Il ritorno dei leoni che dopo più di 40 anni hanno ritrovato il loro calice dell’eterna giovinezza (2014)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Lubiana / SiTi Teater / Slovenia
Data del concerto: 07.11.2014
Numero di spettatori: 220
Prezzo del biglietto: 18,00€
Alla fine l’abbiamo vissuto anche noi, questo grande momento. La reunion di uno dei gruppi sloveni più importanti della seconda metà degli anni Sessanta e a cavallo tra i Sessanta e i Settanta! Un’unione e una rinascita: i leggendari Mladi levi. Gli anni sono passati, ma i leoni non sono invecchiati. Beh, almeno nel cuore, anche se all’apparenza sono »argentati« dalla maturità. Un evento eccezionale, potremmo dire di rilevanza nazionale, per quanto riguarda la cura dell’eredità culturale e artistica slovena e il suo passaggio di generazione in generazione. I Mladi levi, o meglio la loro opera, sono decisamente un pezzo bello grosso del nostro patrimonio culturale! Se la Slovenia avesse la sua Rock ‘n’ Roll Hall of Fame, i Mladi Levi sarebbero una delle prime formazioni a meritarsi un posto d’onore!
SiTi Teater, ore otto! Di sera, ovviamente. Sempre puntualissimi al secondo con il programma. Sala stracolma. Tutti i posti occupati, i fotografi pigiati nell’angolo sinistro e in quello destro dell’angolo sinistro e destro, tutto pronto per il ritorno del »mito e della leggenda«. I signori del soul, co-artefici della popevka slovena e della sana musica middle-of-the-road, ai tempi in cui il rock ‘n’ roll era ancora giovane, innocente e in espansione immacolata. Dieci persone della formazione rinnovata sul palco. Anzi, undici. Perché dobbiamo contare anche il »capitano« Dušan Velkaverh. L’uomo che con la sua poesia ha infuso nei Mladi levi un pezzo importante di anima confessionale. Passiamo quindi ai nomi. Nell’angolo sinistro dominava il palco alle tastiere Vasko Repinc, mentre alla sua sinistra gli facevano compagnia il chitarrista Aleš Strajnar, il batterista Matjaž Deu e il bassista Dušan Kajzer. Tutti e tre coi loro strumenti classici! Più avanti, verso destra, c’era poi il quinto membro della formazione portante dei Mladi levi, il sassofonista Jernej Podboj, piazzato in mezzo alla potente sezione fiati. Quest’ultima era completata da Stanko Arnold (tromba), Igor Matkovič (tromba, trombone), Marko Misjak (tromba) e Boris Glozančev (trombone).
In una serata commovente, carica di forti reazioni emotive del pubblico e di nostalgia, in un’accanita rievocazione di tempi lontanissimi che si è snodata in modo quasi tangibile lungo due ore di show, i Mladi levi hanno cominciato a coccolarci con un »modesto mini-riscaldamento«, attaccando Soulfinger, cover del gruppo americano di R&B, soul e funk The Bar-Kays. Dietro la schiena di Vasko c’era un pianoforte, al quale si sarebbe poi seduto Tomaž Habe. Dopo un nuovo annuncio di Dušan Velkaverh, la band ha suonato Odmev želja (in originale An Echo Of My Dreams). Poi è arrivato uno dei momenti più toccanti della serata. Tomaž Habe si è preso la voce di uno dei brani più belli, e forse anche più conosciuti, della carriera dei Mladi levi, la bellissima Oda Ireni, durante la quale in sala per la prima volta ha cominciato a farsi sul serio. L’originale era cantato dal compianto cantautore sloveno Tomaž Pengov. I Mladi levi hanno dedicato simbolicamente la loro reunion e i nuovi concerti a Pengov, così come al trombettista Peter Ugrin.
