Scorpions, a cinquant’anni suonati, spaccano anche Trieste! (2015)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Trieste / Palatrieste / Italia
Data del concerto: 13.11.2015
Spettatori: 4500
Prezzo del biglietto: 57,90€ (parterre)
Gli indistruttibili giganti del rock tedesco Scorpions, leggende del rock ‘n’ roll di Hannover, tornano a conquistare i palchi più prestigiosi del mondo. Dopo la lunga tranche nordamericana del nuovo tour, in cui la celebre band festeggia cinquant’anni tondi di attività, ovvero il suo primo mezzo secolo, i ragazzi sono tornati nel Vecchio Continente per l’ultima serie di concerti prima di fine anno. La band, che da dieci anni suona nella formazione Rudolf Schenker (chitarra), Klaus Meine (voce), Matthias Jabs (chitarra), Pawel Maciwoda (basso) e il ritrovato James (nar)Kottak (batteria), finalmente guarito e ripulito dai peccati alcolici, è da un bel po’ che a ogni tour si congeda, eppure. Il nuovo album »Return To Forever«, uscito all’inizio di quest’anno, dice che il quintetto è ancora pieno di energia e di grinta, il che non annuncia affatto quel ritiro che gli Scorpions vanno paventando ormai da qualche anno a ogni nuovo tour.
Il terzo concerto italiano di fila del nuovo tour, stavolta nella vicina Trieste, è capitato a fagiolo per un salto veloce oltre confine e colorare di rock il venerdì sera. Sono le otto meno qualcosa. Davanti al Palatrieste è un brulicare: torme di gente affamata e vogliosa di una bella festa rock ‘n’ roll si riversano sugli spalti e nel parterre. Dentro già »cinguettano« i veterani italiani del power metal epico-hollywoodiano Rhapsody of Fire. I triestini, a cui dopo più di vent’anni di attività è toccato l’onore di aprire per gli Scorpions in casa propria per la terza volta in questo tour, se lo sono guadagnato col sudore e col sangue. L’enorme palco ha accolto il quintetto, guidato dalla voce operistica del carismatico Fabio Lione e che quest’anno ha vissuto un altro cambio di formazione al basso. Alla band è stata concessa appena mezz’ora. In compenso i Rhapsody of Fire hanno goduto di un suono ottimo in sala. Il palco enorme, quasi gigantesco, ha praticamente inghiottito il gruppo, ma l’energico Fabio, con la sua voce autorevole e muovendosi per tutto il palco, ha sfruttato e riempito alla grande lo spazio disponibile. La band ha aperto e chiuso il concerto in modo furioso! Con due brani amatissimi della carriera, Emerald Sword e Dawn of Victory, risalenti a quando si chiamavano ancora Rhapsody.
Poco dopo le nove ha tuonato sul serio. Il parterre pullulava di gente dalla Slovenia, ma i più rumorosi erano ancora una volta quelli dalla Croazia, anche se in netta minoranza. Sembrava di essere alla Hala Tivoli. Attorno alle orecchie solo sloveno! Iperproduzione scenica. In primo piano un gigantesco »catwalk«, con la maggior parte della gente ammassata a destra e a sinistra. Gli Scorpions restano i grandi padroni degli spettacoli dal vivo. Non c’è da dubitarne e nemmeno stavolta è andata diversamente. Dopo ogni singolo brano, praticamente, cambio di chitarre e di vestiti! Una vera sfilata di moda e mostra di chitarre, ovviamente. I ragazzi, in splendida forma e di ottimo umore, correvano avanti e indietro per il palco, fino a James Kottak, che aveva la batteria rialzata su un enorme podio, e poi avanti fino al bordo del »catwalk« e ritorno. Sullo sfondo giganteschi schermi di proiezione, le luci di scena erano tessute di »trilioni« di riflettori che giocavano con sfumature contrastanti e nebbioline. Lo spirito scatenato della band si è trasmesso in fretta al pubblico, che però, contro le attese, non si è subito lasciato andare del tutto. Reazioni piuttosto tranquille, tranne ovviamente sui pezzi più noti della carriera degli Scorpions: lì il Palatrieste si è acceso completamente.
