Into The Electric Castle

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Ayreon
Etichetta: Transmission Records
Uscita: 1998
Durata: 1:44:47
Voto: 5/5

Il genio musicale olandese Arjen Anthony Lucassen, polistrumentista, cantante, compositore, paroliere e produttore tutto in uno, a metà anni Novanta ha rimesso in piedi con il suo ambizioso progetto (poi diventato band) Ayreon l’idea dell’opera rock concettuale, che per tanto tempo era sembrata morta e sepolta insieme agli anni Settanta del secolo scorso. Aver riportato in vita un’idea data da tempo per spacciata è il suo risultato più grande, ma di certo non l’unico: con l’esordio degli Ayreon, »The Final Experiment« (1995), questo maestro nel fondere rock progressivo e prog metal con spruzzate di folk, musica classica ed elettronica ha fissato standard del tutto nuovi per come deve suonare una moderna opera rock/metal concettuale.

Nel 1998, però, Arjen non se la passava proprio benissimo: il secondo album degli Ayreon, »Actual Fantasy« (1996), a oggi il loro unico lavoro non concettuale, era andato piuttosto male rispetto all’esordio accolto alla grande. Lucassen non aveva nascosto la delusione e, prima di entrare in studio per il disco successivo, aveva annunciato che in caso di un altro flop avrebbe semplicemente chiuso la storia Ayreon per dedicarsi ad altri progetti (solisti).

Deciso a mostrare al mondo della musica come si costruisce un’opera rock (doppia) di dimensioni sonore, atmosferiche e concettuali da far invidia a chiunque, questo ambizioso mago della musica ha stabilito che »Into The Electric Castle« sarebbe stata tutta un’altra storia rispetto al predecessore »Actual Fantasy«, che comunque era tutt’altro che un brutto disco. Prima di tutto ha deciso che il nuovo progetto in studio avrebbe avuto un concept fantascientifico, ma con un taglio meno serio rispetto a »The Final Experiment«. Proprio per questo Arjen ha pescato l’ispirazione per il concept di »Into The Electric Castle« da certi film di fantascienza di serie B, mentre l’impianto di base ricorda (senza volerlo) vagamente la trama della cult saga a fumetti Marvel ‘Secret Wars’ degli anni Ottanta.

Su »Into The Electric Castle«, che Arjen ha scritto, arrangiato e prodotto di suo pugno, mettendoci voce, chitarre, basso e tastiere, ha radunato una schiera davvero impressionante di musicisti ospiti, tra cui spiccavano soprattutto i cantanti di prestigio. Era piuttosto logico che Arjen invitasse soprattutto gli amici olandesi, con in testa Edward Reejkers (Kayak) nel ruolo del Futurista, Sharon den Adel (Within Temptation) come Nativa americana e Anneke van Giersbergen (ex-The Gathering) come Egiziana, mentre anche i meno noti Edwin Balogh come Romano e Jay van Feggelen come Barbaro hanno portato a casa bene la loro missione vocale.

Il colpo grosso, però, gli è riuscito quando è riuscito a portare a bordo il cantante scozzese di culto Fish (ex-Marillion) e l’eccellente cantante inglese Damiana Wilson (Threshold, ex-Landmarq). Il noto musicista solista inglese Peter Daltrey (Kaleidoscope, Fairfield Parlour) si è rivelato perfetto come la Voce (dell’alieno). Tra gli strumentisti spiccavano il leggendario flautista/tastierista/cantante olandese Thijs van Leer (Focus), il mago inglese delle tastiere Clive Nolan (Arena, Pendragon, Shadowland) e il tastierista olandese Ton Scherpenzeel (Kayak, ex-Camel). Ogni cantante è stato messo nei panni di uno dei personaggi del concept fantascientifico di Arjen. Il gigante scozzese Fish ha interpretato alla grande (e com’è giusto che sia) l’Highlander, e altrettanto brillante è stato Damien Wilson come Cavaliere. Arjen in persona ha vestito i panni dell’Hippie, visto che la sua voce dal colore psichedelico calzava a pennello per la parte.

Il concept di »Into The Electric Castle« è più o meno questo: una forza misteriosa trascina persone da epoche e luoghi diversi e le materializza su un pianeta sconosciuto, in un’altra dimensione. A ritrovarsi in questa strana compagnia, che non riesce proprio a capacitarsi della nuova situazione, sono un Highlander scozzese, un Cavaliere, un Romano, un Hippie, un’Egiziana, una Nativa americana, un Barbaro e un Futurista. All’improvviso sentono una voce insolita che li guida attraverso l’avventura e al tempo stesso li avverte dei numerosi pericoli e delle prove che li aspettano lungo la strada verso la meta. La loro salvezza si trova nel misterioso Castello Elettrico.  La prima prova pericolosa è uno strano albero della Decisione, che annuncia al gruppo che uno di loro dovrà dire addio alla vita.

