The Machine Stops

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Hawkwind
Etichetta: Cherry Red Records
Uscita: 2016
Durata: 58:30
Voto: 4.5/5

»The Machine Stops«, ventiseiesimo album in studio dei veterani inglesi dello space rock Hawkwind, è un’impresa concettuale che stavolta si ispira all’omonimo classico visionario della fantascienza firmato E.M. Forster. Una storia visionaria, se non addirittura profetica, scritta nel 1909, che anticipa un futuro distopico in cui l’umanità vive chiusa in celle sotterranee e comunica solo attraverso schermi, ovvero display personali. Ogni loro bisogno è controllato e soddisfatto da un’onnipresente intelligenza artificiale che prende le sembianze di un’enorme macchina, capace di collegare tutti gli schermi in un gigantesco conglomerato, ma che col tempo comincia a cedere, mentre il panico si diffonde ovunque. Già all’inizio del Novecento il capolavoro di Forster metteva in guardia, con occhio visionario, dai pericoli dell’isolamento, dell’attaccamento eccessivo alla tecnologia informatica e dai suoi effetti letali sull’umanità. L’inizio di questo concept album è ambientato nel profondo del sottosuolo, dove un pugno di persone cerca in tutti i modi di raggiungere la superficie dopo aver capito che la macchina (e con lei l’intero sistema) è andata in tilt, ponendo la domanda cruciale: lassù li aspetta un’utopia o solo un’altra distopia?

Gli Hawkwind, che con progetti fantascientifici simili hanno un’esperienza enorme fin dai tempi ‘d’oro’, quando collaboravano con il leggendario scrittore Michael Moorcock (il suo ‘Eternal Champion’ e la saga di Elric sono tra i classici della fantascienza) e con il cantante/poeta Robert Calvert, con qualche piccola divagazione come la psichedelico-stramba »Yum-Yum« sono riusciti a legare con successo i singoli brani a testi che formano il concept di »The Machine Stops«. Lo stile dell’intero album ricorda parecchio alcuni loro lavori della metà degli anni Settanta, il che significa che il classico sound Hawkwind, con la sua sfilza di oscuri effetti elettronici, passaggi di chitarra blues/hard rock, sfumature ritmiche protopunk e approcci vocali psichedelici, è praticamente onnipresente, anche se stavolta hanno rinunciato alle improvvisazioni più avanguardistiche. Insomma, non serve essere uno scienziato dello space rock perché l’album ti entri sotto pelle già al primo ascolto, se ami la musica sperimentale o il rock progressivo.

Dall’ultimo album in studio, »Onward« (2012), l’equipaggio spaziale degli Hawkwind ha vissuto due cambiamenti importanti. Lo storico tastierista Tim Blake, ben noto anche a tutti gli amanti dei Gong, ha salutato la compagnia. Al suo posto è entrato Dead Fred, anche se la maggior parte delle tastiere su »The Machine Stops« le ha suonate proprio il capitano dell’astronave Hawkwind, cioè Dave Brock. Il nuovo bassista aggiuntivo è Haz Wheaton, mentre della ‘vecchia guardia’ sono rimasti, oltre a Brock, il batterista Richard Chadwick, il bassista/tastierista Niall Hone e il cantante Mr. Dibs. Quest’ultimo a tratti suona come la reincarnazione del compianto Robert Calvert, ed è una delle ragioni principali per cui all’album non manca un tocco retrò. »The Machine Stops« si apre con il classico recitato alla Hawkwind di »All Hail The Machine«, seguito dal cataclisma space rock di »The Machine«, che conquisterà in un attimo i fan di lunga data. Uno degli esperimenti più interessanti è anche la psichedelica »Hexagone«, cantata e suonata dal nuovo tastierista Dead Fred. La sua voce ricorda un po’ il compianto Richard Wright e, più in generale, il tutto richiama fortemente i primi Pink Floyd, che alla fine degli anni Sessanta erano il modello principale degli Hawkwind, ovvero di Brock.

»Living On Earth«, dove torna a brillare il trio Brock, Chadwick e Honne, suona invece come un classico dimenticato degli anni Settanta, nonostante un breve e divertente inserto country che presto lascia il posto a oscure texture elettroniche e variazioni chitarristiche solcate e graffianti. Senza dubbio questo pezzo magnifico finirà nella lista dei futuri brani live. Lo strumentale »The Harmonic Hall«, suonato interamente dal bassista Honne, con la sua ambient orientaleggiante costruita sulle scale arabe ricorda molto certi risultati simili dell’era Calvert (viene in mente il classico »Assassins of Allah (Hassan I Sahba«)). »A Solitary Man« è uscito anche come singolo, e non è una sorpresa, visto che è il pezzo più commerciale dell’album, con un ritornello insolitamente melodico. Non è al livello di evergreen come l’immortale »Silver Machine«, ma ricorda comunque che gli ‘alieni’ Hawkwind sono ancora capaci di sfornare una canzone adatta perfino all’autoradio di famiglia.

L’equipaggio spaziale degli Hawkwind, guidato dall’indistruttibile capitano Dave Brock, ha messo a segno con »The Machine Stops« uno dei suoi album migliori dalla fine del periodo classico (gli anni Settanta). Se lo godranno tutti i fedelissimi di lunga data e i buongustai dello space rock, ed è un vero piacere scoprire che a questi veterani tosti riesce ancora di creare un album che sarà senza dubbio tra i principali candidati a miglior disco prog rock del 2016. E chi, oltre alla musica, si tuffa a fondo nei testi, ascoltando »The Machine Stops« si prenderà di certo il tempo di riflettere se non sia forse più saggio risparmiare i soldi per vedere un concerto degli Hawkwind a Londra, invece di spenderli per l’ultimo ‘smart’ phone.

Formazione

Dave Brock – voce, chitarra, sintetizzatore
Richard Chadwick – batteria
Mr Dibs – voce, basso
Niall Hone – basso, sintetizzatore
Dead Fred – tastiere
Haz Wheaton – basso 

Produzione

Hawkwind

Tracklist

1. All Hail The Machine (3:23)
2. The Machine (4:38)
3. Katie (0:55)
4. King Of The World (2:51)
5. In My Room (3:42)
6. Thursday (4:09)
7. Synchronised Blue (5:24)
8. Hexagone (4:51)
9. Living On Earth (6:27)
10. The Harmonic Hall (4:55)
11. Yum Yum (1:03)
12. A Solitary Man (5:03)
13. Tube (4:28)
14. Lost In Science (6:32) 

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