Death DTA Tours – il ritorno ai tempi d’oro di Chuck Schuldiner e della sua eredità (2016)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Pordenone / Il Deposito Giordani / Italia
Data del concerto: 23.05.2016
Numero di spettatori: 500
Prezzo del biglietto: 22,00€ (in prevendita) / 25,00€ (la sera del concerto)
Si può desiderare di più che arrivare in macchina, sotto un acquazzone d’aprile, davanti a Il Deposito Giordani di Pordenone, riconoscere sotto una mantella gialla un omone barbuto dagli occhi da bue che si sposta sul bordo destro della strada per farti passare, e capire che è uno dei bassisti più particolari, se non addirittura il migliore del metal mondiale, sua maestà Steve DiGiorgio in persona? Una festa per tutti i fan dei leggendari e purtroppo scomparsi Death, probabilmente il fenomeno musicale più importante, quello che ha fondato e cementato il genere death metal e ha indicato quali potessero essere gli sviluppi delle branche estreme del metal. Death to All Tours è insomma la formazione che oggi ci porta più vicino alla figura e all’eredità del compianto Chuck Schuldiner, senza dubbio un visionario musicale unico, se non addirittura un genio.
Sono passati 23 anni dall’uscita di »Individual Thought Patterns«, disco di culto dei Death, e i Death to All Tours nella formazione Steve DiGiorgio (basso), Gene Hoglan (batteria), Bobby Koelble (chitarra) e Max Phelps (nel ruolo di Schuldiner e quindi sempre »il più esposto agli occhi e alle orecchie«) hanno battezzato il nuovo tour »Europe Through Patterns« e hanno caricato il repertorio di pezzi di quell’album. Anche se per buona parte del tour la band è stata accompagnata dagli ottimi sperimentatori tedeschi Obscura, a Pordenone non abbiamo avuto la fortuna di vederli dal vivo. Prima dei Death To All Tours, una ventina di minuti prima delle nove di sera nella sala di Il Deposito Giordani, hanno suonato gli olandesi Bodyfarm, groove metal melodico, che si sono presentati come un’unità coesa e compatta, con una visione musicale ben definita. Un suono molto solido ha sostenuto un’esibizione convincente e rodata. Dai cliché e dalle forme musicali già sentite e collaudate del metal estremo allontanava l’immagine complessiva soprattutto un growl bello basso, ogni tanto combinato con uno scream più alto, ma non »troppo molle«, che avrebbe tolto quella nota ben costruita di aggressività e di rabbia famigerata a cui la band cerca di restare fedele.
Nell’ora e 40 minuti successiva, a scuotere le teste sono stati finalmente i fan dei Death, che si sono presentati in ben 500 e, davanti a un quartetto di musicisti eccezionali, hanno perso in un attimo la testa e il senno. I Death To All hanno aperto il concerto subito con una grandissima The Philosopher, annunciando fin dall’inizio che la scaletta sarebbe stata carica di pezzi dell’album »Individual Thought Patterns«. Sull’affiatamento non c’è nemmeno da sprecare parole: toglieva il fiato. Il suono era ottimo, ovviamente se stavi a 15-20 metri o più dal palco e al centro. Altrimenti ti ritrovavi a rincorrere con l’orecchio la chitarra destra o quella sinistra. Quattro individualisti, dalle virtù tecniche impeccabilmente rifinite, con una padronanza straordinaria degli strumenti, una dose piena di virtuosismo, dimostrazioni incredibili di parti complesse eseguite alla perfezione, uno sviluppo di velocità infernale, una dimostrazione dell’energia più cruda e genuina, quella che abbraccia la missione della scuola death metal della Florida. Insomma, vecchia scuola. Niente ritocchi cosmetici basati su effetti dietro cui nascondersi in quattro. Tra un pezzo e l’altro la band ha avuto bisogno di pause più lunghe per accordare gli strumenti e prendersi il tempo per concentrarsi al massimo, perché, come detto, eseguire l’eredità dei Death richiede una finissima meccanica di precisione. In quei momenti si faceva avanti Steve DiGiorgio, che sfruttava il suo senso innato dell’intrattenimento e »distribuiva caramelle« al pubblico, cioè sfoderava qualche battuta, qualche aneddoto, e riusciva a far ripetere alla gente per tutto il concerto »il motto profondissimo di altissima intelligenza spirituale ed emotiva«, due paroline ormai ben radicate: »Porko dio«. DiGorgio ha preso il ruolo di capo del quartetto. Anche durante l’esibizione ha passeggiato più volte da sinistra verso il centro e poi verso il lato destro del palco, brandendo i suoi bassi fretless a sei e a tre corde. Il basso a tre corde è montato su un manico da basso a cinque corde.
Scaletta eccellente comunque, che ha abbracciato l’intera discografia dei Death, e a sorprendere è stato anche il pubblico italiano, che conosceva i testi a memoria e li cantava in coro, con picchi di energia scatenata come durante l’esecuzione della grandissima Symbolic, che rafforzava l’atmosfera infernale, cupa e cataclismatica, in sintonia con il biglietto da visita musicale dei Death. I Death DTA Tours hanno smentito certe obiezioni secondo cui i loro concerti sarebbero pieni di »sbavature«, cioè di imprecisioni. Nessuna lamentela. Un growl estremamente piacevole, compatibile con il formato della musica dei Death, certo non identico a quello di Chuck, ma molto vicino nel timbro.
Il concerto è cambiato in un attimo. Davanti a una tale esplosione di aggressività devastante, di dimensioni estreme e distruttive, che la cinetica esecutiva umana sviluppa oggi sugli strumenti nel death metal, e a un’intesa eccellente che ha avvicinato la replica all’originale fino a un soffio, con composizioni tecnicamente difficilissime, non ci si poteva aspettare altro.
Scaletta
BODYFARM:
1. The Dark Age
2. Death By Fire
3. Vortex Of Terror
4. The Coming Scuorge
5. Firing Squad
6. Malevolence
7. Der Landkreuzer
8. Storming Revolution
9. Unbroken
DEATH DTA TOURS:
1. The Philosopher
2. Leprosy / Left to Die
3. Living Monstrosity
4. Suicide Machine
5. Overactive Imagination
6. Trapped in a Corner
7. Lack of Comp
8. Spiritual / Within
9. Flattening
10. Destiny
11. Symbolic
12. Zero Tolerance
13. Bite the Pain
14. Spirit Crusher
—bis—
15. Zombie / Baptised
16. Crystal Mountain
17. Pull the Plug
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