Il grilletto belga ha ridotto a un colabrodo la Cvetličarna (2014)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Lubiana / Cvetličarna / Slovenia
Data del concerto: 18.11.2014
Numero di spettatori: 700

L’arrivo dei Triggerfinger, i dandy-teppisti belgi dell’alternative rock, zavorrati da innesti di stoner, blues, surf rock’n’ roll e persino pop, è capitato a fagiolo dopo l’ottima impressione che la band aveva lasciato quest’anno al festival Pivo in Cvetje a Laško. Così la Slovenia si è beccata la replica di una manifestazione speciale di quella speciale esperienza live che solo il dossier musicale di questo trio sa generare.  L’attuale tour europeo serve a promuovere il nuovo album in studio »By the Absence of the Sun«, il quarto in totale per i Triggerfinger.  Una buona affluenza lasciava intuire che alla Cvetličarna, quella sera, ci aspettasse una vera leccornia rock.

La serata l’hanno aperta i padroni di casa Top Stripper. Ormai si può dire quasi che siano diventati la house band della Cvetličarna. I giovani rampanti hanno bisogno di una vera esposizione sul palco. E quella sera gliel’ha data di sicuro. In un anno e mezzo, da quando le mie orecchie li avevano ascoltati l’ultima volta a metà giugno 2013 prima dell’esibizione di Benč, sempre alla Cvetličarna, la band ha fatto un passo avanti ben visibile. Ha alzato soprattutto il livello della presenza scenica e della sicurezza, e così durante il concerto, con il suo impegno e la sua dedizione, è risultata davvero convincente. Movimenti piacevoli, cinetica continua dei protagonisti, schierarsi spalla a spalla in linea in tre o in due, il frontman che stimola il pubblico a partecipare. E? Un mix godibile di hard rock graffiato e aggressivo, che pesca l’ispirazione dalle opere dei Guns N’  Roses e, dall’altra parte, dei Mötley Crüe, il che significa che i Top Stripper si sono presi anche un pizzico di sporca arroganza punk. Jaša Šaban (voce), Jure Demšar (chitarra), Rok Rožmanec (chitarra), Rok Pavlin (basso) e il membro appena sfornato nonché nuovo batterista Aleš Strnad dimostrano che riscaldare la »vecchia minestra« dei tempi del Sunset Strip resta ancora molto godibile, appagante e, non da ultimo, assai gradito. La squadra dei tecnici si è occupata benissimo della band e anche sul piano sonoro i ragazzi hanno portato a casa molto bene la loro esibizione. I Top Stripper restano quindi una formazione in ascesa, perciò in futuro possiamo sicuramente aspettarci ancora più buone notizie sul loro conto.

I Triggerfinger sono tre veterani maturi della musica con un carisma rodato. Sia artistico sia scenico. La loro presenza è azzimata, stuzzicante, contagiosa. Sotto ogni aspetto. Il loro arsenale di strumenti »vintage« rustici, compresi i tamburi »a caldaia«, ha un’attrattiva straordinaria. La band è votata a costruire una massa sonora poderosa che spazza via tutto. Il suono massiccio, sbrodolato e ruggente delle Gibson e delle Fender Telecaster di Ruben, così come delle Gretsch con le effe,  sostenuto dal tintinnio penetrante di linee di basso ispessite, con un profilo sonoro spesso ereditato anche dal punk alla Motörhead, di cui si occupava il bassista Paul, poggia su un solido sostegno nell’esibizione batteristica spiccatamente dinamica e potente di Mario Gossens. Sopra tutto questo voltaggio a ottani aleggia la voce camaleontica di Ruben Bock, che sa essere dolcemente pungente, mordace da teppista e, nei punti giusti, anche penetrantemente irritata. Le frasi sono semplici, concise, tagliate sul principio assiomatico »meno è più«, senza un filo di complicazioni. Ruben è un frontman eccezionale e una figura carismatica contagiosa fino al midollo. Dosa le parole giuste nei momenti giusti, per tenere il pubblico sempre vigile e sul chi vive.

In un’ora e mezza abbondante la band ha presentato a tutto tondo il suo ultimo album in studio  »By the Absence of the Sun«. Un suono sporco ma invasivo, in cui Ruben sfrutta anche una marea di microfonia, che la band ha coltivato dal primo all’ultimo istante, ha conquistato il pubblico e, su un ritmo banale, ha evocato ondate di entusiasmo che si traducevano anche in tantissimi passi di danza. Dal primo all’ultimo secondo, senza una sbavatura. Ruben ha sfruttato più volte la pedana della batteria di Gossens, sulla quale si dimenava teatralmente scaricando le sue frasi di chitarra e alzando così la dinamica degli eventi. Anche l’impulsivo Mario ogni tanto si è arrampicato sulla sua batteria, aiutando il compagno a mantenere allegra l’atmosfera in sala. Se sulla stessa pedana si fosse unito a loro anche Paul, sotto il peso di quel gigante di due metri, corpulento ma gentile, la pedana sarebbe probabilmente crollata in polvere.

Nel bis obbligatorio i ragazzi hanno ovviamente eseguito anche la cover dell’hit di Lykke Li I Follow Rivers, che ha strappato al pubblico un raccolto ancora più ricco di reazioni energetiche di ritorno.  Un’esibizione studiata nei minimi dettagli e costruita su un’energia rock straordinaria, un carisma levigato e un biglietto da visita musicale artistico e unico ha regalato uno dei più bei spettacoli live del programma di quest’anno della Cvetličarna, e speriamo che i Triggerfinger, con la forma e la grinta mostrate quella sera, tornino presto da noi come ospiti! 

Scaletta

TOP STRIPPER:
1. You Can All Go To Hell
2. LA City
3. Shoot the Boy
4. Can’t Hear You Cryin’
5. Do YouThink It’s Easy?
6. Crazy Child
7. Gone with theTrain
8. The Sound of the Devil

TRIGGERFINGER:
1. Black Panic
2. And There She Was Lying in Wait
3. By Absence of the Sun
4. There Isn’t Time
5. On My Knees
6. Perfect Match
7. My Baby’s Got a Gun
8. Camaro
9. Let It Ride
10. All This Dancin’ Around
11. Assolo di batteria
12. Is It
—bis—
13. Off the Rack
14. I Follow Rivers
15. Cherry

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