L’Highlander è il primo del gruppo a cedere alla prova: lungo la strada verso la misteriosa, seducente luce si ferma, si sdraia e muore. Dopo che si imbattono in uno strano giardino che circonda il Castello Elettrico, l’Egiziana vede una luce misteriosa e ha la sensazione che sia il suo dio supremo Amon Ra a chiamarla. Si incammina quindi verso la luce, si sdraia e muore. Gli altri membri della strana compagnia, intanto, entrano finalmente nel Castello Elettrico. La Nativa americana si distrae per un attimo, ammaliata dal misterioso soffio del vento, e questo alla fine le è fatale: segue così la strada dell’Highlander e dell’Egiziana verso la morte.

Alla fine Cavaliere, Romano, Hippie, Barbaro e Futurista si trovano davanti all’ultima prova, sotto forma di due porte. Una porta conduce alla distruzione e alla morte, l’altra alla salvezza e a un paradiso terreno. La compagnia deve scegliere quella giusta, che porterà la salvezza. La prima porta appare deforme, sinistra e grottesca, mentre la seconda è molto più allettante, perché fatta d’oro puro. Il Barbaro cede alla propria arroganza e al proprio orgoglio e attraversa la porta d’oro, il che gli costa la vita all’istante. I quattro rimasti, che hanno superato la prova più dura dell’intera avventura, prima di varcare la porta giusta vengono ricompensati: davanti a loro appare finalmente la fonte della voce misteriosa.

Si scopre che la voce misteriosa apparteneva a un alieno solitario, che li ha portati sul suo pianeta solo perché si annoiava tra le mura del castello e aveva voglia di gioco e di emozioni. Subito dopo è costretto a rispedirli nelle rispettive epoche e nei rispettivi luoghi. Poco prima che i quattro attraversino la porta della salvezza, l’alieno comunica loro che cancellerà la loro memoria, così dimenticheranno tutto quello che hanno vissuto sul suo pianeta.

Così l’Hippie si ritrova nel suo tempo e comincia a chiedersi se il suo viaggio miracoloso non sia stato solo l’effetto di un abuso di sostanze psichedeliche. Il Futurista, una volta tornato, non riesce a scrollarsi di dosso la spiacevole sensazione che qualcuno gli abbia cancellato la memoria con un apparecchio speciale. Il Romano, invece, interpreta la strana esperienza come un sogno e ne esce con una personalità più forte. Il Cavaliere è convinto di aver raggiunto in sogno il più grande onore cavalleresco, il Santo Graal, e ne è pieno di orgoglio e beatitudine. Il finale resta così aperto all’interpretazione di chi ascolta: che cosa è successo davvero a quegli strani avventurieri?

La proposta musicale dell’album mette insieme alcuni dei migliori ingredienti del rock progressivo e del prog metal, senza far mancare i tocchi orchestrali della musica classica e le sfumature pastorali del folk. L’eccezionale varietà di generi e arrangiamenti, la virtuosità di altissimo livello dei singoli musicisti e le prestazioni vocali splendide di tutti gli ospiti sono i pregi principali di questo capolavoro concettuale, che con la sua atmosfera intensa tiene l’ascoltatore ‘sulle spine’ dall’inizio alla fine, con momenti drammatici e di quiete che si alternano armoniosamente senza sosta.

Su »Into The Electric Castle«, che è stata anche la prima collaborazione tra Arjen e lo storico batterista degli Ayreon Ed Warby, ci sono quasi due ore di musica (1 ora e 45 minuti, per la precisione) senza un solo momento noioso, ulteriore prova eloquente del fatto che il signor Lucassen traboccava di slancio artistico e di idee innovative. In realtà non c’è bisogno di dire che l’album vanta anche un’ottima produzione, cosa tutt’altro che insolita per il signor Lucassen. Il primo disco si apre con »Welcome To The New Dimension«, dove la voce dell’alieno, nelle mani di Peter Daltrey, accoglie i nuovi arrivati disorientati nella nuova dimensione, mentre sullo sfondo scorrono campionamenti elettronici ed eteree variazioni di chitarra.