Davanti, nel parterre, il suono veniva portato via in avanti e disperso, perché il palco era piuttosto alto. Le chitarre per questo si sentivano peggio, e ci ha messo del suo anche la calibrazione iniziale dell’audio. Ma gli Scorpions sono una band espertissima e le serate le fanno crescere: nella prima parte del concerto risparmiano le forze, poi piano piano ingranano marce sempre più alte. Vale soprattutto per Klaus Meine, che ha cantato lo show a un livello davvero ottimo, soprattutto per la sua età. Matthias Jabs e soprattutto Rudolf Schenker restano i grandi animatori dei loro concerti. Quest’ultimo trotterella a passettini corti, un po’ piegato in avanti, con le sue Flying V appese alle ginocchia. La pelle aderente da tempo ha lasciato il posto allo spandex anni Ottanta. Durante Blackout immancabile la chitarra con il tubo di scappamento montato. Senza non si può. A metà show la band ha suonato anche una parte acustica, in cui a rubare la scena è stata di nuovo l’acustica di Schenker, con il corpo intagliato a forma di »Flying V«. I ragazzi hanno un sacco di soldi, non c’è che dire. Anche Kottak ha avuto i suoi cinque minuti di gloria, brindando con la birra al pubblico dall’alto, sotto il soffitto, e sfoggiando i suoi celebri tatuaggi.
Tutti e tre i nuovi brani si sono inseriti alla grande nel materiale più vecchio e nei classici di carriera. Dopo i minuti di festa di Kottak è arrivato il culmine del concerto. Hit dopo hit fino alla fine. Il vertice assoluto dell’atmosfera gli Scorpions l’hanno toccato prima con Big City Nights, e poi nel bis l’hanno rilanciato con i due pezzi attesi che non devono mai mancare (Still Loving You, Rock You Like A Hurricane).
Scorpions restano Scorpions. I signori maturi sul palco irradiano una sincera natura da ragazzini. Tutto è rigorosamente professionale, ogni secondo calcolato con precisione in sonanti eurini verdi. Ma i cuori restano freschi. E si sente. Quell’ondata di calore e quelle valanghe inarrestabili di energia positiva e di vita che traboccano da questi grandi signori del rock ‘n’ roll. A Trieste hanno picchiato duro e il Palatrieste ha tremato e ribollito di tutta quell’energia rock. Speriamo che i ragazzi la smettano di »terrorizzare« il mondo con l’imminente pensione, perché, vista l’energia sul palco, l’ottimo nuovo album e la falange di date in calendario, non mostrano proprio alcun segno di logoramento.
Lo spettacolo splendido e indimenticabile con gli Scorpions è stato però offuscato dal tragico evento che si consumava in contemporanea a Parigi durante il concerto degli Eagles of Death Metal. Quanto drasticamente la catastrofe parigina inciderà sulla scena concertistica mondiale nelle prossime stagioni, ce lo dirà il futuro prossimo.
Scaletta
SCORPIONS:
1. Going Out with a Bang
2. Make It Real
3. The Zoo
4. Coast to Coast
5. Top of the Bill / Steamrock Fever / Speedy’s Coming / Catch Your Train
6. We Built This House
7. Delicate Dance
8. Always Somewhere / Eye of the Storm / Send Me an Angel
9. Wind of Change
10. Rock ‘n’ Roll Band
11. Dynamite
12. In the Line of Fire
13. Kottak Attack
14. Crazy World
15. Blackout
16. Big City Nights
—bis—
17. Still Loving You
18. Rock You Like a Hurricane
RHAPSODY OF FIRE:
1. Emerald Sword
2. Lamento Erioco
3. Into the Legend
4. The Magic of the Wizard’s Dream
5. Dawn of Victory
Galleria fotografica















































