Gong: 2032
Data di uscita: 21.09.2009
Etichetta: G-Wave
Produzione: Steve Hillage
Durata: 75:25
Genere: progressive rock / space rock
Voto: 9.5/10
Il dodicesimo album delle leggende internazionali del prog Gong, intitolato »2032« e uscito nel 2009, è stato il primo ‘vero’ seguito della cultissima trilogia concettuale space rock ‘Radio Gnome Invisible’ degli anni Settanta, che comprendeva gli album »Flying Teapot« (1973), »Angel’s Egg« (1973) e »You« (1974). L’anno 2032, che ricorre spesso nella mitologia dei Gong, indica il momento in cui l’invisibile pianeta Gong, abitato dai gnomi del tè e dai dottori ottavici, si materializzerà finalmente e stabilirà il contatto con la Terra.
Di conseguenza, dopo tanto tempo i Gong si sono rimessi insieme anche nella formazione più classica, che oltre al capo della banda, il poeta, cantante e chitarrista australiano Daevid Allen, e alla sua compagna inglese Gilli Smyth, comprendeva il gran maestro della chitarra inglese Steve Hillage, la sua partner francese Miquette Giraudy alle tastiere, il bassista fijiano Mike Howlett e il fiatista francese Didier Malherbe, che su »2032« era presente però solo come musicista ospite. Ai fiati gli faceva compagnia il ritornato Theo Travis, che a quel tempo suonava già nei The Soft Machine Legacy (poi Soft Machine), mentre alla batteria è tornato il batterista di »Zero to Infinity« (2000), Chris Taylor. Hillage, che ha suonato la maggior parte degli assoli di chitarra su »2032« e per il quale era il primo album dei Gong dai tempi di »Shamal« (1976), è stato anche il produttore.
La copertina dell’album mostrava uno zero stilizzato, omaggio di Allen al suo antieroe di ‘Radio Gnome Invisible’ di nome Zero the Hero, che in una delle sue opere meno conosciute hanno cantato persino i patriarchi del metal Black Sabbath. All’interno della psichedelica mitologia dei Gong, la maggior parte dei testi di Allen conteneva una critica sociale corrosiva, soprattutto contro l’inquinamento, la propaganda di guerra, il neoliberismo e la digitalizzazione, anzi la robotizzazione, sempre più spinta della società, dentro un capitalismo moderno sempre più insopportabile.
»City of Self Fascination«, che era un mix perfetto tra il sound classico dei Gong e quello moderno, aveva un riff di chitarra incandescente e la particolarissima performance vocale psichedelica di Allen, e allo stesso tempo lasciava un sacco di spazio a improvvisazioni di chitarra e voce. Nel finale c’è persino un breve inserto rap, segno che l’eccentrico musicista australiano, pur con tutti i suoi anni, era ancora aperto a una marea di esperimenti nuovi e inattesi. L’intesa tra gli assoli e i riffs brillanti di Hillage e le improvvisazioni chitarristiche sgangherate di Allen è stata una delle qualità principali di »2032«. »Digital Girl«, critica dell’alienazione digitale delle adolescenti di oggi, che passano la maggior parte della giovinezza davanti agli schermi, conteneva passaggi di chitarra grezzi, ritmi sparpagliati, borbottii vocali psichedelici di accompagnamento e l’approccio canoro sarcastico di Allen.
»How to Stay Alive«, un altro esperimento space rock più ‘modernista’, conteneva ritmi funk, tanti effetti dissonanti e un Allen diviso a metà tra il rap e il canto vero e proprio. La parte finale è un’orgia space rock pura, con spiritosi passaggi di sassofono, onde eteree di sintetizzatore e il mantra vocale di Smyth. »Escape Control Delete«, un’altra critica all’eccessiva robotizzazione della società umana, era un pezzo dalle tinte melodiche, con armonie di chitarra brillanti, il canto ‘fluttuante’ dell’indistruttibile capo dei Gong e un condimento etereo di sintetizzatori. »Yoni Poem« era la presentazione personale della ‘strega buona Yoni’ di Smyth, accompagnata da una marea di suoni bizzarri di ‘animaletti psichedelici’. La strega ha poi continuato il suo ballo psichedelico sulla follia rovente di sassofono intitolata »Dance With the Pixies«, che tra le altre cose conteneva arrangiamenti di sapore celtico con un violino ospite, grazie al quale nei sogni potevano comparire davvero dei folletti extraterrestri che danzavano.
