At War With Reality a Vienna: gli At the Gates radono al suolo l’Arena! (2014)

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Autore: Rok Klemše

Luogo: Arena, Vienna, Austria
Data del concerto: 14.12.2014

Ben 19 (!) anni sono passati dall’uscita del disco cult degli At the Gates Slaughter of the Soul, che rappresentava il punto più alto della loro carriera e che però ha portato anche a una fine prematura per la band, proprio all’apice della sua attività. Il ritorno dal vivo con il tour della »reunion« nel 2008 era inaspettato, un po’ meno il nuovo album, nonostante le rassicurazioni che non ci sarebbe mai stato. In ogni caso, era davvero impensabile che dopo una pausa creativa così lunga At War With Reality si rivelasse un disco da considerare come il gioiello della corona della carriera degli At the Gates, capace per forza e convinzione di reggere il confronto con qualsiasi episodio della loro discografia. Eppure è possibile, e At War With Reality è uno dei candidati più forti a disco dell’anno. Che gli At the Gates dal vivo ne abbiano ancora l’avevamo già potuto verificare, stavolta però c’era l’occasione di scoprire anche come suona dal vivo, per la prima volta in quasi vent’anni, del materiale completamente nuovo.

Nel loro primo vero tour dal 1992, gli At the Gates hanno dato spazio ai giovani colleghi svedesi Morbus Chron, che si erano fatti notare già con l’esordio Sleepers in the Rift, un death metal svedese dal suono old school, e che con il Sweven uscito quest’anno hanno consolidato lo status di promessa dell’underground. I Morbus Chron si sono ritagliati una mezz’ora scarsa della serata per presentare il loro death metal oscuro, intriso di un’atmosfera spaventosa, che ricorda i tempi migliori del death metal della vecchia scuola di Autopsy, Death, Nihilist, Morbid o persino degli At the Gates ai tempi di The Red In the Sky Is Ours. Il frontman Robert Andersson non ha rivolto al pubblico nemmeno una parola per tutto il concerto, ma ha compensato il silenzio con un vocalizzo bestiale e urla da torturato, di quelli che ai tempi dell’inquisizione avevano l’»onore« di provare uno degli strumenti esposti nel museo viennese degli strumenti di tortura. I Morbus Chron riescono a creare un’ambientazione da brividi anche grazie a riff psicotici e atonali, e la natura cupa della musica è venuta a galla nel modo migliore durante la stampede di Aurora in the Offing e Ripening Life, che con i ritmi spezzati e le modulazioni avvicinano a tratti i Morbus Chron al death metal progressivo dei Death.  

Sotto la guida eterna del condottiero d’acciaio Tom G. Warrior, gli At the Gates sono accompagnati in tour dai Triptykon, il che era un motivo in più per andare al concerto, visto che anche il loro album di quest’anno, Melana Chasmata, è una delle uscite più marcanti dell’anno. I Triptykon, in onore del beato periodo natalizio, hanno scelto come brano d’apertura Goetia, un omaggio di undici minuti al Principe delle Tenebre. Gli impianti dell’Arena sono stati benevoli con i Triptykon e si è sentita davvero la natura devastante di riff relativamente semplici, che però macinano tutto quello che incontrano, insieme al minaccioso ringhio gutturale di Tom con i suoi immancabili, ormai proverbiali intercalari »Ugh!« Stavolta ha un po’ sorpreso, o magari persino deluso, la setlist, perché la parte del leone del tempo concesso ai Triptykon se l’è presa Goetia, oltre dieci minuti, insieme a The Prolonging. È vero che Tom e compagni ci hanno reso felici con i due eterni inni dei Celtic Frost Circle of the Tyrants e The Usurper, ma è mancato il tempo per presentare l’ultimo disco, pieno di ottimi demolitori. Al posto di Altar of Deceit, per esempio, sarebbero andate molto meglio Boleskine House, Breathing o Aurorae. Ha dato fastidio anche la comunicazione di Tom in tedesco e un’esibizione un po’ troppo statica da parte di tutta la band, ma i Triptykon sono comunque riusciti, in una brutta ora scarsa, ad avvolgere l’Arena in una spessa coltre di oscurità, dolore, disperazione e orrore gigeriano.

L’eccitazione in sala si sentiva già quando sul palco è stato svelato il »backdrop« con la copertina del nuovo disco; l’Arena, non proprio piena, è sobbalzata quando dalle casse è tuonata la voce di Anton Reisenegger che recita El Altar del Dios Desconocido, ed è esplosa con l’arrivo sul palco della leggendaria formazione svedese e la prima bomba, Death And the Labyrinth. Gli At the Gates hanno subito dimostrato di essere in una forma straordinaria, da primi della classe: l’affiatamento è stato impeccabile per tutto il tempo, le chitarre segavano alla grande e la batteria di Erlandsson era precisa, rumorosa e devastante! Ovviamente i ragazzi hanno dedicato più attenzione ad At War With Reality, che dal vivo suona benissimo, mentre i nuovi pezzi si fondono bene con i vecchi e, in loro compagnia, è ancora più facile credere che agli At the Gates sia davvero riuscito di creare un album che un giorno verrà considerato un classico degli AtG. Le melodie immortali di Slaughter of the Soul hanno risuonato per tutta l’Arena dal primo brano, la title track di quel disco, e dal mitico urlo di Tompa, »GO!«, in poi. Tompa dalle sue corde vocali sputa ancora in modo impeccabile quel growl crudo e aggressivo, il suo »trademark«, che però resta distinto, chiaro e comprensibile, e forse con gli anni è diventato persino migliore e più raffinato. Di certo non gli manca la tenuta, visto che le corde vocali di Lindberg non si sono spente fino alla conclusiva The Night Eternal. E non si è spenta nemmeno la potenza del duo di chitarre Anders Björler/Martin Larsson, che per tutto il tempo ha garantito riff brutali come una sega circolare e inserti melodici immortali che tagliavano come un bisturi. Anche se per i demolitori di Slaughter of the Soul e At War With Reality sarebbe bastato già questo, gli At the Gates hanno regalato anche un salto nel passato: a sorprendere in modo straordinario è stata soprattutto The Burning Darkness da With Fear I Kiss the Burning Darkness, che (se non sbaglio) nei concerti della reunion non avevano ancora suonato. Anche se hanno suonato un bel po’ di pezzi, il tempo con gli At the Gates è volato decisamente troppo in fretta, e dopo un’ora e un quarto avrebbero magari potuto infilarne ancora uno o due. Ma a prescindere da questo, gli At the Gates hanno dimostrato di vivere una nuova rinascita, hanno suonato uno dei migliori concerti dell’anno, un’esperienza completamente fuori dalla realtà, e possiamo solo sperare che non gli tocchi una fine brusca come quella di quasi vent’anni fa. »Reality is not always probable, or likely.« Jorge Luis Borges.

Scaletta

TRIPTYKON:
1. Goetia
2. Altar of Deceit
3. Circle of the Tyrants
4. The Usurper
5. The Prolonging

AT THE GATES:
1. El Altar del Dios Desconocido/Death and the Labyrinth
2. Slaughter of the Soul
3. Cold
4. At War With Reality
5. Terminal Spirit Disease
6. Raped By the Light of Christ
7. The Circular Ruins
8. Under A Serpent Sun
9. Windows
10. City of Mirrors
11. Suicide Nation
12. Heroes And Tombs
13. Nausea
14. World of Lies
15. The Burning Darkness
16. The Book of Sand (The Abomination)
— bis —
17. Blinded By Fear
18. Kingdom Gone
19. The Night Eternal

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