Better Late Than Never

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Anderson Ponty Band
Etichetta: Ear Music Records
Uscita: 2015
Durata: 60:57
Voto: 2.5/5

Jon Anderson, ex voce dei leggendari Yes, band prog rock di culto, e Jean-Luc Ponty, virtuoso francese del violino di fama mondiale, volevano dare vita al progetto Anderson Ponty Band già negli anni Ottanta del secolo scorso, ma altri impegni hanno mandato all’aria i piani iniziali. Circa trent’anni dopo le prime idee, i due musicisti leggendari, con l’aiuto di qualche talentuoso collaboratore, hanno finalmente messo insieme un album dal vivo a nome comune, »Better Late Than Never«, che farà contenti i fan delle loro carriere sosoliste, anche se non è affatto un colpo di genio artistico, ma piuttosto una giostra musicale parecchio prevedibile, con continue strizzatine d’occhio al glorioso passato. La registrazione arriva dal concerto di Jon e Jean-Luc nella celebre città americana di Aspen, in Colorado.

Mentre Jean-Luc, nonostante la palese mancanza di ispirazione, dal punto di vista tecnico è sempre in forma virtuosistica impeccabile e suona il violino esattamente come ci si aspetta da lui, la voce di Jon è tutta un’altra storia: gli anni si fanno sentire parecchio, e a salvarlo è soprattutto quel suo timbro particolare, da sempre unico, che nessuno gli può togliere. I testi dei brani riarrangiati sono i tipici mantra ‘new age’ di Anderson, che hanno accompagnato buona parte della sua carriera. Oggi ai suoi messaggi spirituali credono probabilmente solo i fan più devoti, che come Jon non hanno certo problemi materiali e a cui è facile sentir parlare di prati sempre in fiore dove il sole non tramonta mai.

Il primo vero cartellino giallo per »Better Late Than Never« va alla mossa completamente inutile in fase di regia del chitarrista attuale di Ponty, Jamie Glaser, che con il suo contributo in studio ha sostituito quello originale dal vivo del predecessore Jamie Dunlap. Evidentemente l’addio di Dunlap dalla band non bastava e doveva seguire pure una bella ‘punizione esemplare’. L’autenticità della registrazione, che per la sterilità della produzione suona come se fosse stata incisa in studio e non ‘dal vivo’, è così già andata a farsi benedire.

Le esecuzioni della maggior parte dei pezzi, con arrangiamenti rimaneggiati e testi nuovi di zecca, non sono male, ma nemmeno spettacolari, e si dimenticano piuttosto in fretta, tranne una manciata di quelle vicine alle versioni originali. Alcuni esperimenti di riarrangiamento sono parecchio sfortunati e del tutto superflui, come la versione reggae del brano degli Yes »Time And a Word«, che nella nuova veste sembra una parodia di sé stessa. Tra le riletture degli Yes se la cavano un po’ meglio »Owner Of a Lonely Heart«, »Wonderous Stories«, insaporita da un pianoforte jazz, e »And You And I«, oltre a una visione fusion di »Roundabout«.

Nella scaletta ci sono anche due vecchi pezzi di Ponty, rimaneggiati negli arrangiamenti e con un nuovo testo di Anderson: »Renasissance of the Sun« era originariamente »Renaissance« (»Aurora«, 1976), »Infinite Mirage« si chiamava in origine »Mirage« (»Enigmatic Ocean«, 1977), mentre »Listening With Me« era uscita come »Stay With Me« (»A Taste of Passion«, 1979). Con il tempo rallentato dalle ‘meditazioni’ di Jon e con quel pianoforte jazz da ‘piano bar’, nessuna delle tre supera le versioni strumentali originali.

Con »Better Late Than Never« Anderson e Ponty hanno messo in piedi un live ascoltabile, ma privo di scossoni e a corto di ispirazione, che farà felici solo i fan più irriducibili delle loro carriere soliste. Tutti gli altri non sentiranno la sua mancanza. La cronica mancanza di avventura e il troppo appoggiarsi agli allori del passato, riarrangiati di fresco, tolgono a »Better Late Than Never« buona parte del suo valore artistico. Detto questo, resta comunque un risultato migliore della versione in studio (e anche live) di »The Living Tree« (2010), il progetto comune di Anderson con Rick Wakeman, che, nonostante la statura musicale dei due, è stato un’esperienza d’ascolto semplicemente terribile.

Formazione

Jon Anderson – voce
Jean-Luc Ponty – violino
Jamie Glaser – chitarra
Wally Minko – tastiere
Baron Browne – basso
Rayford Griffin – batteria, percussioni

Produzione

Jon Anderson e Jean-Luc Ponty

Tracklist

1. Intro (1:18)
2. A For Aria (4:34)
3. ICU (3:55)
4. Owner Of A Lonely Heart (5:04)
5. Listening With Me (5:39)
6. Time And A Word (5:30)
7. Infinite Mirage (3:48)
8. Soul Eternal (4:58)
9. Wonderous Stories (4:01)
10. And You And I (3:00)
11. Renaissance Of The Sun (6:36)
12. Roundabout (5:25)
13. I See You Messenger (3:51)
14. New New World (3:46)

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