Facoltà di blues con i Prismojeni profesorji bluesa a Križanke (2016)
Autore: Aleš Podbrežnik
Luogo: Lubiana / Križanke
Data del concerto: 16.09.2016
Numero di spettatori: 1500
I Prismojeni profesorji bluesa a Križanke, a Lubiana. L’accoppiata tra una formazione di prim’ordine di musicisti sloveni e una cornice eccezionale prometteva, dai manifesti sparsi per Lubiana, una dose invitante di blues di qualità. Stavolta i Prismojenci si sono messi addosso scarpe bene grosse, per dirla in metafora, perché riempire Križanke non è mica roba da ridere. Purtroppo non si può dire che Križanke fosse piena fino all’ultimo angolino, complice probabilmente il tempo pessimo, ma i Profesorji hanno comunque riempito l’“aula” per un invidiabile ¾ della capienza.
I Prismojeni profesorji bluesa sono una formazione slovena piuttosto giovane che in un lampo ha fatto venire a parecchi ascoltatori una domanda in testa:”Ma dove eravate finora e come fate a essere così bravi?”. I Prismojenci, com’è ormai noto, sfruttano ogni occasione per suonare dal vivo, e si sente, nella sicurezza della loro esibizione.
Così il 16 settembre si sono esibiti a Križanke in una specie di concerto d’addio. Tranquilli: i Prismojenci non chiudono la carriera. Julijan Erič, Miha Erič, Zlatko Đogić e Miha Ribarič hanno deciso di portare ambizioni e qualità anche oltreoceano e pochi giorni dopo il concerto sono partiti per l’America. La “lezione” si è aperta in versione acustica con il rodato duo Aritmija, formato da Dino Džopa e Tilen Stepišnik , completato al cajón da Žiga Šercer. Un’ouverture piacevolissima da ascoltare, che annunciava un concerto eccellente. Dopo qualche pezzo il trio, con il primo “Prismojenec”, Miha Erič, all’armonica, è diventato quartetto, trasformando il crescendo ritmico in atmosfera blues. Dopo due brani in quartetto il palco ha cominciato a riempirsi in stile familiare. Stavolta non subito con Julijan, fratello di Miha, alla chitarra, ma con la mamma dei fratelli Erič, Draga Davitkova, alla voce in un brano tradizionale macedone. Dopo questo pezzo tradizionale macedone intitolato Eleno Kerko, Draga ha lasciato il palco insieme al duo / trio Aritmija, prima ancora che Miha riuscisse a farle i complimenti come si deve. La serata, prima dell’esibizione vera e propria del quartetto, è proseguita con la manager nonché fidanzata di Miha, Natalija Šepul, alla cetra, che insieme a Miha ha suonato alla grande il leggendario brano “The third man”.
Dopo questa ouverture varia e di qualità, il concerto è passato alle star della serata: Miha, Julijan, Zlatko e Miha. Già l’impatto visivo anticipava un mix simpatico. Julijan, come da standard, si è calato completamente nell’immagine in stile Hendrix, con tanto di vestiti, performance e Fender Stratocaster girata al contrario. Sulla qualità del suo modo di suonare ormai non c’è il minimo dubbio. La sua esibizione ha un unico scopo: far sì che chi ascolta si dedichi alla musica fino in fondo. Fermati, guarda, ascolta e goditela. Nessun dubbio sulla qualità nemmeno con il perfetto Zlatko Đogić alla batteria, Miha all’armonica e Miha Ribarič al basso. I ragazzi sono semplicemente rodati alla perfezione. Un mix di qualità in cui si colgono sentori dei vecchi marpioni Hendrix, Albert King, BB King, Stevie Ray Vaughan, Eric Clapton, Buddy Guy… In breve: i ragazzi hanno evidentemente rubato a tutti anche il più piccolo segreto e li hanno impacchettati nel quartetto dei Prismojenci. Alla varietà vocale, e quindi alla ricchezza del repertorio, stavolta per cambiare si è unito col rap anche il bassista Miha Ribarič, con il pezzo “Fuck the police”. Miha… A cuor leggero puoi rifarlo anche nelle prossime esibizioni. Al basso, nel frattempo, lo ha sostituito Julijan.
I Prismojenci hanno invitato sul palco di Križanke un’intera schiera di ospiti. Suoni in parte psichedelici dalla chitarra di Mario Babojelič. Alle conga picchiava Andrej Tomazin, che con il suo strumento a tratti evocava l’atmosfera della band di Carlos Santana. Per qualche pezzo i Prismojenci hanno portato sul palco anche le coriste Vesna Godler, Anja Trobec e Urška Mihevc, che con le loro simpatiche incursioni hanno davvero impreziosito un’esibizione già di qualità. Prima della fine sono saliti anche il trombettista Domen Gracej e la sassofonista Jasna Kmetec, e come ciliegina sulla torta il perfezionista navigato Igor Leonardi. Proprio alla fine, all’“esame” davanti ai Profesorji si è presentato anche Matevž Šalehar Hamo, regalando al quartetto un bel viatico per l’America.
Sull’aspetto tecnico del concerto c’è poco da ridire. Più o meno tutto ha funzionato come doveva, dalle luci al suono.
Questa “lezione” di blues di tre ore buone ha lasciato in testa a chi ascoltava un solo pensiero: per la qualità, in Slovenia evidentemente non c’è da preoccuparsi. Forse, sottovoce, c’è da preoccuparsi di qualcos’altro. Con una qualità così, non devono temere nemmeno l’America. Il “know how” i ragazzi ce l’hanno di sicuro e non possiamo che augurare loro il meglio per la strada che li aspetta. Hanno un’aria sicura, di qualità e rodata alla perfezione, e così indicano un obiettivo chiaro. Hanno affrontato il loro percorso nel modo più “duro”: sfruttare ogni minimo buco per suonare e far crescere così, in modo lineare, la propria perfezione. Ai presenti i Prismojeni profesorji bluesa hanno offerto quello per cui erano venuti: tre ore di qualità rigorosa a un prezzo ragionevole. Li rivedremo volentieri quando torneranno sul nostro suolo a servirci esperienze fresche. Prismojenci… Giù il cappello!
(testo e foto: Klemen Udovč)
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