Angel of Death torna a Zagabria (2016)

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Autore: Primož Novak
Foto: Rok Klemše

Luogo: Velesajam / Zagabria
Data del concerto: 01.06.2016
Prezzo del biglietto: 30€

Slayer e Anthrax hanno alle spalle 35 anni turbolenti, che è senza dubbio una carriera lunga. Nonostante i tanti cambiamenti di stile e di formazione, entrambe le band sono riuscite a restare in piedi. Per gli Slayer gli ultimi anni non sono stati proprio i migliori. Nel 2013 li ha scossi la morte del chitarrista Jeff Hanneman, autore di alcuni dei più grandi classici del thrash metal in assoluto. Ma gli Slayer non si sono arresi al destino e sono andati avanti lo stesso. L’anno scorso hanno pubblicato l’album »Repentless«, che ha raccolto perfino qualche recensione positiva. Poi, ovviamente, è arrivato il momento di rimettersi in tour e di provare di nuovo a dimostrare che non sono ancora da buttare. Dopo tre anni la band, che oggi è formata da Tom Araya, Kerry King, Paul Bostaph e Gary Holt, è tornata a Zagabria. L’area del Velesajam era piena di nero e di glamour: nel padiglione accanto si teneva infatti il ballo di fine liceo, il che ha reso i dintorni senza dubbio parecchio variopinti. Ma torniamo piuttosto a chi saliva sul palco.

Ad aprire sono stati gli Anthrax, in una formazione un po’ diversa, ma il fatto più bello è probabilmente che alla voce c’è il leggendario Joey Belladonna, con cui la band ha registrato negli anni Ottanta i suoi album più riconoscibili. Sull’esibizione in sé c’è poco da lamentarsi. Nonostante l’età, sul palco la band è incredibilmente energica e anche sull’affiatamento non si sono notati cali evidenti. Il chitarrista Jonathan Donais ha suonato gli assoli in modo convincente, e il batterista sostituto Jon Dette è entrato senza problemi nei panni del leggendario Charlie Benante. Il problema era più che altro l’audio. L’acustica del padiglione non è proprio un granché, quindi i tappi per le orecchie erano un accessorio obbligatorio, e nemmeno quelli hanno aiutato più di tanto. L’altro problema era la scaletta, prevedibile e a tratti persino noiosa. La band ha infatti preferito mettere in primo piano i soliti evergreen strausati come Indians, Caught in a Mosh, Madhouse, Antisocial e così via. Dall’album di quest’anno »For All Kings« ha suonato i pezzi di stampo thrash Evil Twin e Breathing Lightning, mentre la bellissima Blood Eagle Wings l’ha lasciata da parte. Insomma, sembrava che la band avesse paura di presentare più a fondo i brani nuovi, oppure che avesse semplicemente valutato dal pubblico che era meglio andare sul sicuro con i suoi punti fermi. Gli Anthrax non sono ancora da buttare via, e probabilmente avrebbero dato di più se fossero stati loro i veri protagonisti della serata.

Per gli Slayer probabilmente non serve sottolineare che negli ultimi anni non sono nella forma migliore. Eppure non ha senso scartarli del tutto. La band ha aperto il set con Repentless, seguita da qualche novità, presentata ovviamente accanto al repertorio standard. Con i pezzi nuovi gli Slayer hanno cercato di convincere che si può andare avanti anche senza Hanneman, ma purtroppo è venuto fuori che le novità sono tutto tranne che un picco. Se gli Slayer non avessero la fama che si sono costruiti in passato, adesso suonerebbero in sale decisamente più piccole. Ma nemmeno l’esibizione in sé è da buttare via del tutto. Tom Araya, a causa dei problemi alla schiena, si muove davvero poco e anche la voce sembra stanca. Anche Kerry King, eterno provocatore della scena metal, si è fatto bello pigro e oscilla di routine mentre suona. Da lodare c’è senza dubbio Gary Holt, che ha dovuto calzare scarpe enormi, ma il suo modo di suonare e di fare assoli è senza dubbio più convincente di quello di King. Infine, il batterista Paul Bostaph è un vecchio conoscente della band, quindi ha fatto la sua parte in modo solido. Negli Slayer non è cambiato granché: la comunicazione di Araya è rimasta sempre gelida, Kerry King è sempre fastidioso con i suoi assoli, e solo la sezione ritmica in qualche modo regge ancora in modo decente. Ma il tutto sembra solo ancora più di routine e svogliato. I fan hanno comunque avuto quello che volevano: la band ha suonato classici come Reigning Blood, South of Heaven, Season in the Abyss, Postmortem, War Ensemble, Dead Skin Mask e così via. Ha guardato perfino al periodo precedente al celebre Reign in Blood, sorprendendo con Hell Awaits, Fight Till Death e Black Magic. Si sono congedati, ovviamente, con la classica Angel of Death, durante la quale è calato lo stendardo dell’album attuale, sotto il quale c’era uno stendardo a forma di logo della birra Heineken con la scritta »Hanneman still reigning«. Certo, è bello che alla fine la band abbia reso omaggio alla leggenda scomparsa, ma ci si aspettava un po’ che Araya nominasse Hanneman già prima, quando veniva suonato qualche suo pezzo.

Gli Slayer con la loro performance di routine hanno probabilmente soddisfatto solo i fan più accaniti. Purtroppo la band non riesce a tirar fuori nemmeno uno show nella media, mentre gli Anthrax, con la loro energia (gli anni evidentemente non sono poi un ostacolo), hanno confermato di non essere ancora da pensionare. Anche se da loro ci si sarebbe potuti aspettare qualcosa di più, almeno per quanto riguarda la scelta dei brani. Insomma, se gli Slayer li hai già visti, dopo questo risparmia i soldi per un concerto di qualità migliore.

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