I Toto spargono la loro magia sul Gasometer di Vienna stracolmo (2016)
Testo: Peter Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Vienna / Gasometer / Austria
Data del concerto: 09.02.2016
Numero di spettatori: 4500
Stavolta il Gasometer di Vienna scoppiava letteralmente, perché un concerto dei leggendari Toto non è proprio un evento che capita ogni anno, e i veri buongustai della musica non potevano perderselo per nessun motivo al mondo. Per questo non è stata una sorpresa trovare tra il pubblico tantissima gente dei paesi nati dalle ceneri dell’ex impero austro-ungarico. Oltre ai padroni di casa c’erano parecchi sloveni belli carichi, ma anche croati e ungheresi. I Toto sono semplicemente un’attrazione live a sé, che ancora oggi rende felici vecchi e giovani appassionati, anche se nel pubblico da un po’ di tempo prevalgono soprattutto quelli che, fisicamente parlando, hanno già parecchi anni sul groppone, ma dentro restano comunque sempre giovani. I campioni americani del rock melodico, in questo momento in una forma davvero fenomenale, ci hanno regalato una scaletta eccezionale, in cui, come previsto, un posto d’onore l’hanno avuto i brani dell’ultimo album in studio »Toto XIV« (2015). Quest’ultimo ha dato alla band una bella spinta, perché è uscito proprio al momento giusto, quando si trovava a un bivio importante della sua carriera. Con questo disco i nuovi Toto hanno dimostrato prima di tutto a se stessi di essere ancora capaci di firmare un lavoro paragonabile ai loro più grandi successi di oltre venticinque anni fa.
I Toto hanno aperto lo show con »Running Out of Time«, catalizzatore di energia tratto da »Toto XIV«, che ha mandato il pubblico in delirio in un istante, prima ancora che arrivassero gli evergreen e gli indimenticabili successi. Nonostante l’età rispettabile dei quattro membri centrali, i Toto restano incredibili perfezionisti strumentali, mentre le eccellenti linee vocali se le dividono ancora, da vecchi volponi scafati, tutti e quattro i ‘vecchi gatti’: il cantante principale Joseph Williams, il maestro della chitarra Steve Lukather e i due stregoni delle tastiere, David Paich e Steve Porcaro. Proprio quest’ultimo ha preso la voce solista in (inattesa) »Bend«, uscita come bonus nella versione giapponese dell’ultimo album in studio. Alla sezione ritmica, a fare compagnia al quartetto rodato, c’erano Shannon Forest, che dopo l’addio dell’indimenticabile Simon Phillips e del suo effimero successore Keith Carlock si è preso in modo convincente il posto dietro la batteria, il percussionista di lungo corso dei concerti Lenny Castro e, al basso, il ritorno di culto di Leland Sklar, tornato a dare una mano dopo l'(ennesimo) addio del bassista originale dei Toto, David Hungate.
I fan di vecchia data si sono entusiasmati soprattutto per il ritorno del poliedrico ‘vecchio boscaiolo’ Sklar, che con la sua folta barba grigia irradiava da lontano un carisma speciale, mentre per tutto il tempo stendeva con precisione e intonazione incredibili linee di basso di ogni tipo. Ai quattro veterani dei Toto hanno dato una mano anche stavolta ai cori Mabvuto Carpenter e Jenny Douglas Foote, che hanno svolto la loro missione con lode e si sono meritate le ovazioni scroscianti del pubblico. Mabvuto ha ‘salvato’ vocalmente più di una volta il comunque ancora ottimo Joseph Williams, che in modo bonario ha fatto a gara con Lukather e Paich a chi tirava fuori più carisma da palco quella sera. Jenny Douglas Foote ha brillato davvero per la prima volta durante l’esecuzione del classico »Georgy Porgy«, dove ha preso magistralmente per un po’ la voce solista, ma in generale è ormai difficile immaginare un concerto dei Toto di oggi senza il suo supporto vocale. Sulle esecuzioni bravurose dei classici non abbiamo dovuto aspettare molto, perché i Toto e gli amici ci hanno presto deliziati con una versione eccezionale di »I’ll Supply the Love«, mentre stavolta ci siamo goduti in modo particolare »Stranger In Town«, che, visto che l’album »Isolation« (1984) è relativamente trascurato, in scaletta è sempre più che benvenuta.
