Metal med vodami 2015!

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Autore: Rok Klemše
Foto: Nina Grad

Luogo: MC Jedro, Medvode
Data del concerto: 02.10.2015

La stagione autunnale dei concerti è in pieno svolgimento e il testimone è passato anche al club Jedro di Medvode, dove la stagione è partita subito con la tradizionale serata Metal med vodami. Se l’anno scorso al Jedro avevano sfasciato tutto solo i padroni di casa (Metalsteel, Street Creeps e Classified), quest’anno a occupare Medvode sono state le forze del Litorale: la giovane leva thrash dei Black Reaper, gli heavy metaller Underground e la formazione della costa (con l’aggiunta di un gorenjc) Cowboy From Hell, che per ora si dedica alle cover dei classici del metal.

Nelle prime ore della serata c’erano giusto qualche decina di persone a far capire che al Jedro stava succedendo qualcosa, ma alle nove e mezza, quando sul palco sono saliti i Black Reaper, lo spazio sotto il palco per fortuna si è infoltito parecchio. I ragazzi sul palco probabilmente non si sentivano come in sala prove, hanno subito dimenticato la timidezza iniziale e come vecchi volponi hanno attaccato con un thrash old school, con influenze evidenti ma non eccessive di band come i primi Exodus, Sepultura, Kreator e Sodom. Nonostante la tenera età (se non sbaglio i membri della band non arrivano a 15 anni!), il quartetto di Morsko ha dimostrato che gli anni non sono affatto un indicatore del valore di una band: la teenager età del gruppo la tradivano solo le guance su cui non spunta ancora nemmeno la peluria. I Black Reaper si sono infatti buttati nel loro set con velocità da capogiro, brutalità e aggressività, suonando esclusivamente materiale proprio (molto lodevole!), caratterizzato da linee vocali ben costruite del ringhiante Rok, riff interessanti e memorabili che tagliano sicuri come una sega circolare appena affilata e una batteria devastante e varia. Rok ha una voce straordinariamente autoritaria, che ogni tanto Jure sostiene con i back vocals (di questi interventi vocali ce ne sarebbero potuti essere anche di più) e se la giovinezza della band si nota da qualche parte, è solo nei testi da cliché pieni di parole come war e blood, ma Rok li canta con tanta sincerità e convinzione che non si può fargliene una colpa. In maniera molto azzeccata, vista la recente eclissi lunare, i ragazzi hanno chiuso con Blood Moon Rising, confermando che il mondo si regge sui giovani. Una sorpresa assolutamente positiva e speriamo che i Black Reaper continuino su questa strada!

Un po’ più di chilometri sulle spalle ce l’hanno invece i revivalisti heavy metal di Nova Gorica, gli Underground, che funzionano come un omaggio sotterraneo sloveno ai padri dell’heavy metal, con Iron Maiden, King Diamond e Judas Priest in testa. Gli Underground si sono lanciati a tutta forza nel tempo che era stato loro concesso, sfornando un pezzo spaccatutto dopo l’altro. Uno show strumentalmente convincentissimo, dominato da una riffologia elaborata, bei voli solistici e una solida base ritmica (il drumming aggressivo è già al limite del thrash metal), che stavolta ha messo in ombra la voce di Mario Murgič. Lui, pur senza grossi problemi, ha urlato anche nelle linee altissime alla «Halford-incontra-King», ma il ruolo di frontman ne ha sofferto parecchio, o almeno sembrava che Mario avesse guardato un po’ troppo a fondo nel bicchiere. Nonostante un’esibizione sicura e padrona della situazione, stavolta gli Underground non si sono mostrati nella loro luce migliore, e si è notato anche dal pubblico parecchio sparuto.   

I protagonisti della serata, i Cowboys From Hell, sono stati senza dubbio la band più navigata di Metal med vodami 2015, visto che i cowboy infernali sono tutti vecchi volponi della scena. Nella band si sono riuniti il cantante Igor Zonta (ex-Revolver), il bassista Edi »Ejaq« Udovič (ex-Almost Rage), i chitarristi Miha »Buco« Oman (ex-Lady’s First, Mit) e Vasilij Sušanj (Su-Shine) e il batterista David Bordon (Morana), che hanno preso il nome da un pezzo e un album di culto dei leggendari Pantera e si sono messi a mordere sul serio con l’obiettivo di suonare classici del (heavy) metal. In circa un’ora i ragazzi hanno infilato inni dannatamente conosciuti ma non triti e ritriti (che è sempre il tallone d’Achille delle band che fanno cover, e qui i CFH si guadagnano un grosso punto in più) di Pantera, Machine Head, Metallica e Alice In Chains. Dal punto di vista strumentale la band dal vivo funziona alla grande, stavolta anche grazie a un suono ottimo, quasi un filo troppo alto. Le chitarre hanno scricchiolato come si deve, soprattutto nei momenti in cui serviva (I’m Broken, 5 Minutes Alone, Walk), gli assoli suonati con un trasporto incredibile tagliavano come un bisturi, la batteria schioccava come i righelli delle suore cattive sul sedere delle bambine disobbedienti e il basso di Ejaq scavava come una ruspa. Igor se l’è cavata alla grande in tutti i suoi attacchi vocali da camaleonte; si sente che dà il meglio nelle acque dei classici urlati dei Pantera, ma ha sorpreso ancora di più quando, con un’interpretazione fantastica, fedele e sicura, è entrato nelle grandi scarpe di Layne Staley tra Would? e Man in the Box. A Medvode i Cowboys From Hell hanno dimostrato di essere un bell’acquisto e una ventata di freschezza per la scena di casa nostra, una band che prende davvero vita sul palco (dove, ovviamente, può!), dove ognuno dei protagonisti con il suo carisma e la sua energia contagiosa mette la ciliegina sulla torta. Ottimo, anche se personalmente mi auguro comunque che alle cover, peraltro suonate splendidamente, si aggiunga presto del materiale proprio.

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