Nell’epica symphonic prog di undici minuti »Isis and Osiris« a farsi notare con la sua prova vocale teatrale è soprattutto un Fish in gran forma, insieme alle due cantanti con i loro approcci da operetta, mentre i passaggi armonici tra tastiere e chitarra elettrica creano un’atmosfera maestosa. Nelle sezioni strumentali non mancano variazioni argute che rendono ancora più rigoglioso il clima drammatico. In certi punti si sente chiaramente l’influenza atmosferica di alcune leggende del rock come Pink Floyd (armonie chitarra-tastiere) e Led Zeppelin (elementi pastorali). Arjen ha sfruttato al massimo le tradizionali tastiere prog, con in testa organo hammond, mellotron e minimoog.

L’eccezionale contrasto atmosferico e la varietà di arrangiamenti e voci risucchiano l’ascoltatore fin dall’inizio nel cuore del concept. »Amazing Flight« è un altro ambizioso pezzo epico di dimensioni atmosferiche maestose, dove l’ospite speciale Clive Nolan entusiasma con i suoi assoli di sintetizzatore colorati e personalissimi. Le armonie vocali, in cui stavolta si distinguono proprio tutti i cantanti coinvolti, anche Arjen nei panni dell’Hippie, sono ancora una volta un capitolo a parte e non si lodano mai abbastanza. Gli assoli di chitarra di Arjen intrecciano e sostengono per tutto il tempo il clima epico, con tanti momenti sottili. Anche il signor van Leer si fa notare con scintillanti variazioni di flauto, mentre le due cantanti si occupano a dovere delle polifonie eteree.

»Time Beyond Time«, in cui i vari personaggi si interrogano sul vero significato della loro misteriosa situazione, si apre con un’introduzione eterea e commovente su accordi pastorali di chitarra acustica, mentre il signor Reekers, nei panni del Futurista, con il suo splendido timbro contribuisce a creare un’atmosfera ipnotica. A fare da splendido contrasto vocale ci pensa Damien Wilson nel ruolo del Cavaliere, che si chiede se questa esperienza cosmica non sia un effetto collaterale del Santo Graal. Il maestro van Leer si distingue ancora con un breve assolo di flauto, mentre Arjen con un’improvvisazione spaziale dimostra di nuovo perché è uno dei più grandi maestri della chitarra europei.

In »The Decision Tree (We’re Alive)«, con le sue sfumature elettroniche da space rock, Fish nei panni dell’Highlander cede alle parole di avvertimento dell’albero della Decisione sulla morte annunciata di uno del gruppo. Nelle sezioni strumentali dominano melodiche linee di chitarra che sostengono bene il clima imponente. Fish è qui al culmine del suo melodramma vocale, accompagnato sullo sfondo da polifonie epiche. Particolarmente interessante, dentro questa composizione splendida, il litigio vocale dell’Highlander con il Barbaro e il Romano, filosoficamente affini, su chi sarà a sacrificarsi e a chi spetterà poi l’onore postumo. Qualche variazione folle sulle tastiere tradizionali, scorribande di batteria metal senza briglie e imprevedibili gioielli alla chitarra elettrica sono ancora una volta una vera festa per le orecchie di tutti gli amanti dei virtuosi della musica.

La ballata pastorale »Tunnel Of Light«, in cui la compagnia incontra una nuova, pericolosa prova sotto forma del Tunnel di luce, è il brano d’addio di Fish (l’Highlander) sull’album, accompagnato da una melodia pastorale di chitarra acustica e da eteree armonie vocali femminili. Il gigante scozzese su un tappeto sonoro del genere si sente a meraviglia e sfodera una prova canora indimenticabile. »Across The Rainbow Bridge« si apre con un’introduzione malinconica, in cui brilla soprattutto Wilson con la sua voce commovente, mentre sullo sfondo dominano ampie cortine di tastiere e variazioni ritmiche intermedie. Un capitolo a parte è il ritornello epico a più voci di matrice symphonic prog metal. La sezione di tastiere si diverte di nuovo con texture elettroniche, mentre la chitarra elettrica stavolta sega senza pietà ‘note metal’. Arjen si diverte un mondo nel ruolo vocale psichedelico dell’Hippie confuso.

Il secondo disco si apre con »Garden Of Emotions«, dove la compagnia si trova davanti a una nuova prova, proprio all’ingresso del Castello Elettrico. La parte iniziale è segnata da arrangiamenti epici con deliziose armonie tra chitarra elettrica e tastiere. Arjen si distingue di nuovo come Hippie, che nel suo stato confuso non ha la minima idea di quale pericolo si trovino davanti. Anneke van Giersbergen intanto vede l’illusione dell’antico dio solare egizio Amon Ra e decide di avviarsi verso la morte. Nella parte centrale prende il comando una sezione metal con brutali passaggi di chitarra e una spietata marcia di batteria, mentre le armonie vocali alternate riportano il brano in sfere più eteree. Uno dei momenti più divertenti è il litigio vocale tra il Romano e il Barbaro per il prestigio, dato che hanno idee simili su quale premio li aspetti alla fine dell’avventura. Il maestro della chitarra nella sezione strumentale non lesina, ancora una volta, variazioni argute, mentre il clima drammatico cresce di secondo in secondo.

