Folklore
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Big Big Train
Etichetta: English Electric
Uscita: year
Durata: 69:03
Voto: 5/5
»Folklore« è il nono album in studio dei Big Big Train, i “revivalisti” del progressive rock britannico, e anche il primo dopo l’arrivo del cantante/polistrumentista dei Beardfish Rikard Sjöblom e della violinista Rachel Hall (ex-Stackridge), che ha portato la band a espandersi fino a diventare un ottetto. Gli unici due membri originali rimasti, il chitarrista/tastierista Andy Poole e il bassista/tastierista Greg Spawton, probabilmente non si sarebbero mai immaginati che i Big Big Train sarebbero diventati una band così ambiziosa e, oggi, addirittura una delle realtà di punta e più amate (non solo britanniche) del prog rock. E di certo non immaginavano che nelle loro file un giorno avrebbero suonato due musicisti così stimati come l’ex chitarrista degli XTC Dave Gregory e l’ex batterista/cantante degli Spock’s Beard Nick D’Virgilio, entrati nel gruppo anni fa per scelta loro.
A tenere insieme l’ottetto che ha registrato questo »Folklore« dai toni pastorali ci sono anche il carismatico cantante David Longdon, il cui timbro per molti versi ricorda Gary Brooker (Procol Harum) e Peter Gabriel (ex-Genesis), e l’eccellente tastierista Danny Manners. Un’idea di come sarebbe suonato »Folklore« l’aveva già data il gustosissimo EP »Wassail« (2015), che non ha fatto altro che far crescere voglia e attese dei fan dei Big Big Train. LP e versione digitale di »Folklore« contengono anche »Mudlarks« e »Lost Rivers of London«, due brani usciti sull’EP »Wassail«. Perché non siano finiti anche sul CD resta per ora un mistero, visto che sono due pezzi stilisticamente versatili e parte integrante del disco, che ci stanno a pennello. Il cambiamento più grande nel sound dei Big Big Train sono senza dubbio gli arrangiamenti d’archi che, insieme al flauto qua e là, hanno dato alla maggior parte dei pezzi un marchio folk rock indelebile e rafforzato ancora di più l’atmosfera pastorale di tutto l’album.
I singoli testi esplorano usanze, personaggi e stranezze del folklore inglese, come l’antica usanza sassone di preparare il mosto in onore del re delle mele (»Wassail«) o la scoperta dei dispettosi folletti di Oz (»Winkie«), che pullulano nelle leggende di tutte le isole britanniche e irlandesi. I ricchi arrangiamenti orchestrali come quelli che dominano la title track, nonché brano d’apertura, regalano un’epicità maestosa e un tocco di solennità, mentre la fusione melodica di symphonic prog e folk rock con una punta di jazz rock fusion piacerà a tutti gli amanti di Steve Hackett, Anthony Phillips e Ian Anderson. Le armonie vocali sontuose sono più forti che mai, anche grazie alla voce femminile di accompagnamento, e non dimentichiamo che Sjöblom e D’Virgilio sono cantanti fantastici che in questa band si occupano per lo più di compiti strumentali. Gli assoli di chitarra di Gregory sono da leccarsi i baffi (o meglio, ‘da leccarsi le dita’), mentre D’Virgilio da quando è entrato nei Big Big Train non aveva mai pestato sulla batteria con tanta passione e dinamismo.
All’ottima apertura segue la non meno ambiziosa »London Plane«. Parte con un’introduzione marcatamente malinconica che, fino all’ingresso del violino, ricorda tantissimo i Genesis della seconda metà dei Settanta, mentre la combinazione di mellotron, chitarra acustica e archi, per non parlare della sezione improvvisata, intelligente e al tempo stesso appassionata, farà tornare in mente a più di qualcuno i primi King Crimson. A differenza di questi ultimi, però, i Big Big Train sono dei grandi positivi: nonostante i tanti arrangiamenti malinconici, mantengono sempre ritornelli melodici e messaggi positivi. Oltre a malinconia, romanticismo e nostalgia, che fanno parte di tante tipiche anime inglesi sentimentali, in brani come la fenomenale »Along the Ridgeway«, dove incantano le polifonie dal sapore sacrale, si avverte anche un’giocosità ritmica divertentissima che supera tanti confini di genere. Al sound simfoprog un po’ ‘da antiquari’ contribuiscono di sicuro gli organi Hammond di Manners, che ravvivano alla perfezione i maestosi arrangiamenti orchestrali, i passaggi di chitarra complessi e le polifonie nostalgiche. »Salisbury Giant« è uno strumentale complesso con arrangiamenti orchestrali regali e un’onnipresente atmosfera celtica che combacia praticamente alla perfezione con il titolo del brano (un modo di chiamare Stonehenge).