»Hold the Line«, che di solito arriva verso la fine, stavolta è stata suonata molto presto, mentre tutte le coppiette innamorate nella sala hanno avuto il loro momento con il classico romantico »Pamela«. Quest’ultima l’ha cantata davvero in modo splendido Williams, che peraltro per tutta la serata ha goduto del sostegno vocale appassionato di un pubblico entusiasta. Lukather, che naturalmente non si è dimenticato di indossare la sua camicetta da gran signore, alla chitarra era in stato di grazia dall’inizio alla fine, tirando fuori ‘dalla manica’ assoli ramificati e sottili. Quanto allo stato di grazia, lo stesso si può dire degli altri otto musicisti sul palco quella sera, perché ognuno di loro ci ha messo il massimo. L’assolo di tastiera di Paich è stato, come previsto, di un’altra categoria e una vera gioia per le orecchie. Quanto al bonario tastierista, che con l’età somiglia sempre più al compagno Stane Dolanc, farà sicuramente un favore a se stesso se terrà il più a lungo possibile nascosta sotto il cilindro la sua nuova pettinatura ‘hipster’. Uno dei picchi della serata è stato di sicuro il brano di chiusura del nuovo XIV, »Great Expectations«, che conteneva un motivo di »Can You Hear What I’m Saying«. Come cover i Toto stavolta hanno scelto »Bridge of Sighs«, classico del mitico chitarrista blues rock britannico Robin Trower (ex-Procol Harum), che ha rappresentato un divertente diversivo della serata e in cui Lukather ha infilato un assolo assassino. Inoltre, durante il concerto è stato bello vedere che i Toto non si sono dimenticati di rendere omaggio al bassista scomparso da poco, Mike Porcaro, che l’anno scorso ha salutato per sempre i suoi fedeli fan.
Una delle sorprese più grosse della serata è stata di certo l’esecuzione di »The Road Goes On« da »Tambu« (1995), mentre »Holy War« e »Orphan« hanno ricordato l’eccellenza dell’ultimo album in studio, che regge senza problemi il confronto con gli ‘anni d’oro’. La parte regolare dello show i maestri americani del rock melodico l’hanno chiusa con il grande hit »Rosanna«, che ovviamente non può mancare a nessun concerto, anche se stavolta Lukather ha avuto qualche difficoltà nell’esecuzione vocale: gli anni passano in silenzio. Il bis, che non si è fatto attendere a lungo, è stato un divertente medley »On the Run / Goodbye Elenore«, in cui hanno inserito con abilità anche un breve motivo di »Child’s Anthem«, mentre il gran finale è stato parecchio, parecchio prevedibile, ma per questo nessuno dei presenti si è lamentato. Anzi, tutto il contrario. È davvero incredibile che che dopo tutti questi anni il più grande successo dei Toto, »Africa«, scateni ancora una tale euforia nel pubblico, e che alla fine dello show lo allunghino sempre a dovere oltre la durata normale, con l’abbondante aiuto vocale di una platea ormai surriscaldata. Nonostante l’abbiano suonato ‘chissà quante volte’, i Toto si divertono ancora tantissimo mentre lo eseguono, cosa che non si potrebbe proprio dire di certe altre band di culto della loro generazione, che i loro più grandi successi li suonano a denti stretti, e solo per non farsi ‘linciare’ dal pubblico fedele. Il divertimento da concerto dei Toto, come sempre in casi simili, è finito troppo in fretta, anche se in realtà lo show non è stato né troppo breve né troppo lungo, ma è durato giusto il tempo perché lo si potesse seguire con attenzione dall’inizio alla fine.
I Toto invecchiano come il buon vino – più vanno avanti con gli anni, meglio diventano. Be’, almeno dal punto di vista strumentale questo vale di sicuro a tutti i livelli, mentre anche la magia vocale, grazie alle forze extra dei coristi, non accenna a spegnersi e resta com’è sempre stata. Sull’ottimo impianto audio non c’è nemmeno bisogno di insistere, perché dei perfezionisti del suono così non lasciano nulla al caso. Al Gasometer abbiamo assistito alla perfezione sonora che ci aspettavamo, quella che solo i signori Lukather, Paich, Williams e Porcaro, con i loro strumenti e le loro corde vocali, sanno evocare, insieme alla loro banda di compagni, che ci ha coccolati dall’inizio alla fine di un’esibizione sopraffina che resterà a lungo nei nostri ricordi più belli. I Toto sono ormai arrivati a un’età in cui ogni loro concerto potrebbe essere l’ultimo, e noi fan sappiamo apprezzare ancora di più ogni occasione di vederli dal vivo, quando se ne presenta una buona.
Scaletta
1. Running Out of Time
2. I’ll Supply the Love
3. Burn
4. Stranger in Town
5. I Won’t Hold You Back
6. Hold the Line
7. Georgy Porgy
8. Afraid of Love
9. Bend
10. Pamela
11. David Paich (assolo di tastiera)
12. Great Expectations
13. Without Your Love
14. Bridge of Sighs (orig. Robin Trower)
15. Holy War
16. The Road Goes On
17. Orphan
18. Rosanna
—bis—
19. On the Run / Goodbye Elenore
20. Africa
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