Whitesnake infiammano la Hala Tivoli con una dose velenosa di hard rock (2016)

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Autore: Peter Podbrežnik

Luogo: Hala Tivoli, Lubiana
Data del concerto: 12.07.2016
Presenze: 2000
Prezzo del biglietto: 33/44€

I Whitesnake sono un’altra delle band di culto dell’età d’oro del rock classico e con l’attuale tour, intitolato ‘The Greatest Hits’, stanno lentamente dicendo addio ai fedelissimi, sempre che si possa credere alle parole del loro carismatico fondatore, capo e cantante David Coverdale, secondo cui questa sarebbe la loro ultima odissea live. David, che si era guadagnato la fama mondiale già come cantante dei leggendari Deep Purple, prima ancora di fondare i Whitesnake dopo una breve avventura solista (all’inizio un collettivo blues rock, poi mutato nella seconda metà degli anni Ottanta in un behemoth hard rock/metal di enorme successo commerciale), passerà comunque alla storia come uno dei migliori cantanti rock di tutti i tempi.

Negli ultimi anni le corde vocali di David avevano cominciato a fargli parecchi scherzi, ma dopo una breve pausa dai frequenti tour si sono rigenerate in modo misterioso e ora lui canta di nuovo i classici di una vita come si deve. Certo, non come ai tempi d’oro, visto che a settembre il nostro compirà già 65 anni, ma molto meglio di come ci aveva abituati ai concerti degli ultimi anni.

I Whitesnake hanno aperto il tour attuale proprio alla Hala Tivoli di Lubiana, quindi questa serata era comunque qualcosa di speciale. I nordirlandesi The Answer, in apertura, con il loro hard rock a base blues sembravano un clone perfetto dei leggendari Led Zeppelin e hanno entusiasmato soprattutto i fan di questi ultimi, anche se durante un set eseguito correttamente hanno mostrato ben poco in fatto di suono originale. Tra una imitazione dei Led Zeppelin e l’altra mancava solo la loro versione di »Stairway to Heaven«, ma sarebbe stata probabilmente un’impresa troppo complessa per una band che punta soprattutto sull’impatto diretto e sulla compattezza. I due rari momenti in cui questi intrattenitori hard rock nordirlandesi hanno provato a suonare un po’ più personali sono venuti fuori parecchio tirati per le lunghe e scialbi, quindi è davvero meglio che anche in futuro restino fedeli all’imitazione dei loro grandi modelli. A salvare la band dalla mediocrità ci pensa il carismatico cantante Cormac Neeson, che ha un po’ esagerato nell’incitare un pubblico poco numeroso e non troppo coinvolto. Per il resto, se non altro, dal punto di vista dello stile i The Answer erano una scelta niente male come spalla e già per questo si meritano un bel pollice alzato.

David e la sua banda di strumentisti sopraffini sono saliti sul palco con la sicurezza che ci si aspettava e, con l’opener »Bad Boys«, tratta dal loro celebre album di enorme successo »Whitesnake« (1987), hanno mandato il pubblico in delirio in un attimo. Il signor Coverdale sul palco emana ancora una vitalità e un carisma incredibili e, con le sue mosse sceniche inconfondibili e qualche ululato da cane ogni tanto, ricorda ancora quell’irrequieto sciupafemmine dei videoclip che negli anni Ottanta conquistò l’attrice e (ormai da tempo ex) moglie Tawny Kitaen, anche se da un po’ è un nonno orgoglioso. I successi dei Whitesnake si sono susseguiti uno dopo l’altro, anche se, come prevedibile, a dominare erano i pezzi di maggior successo commerciale della seconda metà degli anni Ottanta, quando David e i suoi compagni di sventura furono per circa tre anni i beniamini della ‘generazione MTV’ e i loro video giravano in TV giorno dopo giorno.