La magica »The Transit of Venus Across the Sun«, dedicata anche all’usanza, diffusa pure dalle nostre parti, di festeggiare i vari solstizi, con un’introduzione orchestrale eccezionale conquisterà tutti gli amanti dei The Moody Blues, dei Genesis classici e dei primi King Crimson, mentre le polifonie eteree porteranno l’ascoltatore in un indimenticabile viaggio ambient. Il già citato »Wassail«, che diventerà di sicuro uno standard fisso dei concerti dei Big Big Train, con il suo ritornello pomposo è uno dei pezzi più energici del disco, e in più ha un finale fenomenale. Segue »Winkie«, che è anche il nome dei nanerottoli apparsi ne ‘Il Mago di Oz’ e, allo stesso tempo, uno slang americano per il pene, per cui D’Virgilio si sarà sicuramente sbellicato dalle risate la prima volta che ha sentito il titolo di questo brano. Qui brilla di nuovo la voce carismatica di Longdon, mentre il carattere del pezzo cambia di secondo in secondo senza però perdere mai il focus. I dodici minuti di »Brooklands«, che trabocca di arrangiamenti sontuosi e cambi ritmici insoliti, sono il lavoro più ambizioso di »Folklore« e una vera leccornia per i palati prog più fini, dove tutti e otto i musicisti danno il meglio di sé. Il dolce finale »Telling the Bees«, intriso di arrangiamenti acustici sottili e di organi Hammond carichi di calore, con il suo ritornello che sale rappresenta una chiusura commovente ma anche nostalgica dell’album.
Con »Folklore« questi esploratori sperimentali del folklore inglese hanno creato un nuovo capolavoro, forse addirittura il miglior album dei Big Big Train fin qui. Uno dei dischi progressive rock più attesi del 2016 ha soddisfatto tutte le aspettative, se non addirittura superato. Senza alcun dubbio »Folklore« è l’album più complesso e ricco dei Big Big Train per quantità di emozioni, messaggi nostalgici e passioni di ogni tipo. Cosa tutt’altro che scontata prima dell’arrivo di Longdon e degli altri eccellenti strumentisti, che hanno arricchito enormemente l’opera creativa di questo splendido gruppo. Per godersi l’ascolto non serve essere appassionati della tradizione folklorica dell’antica Inghilterra, ma è consigliabile esserlo se si vuole cogliere l’album in tutta la sua bellezza.
Formazione
David Longdon . voce, cori, flauto, chitarra acustica, mandolino, percussioni
Dave Gregory – chitarra
Andy Poole – chitarra acustica, mandolino, tastiere, cori
Rikard Sjöblom – tastiere, chitarra, fisarmonica, cori
Danny Manners – tastiere, contrabbasso
Rachel Hall – violino, viola, violoncello, cori, arrangiamenti d’archi
Greg Spawton – basso, pedaliera bassi, chitarra acustica, cori
Nick D’Virgilio – batteria, percussioni, cori
MUSICISTI OSPITI:
Dave Desmond – trombone, arrangiamenti per fiati
Ben Godfrey – tromba, cornetta
Nick Stones – corno francese
John Storey – tuba tenore
Jon Truscott – tuba
Lucy Curnow – violino
Keith Hobday – viola
Evie Anderson – violoncello
Produzione
Big Big Train
Tracklist
1. Folklore (7:33)
2. London Plane (10:13)
3. Along the Ridgeway (6:12)
4. Salisbury Giant (3:37)
5. The Transit of Venus Across the Sun (7:20)
6. Wassail (6:57)
7. Winkie (8:25)
8. Brooklands (12:44)
9. Telling the Bees (6:02)