Steve Hackett conquista Padova con un set pazzesco di pezzi solisti e evergreen dei Genesis (2015)
Autore: Peter Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Padova / Gran Teatro Geox / Italia
Data del concerto: 25.09.2015
Numero di spettatori: 3000
Prezzo del biglietto: 57,50€
A volte sembra che il leggendario virtuoso della chitarra Steve Hackett, che un tempo, ‘tanti anni fa’, quando la maggior parte della musica popolare non era ancora un’offesa per la mente di chi ascolta, strapazzava le corde con gli indimenticabili progrocker Genesis, sia oggi tra il pubblico italiano più amato che mai in tutta la sua lunga e variegatissima carriera. Almeno questa era l’impressione data dal Gran Teatro Geox di Padova, quasi sold out, dove gli amanti del rock progressivo sinfonico si erano radunati per assistere a un altro grande spettacolo live di quest’anno.
Uno dei chitarristi rock più straordinari e influenti di tutti i tempi, che all’occorrenza mette a disposizione anche le linee vocali, è noto da tempo per darci dentro al massimo con la sua band durante i concerti, e questo vale ancora di più quando suona davanti al fedelissimo pubblico italiano. Quest’anno il signor Hackett festeggia i quarant’anni dall’uscita del suo esordio solista »Voyage of the Acolyte« (1975), pubblicato quando era ancora membro dei leggendari Genesis. L’album in questione, da cui Steve ha eseguito a Padova quattro classici, è ancora oggi considerato dagli appassionati di rock progressivo uno dei migliori esordi (solisti) di sempre.
Da allora sono passati ben quattro decenni di album perlopiù interessanti e concerti di successo, più una breve parentesi con il supergruppo GTR negli anni Ottanta, mentre la tanto annunciata reunion dei Genesis nella formazione classica è saltata (troppe) volte perché qualcuno possa ancora pensarci seriamente. In questo tempo Steve, che oltre all’eterno sottovalutato cantante Ray Wilson è l’unico (ex) membro dei Genesis a tenere ancora vivo dal vivo il lascito della celebre band inglese, è riuscito a imparare qualche parola di italiano. Ovviamente, anche in questa serata la maggior parte dei discorsi al pubblico li ha fatti nella sua lingua madre, l’inglese, mentre dalla platea lo osservava per un po’ anche la moglie Jo Hackett.
La band di Steve comprendeva i membri storici: il virtuoso delle tastiere Roger King, lo straordinario batterista/cantante Gary O’Toole, il poliedrico fiatista/tastierista Rob Townsend e il carismatico cantante Nad Sylvan. Il grande cambiamento in formazione è stata la presenza di Roine Stolt, il capo dei The Flower Kings, che al basso ha sostituito il fenomenale Nick Beggs. Il maestro svedese del prog, peraltro ottimo chitarrista e più che discreto cantante, ha dimostrato in questa serata tutta la sua versatilità, sia al basso che nei cori. Anche per questo quasi nessuno ha fatto caso al suo look un po’ buffo e psichedelico con i pantaloni a zampa. Tutti i membri della band di Steve, a parte il tastierista King, che evidentemente, come un tempo Tony Banks nei Genesis, non ha talento canoro, si sono occupati di armonie vocali divine.
Ovviamente, il fulcro dell’attenzione per la maggior parte del pubblico era il maestro della chitarra e leader della formazione, che dopo il breve intro »Corycian Fire« ha aperto il concerto con l’immortale evergreen strumentale »Spectral Mornings«. Alla splendida esecuzione di uno dei classici più amati di Hackett, che ha riempito in un attimo tutta la sala di un’atmosfera magica, sono seguite alcune composizioni più recenti dal suo attuale album solista »Wolflight« (2015). I pezzi nuovi, come da previsioni, sono risultati fenomenali, mentre la reazione più rumorosa del pubblico se l’sono presa gli standard di sempre, »Every Day«, »The Steppes« e »Icarus Ascending«. Quest’ultima Steve l’ha dedicata all’icona di Woodstock, al compianto amico e collaboratore musicale Richie Havens, che cantava nella versione originale del brano. Per l’occasione, per la prima volta in serata, si è unito alla band di Steve sul palco l’immenso cantante Nad Sylvan, vestito con una camicia bianca ‘da moschettiere’, che con l’aiuto degli ottimi cori ha firmato un’interpretazione vocale più che dignitosa, anche se il suo timbro è parecchio diverso da quello di Havens.
Tra i vertici della serata ci sono stati senza dubbio i quattro classici principali di »Voyage of the Acolyte«, che per struttura non potrebbero essere più diversi tra loro e ancora oggi riflettono i primi esperimenti di Steve con stili differenti. Al positivo e melodico »Star of Sirius«, dove il marchio vocale principale è toccato al batterista O’Toole, è seguito lo strumentale ‘supersonico’ »Ace of Wands«, mentre con il cataclismatico »A Tower Struck Down« in stile King Crimson Steve ha ricordato il suo lato più cupo e ambientale.