Dell’era blues rock, come previsto, ce n’erano molti meno, a meno di contare il fatto che le versioni originali dei successi »Here I Go Again« e »Crying In The Rain« risalgono già al 1982, il che ovviamente non vale, ma David può sempre cavarsela dicendo che il tour attuale si chiama appunto ‘The Greatest Hits’. Naturalmente non sono mancate »Fool For Your Loving« e »Ain’t No Love In The Heart of the City«, che conteneva anche un pezzetto dello standard »Judgement Day« da »Slip of the Tongue« (1989). Della ‘vecchia guardia’ nella formazione attuale è rimasto solo il batterista Tommy Alridge, mentre Reb Beach (Winger, ex-Dokken) dopo quattordici anni si è finalmente guadagnato lo status di primo chitarrista della band. Michael Devin è nel gruppo da sei anni, che per un bassista dei Whitesnake non è male, mentre il chitarrista Joel Hoekstra (Night Ranger, Trans-Siberian Orchestra) e il tastierista italiano Michele Luppi (Vision Divine, Secret Sphere), pur essendo maestri esperti dei loro strumenti, sono ancora piuttosto dei novellini nel ruolo di membri dei Whitesnake. Entrambi i chitarristi e Devin hanno avuto, come previsto, i loro momenti in primo piano, mentre il pomposo assolo di batteria di Alridge, che prevede di pestare il set a mani nude, è arrivato subito dopo »Crying In The Rain«.

 Una piccola sorpresa della serata è stata »Slide It In« dall’omonimo album, visto che da quel disco di rado eseguono qualcosa a parte »Love Ain’t No Strainger«, il terzo evergreen della serata, anche se si tratta di uno dei loro album migliori. Ci hanno stupito anche con un altro standard di »Slide It In«, »Slow ‘an Easy«. Non meno gradita come sorpresa è stata la ballad d’amore »The Deeper the Love« da »Slip of the Tongue« (1989), che tra il pubblico ha risvegliato soprattutto tutti i ‘piccioncini’ innamorati. »Give Me All Your Love« è stato un altro standard dei »Whitesnake« che era lecito aspettarsi, di quelli che non possono mancare a nessun concerto di David e dei suoi compagni d’arme. Naturalmente non si sono dimenticati nemmeno dei due ultra-hit, »Is This Love« e »Here I Go Again«, sui quali il pubblico, che ha dato una mano a cantare i ritornelli in modo persino lodevole, ha fatto, come previsto, il più gran casino. L’esibizione del ‘serpente bianco’ e della sua combriccola si è chiusa con un rapido bis nel modo più prevedibile, con l’indimenticabile dramma di »Still of the Night«, uno dei loro rari momenti metal. Con l’esecuzione vocalmente più impegnativa della serata David ha confermato alla fine che le sue corde vocali lo ‘ascoltano’ di nuovo molto meglio che fino a poco tempo fa, quando faceva parecchia fatica soprattutto a raggiungere le note più alte.

Il concerto delle leggende dell’hard rock, nonostante non pochi scettici che temevano che non si sarebbe nemmeno tenuto, è riuscito nel complesso proprio bene, anche se l’affluenza era lontanissima dall’ideale. Se questo è stato uno degli ultimi show dei Whitesnake nella maestosa carriera di Coverdale, si può dire che l’intramontabile vecchio leone saluta i suoi fan in modo più che dignitoso. Nonostante un quadro piuttosto desolante prima del concerto, il numero dei presenti è salito almeno a una cifra relativamente non offensiva, con parecchi giovani, che meritano una lode speciale perché vanno a concerti di questo tipo invece che al turbo folk. Un dato del genere, però, non fa nutrire troppe speranze che l’interesse per la scena rock in Slovenia stia migliorando minimamente.

foto: Klemen Udovč

Scaletta

1. Bad Boys
2. Slide It In
3. Love Ain’t No Stranger
4. The Deeper the Love
5. Fool For Your Loving
6. Ain’t No Love in the Heart of the City / Judgement Day
7. Guitar solo
8. Slow an’ Easy
9. Bass solo
10. Crying In The Rain / drum solo
11. Is This Love
12. Give Me All Your Love
13. Here I Go Again
—bis—
14. Still of the Night

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