Tyrannousaurus Rex: Prophets, Seers & Sages: The Angels of the Ages

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Data di uscita: 14.10.1968
Etichetta: Regal Zonophone
Produzione: Tony Visconti
Durata: 30:22
Genere: folk psichedelico
Voto: 6/10

»Prophets, Seers & Sages: The Angels of the Ages«, secondo album dei Tyrannosaurus Rex, il duo di folk rocker psichedelici formato dal chitarrista/cantante Marc Bolan e dal percussionista Steve Peregrin Took, uscì verso la fine del 1968, a pochi mesi dal debutto di questa strana coppia psichedelico-folk-rock. Rispetto al disco d’esordio, che annegava completamente in fantasie psichedeliche, sognazioni e testi astratti, in alcuni brani del secondo lavoro dei Tyrannousaurus Rex si avvertiva già un lieve passo avanti di Bolan come compositore e poeta. Ciò nonostante Bolan continuava a puntare i piedi sulla natura acustica delle sue creature, che solo di rado uscivano dai confini del folk psichedelico.

La prima sorpresa sperimentale del disco arriva con l’opener »Deboraarobed«, che altro non è che il primo singolo dei Tyrannousaurus Rex, »Debora«, registrato al contrario: all’epoca una mossa innovativa e persino provocatoria, oggi invece suona come niente di che. Gli arrangiamenti di chitarra acustica di Bolan sono suonati con ancora più foga di prima, mentre il suo modo di cantare, inconfondibile, era ancora marcatamente psichedelico e in piena evoluzione. Esperimenti psichedelici occasionali, brevi e per lo più bizzarri, con suoni dissonanti nello stile di »Juniper Suction«, erano ancora la normalità.

Le influenze della musica orientale restavano fortissime sulla maggior parte dei pezzi, mentre i testi mistici a tratti si incrociavano con Tolkien (»Aznael the Mage«) e coi diari di viaggio da terre esotiche (»Eastern Spell«). Took ha ampliato ancora il suo arsenale di percussioni esotiche, che oltre ai bonghi comprendeva pixiphone, gong cinese, tamburi africani e perfino un kazoo. Nel brano di chiusura, »Scenescof Dynasty«, la voce di Bolan è accompagnata solo da battiti di mani, ed è più che sufficiente per tirare su un’atmosfera psichedelico-rustica come si deve.

Con la loro ostinazione per testi strani, spesso astratti e metafisici, canzoni totalmente acustiche dalle strutture oscure, percussioni esotiche e l’approccio vocale tutto particolare di Bolan, i Tyrannosaurus Rex erano un fenomeno fuori dall’ordinario persino nella seconda metà degli anni Sessanta, già bella speziata di sperimentazione. Rispetto al debutto un lieve progresso si sentiva, ma »Prophets, Seers & Sages« resta comunque interessante soprattutto per tutti gli adoratori della figura leggendaria e dell’opera di Marc Bolan. E anche se la risposta commerciale a questo album non fu per niente male, la maggior parte della gente lo scoprì solo quando i T. Rex di Bolan erano già diventati campioni del glam rock e un’attrazione mondiale. Le prime crepe tra l’ego sempre più ingombrante di Bolan e Took, che voleva portare le proprie idee di songwriting, cominciarono a farsi sentire già nel lavoro successivo dei Tyrannosaurus Rex, »Unicorn« (1969).

Autore della recensione: Peter Podbrežnik

Tracklist:
1. Deboraarobed (3:33)
2. Stacey Grove (1:59)
3. Wind Quartets (2:57)
4. Conesuala (2:25)
5. Trelawny Lawn (1:46)
6. Aznageel the Mage (1:59)
7. The Friends (1:19)
8. Salamanda Palaganda (2:15)
9. Our Wonderful Brownskin Man (0:51)
10. Oh Harley (The Saltimbanques) (2:19)
11. Eastern Spell (1:41)
12. The Travelling Tragition (1:48)
13. Juniper Suction (1:13)
14. Scenescof Dynasty (4:07)

Tyrannosaurus Rex:
Marc Bolan – voce, chitarra
Steve Peregrin Took – percussioni, cori

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