L’ingenua Egiziana ha ceduto alla voce del suo dio supremo e ha detto addio per sempre alla compagnia, ed è proprio questo il tema centrale della malinconica ballata pastorale »Valley Of The Queens«, dove nel ruolo di protagonista si distingue van Giersbergen. Nel cupo »The Castle Hall«, che si apre con inquietanti suoni animaleschi, i membri rimasti arrivano finalmente nel cuore del Castello Elettrico. Lì li accoglie di nuovo la voce di avvertimento dell’alieno. Stavolta Arjen sceglie un’interessante fusione di space rock e prog metal che, con l’uso di elementi ritmici lenti, ogni tanto sfiora il doom metal. Particolarmente interessante è la prova di Damien nel ruolo del Cavaliere, che, tutto confuso, è convinto di essere tornato nel Medioevo, dove tra le mura del leggendario castello di Camelot lo mette alla prova il mago Merlino. Nella parte finale il signor van Leer si distingue con un delizioso assolo di flauto, a cui si unisce Lucassen con astute variazioni di chitarra.

»Tower Of Hope« è un altro brano dall’ambientazione cupa, in cui la compagnia affronta una nuova prova sotto forma della Torre della speranza. Stavolta Arjen nella parte iniziale entusiasma con un collage sonoro space rock, poi si scende in acque più metal con un’alternanza armoniosa di ruoli vocali diversi. Il ritornello, interessante e un po’ psichedelico, funziona particolarmente bene. Nel finale arriva un’inattesa e breve svolta strumentale nel mondo del jazz fusion, dopodiché torna a dominare il motivo ibrido psichedelico-metal.

»Cosmic Fusion« ha un’introduzione sinistra, e stavolta tocca a Sharon den Adel nei panni della Nativa americana dire addio: all’improvviso sente il richiamo degli spiriti della natura e del sole che la invitano a sé. Questo significa che il brano, malinconico e cupo, è costruito attorno alla sua voce deliziosa, mentre sullo sfondo scorrono enigmatiche cortine di sintetizzatori. Gli altri membri della compagnia l’avvertono che è tutta una menzogna e che la aspetta la morte, ma i loro avvisi non servono a niente. La Nativa americana va incontro alla morte, che stavolta si presenta di persona sulla scena attraverso i contributi vocali in growl di Robert Westerholt (Within Temptation) e George Oosthoek. Nella sezione strumentale, condita di sinfonico, domina una danza degli strumenti selvaggia ma allo stesso tempo dinamica.

»The Mirror Maze«, dove i cinque rimasti si ritrovano nel bel mezzo dell’ultima prova del castello, si apre con un arrangiamento di pianoforte e la voce psichedelica di Arjen nel ruolo dell’Hippie (stavolta un paio di volte strizza l’occhio a John Lennon, e pure parecchio). Un arrangiamento sinfonico maestoso, insieme ad accordi di chitarra acustica e armonie vocali eteree, dà forma a un ritornello epico. Lucassen non risparmia, ancora una volta, sottili variazioni di chitarra, mentre la natura atmosferica di questo splendido brano cambia praticamente di continuo.

»Evil Devolution«, aspra critica di un progresso tecnologico troppo rapido e senza alcun controllo, ha un’introduzione psichedelica con bizzarri effetti gorgoglianti, seguita da un passaggio in una sezione melodrammatica con variazioni di chitarra epiche. Nel finale domina una breve sezione space rock con texture elettroniche dissonanti. Nella potente »The Two Gates« i cinque rimasti si trovano davanti alle due porte e devono scegliere quella giusta. Il Barbaro, con la voce di Edwin Balogh, commette l’errore fatale e attraversa la porta d’oro, che gli porta la morte. Di conseguenza, stavolta la voce di Balogh è messa in primo piano. La natura drammatica del brano, con il ritornello epico in testa, è condita da passaggi di chitarra incisivi e di impronta metal su un sostegno ritmico senza compromessi.

