Big Music
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Simple Minds
Etichetta: Autoprodotto
Uscita: 2014
Durata: 52:21
Voto: 4.5/5
I grandi veterani della generazione new wave degli anni Ottanta, i longevi scozzesi Simple Minds, tornano con un nuovo lavoro in studio a cinque anni da »Graffiti Soul« (2009). I ragazzi avevano promesso l’album già più di tre anni fa, ma c’è toccato aspettare ancora un po’. Negli ultimi anni i Simple Minds hanno sfruttato il tempo soprattutto per battere i palchi a ritmo serratissimo, con spettacoli scenografici dedicati o all’esecuzione rigorosa del materiale dei primi cinque album in studio, o ai più grandi successi della carriera. La band sul palco sprizza una forma strepitosa, frutto di una lunga esperienza. La grande coppia che regge i Simple Minds fin dagli esordi, nella seconda metà dei Settanta, cioè il cantante Jim Kerr e il chitarrista Charlie Burchill, ha firmato anche stavolta la fetta più grossa del materiale del nuovo album.
Il nucleo creativo del duo stavolta si è concentrato soprattutto sulla costruzione di un’atmosfera ipnotica e magnetica, bilanciata in modo contrastante da una parte dall’innesto solido di strutture ritmiche da dancefloor, dall’altra da un paesaggio sonoro avvolto in un manto compatto di strati scintillanti di sintetizzatori e chitarre «sibilanti», costruite su un uso abbondante dell’effetto «sustain». In alcuni punti dell’album le tastiere assumono addirittura un ruolo dominante nel disegnare il paesaggio sonoro, anche se i Simple Minds curano con attenzione un equilibrio perfetto tra gli elementi del suono (tastiere, chitarra, soprattutto effetti sonori – campionamenti), come conferma subito l’iniziale Blindfolded (il primo singolo). L’intro del secondo singolo, Honest Town, poggia su un campione programmato e su un tappeto di sintetizzatori sullo sfondo. In un’atmosfera così si inserisce la voce calda e vellutata di Jim Kerr, l’unico elemento a ricordarti che ci sono i Simple Minds e non, che so, i Depeche Mode.
I Simple Minds sanno cos’è un pezzo che ti si appiccica addosso. I ritornelli sprigionano una melodicità eccezionale, soprattutto quando si susseguono sull’album brani come Honest Town, Big Music, Human, Concrete And The Cherry Blossom, Blood Diamonds, la »paragonabile agli Inxs« Imaginaton o la conclusiva Spirited Away. A prendersi la palma di migliore, però, è senza dubbio un pezzo che negli anni Ottanta sarebbe stato un grandissimo hit senza il minimo problema: la title track Big Music, con un ritornello in cui i Simple Minds hanno infuso una presa bombastica fuori dal comune. Proprio questo brano è il punto centrale dell’album. I Simple Minds l’avevano già collaudato dal vivo nel 2013 e nel 2014, di solito piazzandolo nel primo bis della scaletta, e già allora faceva capire che il nuovo album si sarebbe incastrato alla perfezione nel repertorio dei classici di ferro del gruppo.
I Simple Minds hanno una grande virtù che padroneggiano a occhi chiusi: portare le idee che gli nascono in testa sui nastri nel modo più genuino e autentico possibile. È una delle cose più difficili del comporre musica, ma per una band come i Simple Minds non è un problema. Per il nuovo album, poi, hanno scelto davvero il meglio del meglio tra il materiale nato negli ultimi cinque anni. Per questo »Big Time« è una grande delizia musicale, segnata da un perfezionismo artistico che lima motivi e strutture sonore fino all’ultimo dettaglio. Le atmosfere di questo suono magnetico e pomposo hanno un effetto ipnotico che ti porta in un mondo parallelo oltre la realtà, a patto di saperti lasciare andare e di spegnere il principio logico. L’album funziona alla perfezione nei viaggi notturni o in quelli in cui ti circondano gli spazi di una natura incontaminata.
I Simple Minds sviluppano quel sentimento inconfondibile di malinconia scozzese, furbescamente intriso di solennità. Un senso della musicalità raffinato, tipico dei discendenti degli altopiani celtici, è racchiuso in 12 brani eccezionali, tra cui una versione rinfrescata dell’evergreen Broken Glass Park. Tutti possiedono una grande fluidità nel far crescere le atmosfere dalle strofe ai pre-ritornelli fino al ritornello. Il brano Let the Day Begin lascia intendere che nei tour di questi anni i Simple Minds abbiano suonato spessissimo il loro grande hit Waterfront (di solito aprivano i concerti proprio con quello), perché Let the Day Begin ne ha ereditato in pieno la struttura ritmica di base.
I Simple Minds non mollano. L’album »Big Music« è l’impronta genuina dell’arte di una band espertissima, per cui nella composizione e nei trucchi di produzione del trattamento sonoro tutto è cristallino. Il nuovo album in studio valeva ogni singolo secondo dei cinque anni di attesa. Non conosce passi falsi compositivi. Il gruppo matura come il buon vino e mostra una vitalità straordinaria anche negli anni della maturità creativa. La ruggine ai ragazzi non si attacca facilmente. Per questo »Big Music« è uno straordinario continuum di un percorso artistico invidiabile e di successo commerciale, che i celebri ragazzi di Glasgow hanno percorso nel corso dei decenni.
Con il nuovo album i Simple Minds dimostrano che l’evoluzione del loro stile e del loro suono non è ancora finita, che sono ancora pieni di idee creative fresche e che del patetico «vivere di rendita sulla gloria passata» non sanno che farsene, un approccio invece diffusissimo tra tanti artisti, coetanei dei Simple Minds. Dal nuovo album dei Depeche Mode, artisticamente scolorito, fino alla marcata freddezza aziendale degli U2, che si trascina dalla metà degli anni Novanta. A differenza loro, anche con »Big Time« i Simple Minds mantengono l’eterna esuberanza, la potenza e il sentimento degli adolescenti, e così anche la loro musica appena creata conserva un grande fascino. “Big Music” è considerato uno dei migliori traguardi art rock dell’anno, che di sicuro supererà la prova del tempo e un giorno diventerà un classico.
Formazione
Jim Kerr – voce
Charlie Burchill – chitarra
Mel Gaynor – batteria
Andy Gillespie – tastiere
Ged Grimes – basso
Sarah Brown – voce d’accompagnamento
Produzione
Simple Minds
Tracklist
1. Blindfolded
2. Midnight Walking
3. Honest Town
4. Big Music
5. Human
6. Blood Diamonds
7. Let The Day Begin
8. Concrete And Cherry Blossom
9. Imagination
10. Kill Or Cure
11. Broken Glass Park
12. Spirited Away