Chicksy Dicks e Uroš aprono la nuova stagione della Kadilnice of Death (2016)

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Autore: Aleš Podbrežnik

Luogo: Orto bar / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 07.01.2016
Numero di spettatori: 150
Prezzo del biglietto: 4,00€

Come si sa, il 07.01.2016 a Lubiana avrebbero dovuto suonare i Luicidal, derivato dei famigerati Suicidal Tendencies, ma a causa di una malattia nella band il concerto è stato annullato all’ultimo. L’organizzatore ha salvato la serata confermando le due band spalla, Chicksy Dicks e Uroš, che avrebbero dovuto scaldare il pubblico, e ha affidato a entrambe l’onore di inaugurare la nuova stagione della Kadilnice of Death, dove se non di nuovo all’Orto bar di Lubiana!

Quella sera l’evento ha richiamato all’Oto bar un nucleo compatto e granitico di facce ben rodate della scena metal slovena! Vecchi compagni ai soliti posti, insomma. L’arredamento fisso dell’Orto bar targato scena metal slovena. Anche perché la serata, nei locali al piano di sotto, era dedicata a una rotazione intensiva della musica dei Motörhead. In ricordo della recente scomparsa di Lemmy.

Nonostante almeno metà del pubblico, se non di più, fosse rimasta di sotto ad ascoltare i Motörhead anche 20 minuti dopo le dieci di sera, una cinquantina-sessantina di persone alla fine si è decisa a salire le scale, dove sul palco si erano piazzati i controversi Uroš. Una band a cui è difficile appiccicare un’etichetta di genere, ammesso che ci si riesca. Visto che nei loro concerti suonano roba che include, tra le altre cose, persino melodie nello stile di RHCP e Faith No More, e un attimo dopo gli Uroš si buttano su hard rock classico, reggae e che so io, tipo folk balcanico in versione turbo, finisci per scoprire che, di tutto l’elenco, quello che fanno meglio è il death metal. Quindi, in fondo, sono solo dei deathster. La band si stava divertendo. Staccata dal mondo. Perfino »cotta«, cosa che ha colpito soprattutto il cantante, che i vari stati d’animo trascinavano ora di qua, ora di là. A questo sono seguiti anche numerosi sbagli  della band durante l’esibizione, che però ha mascherato bene con lucidità e un’indole da cazzaro con cui faceva ridere i presenti. Comunque, ancora d’effetto. Ma solo la prima volta che li vedi. A un certo punto la band dovrà infatti decidere chiaramente cosa vuole. O resta nella scia attuale dei buffoni occasionali, che a modo suo, lucidamente bizzarro,  intrattiene nelle bettole un branco di ascoltatori sbronzi, oppure si aggrappa a uno stile musicale definito e comincia a creare  musica originale »stilisticamente raffinata« con cui costruirsi una carta d’identità musicale riconoscibile. Il mio consiglio è che gli Uroš approfondiscano la strada di una musica propria basata sulla tradizione mondiale del death metal. Il growl è convincente, i fraseggi di chitarra si incollano compatti a esso, e lo stesso vale per la sezione ritmica. Perché allora gli Uroš dovrebbero trattenere i loro insospettati talenti creativi e perdere tempo in algoritmi musicali che altre band nel mondo, con la loro professionalità, padroneggiano in modo molto più convincente?  

A differenza degli Uroš, che hanno decisamente garantito una dose più che abbondante di divertimento d’apertura, i Chcksy Dicks sono una band con un EP (la recensione di RockLine dell’EP »Obsessed« la trovi QUI) in tasca, che hanno presentato da cima a fondo all’Orto bar. Il quintetto si è presentato in una veste super compatta  e sempre affiatata. Ha fatto rotolare i pezzi uno dopo l’altro, con sicurezza, suonando a tutta forza. Nel bagliore dell’entusiasmo e della foga, con il cuore di chi ha voglia di dimostrare qualcosa. La band ha chiuso il set già 20 minuti prima di mezzanotte. Quindi ha suonato una buona mezz’ora, addirittura meno degli Uroš in apertura. Peccato che il gruppo non abbia preparato almeno altri tre pezzi da infilare in scaletta per riempire il tempo a disposizione. Io penso ovviamente a delle cover, se il nuovo materiale originale ancora non è all’orizzonte. La gente, che i Chicksy Dicks avevano davvero lanciato in un galoppo ritrovato, si era scaldata il giusto quando il cantante ha annunciato: »Questo era tutto!« Cosa? Ehi? Già finita? Nessuno ci ha capito niente.  Comunque, una rimpatriata breve ma dolce con i Chicksy Dicks,  una thrash metal band che nel suo modo di esprimersi ama flirtare di continuo con l’eredità degli immortali Pantera. Quello che ha dato un po’ fastidio è stata solo la totale apatia del cantante durante le pause tra un pezzo e l’altro: in quei momenti guardava il pubblico impotente (e sorridente), cosa che sembrava non solo goffa, ma addirittura ridicola. Se i fraseggi di chitarra hanno già preso da Dimebag Darell, speriamo che in futuro nel cantante si insedi almeno un briciolo della presenza scenica di Phil Anselmo. Buona fortuna ragazzi!

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