»Forever Of The Stars«, in cui i quattro sopravvissuti, attraverso l’incontro con l’alieno, assistono allo scioglimento dell’enigma, è un breve interludio space rock con una narrazione manipolata elettronicamente da Peter Daltrey nei panni dell’Extraterrestre/alieno. »Another Time, Another Space« è l’epilogo epico dell’album, con drammatici arrangiamenti sinfonici, in cui tutti e quattro i personaggi sopravvissuti, tornati nelle proprie epoche e nei propri luoghi, si pongono domande sulla recente esperienza, perché semplicemente non riescono più a ricordarne i dettagli. Questo significa che tutti e quattro i cantanti rimasti si alternano con successo alla voce principale su un tappeto melodico e di conseguenza provvedono al climax concettuale finale e al trionfo di un’atmosfera indimenticabile.

»Into The Electric Castle« è stato l’opera chiave firmata dall’unico e solo Arjen Anthony Lucassen: con questo disco ha fissato standard del tutto nuovi per la moderna opera rock/metal e ha contribuito a risvegliare l’interesse per un genere concettuale ormai quasi sepolto. È stato un capolavoro concettuale senza paragoni, che non si è limitato a garantire agli Ayreon una tranquilla sopravvivenza sulla scena musicale (il suo successo ha superato ogni aspettativa di Arjen), ma li ha sparati nella stratosfera dei nomi più eccitanti del prog rock e del prog metal moderni.

Allo stesso tempo, con questo disco Arjen ha posato la pietra angolare della lunga tradizione Ayreon dei musicisti ospiti, con in testa celebri cantanti provenienti per lo più da band affermate. Con il suo lavoro è riuscito a unire musicisti di generazioni, paesi e generi diversi in una comunità creativa di successo e a spostare numerosi confini di genere. È difficile da credere, ma col successivo progetto concettuale (in due parti), »Universal Migrator«, Arjen non solo raggiungerà il livello qualitativo di »Into The Electric Castle«, ma creerà addirittura il miglior lavoro della sua carriera musicale fino a quel momento.

Formazione

Arjen Anthony Lucassen – chitarra elettrica e acustica, basso, minimoog, mellotron e tastiere, voce (Hippie)
Edwin Balogh – voce (Romano)
Sharon den Adel – voce (Nativa americana)
Jay van Feggelen – voce (Barbaro)
Fish – voce (Highlander)
Anneke van Giersbergen – voce (Egiziana)
Edward Reekers – voce (Futurista)
Damian Wilson – voce (Cavaliere)
Robert Westerholt e George Oosthoek – voce (Morte)
Peter Daltrey – voce (Voce)
Ed Warby – batteria
Roland Bakker – organo hammond
Robby Valentine – pianoforte, assolo di sintetizzatore su “Isis and Osiris, I. Let The Journey Begin”, “Amazing Flight, I. Amazing Flight in Space” e “Tower of Hope”, mellotron su “The Mirror Maze, I. Inside the Mirror Maze”
Ernő Oláh – violino
Taco Kooistra – violoncello
Jack Pisters – sitar
Rene Merkelbach – assolo di sintetizzatore su “The Decision Tree (We’re Alive)” e “Evil Devolution” e pianoforte su “Valley of the Queens”
Clive Nolan – assolo di sintetizzatore su “Amazing Flight, III. Flying Colours”
Ton Scherpenzeel – assolo di sintetizzatore su “Cosmic Fusion, III. The Passing of an Eagle”
Thijs van Leer – flauto su “Amazing Flight, III. Flying Colours”, “Time Beyond Time”, “Valley of the Queens” e “The Castle Hall”

Produzione

Arjen Anthony Lucassen

Tracklist

CD1: 47:25
1. Welcome to the New Dimension (3:05)
2. Isis and Osiris (11:11)
A) Let the Journey Begin
B) The Hall of Isis and Osiris
C) Strange Constellations
D) Reprise
3. Amazing Flight (10:15)
A) Amazing Flight in Space
B) Stardance
C) Flying Colours
4. Time Beyond Time (6:05)
5. The Decision Tree (We’re Alive) (6:24)
6. Tunnel of Light (4:05)
7. Across the Rainbow Bridge (6:20)

CD2: 57:10
1. The Garden of Emotions (9:40)
A) In the Garden of Emotions
B) Voices in the Sky
C) The Aggression Factor
2. Valley of the Queens (2:25)
3. The Castle Hall (5:49)
4. Tower of Hope (4:54)
5. Cosmic Fusion (7:27)
A) I Soar on the Breeze
B) Death’s Grunt
C) The Passing of an Eagle
6. The Mirror Maze (6:34)
A) Inside the Mirror Maze
B) Through the Mirror
7. Evil Devolution (6:31)
8. The Two Gates (6:28)
9. Forever of the Stars (2:02)
10. Another Time, Another Space (5:20)

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