Dopo Habe, come secondo cantante è salito sul palco Janez Bončina Benč, con cui la band ha eseguito Knock on Wood (cover di Eddie Floyd). Benč ha subito giocato la carta del suo personaggio da monello burlone, punzecchiando con foga sia i compagni sul palco sia il pubblico in sala. Proprio Benč è un fattore importante: con la sua sfrenatezza e il suo show teatrale alza in modo efficace la dinamica dell’esibizione dei Mladi levi. Velkaverh, però, Benč lo conosce come le sue tasche. Quando Benč, col suo umorismo, ha provato più volte durante il concerto a »stuzzicare« teatralmente Dušan, quest’ultimo ha mantenuto intatto il carattere del ragazzo gelido e imperturbabile. Più avanti sul palco si sono alternati tre cantanti. Benč è tornato più tardi, quando ha eseguito con la squadra anche il suo pezzo d’autore Svet, ki ga ni e poi il brano Oluja (di cui a suo tempo cantò una versione anche la celebre diva croata Josipa Lisac). Al posto di Benč è salito sul palco il leggendario Jernej Jung! Jung è rimasto sul palco per tre brani, guidati dalla sua voce: Poljubi me in pojdi, Mila mala e Zaznamovan. Jung resta un seduttore incorreggibile e un rubacuori! Si è presentato sul palco con grinta e di ottimo umore, e il leggendario cantante ha dimostrato di aver conservato il suo splendido timbro e colore, oltre a una bella dose di temperamento e passione! A Hamo è toccato il brano Mala terasa, che i Mladi levi hanno rivestito di un arrangiamento soul. Hamo ha cantato con la band anche Odprite okna vojna je končana, seguita da Ta vlak. Soprattutto in quest’ultima si è inserito alla perfezione, col suo approccio vocale, nel far rivivere la storia dei Mladi levi. Hamo è poi tornato sul palco anche per cantare Mirno desno si mi dala. Si tratta di una poesia di Simon Jenko, messa in musica per i Mladi levi da Janez Bončina Benč. Strano che questo blues non l’abbia cantato Benč. Chissà perché!
La band non ha saltato l’strumentale di Privšek Ljubimo soul, ma il momento davvero speciale della serata è arrivato quando la squadra ha attaccato uno dei pezzi più sperimentali della carriera, Derviša in smrti. Un strumentale oscuro, esplorativo e salato di teatralità, aperto da Matjaž Deu con forme imprevedibili alla batteria, è stato poi preso in mano, nel nome di una confessione fatta di improvvisazione libera e sciolta, dal violinista Peter Ugrin. Nell’originale lo stesso ruolo lo svolgeva alla tromba suo padre, il compianto Petar Ugrin. Il violinista ha regalato un’esperienza straordinaria, camminando con un’esecuzione virtuosa sulle orme del padre. L’esecuzione di questo strumentale è stata senza dubbio uno dei vertici della serata e una vera manna per i palati musicali più fini, che aspettavano questo pezzo in scaletta come la grande particolarità del concerto.
I Mladi levi hanno chiuso lo show più o meno come l’avevano iniziato. Con le cover. Una di queste è stata il brano dei Blood, Sweet & Tears intitolato Spinning Wheel! I Mladi levi sono una specie di risposta slovena ai Blood, Sweet & Tears. L’esibizione si è conclusa con Pick Up The Pieces in versione allungata, con il pubblico che ha cantato il ritornello a gran voce. Una serata di passione, di nostalgia e di rinascita di un mondo che vive in noi e che nessuno pensava avremmo mai avuto la possibilità di rivivere, è volata via in un attimo.
I Mladi levi sono tornati in grande stile. Hanno tirato fuori il loro optimum del momento. Qualche problema c’è stato negli attacchi dei pezzi (soprattutto nei momenti più calmi, come Oda Ireni o Mila mala, dove l’intesa armonica tra le voci soliste e gli strumenti non è stata proprio impeccabile). Lasciamo perdere le piccolezze. Davanti alla band ci sono nuovi concerti, e la prova generale al SiTi Teater è stata seguita il giorno dopo da un secondo concerto extra. Entrambi erano sold out in anticipo.
Se mi concedo ancora un po’ di nota personale, quella sera sul posto mi sono sentito piccolo, umile e infinitamente grato. Un grazie va ai veterani che in età matura hanno deciso di salire ancora una volta insieme sul palco, unire le forze e ricreare i tempi della musica popolare slovena, aprendo il mondo musicale anche a chi, ai tempi dello zenit creativo del gruppo, non era ancora nato.
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