Nessuno si aspettava che Steve ingaggiasse una cantante nella sua formazione per un solo brano, e così la band ha suonato solo la parte strumentale del magnifico epos al mellotron »Shadow of the Hierophant«. Se Hackett dovesse eseguire questo epico pezzo in un futuro prossimo a qualche festival progrock e tra i partecipanti ci fosse per caso anche la band Karnataka, la loro cantante Hayley Griffiths sarebbe senza dubbio la scelta ideale per la voce femminile principale, al posto del contributo vocale originale della sorella di Mike, Sally Oldfield.
Con una versione incompleta, ma comunque ottima, di »Shadow of the Hierophant« si è chiusa la parte dedicata ai pezzi solisti. Steve ha poi annunciato la seconda metà del concerto con le parole »ancora, Genesis«, dedicata ai capolavori della sua celebre (ex) band. Stavolta, invece dei brani più chiacchierati che avevano segnato i due tour precedenti, con grande gioia di molti presenti si è concentrato su materiale proveniente esclusivamente dall’epoca della formazione classica dei Genesis (Steve Hackett, Peter Gabriel, Tony Banks, Mike Rutherford e Phil Collins), il che significa che sono saltati gli standard degli album »A Trick of the Tail« (1976) e »Wind and Wuthering« (1977).
Questo ha significato anche che nella scaletta sono finite alcune rare delizie dei Genesis, tra le sorprese principali della serata, come »Get ‘em Out By Friday«, »Hairless Heart«, »Can-Utility and the Coastliners«, »After the Ordeal« e »Aisle of Plenty«. Nella setlist di Hackett è tornato anche l’indimenticabile epos »Cinema Show« e la melodica delizia »The Lamb Lies Down On Broadway«, mentre la chiusura della parte regolare con l’esecuzione del sempre drammatico capolavoro »The Musical Box« è stata senza dubbio uno dei picchi della serata. Anche stavolta la voce di Sylvan, nelle linee più basse, ha centrato in pieno il timbro del giovane Peter Gabriel, mentre questa somiglianza era meno marcata nei registri più impegnativi e acuti.
La band di Steve era l’immagine stessa dell’affiatamento perfetto, dove ancora una volta si è potuto sentire e vedere che gli strumentisti, dopo tanti anni passati a suonare insieme, hanno studiato tutte le composizioni fino al minimo dettaglio. Il maestro Hackett anche stavolta era a pieno regime con le sue acrobazie virtuosistiche, ed era interessante osservare anche l’uso del basso da parte di Stolt, che usava una tecnica simile a quella di chi suona una chitarra (elettrica), tanto che la maggior parte del pubblico probabilmente non ha nemmeno sentito la mancanza di Beggs.
Per il bis obbligato, molti spettatori si aspettavano probabilmente qualcosa di speciale dal tesoro dei Genesis, ma stavolta hanno dovuto accontentarsi dell’ottimo standard solista »Clocks – The Angels of Mons«, che spesso finisce nel repertorio solista di Steve, mentre li ha fatti decisamente più eccitare il trionfo epico dei Genesis »Firth of Fifth«, guidato dagli eccezionali assoli di King e Hackett. Con il trionfale »Firth of Fifth« la band di Steve ha eseguito metà del materiale del leggendario disco »Selling England By the Pound« (1973), chiudendo così un altro indimenticabile incontro live con la leggenda della chitarra.
Steve Hackett è venuto, ha suonato, ha vinto, facendo letteralmente impazzire il Gran Teatro Geox di Padova, pieno come un uovo. A un concerto così impeccabile, con il mix giusto di materiale nuovo, standard solisti storici e classici dei Genesis, c’è ben poco da aggiungere, se non un grazie speciale al maestro inglese della chitarra per un’altra esperienza musicale da urlo. Anche stavolta è stata una serata di tanti picchi e sorprese, in cui per un breve momento è tornato a brillare con tutta la sua forza l’immortale spirito dei Genesis classici. E a chi, come noi, ha già visto più volte dal vivo Hackett, ancora piuttosto vitale per la sua età, sembra che ogni nuovo incontro live con lui sia ancora meglio del precedente.
Setlist
Set 1:
1. Corycian Fire (Intro)
2. Spectral Mornings
3. Out of the Body
4. Wolflight
5. Everyday
6. Love Song to a Vampire
7. The Wheel’s Turning
8. The Steppes
9. Loving Sea
10. Icarus Ascending
11. Star of Sirius
12. Ace of Wands
13. A Tower Struck Down
14. Shadow of the Hierophant
Set 2:
15. Get ‘em Out by Friday
16. Hairless Heart
17. Can-Utility and the Coastliners
18. After the Ordeal
19. The Cinema Show
20. Aisle of Plenty
21. The Lamb Lies Down on Broadway
22. The Musical Box
—bis—
23. Clocks – The Angel of Mons
24. Firth of Fifth
Galleria fotografica







































