Spandau Ballet vincono la battaglia contro la piaga biblica (2015)

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Autore: Peter Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Lignano Sabbiadoro / Arena Alpe Adria / Italia
Data del concerto: 08.08.2015
Numero di spettatori: 2500
Prezzo del biglietto: 57,50€ (in prevendita) / 50,00€ (il giorno del concerto)

Nella ridente località di villeggiatura italiana di Lignano sono sbarcati gli Spandau Ballet, amatissimi eroi britannici del movimento new romantic degli anni Ottanta, che con il loro mix di new wave e pop rock, sulle ali di una perfezione tecnica fuori dal comune e di una raffica di hit, hanno entusiasmato (e ancora oggi entusiasmano) le folle di tutto il mondo. L’anno scorso, nello stesso posto, erano passati i loro coetanei new wave Simple Minds, che nonostante il maltempo impossibile e la pioggia avevano regalato una serata live eccezionale, quindi l’atmosfera super piacevole dell’open air Arena Alpe Adria la conoscevamo già. Si preannunciava dunque un’altra delizia live per tutti i buongustai della musica e per i romantici incurabili che non hanno ancora dimenticato i tempi in cui la musica si faceva col cuore.

Prima dell’inizio del concerto il pubblico era parecchio meno numeroso di quanto si converrebbe a una band di questo calibro, anche se più tardi, quando la band ha attaccato a suonare e l’atmosfera si era scaldata per bene, i numeri sono saliti almeno a un livello dignitoso. La maggior parte dei presenti si è presto messa a incitare la band con grande temperamento, e la band, in splendida forma per tutta l’esibizione, ha dimostrato ancora una volta di meritarsi la fama di grande perfezionista del suono e di maestra della sensibilità melodica. Gli Spandau Ballet sono una delle rarissime band che, fin dagli esordi con questo nome, suonano nella stessa identica formazione, anche se pure loro hanno vissuto alti e bassi e pause di carriera. Dopo la fine del periodo dei grandi successi è scoppiata una lite feroce con il chitarrista principale Gary Kemp, autore di tutto il loro repertorio, e così, dopo la sconfitta in tribunale, gli altri membri degli Spandau Ballet, a parte il fratello di Gary, il bassista Martin Kemp, hanno dovuto voltare le spalle al nome della band. La riunione è arrivata solo nel 2009, quando hanno pubblicato il disco »Once More« (2009), e poi di nuovo nel 2014, quando hanno promosso un documentario sulla loro storia e sulla scena musicale degli anni Ottanta.

Il cantante Tony Hadley, vestito di tutto punto come sempre, che il suo tipico look ‘chic’ l’ha preso in prestito da Bryan Ferry (Roxy Music), per tutto il tempo ha combattuto da eroe contro i moscerini, di cui (a sentir lui) ne ha ingoiati almeno tre, tanto che il pubblico a più riprese l’ha sostituito nel cantare certi versi. Si è scusato più volte per le sbavature nel canto causate da un insetto incredibilmente fastidioso, di proporzioni bibliche, che evidentemente prima dell’esibizione aveva trovato rifugio sui riflettori del palco, e più tardi si è concesso pure un mix di whisky e birra per rinfrescarsi la gola riarsa. Detto questo, la sua estensione vocale è ancora in ottima forma e ancora oggi fa parte dell’élite del canto, come ci ha dimostrato in ogni singola esecuzione, dall’iniziale »Soul Boy« in poi.

Non erano certo in forma peggiore gli altri membri della band, con una menzione speciale per i due fratelli Kemp e per l’energico polistrumentista Steve Norman, che ha alternato più volte percussioni, sassofono e chitarra elettrica. Il suo talento chitarristico, spesso trascurato, è venuto fuori per la prima volta durante uno speciale medley di pezzi intitolato »Blitz Medley«, in cui Gary Kemp, che per il resto ci ha esaltati per tutta la serata con i suoi tocchi da virtuoso, ha messo da parte per un po’ la chitarra per suonare un sintetizzatore di supporto. A un certo punto Hadley e Norman, muovendosi con foga sul palco, si sono scontrati di schiena, e ovviamente ci hanno solo riso su, perché anche ai musicisti più navigati può capitare in qualsiasi momento qualche ‘disavventura’ del genere sul palco.