»Wacky Baccy Banker« era l’attacco sarcastico di Allen all’élite dei banchieri e, di conseguenza, conteneva passaggi di chitarra furiosi e inserti di sassofono provocatori. »The Year 2032« era intriso di un’atmosfera misteriosa, che rifletteva bene la visione piuttosto fatalista di Daevid sul futuro dell’umanità, dato che nella mitologia dei Gong l’umanità non può sopravvivere senza l’aiuto degli abitanti del pianeta Gong, che diventerà visibile nel 2032. L’esperimento futuristico »Robo-Warriors« era un altro vero trip elettronico-psichedelico con largo uso del vocoder. »Guitar Zero« era pieno di variazioni chitarristiche di Hillage dal suono sempre innovativo e di un altro gallone di bizzarri suoni da ‘folletti extraterrestri’ passati attraverso il vocoder. »The Gris Gris Girl« era condito con giocosi passaggi di flauto, mentre le fantasie vocali psichedelico-erotiche di Allen erano insaporite da insoliti cambi di ritmo.
»Wave and a Particle« era un altro monologo della fatta,ehm, buona strega Yoni nel suo habitat naturale psichedelico-avanguardistico. La prelibatezza ambient space rock »Pinkle Ponkle«, con le sue onde eteree, i passaggi audaci di sassofono e il passaggio vocale tra canto e monologhi filosofici, suonava come un pezzo dimenticato di »You«, ovviamente con una produzione moderna. L’album si chiude con l’epico strumentale di Hillage intitolato »The Portal«, uno dei punti più alti di »2032«, che con la combinazione di passaggi di chitarra quasi metal, culminanti in un assolo maestoso, e di ritmi incandescenti dal colore elettronico, a cui ogni tanto fa compagnia un sassofono impazzito, ricorda parecchio alcuni suoi classici lavori solisti.
Il ritorno (quasi) dei Gong classici con il supereclettico »2032«, che si è rivelato uno dei loro album migliori nonché un degno successore della trilogia ‘Radio Gnome Invisible’, ha sicuramente sorpreso in positivo più di un fan di lunga data. Allen ha ritrovato in un attimo la vecchia magia con Hillage, ed è un peccato che quest’ultimo non sia rimasto nella band più a lungo, visto che oltre a un’eccezionale chitarra e a una produzione di qualità ha lasciato il segno su »2032« anche come compositore. Purtroppo, già dopo la fine del tour di »2032« diventava sempre più chiaro che a Daevid, che all’uscita di questo album aveva già 71 anni, non restavano più molti anni e che quello era stato l’ultimo atto dei Gong classici. In una formazione parecchio cambiata, nell’ultimo periodo della vita di Allen i Gong sono riusciti a registrare ancora un ottimo album in studio, »I See You« (2014).
Autore della recensione: Peter Podbrežnik
Tracklist:
1. City Of Self Fascination (6:04)
2. Digital Girl (4:23)
3. How To Stay Alive (8:06)
4. Escape Control Delete (7:58)
5. Yoni Poem (2:09)
6. Dance With The Pixies (4:37)
7. Wacky Baccy Banker (8:21)
8. The Year 2032 (5:39)
9. Robo-Warriors (3:00)
10. Guitar Zero (4:55)
11. The Gris Gris Girl (6:29)
12. Wave And A Particle (2:05)
13. Pinkle Ponkle (4:359
14. Portal (7:08)
Gong:
Daevid Allen – voce, chitarra
Gilli Smyth – voce
Steve Hillage – chitarra
Miquette Giraudy – sintetizzatore
Theo Travis – sassofono, flauto
Mike Howlett – basso
Chris Taylor – batteria
Musicisti ospiti:
Didier Malherbe – duduk (3,13), sax soprano (8), flauto (11)
Yuji Katsui – violino elettrico (4,14)
Elliet Mackrell – violino (6)
Stefanie Petrik – cori (1-4,6,10)