodigi musicali sfornati dalla nuova ondata di chitarristi blues di nuova generazione. Accanto a fenomeni come il canadese Philip Sayce o il britannico Aynsley Lister, l’americano McGarvey è un caso a parte: a 25 anni ha già portato a casa ogni premio possibile, in categorie diverse. Se i conti non mi tradiscono, McGarvey ha pubblicato il suo debutto in studio a 18 anni, mentre l’attuale »Redefined« è uscito due anni fa. Alla Bluesiana è tornato dopo due anni per la sua seconda esibizione. Alla sua età ancora “verde” McGarvey passa per un chitarrista tecnicamente incredibile, rifinito fino all’ultimo dettaglio, e per di più per un artista musicalmente di larghissimo respiro. Una parte è talento, l’altra è esercizio senza appello, al limite del sanguinamento dei polpastrelli, quando sei condannato a ore e ore di fatica quotidiana. Chiuso tra quattro mura senza via d’uscita. Per un bel pezzo. Solo duro lavoro. E a McGarvey ha fruttato un sacco! Con tutta quella pratica, il suo talento, maturando in fretta, ha concretizzato in modo incredibilmente rapido ciò che definisce i più grandi musicisti del nostro tempo. Immagina un po’ Joe Bonamassa, Chris Duarte, Eric Johnson, e in più McGarvey ha passato un sacco di ore ad ascoltare Steve Ray Vaughan. McGarvey è davvero armato fino ai denti di una manualità incredibile per un bluesman così giovane. Traduce le emozioni attraverso il linguaggio della chitarra, ma anche con la sua voce, schietta e autentica come poche! Pur rispettando con garbo gli schemi blues collaudati, il suo modo di suonare ha anche quel fascino di grande virtuosismo, abbellito da una nota di imprevedibilità e di spontanea “agilità”. Sul palco McGarvey sembra completamente “staccato dalla spina”. Tempo e spazio spariscono! Il palco viene inondato solo dal mondo della magia musicale! Ryan se ne va nel suo mondo e ci si abbandona. Sul palco lascia anima e cuore. Ed è proprio questo il regalo più grande che un ascoltatore possa ricevere da chi suona.

Nei tempi nuovi c’è qualche tendenza che accompagna sempre più concerti. Una è che i live nei club si trasformano in concerti in due parti con una pausa di 20 minuti nel mezzo, in cui si cerca di spremere ancora qualche soldino in più dalle tasche dei visitatori assetati! Quella sera anche il nostro Ryan ha dovuto adattarsi a questa situazione.

McGarvey ha bisogno solo di un batterista e un bassista, il resto lo fa da solo, voce compresa. Nella prima parte McGarvey ha usato rigorosamente la sua Fender Stratocaster ultra consumata, con la vernice scrostata in più punti del corpo fino a lasciare scoperte le schegge di legno. Nella prima parte sono risuonati, tra gli altri, i suoi brani Starry Night, Pennies e Prove Myself, tutti dall’attuale »Redefined«, mentre dal debutto »Forward in Reverse« (2006) sono arrivati Cryin’ Over You e Texas Special. La prima parte suonava più old school, McGarvey ha conquistato con la raffinatezza e l’eccezionale controllo sulla chitarra come strumento. Che letteralmente gemeva sotto una moltitudine di note rivissute fino in fondo, frutto di una combinazione di plettro e fingerpicking. La chitarra si contorceva dalla passione!

Dopo 20 minuti di pausa il trio torna sul palco e McGarvey prende in mano una Gibson Les Paul. La sala si riempie di molto più rumore, il suono della chitarra è infatti decisamente grasso e ruggente, e McGarvey fa crescere l’esibizione verso il finale con uno strumentale infuocato, in cui si abbandona del tutto alla magia che lo guida sul palco. Nel frattempo ha assunto le pose più disparate mentre suonava. In uno di quei momenti ha anche sparato un assolone vero “dietro la schiena”, con le braccia alzate sopra le spalle! Nella seconda parte McGarvey ha suonato i suoi pezzi più vecchi Joyride, Mystic Dream e Watch Yourself, condendo la serata con la più recente Bluse Knockin’ At My Door (»Redefined«, 2012), per la quale si è infilato anche il bottleneck! Anche se il bassista Sam Miller e il batterista  Chris Hill sono relegati in un ruolo del tutto laterale e subordinato, da assistenti impassibili che si limitano a reggere la cornice ritmica a un McGarvey incandescente – che letteralmente si sfogava in ogni angolo della Bluesiana – hanno comunque fatto il loro lavoro in modo totalmente professionale. Con una sicurezza fuori dal comune e una compattezza granitica. Fantastica anche So Close to Heaven dall’album »Redefined«, in cui McGarvey ha sottolineato in particolare la straordinaria musicalità che traduce nella sua retorica del blues. E, a tratti, anche la velocità pazzesca che sviluppa negli assoli. Il tipo è alto, con le dita lunghe come un ragno. Per questo lo possiamo mettere nella lega dei bluesman dei nostri giorni che battono il sentiero, alla cui testa c’è sempre Joe Bonamassa.

McGarvey ha lasciato tutti a bocca aperta. Su tutta la linea. Quella sera alla Bluesiana si è dato senza risparmio. Si vede che si trova a suo agio nell’atmosfera del club, e alla Bluesiana ormai è di casa, visto che c’erano parecchi spettatori che non avevano dimenticato la sua prima esibizione qui. Dopo le ovazioni scatenate McGarvey è tornato sul palco, stavolta con addosso la Fender Stratocaster, e ha suonato anche la prima e unica cover della serata. Il brano Texas Flood del suo grande idolo Steve Ray Vaughan. Sulla brillantezza dell’esecuzione non serve sprecare parole. Feeling, controllo, coerenza di un suonare dinamico e un’ottima resa vocale. Una sala piena di passione ed emozioni. Magia! Semplicemente! Questo è blues! Alla Bluesiana! Con un’energia così il “bambino prodigio della musica” Ryan McGarvey andrà ancora lontano, magari un giorno prenderà in mano lo scettro del blues per la nuova generazione! Visto quali lodi gli “cantano” nelle loro dichiarazioni sia “paparino” Eric Clapton sia Joe Bonamassa, non sarebbe affatto una sorpresa!

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