Terremoto rock a Pržan! (2014)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Lubiana (Pržan) / klub Pržan / Slovenia
Data del concerto: 04.10.2014
Presenze: 70
Prezzo del biglietto: 3,00€
Questo weekend ha iniziato a friggere sul serio anche Pržan, e in particolare il klub Pržan (per i local meglio noto come “Pržanček”). Sì, dai, quello al capolinea del »sette« del trasporto urbano di Lubiana, nell’entroterra dei Polhograjski dolomiti. Un posticino un po’ defilato, lontano da occhi (e orecchie) degli abitanti di Pržan, Dolnice e Glince, dove fino a poco fa si organizzavano più che altro »balkan party«, ma a quanto pare anche lì i tempi si stanno schiarendo a colpi di rock. Tre band, ognuna di un genere lontanissimo dalle altre, hanno portato in scena un evento chiamato »Pržan se prži«. Se lo sono organizzato da sole. Dalla testa ai piedi. Solo Le Seprtentine da Kranj e le due formazioni lubianesi Pyroxene e Portmänteau.
Sul palco sono saliti per primi Le Serpentine. Poco prima delle dieci di sera. Mica tardi. Il palco improvvisato, senza praticamente nessuna illuminazione, ha accolto un quartetto armato fino ai denti di materiale originale. Una serie di pezzi compatti con la giusta dose di musicalità, un groove ritmico bello pieno e, ogni tanto, quegli stessi pezzi tiravano fuori anche gli spunzoni rock. La chitarra va per lo più sul suono pulito, senza distorsione, e proprio per questo ha reso benissimo in contrasto con il resto dell’impasto sonoro: il basso ha potuto così allargarsi in modo più dinamico e concreto. Le Serpentine hanno una voce femminile alla guida, il che in Slovenia non è più una novità, visto che di band così ce ne sono a vagonate. Nonostante la ragazza abbia in gola vera dinamite dai contorni alt-rock, qualche eccesso vocale sul palco ci starebbe proprio bene per dare più movimento all’esibizione. Di impegno e passione alla band non manca di certo, a giudicare da quanto sono curati i pezzi originali, che potrebbero far breccia anche in qualche grungista “stagionato” dei Novanta o in Jeff Buckley (se fosse ancora tra noi). Sarà interessante vedere cosa servirà il loro disco d’esordio in studio. I ragazzi e la ragazza hanno raccolto sotto il palco un bel numero di amici venuti a sostenerli, quindi lo spazio davanti non è rimasto di certo vuoto. Suono ottimale.
I Pyroxene, i metallari “chimici” sloveni, sono ovviamente impastati con tutt’altra farina di genere. Anche loro possono vantare materiale originale, un mix farcito di riff retrò alla heavy rock anni Settanta e di spigoli metal! A comandare la band c’è la voce bella elettrica di Jan Tehovnik. Sì, quel ragazzo che due anni fa si è unito ai veterani del boogie metal Leni kosti. Fedeli al nome della band, le dieci canzoni della serata hanno scatenato una tonnellata di detonazioni energetiche e reazioni chimiche a catena. Il pubblico si è mosso parecchio e qualche zucca metallara è pure arrivata a passo di lumaca sotto il palco per far svolazzare la sua chioma rigogliosa. La band ha presentato i pezzi originali Things I Was, DRP, Quarantine, Bullets Fly, Cleansed in Fire, Choose Your Poison, Fireborn e ha chiuso i giochi con una versione allungata di Helium 3. A tenere alto il buonumore ci hanno pensato anche due cover: Electric Funeral (Black Sabbath) e il classico You Really Got Me (The Kinks). La band ha un suo carattere particolare. Il magnete principale è decisamente la voce velenosa di Jan, che si potrebbe usare per buttare giù i muri di cemento, perché urla come Halford nei suoi anni migliori. Nei ritornelli, come per esempio in Quarantine, il suo scream in salita spazzava via tutto quello che aveva davanti! Già dall’iniziale Things I Was, sorretta da un ritmo al galoppo, la band ha fatto capire di essere un interessante incrocio tra metal e heavy rock, visto che le chitarre negli assoli ricorrono addirittura a leve blueseggianti. I Pyroxene sono sicuramente una band un po’ diversa nel panorama sloveno. Vale assolutamente la pena tenerli d’occhio per quando sfornerà il suo primo documento in studio!
Per terzi sono saliti sul palco i Portmänteau. Davvero non sai come incasellarli per genere. Il sestetto costruisce composizioni ambiziosissime e si accosta al mestiere musicale su più livelli. In certi momenti la loro musica evoca elementi tipici del rock psichedelico anni Settanta, a tratti perfino le sonorità dei The Doors (grazie all’uso delle tastiere e alle caratteristiche vocali del cantante), ma negli arrangiamenti si insinuano in fretta anche blues, musica da cabaret, il neoclassicismo degli arrangiamenti di chitarra acustica e, cosa interessante, il rock progressive, soprattutto quello che strizza l’occhio al sound retrò delle band jugoslave degli anni Settanta, come Korni Grupa, Igra staklenih perli o Smak. Ogni tanto nei pezzi si insinua una certa lucidità, insieme all’asprezza dei contenuti alternative rock. Peccato davvero che abbiano suonato così tardi. L’orologio ha battuto quasi le dodici e mezza di notte quando i ragazzi, in formazione da sestetto, sono riusciti a stento a stiparsi sul palchetto. A quell’ora la gente era già parecchio sbronza e in “altre sfere”, così la band l’ha seguita solo un manipolo dei più tenaci, che hanno avuto qualcosa da gustarsi e da ascoltare. I Portmänteau sono una band interessante per tutti quelli che sono attratti dall’esperimento musicale ambizioso. Stare rigidi dentro i confini di genere non fa proprio per loro: puntano all’eclettismo e alla totale libertà artistica! Anche per la terza band della serata, dopo quello che abbiamo sentito, possiamo concludere che il disco d’esordio in studio meriterà tutta l’attenzione!
»Pržan se prži« è dunque riuscito! Su questo non ci sono dubbi. È il primo evento rock nel klub Pržan, e a leggerlo e a sentirlo suona sicuramente più che promettente. Speriamo che il gestore del locale resti ben disposto verso le giovani band rock e metal slovene anche in futuro, perché hanno un bisogno disperato di occasioni per presentare la loro musica sui palchi e farsi un po’ di autopromozione! Speriamo anche che, per il prossimo concerto di questo tipo nel locale, si trovi qualche spicciolo per un paio di fasci di luce bianca! Così le esibizioni delle band raggiungeranno l’effetto ottimale che si meritano, e i fotografi non dovranno nemmeno “sparare” ai musicisti col flash!
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