Nel frattempo il pubblico si era già da un pezzo dimenticato di zanzare e moscerini fastidiosi, che ogni tanto continuavano a mettersi di traverso alla voce di Hadley, e per un paio d’ore buone si è abbandonato a una lunga serie di melodie evergreen eseguite da maestri del proprio mestiere musicale. Dopo il »Blitz Medley« è arrivata una splendida esecuzione del loro primo successo »To Cut a Long Story Short« e una piccola sorpresa sotto forma di versione acustica del grande hit »Gold«, in cui il pubblico ha cantato la maggior parte dei versi. Gli Spandau Ballet hanno suonato sia il pezzo più recente »Once More« dall’omonimo album del 2009, sia tutte e tre le novità della raccolta di successi attuale “The Story: The Very Best Of Spandau Ballet”: Soul Boy, Steal e This Is The Love. Tutto il resto è stato lasciato alla pura nostalgia new romantic degli anni Ottanta.

Come previsto, la reazione del pubblico è stata più calorosa durante le esecuzioni dei grandi successi, con in testa »Only When You Leave«, »Chant No. 1 (I Don’t Need This Pressure On)«, »I’ll Fly for You«, »Lifeline« e »True«. Con quest’ultima hanno chiuso in trionfo la parte regolare dello show, che si era avvicinata alla fine fin troppo in fretta. Nel bis, per il quale la band non ha fatto aspettare a lungo il ritorno sul palco, hanno eseguito il loro ultimo grande hit »Through the Barricades« e il culmine della serata, »Gold«, stavolta nella versione più nota, quella non acustica, e il pubblico assai variegato, composto da più generazioni, ha ‘esploso’ per l’entusiasmo un’ultima volta. Hadley, i fratelli Kemp, Norman e l’ospite alle tastiere dal vivo Troy Chapman si sono inchinati più volte con riconoscenza, mentre il batterista John Keeble, avvolto nella bandiera italiana, ha ricevuto dai fan una maglietta di ricambio, che dopo una prova alla batteria così energica e incredibilmente precisa si era di sicuro meritato.

Il concerto degli Spandau Ballet a Lignano è stato fantastico sotto ogni punto di vista, una vera delizia per tutti gli amanti della raffinatezza melodica e della perfezione tecnica, con un impianto audio impeccabile. Dai musicisti, poi, non si direbbe nemmeno lontanamente che dai loro più grandi successi siano passati già trent’anni. Škoda, peccato che i maestri del movimento new romantic si facciano vedere così di rado dalle nostre parti, perché i loro concerti sono esperienze davvero indimenticabili, e non solo per chi non ha ancora dimenticato tutto il meglio legato alla cultura musicale degli anni Ottanta. In realtà siamo stati molto fortunati a riuscire a vederli durante l’attuale tour, perché entrambi i concerti annunciati per le due sere successive sono saltati per l’improvvisa malattia del batterista Keeble.

Scaletta

1. Soul Boy
2. Highly Strung
3. Only When You Leave
4. How Many Lies
5. Round and Round
6. This Is the Love
7. Steal
8. Chant No. 1 (I Don’t Need This Pressure On)
9. Blitz Medley: Reformation / Mandolin / Confused / The Freeze
10. To Cut a Long Story Short
11. Raw
12. Glow
13. Empty Spaces (versione acustica)
14. Gold (versione acustica)
15. Once More
16. I’ll Fly for You
17. Instinction
18. Communication
19. Lifeline
20. True
—bis—
21. Through the Barricades
22. Gold

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